Tonila Zott e il geroglifico dei jeans della “salsa”█

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I NUOVI OGGETTI D’AMORE ▬ V.S.Gaudio

SHUMILLA;YUKIKO;AUBERGINE NELSON;AURELIA MAZZACANE;QUEL PRODIGIOSO FENOTIPO CANAVESE;TAMARA TAYLOR/CAMILLE SAROYAN;JULIE GAYET;KRISTIN LEHMAN/ANGIE FLYNN;LAURA MORANTE/BIANCA…

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La briccona fourierista│I nuovi oggetti d’amore

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La Briccona Equilibrata e Diplomatica

In questa storia che avrebbe potuto costituirsi come piacere singolare alla Harry Mathews, in un determinato luogo del mondo, ad Adelaide, a Praga, a Torino,se non a Palermo o sull’isola di S.Pietro, anche a nord dello stretto di Bering o nello stretto di Malacca, che passò in un’altra  Lebenswelt dell’Aurélia Steiner del poeta[i], una giovane donna festeggia il compleanno masturbandosi per la prima o la millesima volta. Ma non è quella donna di Hyderabad, che era più attempata, e la cosa le ricordava le colazioni durante la guerra di Cina, quando il marito era al fronte[ii]. La giovane donna, che è nel piacere singolare del poeta e lui solo sa dove si trova,  di sicuro  potrà masturbarsi , la prima o la millesima volta, facendo colazione con una speciale marmellata connessa a quella che è la passione, secondo Fourier, connessa al suo segno zodiacale, quello solare, per quanto è dato sapere al poeta. Il poeta è ormai nel contro-freudismo: il sentimento non è la trasformazione sublimante di una mancanza ma al contrario l’effusione panica di un appagamento.

[i] Sulla base dell’Aurélia Steiner di Marguerite Duras.

[ii] Cfr. Harry Mathews, Piaceri singolari, trad.it. ES, Milano 1993: pag.27. Per Harry Mathews  e i suoi Singular Pleasures[P.O.L. éditeur 1983], l’ipotetica città della BED e Chambéry, leggi La Sirène-Une Telle à Chambéry, che , tratto da Chambonheur │© 2006 era stato esposto nella mostra tematica Sirene, tenuta proprio nel 2009  a Catania, connessa con la città della Savoia per via dell’elefante, tanto che il personaggio Valérie Andesmas, di Marguerite Duras, si trasmuta, nel personaggio di V.S. Gaudio, in Sirena-Diotru.

(—)

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AFFICHES-TWITTER DEL SUO POP-CORN.

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Affiche 2.

La ragazza che faceva l’attrice al suo ex poeta: l’affiche de son Pop-corn.

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Affiche 1.

Alla maniera di Paye Ta Shnek. Cfr. qui→ POP-CORN CINEMA & POESIA

 

LO ZINTILOMO.

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LO ZINTILOMO. E il tergo della figura del cinque nella città della Rota ♥

Quella volta che il poeta fu dentro un luogo che, tra l’eterotopia e l’esotopia, non era propriamente un luogo umano, nel senso che gli abitanti non erano esseri umani, ed avevano degli esseri umani delle nozioni vaghe, tramandate da vecchi favolatori, o inventate da mercanti, bardinellisti, pellegrini, geografi, zingari, quadarari , falsificatori di identità e di fotografie, ammašcatori dell’umanità. Anzi, quelli che reggevano le sorti del luogo e lo amministravano non credevano all’esistenza degli esseri umani, come nella Centuria Cinquantatré di Manganelli ritenevano che “si tratta di una vecchia e abbastanza sciocca superstizione, e in verità la convinzione che esistano è soprattutto diffusa tra le classi inferiori”[i]. C’era addirittura l’industria più singolare, nata attorno a questa tradizione degli umani, ed era quella delle maschere e dei burattini. Quando il poeta vi capitò e dentro conobbe una sorta di ragazza alla Cybersix, con dei leggings così patagonici che, come si seppe dopo, non potevi trovarli nemmeno da Nordstrom, tanto erano costosi, forse avevano il marchio Givenchy, e gli venne di pensare agli oggetti di pregio che, come le maschere e i burattini forse non solo di legno, e con quel tergo alla Cybersix, che stava lì seduto al caffè il poeta : “Ma che razza di burattina sarà mai costei con questo tergo della migliore carne di Merleau-Ponty…e con questi cazzo di leggings, che, per tenerlo così rinserrato il mondo e il suo tergo, e questo suo passo, oh Gaz i Gazi[ii], saranno leggings fatti apposta per lo Shummulo!”

Le maschere e i burattini, che se riproducevano in modo così carnale e fenomenologico le fattezze di un essere umano, che nessuno aveva mai visto, però, a pensarci bene, come loro stessi dicevano, ricorrevano alle tradizioni, a vecchi e strani libri illustrati, e anche alla fantasia e ai fumetti della Lancio. Così questa ragazza che il poeta conobbe un po’ aveva il corpo di un angelo Stuart e un po’ il podice di Cybersix, anzi gli parve al poeta di aver inteso che oltre che il disegnatore abituale che era Meglia fu chiamato anche Eleuteri Serpieri, che, visto il tergo di Druuna, rese ancor più mesomorfo l’assetto del podice di questa ragazza tipo Cybersix; pare che anche El Tomi ci mise mano.

Di sera, e anche di notte, questo luogo era bello agli occhi del poeta, gli parve una città simile a tante altre, Asti se non Ferrara o Ravenna, era una sera di agosto, forse il 23, quando si dice che sia nata Cybersix e la moglie stessa del poeta, secondo l’amministrazione di una casa editrice di altri fumetti, con personaggi ancora più cibernetici di Cybersix, e la ragazza stessa, quella sera, si mise a festeggiare il suo compleanno con il poeta, non come nella notte in cui sparì Cybersix[iii], e volle accarezzarle il tergo, e nel carezzarglielo le sussurrò che è vero che sei il 23, come è vero che questo è il numero del tergo e della carne che fa il tergo, e allora tu che un po’ hai il culo di un angelo Stuart e un po’ il podice di Cybersix, tu, che sei nel 23 come lo è anche mia moglie, sei allo stesso modo nella figura del Cinque, stando 23: 2 + 3=5, sei dunque un essere umano e addirittura con il carattere Cinque, che ispira sempre lo spirito, l’erezione dello spirito, anche per via del fatto che, nei Tarocchi, è la carta del Papa, il contenuto della forma e il campo della quarta dimensione. Vieni prima di Cybersix e hai il tergo come lo intende Merleau-Ponty, che forse è il significante somatico associato al tuo Mercurio, la lettera ebraica, dicono, è “He”[iv], che è la finestra, ma è pur vero che nelle Minchiate di Firenze, come 5, saresti l’Innamorato, e nel tarocco di Mantegna lo Zintilomo, suvvia per via del tuo podice che è la quintessenza del Gentiluomo o: è lo spirito in carne del Nobiluomo?[v]

by Gaudio Malaguzzi

[i] Giorgio Manganelli, Centuria.  Cento piccoli romanzi fiume, Rizzoli Editore, Milano 1979.

[ii] “Gioia del Gaudio”.

[iii] Cfr. Trillo e Meglia, Cybersix, “SKORPIO” n.1, Eura Editoriale Spa,  Roma 13-1-1994.

[iv] I tarocchi sono imperniati sulla parola ROTA, raffigurata come una ruota: Papus, per la prima He, mette il seme di coppe e la regina; per la seconda He, il fante, che sarebbe il poeta scalzane o la transizione, e il seme, naturalmente, è quello  di denari. Non a caso il luogo così inumano e così esotopico come la città Meridiana di Cybersix è il luogo in cui il poeta scalzacane è viandante, non essendo nell’ordine della Rota, non vi fu chi, tra quelli del Cafaro che amministrarono quel luogo di maschere e burattini, dopo avergli dato un nome tra ego e non-ego e senza affinità o relazione di parentela, lo soprannominò, con due significanti in linguaggio gergale, “Senza Rota”?

[v] Venendo prima di Cybersix, il prototipo, sulla via Sephiroth chiamata Tiphares, procede dalla Bellezza alla Saggezza: è la manifestazione dell’ottimismo e dell’opportunità: la figura di Mercurio ha come significante somatico un tergo che manifesta la mescolanza di Finestra, Innamorato, Zintilomo, quintessenza e carne del Nobiluomo.

 

↑Un Gareth Pugh leggings da 546 euro per lo Zintolomo della Cibercinque
↑Un Gareth Pugh leggings da 546 euro per lo Zintolomo della Cibercinque

▬ In anteprima per gentile concessione di “Uh Magazine”© 2016 Uh-file di Narrativa

 

In memoria di Marco Pannella.La campagna per l’aborto, l’autodenuncia del poeta a Torino e la nascita del Partito Radicale ░

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Marisa Aino & V.S.Gaudio

 

Poiché stiamo parlando dell’amore, questo fu in quel freddissimo inverno a Torino, quando, scendendo non so  da che tram davanti alla stazione di Porta Nuova mi autodenunciai per la campagna per legalizzare l’aborto firmando il modulo dei Radicali, è opportuno fare una considerazione. Dostoevskij faceva notare che la parola biblica “Ama il prossimo tuo come te stesso” va intesa all’inverso, ovvero nel senso che si può amare il prossimo solo se si ama prima se stessi. In maniera meno raffinata, ma assai più pregnante anch’io espressi la stessa idea parecchi secoli dopo: “Non mi passerebbe neanche per la testa di iscrivermi a un partito che sia disposto ad accettare tra i suoi iscritti uno come me.” Okay: è una battuta di Groucho Marx, e la riporta Paul Watzlawick con qualche leggera variante in “Chi mi ama ha qualcosa che non va”[i]. Essere amati, scriveva Watzlawick, è sempre qualcosa di misterioso, e non è consigliabile voler sapere troppo. Difatti, chiedendo in giro mi si rispondeva quasi sempre che l’interessata non riusciva a capire cos’era, e una piccola percentuale mi dava come motivo un punctum che io non avevo mai considerato come la mia più affascinante qualità; per esempio per il fatto che, quand’ero in quell’età negli anni Settanta, ero capace di affascinare chiunque con la mia capacità mnemonica: arrivavo ad abbinare mille oggetti a mille numeri secondo l’abbinamento che mi veniva predisposto, e poi alla volontaria che mi chiedeva quale era l’oggetto abbinato al numero 75 io rispondevo ch’era il gallo; e lei chiedeva: al 752? La gallina; continuava: al 950? Il pollaio. All’8? L’uovo. E quindi mi guardava con un’espressione indicibile: “E allora viene prima l’uovo e dopo la gallina…”

L’aborto dei Radicali , l’autodenuncia del poeta a Torino, la Procura di Castrovillari ▌ In memoria di Marco Pannella

by V.S. Gaudio

Quella che invece era il mio grande amore mi diceva che si era innamorata di me perché, da grande, avrei avuto una voglia sulla spalla sinistra; cosa che, poi, avvenne. La voglia è come la Lust freudiana, che è un po’ attigua allaLust gaudiana. Fu per questa voglia che avevamo l’uno dell’altra che non considerai la regola di Watzalawick: che è quella di non accettare con riconoscenza tutto quello che la vita vi offre attraverso il vostro partner, fate lavorare il cervello; chiedete a voi stessi, non al vostro partner, perché vi ama; avrà sicuramente un secondo fine qualsiasi, e certamente non ve  lo rivelerà, men che meno a voi che glielo chiedete.

Invece, io glielo chiesi e lei mi disse che ne aveva voglia e quella voglia poi mi sarebbe apparsa sulla spalla sinistra: Lust und Lust, disse, l’amore umano poi, se vai a vedere, perché è così misterioso?  Per via del gaudio, no? Mi disse il mio grande amore.

Proprio per questo, si finisce secondo la regola di Watzlawick, nessuno dei due merita di essere amato: se lei mi ama così tanto non merita amore perché per amarmi così tanto deve avere qualcosa che non gli funziona nella libido, e allora viene smascherata la miseria della persona amata, o meglio la sua assoluta insignificanza, così di norma avviene tutto quando si comincia a vedere che appena c’è una gonnella che passa, fosse pure quella scimmia con la bandiera che veniva a scuola  con noi, la fisiologia innalza tutto l’oggetto “a” al meridiano, ma nessuno se ne accorge, anche se la scimmia sventola la bandiera,  l’importante è che solo una persona disprezzabile può rispettare qualcuno o qualcuna così disprezzabile come me , o meglio: non posso amare nessuno che io disprezzi; tanto ebbe a scrivere nei suoi NodiLaing[ii].

TorinoInvece io, così dentro il miracolo e la bolla del grande amore, essendo chi ama, sono naturalmente destinato ad essere nobile, soccorrevole e buono. E voi sapete che la persona soccorrevole che non si preoccupa di scoprire i “veri” moventi del suo comportamento può fare dell’aiuto a qualcuno una specie d’inferno, specie se è nel mirino di quella che era la mitica Procura della Repubblica di Castrovillari: è grazie a Pannella che io e il mio grande amore abbiamo scoperto subito cosa fosse questa mitica e, per molti versi mitologica, struttura  della ruota giudiziaria, insomma noi eravamo quelli denominati  “senza Ruota” , e, firmando per  fare in modo che fosse legalizzato l’aborto, eravamo negli anni di piombo, vi rendete conto? , nella città della ruota, fui forse l’unico[iii] ad essere perseguito per l’autodenuncia , tanto che, con l’assistenza dello studio legale  Magnani-Noya, che sosteneva la campagna dei Radicali, una mattina andai a deporre davanti al giudice istruttore lì alla Procura di Torino, che era ancora in pieno centro, in via Milano, se ricordo bene; capite? S’era mossa solo la mitica Procura di Castrovillari contro V.S.Gaudio[iv], il poetino spedito nella città del torinese, e poi  da lì venne fuori la Legge 194 del 1978, senza che io ostentassi la cosa misteriosa e ne menassi vanto per il sacrificio e l’aver dovuto subire l’apertura di una istruttoria per una campagna politica che avrebbe dovuto smantellare tutto il perverso, criminale, ammašcato mondo dell’aborto clandestino, certo chi poteva pensare poi che sempre dalla terra da dove fui spedito a Torino sarebbe venuta la grande avanzata in tutta Italia, ma in maggior misura nella Lombardia così industrialmente avanzata e urbanizzata, dei ginecologi obiettori di coscienza tra “Comunione e Liberazione” e la massoneria più inquietante?

Adesso che se n’è andato Marco Pannella, ho ripensato a tutta la cosa misteriosa che c’era tra la ruota giudiziaria di Castrovillari e la ruota di Torino, e m’è venuto un po’ di gaudio per aver potuto puntualizzare il fatto, quel fatto di 40 anni fa,  con il mio grande amore di più di 50 anni fa: non è come essere stati, ma ci siamo ancora, in una pièce di Genet: in cui poi tutto termina con Madame Irma che si rivolge al pubblico, alla fine della sua dura giornata o della sua dura notte di lavoro: “Bisogna tornare a casa, dove tutto, non dubitate, sarà ancora più falso che qui”[v]. E fu così, anche per noi, perché era proprio dalla casa di origine che la ruota girava, e , prima che Marco Pannella uscisse di scena, ci fu l’ulteriore messa in scena, nell’infinito allestimento del “Truman Show” in cui  il nostro grande amore è intrappolato, della recita sul tema dell’aborto, tra Castrovillari, che rimane sempre come presidio più o meno pretorile, e la Sibaritide infinita, come presidio sanitario infinitamente indefinibile. Mi ricordo ancora la scena del mio incontro con l’assistente della Magnani Noya, che era Giammaria, e la ragazza che era lì forse come segretaria, e le ragazze o le giovani donne che ho visto lavorare come assistenti o  segretarie a Torino, in specie alla Fiat ai piani alti, di per sé, sono sempre tra la Lust e il Gaudio, nella meccanica della sospensione pneumatica; e ricordo, poi, che per più sere frequentai la sede del Partito Radicale in quell’inverno torinese in via Cernaia; e ricordo che non solo pensai : “Non mi passerebbe neanche per la testa di iscrivermi a un partito che sia disposto ad accettare tra i suoi iscritti uno come me”, ma che declinai immediatamente l’invito a mettermi in lista per le Elezioni che di lì a poco si sarebbero fatte. E la mattina in cui andai in Procura, dove mi aspettava l’avvocato Giammaria, e la verbalizzazione d’uopo per chiudere l’istruttoria[vi]. E poi ci fu la Legge 194. E pensai alla ruota di Castrovillari, che aveva giocato a un gioco a somma zero, e l’avevo bloccata. E noi che giocavamo un gioco a somma diversa da zero, nel nostro grande amore, continuammo, pur senza ruota e continuamente bloccati in questo distretto pretorile, a darci alla nostra Lust, al nostro Gaudio. Il principio fondamentale del grande amore è che i due che ci sono dentro sanno che la vita è un gioco a somma diversa da zero e che si vince insieme perché nessuno dei due vuole battere il partner per non esserne battuto; la regola, suggerisce Watzlawick, è fatta di lealtà, fiducia, tolleranza, ma bisogna crederlo per poterlo fare, sono pochi i fortunati che riescono a crederlo davvero fino in fondo[vii], è questo il gaudio: riuscendoci siamo i creatori non solo della nostra infelicità, ma anche nella stessa misura, più o meno, della nostra felicità.

Marco Pannella, ti risparmio, per ora, di darti un resoconto di come ce la godevamo quando, voi tiravate fuori questo e quel referendum, e noi andavamo in Comune a far tirare fuori, dal segretario comunale, i moduli da firmare, che c’erano, sì, ma erano sempre nel cassetto sbagliato fin quando non arrivavamo noi.

Grazie per avermi permesso di essere con te per quella battaglia e per avermi permesso così di far uscire allo scoperto quella Procura. Io l’ho fatto per amore, sono stato sempre dentro il mio grande amore. E grazie anche per Enzo Tortora, anche se non è servito a fermare gli effetti del massacro o del passaggio di quell’altra terribile ruota , che, però, è sempre la stessa di quella che arrota qui in Calabria: la follia, disse Nietzsche, è rara negli individui, mentre è la regola nei gruppi, nelle nazioni e nelle epoche; e poi i politici(e i radicali non sono politici, come genotipi, ma…poi i fenotipi vanno anche loro a vitalizio),  i patrioti, gli ideologi, i corrotti, i mafiosi, et similia, son tutti giocatori a somma zero. La soluzione non è come l’ipersoluzione, è disperatamente semplice, ma forse per trovarla bisognerà che a un certo punto sulla spalla sinistra ci sia quella voglia, Lust o Gaudio che sia, e quella mitica Procura che come lo spirito, nella manciata di fagioli[viii], ritorna ogni notte a perseguitare il deponente del gaudio senza dargli pace, finché non lo fa sparire, non chiedendogli quanti fagioli ho in mano( a questo avrebbe risposto esattamente l’affiliato a quel distretto pretorile che faceva contemporaneamente il giudice conciliatore e il venditore di fagioli all’ingrosso) ma, semplicemente, disperatamente semplice, mettendo la propria firma  sull’autodenuncia per far uscire la 194 nello stesso anno dell’equo canone[ix] .
L’essere soccorrevoli è oltremodo nobile e buono quando non esiste alcun particolare legame affettivo; l’aiuto disinteressato è un eccellente ideale e, secondo quel che si dice(d’altronde che si può dire?), trova in se stesso la propria ricompensa. Detto questo, a meno che ci si sia scoraggiati, nella fase dello stomaco pieno, e la disponibilità a porgere aiuto soccomba al dubbio, il vero movente dell’essermi autodenunciato(c’era un modulo lì, che dovevo fare?) come Adele Faccio, Emma Bonino e, poi, Adelaide Aglietta, vai a vedere, senza che ci fosse lo zampino del diavolo, può essere connesso al fatto che io sia l’autore(ventiduenne) di questa poesia, che, tratta da La 22^ Rivoluzione Solare, dedico  a te, incallito fumatore di toscanelli, come colui che fu il mio padre affidatario, fumatore accanito qui sul marciapiede fuori casa nell’ambito del civico numero del mio domicilio coniugale[x] , come appare indicato anche sulla busta dall’editore del mio primo libro di poesia.

Non ci credere-

le sagome di stupri senza tariffa
il gatto che Balthus perse
lo buttai dal balcone
non oltre il 56
non leccava latte da noi
languore di pasta – spine di pesci
girava nell’immondizia
Quando sale su è nero
è grigio striato in verde
non è bianco
è arrugginito
onanisticamente si guardi a sinistra
scendendo, la scatola messa su
per digerire
non oltraggia la scarpa rotta
l’obiettivo
la gamba occulta l’atmosfera inedita
la stanza-distanza in ordine
non so che raptus edipico
appeso alla trave
vocifera sulla montagna
l’eco nel tramonto allarga
la reclusione

con tante allusioni illustrate
sugli orli, la mutandina bianca
appare
il caminetto, il lume, le fascine
l’ultima caldaia degli anni 20
bolliva cenere
con tante allusioni
topi di campagna mangiavano
arance.

(19 agosto ’73)[xi]

 a  Marco Pannella
in memoria
V.S.Gaudio La 22^ Rivoluzione Solare Milano 1974

 

[i] Cfr. Paul Watzlawick, Chi mi ama ha qualcosa che non va, in: Idem, Istruzioni per rendersi infelici, trad.it. Feltrinelli, Milano 1984.

[ii] Cfr. Ronald Laing, Nodi, trad.it. Einaudi,Torino 1975.

[iii] Il poeta afferma il vero: lui non era affiliato ai radicali e, come svela nel testo,uscirà di scena, dopo aver visto qualche riunione affollatissima in via Cernaia da cui, poi, sarebbero usciti i deputati del Partito Radicale nel 1976: Oltre a Pannella, Mauro Mellini, Emma Bonino, Adele Faccio, queste due nel 1975 vengono addirittura incarcerate per procurato aborto e istigazione all’aborto.La presidente del partito Radicale Adele Faccio fu la prima a fare un’autodenuncia pubblica per aborto durante una manifestazione dei Radicali, al teatro Adriano di Roma nel gennaio del 1975. Il suo processo fece epoca, divenne un palcoscenico per la denuncia degli aborti clandestini e dei “cucchiai d’oro”.

 

famiglia v.s.gaudio 1974 busta cara
Marisa Aino & V.S.Gaudio

 

[v]Cfr. Paul Watzlawick, L’uomo sia nobile, soccorrevole e buono, in: Idem, Istruzioni per rendersi infelici, trad.it.cit.

[vi]Chissà chi era il giudice istruttore che archiviò l’istruttoria avviata dalla Procura calabrese che fin nel ventunesimo secolo faceva affiggere avvisi, alla porta del poeta, che si autodenunciò per l’aborto[ procurato evidentemente nell’ambito territoriale pertinente ai codici catastali dei comuni dell’alto ionio, forse finanche a quelli del contiguo entroterra della Basilicata afferente al petrolio, cosa non improbabile visto che la madre affidataria del poeta è dalla Val d’Agri che proviene, non dimenticando che nel suo ceppo c’è un cognome di cui un portatore discendente finisce nelle grazie amministrative del padrone della ruota!], rigorosamente stampati dalla tipografia “Baudano” di Torino, anche quando non esisteva più.

[vii] Cfr. Paul Watzlawick: ibidem.

[viii]Cfr. Paul Watzlawick, La manciata di fagioli, in: Idem, Istruzioni…,trad.it.cit.:pagg.37-39.

[ix] Che quel giudice dei fagioli conosceva bene così tanto che falsificherà la firma del poeta per poter continuare a navigare all’infinito nell’ipersoluzione pretorile afferente a quella procura famosa per i moduli “stampati” dalla fantasmatica tipografia Baudano di Torino, che come quello spirito, nella “manciata di fagioli”(ma anche nella “manciata del granone per le galline”, che anche quel giudice onorario vendeva fin quando poi chiuse bottega e nello stesso luogo del commercio all’ingrosso fece subentrare la sezione locale di quella che diventerà “Equitalia”), ha continuato a perseguitare il poeta che si autodenunciò nel 1975 per aborto a Torino per amore della causa portata avanti dai Radicali di Marco Pannella. Sul dispositivo di alleanza tra questo venditore di fagioli, che, quando usciva dal gabbiotto che s’era fatto nel magazzino da dove conteggiava i ricavi del suo commercio all’ingrosso andava ad amministrare la giustizia che onorariamente la mitica Pretura Circondariale gli aveva affidato, e quel Mirabile pretore, in funzione durante la stagione dell’89-90-91-92-93(…), in cui ebbe modo di strabiliarci con la sua mirabolante tecnica dell’equo canone a partire dalla somma prefissata,dal suo collega, nel contratto con la firma falsificata al momentaneo conduttore ( è il Mirabile pretore, che contemporaneamente, sta mostrando la sua tecnica procedurale anche nella faccenda terribilmente Heimlich del giocatore di calcio Bergamini, “suicidato” a Roseto Capo Spulico il 18 novembre 1989), riferirò in un altro testo, sempre che non tirino fuori (che so? Dal galoppatoio che è stato istituito dalla mattina alla sera nell’aranceto che io dico di Mia Nonna dello Zen e loro sanno che afferisce al (-φ) formalizzatole per la discendenza) un equus ancor più, come dire?, più “vincente” di quello che correva prima…
[x]  Se ancora ve lo ricordate, dopo 8 lustri, per via di chi si innamorò del poeta e della sua memoria, forse anche quella che di giorno lavorava alla Biblioteca Nazionale e di notte pensò di innamorarsi del poeta venendo all’”Uovo”, l’uovo, appunto, era 8 e la gallina, che non sa giocare a tennis, è ovvio, faceva 752, se non aveva l’erre moscia, ve lo ricordate? Fu così che per via della legge del 22 maggio e anche per la precedente 22^ Rivoluzione Solare venne una tizia un giorno a fare la finta tonta: e allora te lo ricordi ancora,Vuesse caro, cosa c’è al 22? Cosa vuoi che ci sia: Noon, no? Tra il “mezzogiorno” del sole e il “mezzogiorno” della Terra, non è la poesia la sterminazione dei nomi di Dio, come la intende Baudrillard? Ricordi, le dissi alla tipa,che non poteva essere più presa come un demone meridiano, c’era anche none al 22: tra “niente” e “nessuno”: quasi come il mio Medio Cielo. Assolutamente impossibile allora che poteva esserci Nun, “suora” o “monaca”, né-né. Per il 98 era evidente, nessuna perplessità:inequivocabilmente il 98 è il pube, a meno che non fosse il pub,per via dell’”Uovo”, che era quel circolo femminista dove la bibliotecaria venne a mostrare al poeta quant’era brava a giocare a tennis., e che, comunque,è sempre 8 anche a mezzogiorno.
[xi] V.S.Gaudio, La 22^ Rivoluzione Solare, Milano 1974: pagg.76-77.

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Quelle che la Bianca Deissi ►La Verde Deissi

image002La Verde Deissi ►

Verde la deissi indica che la frugalità è finita, stando così seduta e indicando il (-φ) sta indicando che l’amore romantico è sì una cosa meravigliosa ma anche che non si può volere qualcosa nel più profondo dell’esserci senza  starci seduta sopra indicandolo.

L’anamorfosi, voi sapete cos’è, e saprete anche come la interconnette Lacan con il (-φ) ; e qui vediamo che quella che la Bianca Deissi, nonostante sia fantasmata nell’anamorfosi dal visionatore, è quello che sta indicando, la Verde Deissi, che ha sempre la parte alta pesante e oltremodo mesomorfa e la parte bassa, è questo che indica il (-φ), vuole star seduta sul deittario.

Quando quella della Verde Deissi si mette la camicia verde, e con i jeans a fior di pelo, e sotto non sappiamo che  color di seta abbia indossato, la prateria sta nell’occhio di chi guarda e se chi guarda ha la vista difettosa sicuramente sarà destinato ad essere il visionatore che, nei piaceri singolari del poeta che non sono come quelli d’amore che durano solo un attimo, destinerà infinitamente il (-φ) alla pulsione  deittica di quella della Verde Deissi.

Quando quella  che sarà quella delle cibberne verdi vuole  andare lassù in altitudine per il palo, che è l’orizzonte, su cui vuole saggiare la consistenza del (-φ) che alimenta la sua pulsione deittica, allora quello è il tempo della Verde Deissi, in cui tra la componente “situazione”, che è territoriale, e “attende”, che è temporale, la verde soma finirà con il diventare l’oggetto “a” irredento del visionatore e l’oggetto “a” patagonico del deittario, quello che, lì, in montagna, le aveva innalzato al meridiano il suo (-φ) affinché lei lo indicasse.

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Aurélia Steiner de Durrës e il gioco dei Tre Gaz ⁞

Aurélia Steiner de Durrës potrebbe essere lei la giumenta di Parrotë?

image002©| Uh Magazine 2015

Il gioco dei Tre Gaz.La civiltà e il gaudio dell’oggetto “a”

Mini-Lebenswelt con Fletcher Flora[i] ⁞

“Caro,” disse Aurélia al poeta, “sono così contenta che tu ti comporti come un essere civile.”

“Oh, io ho sempre sostenuto l’importanza degli esseri civili, purché non siano ombroni  o di altre minoranze che rivendicano radici medioevali e quindi del tutto prescritte” le fece osservare il poeta. “A mio modo di vedere, sono essenziali alla civiltà, a meno che con la storia della lingua doppia, mai scritta tra l’altro, non tengano in conto il rapporto con il governo centrale per le quote fatalistiche, professionali, impiegatizie, sportive, militari, trascendentali e previdenziali”.

“In ogni modo, è assolutamente eccezionale per te suggerir are che ci riuniamo tutti e quattro e discutiamo della cosa con tranquillità e cortesia, senza badare ai postulati della Costituzione. Non che in definitiva possa cambiar nulla.”

“Cosa vuol dire, che non cambierà nulla?” chiese il poeta allarmato.

“Vuol dire che sono decisissima a lasciarti, naturalmente. Sono sicura che questo lo capisci.”

“Capisco che è la tua intenzione- disse il poeta a Aurélia – ma spero di farti cambiare idea, quant’è vero che ho la connessione Marte/Urano peggio di Bonaparte!”

“Beh, è semplicemente impossibile. Sono innamorata di un mio connazionale, abbiamo la stessa Herkunft e lo sposerò, e non c’è altro da dire. Mi spiace, caro Vuesse, ma è assolutamente necessario al mio gaudio.”

“Ciò significa, per come lo capisco io, che non sei più dentro l’orbita del mio gaudio. E’ vero?”

“Ma non essere scemo. Come potrei non essere più nell’orbita del gaudio, è che vorrei amarti come oggetto “a” e ti amo pazzamente, lo sai, ogni volta che passerai al mio meridiano, ti amerò follemente, un giorno e una notte interi, ogni volta che lo fai salire lassù il mio oggetto “a”!”

“E allora a che cazzo ti serve sposare quel mezzo albanese come te?” disse incazzato il poeta.

“Oh, Vuesse, amore mio, di amare ti amo, ma adesso ti amo come ti ho detto: voglio che tu sia il mio oggetto “a”. E’ triste, in apparenza, ma sarai ancor di più il mio gaudio.”

“Aurélia, hai qualcosa della troia di Durrës che è più troia di quella grande troia di Sibari, e negli ultimi tempi sei diventata ancora più troia, una troia immensa”, e la guardò con un gran male al cuore, perché se il suo modo di amarlo era disgraziatamente e tristemente cambiato, il suo modo di amare Aurélia non era cambiato in nulla. Era così bionda, con quel bagliore ainico, così incredibilmente zoccola, anzi una vera e propria kurvë. Indossava, notò, quell’abitino “Marella” che più che le linee del corpo rivelava, ogni volta che l’indossava, l’immensa voglia di farsi trombare come una troia, e sempre come se fosse l’ Attrazione di Durazzo, la sua versione della numero 40 del Foutre du Clergé de France, in cui è denominata come l’Attrazione di Milano. Che non è la Giostra Stanziale di Segrate.

“Vuoi un martini?” le chiese il poeta.

“Ne prenderemo uno tutti insieme quando arriverà  il mio amore. Ci farà sentire rilassati e a nostro agio, non pensi? I martini sono l’ideale, da questo punto di vista.” rispose Aurélia.

“Dal punto di vista del martini, non hai smesso mai di farmi lo spot di Charlize, con quelle mutande di seta La Perla, e da quel punto di vista non hai mai smesso di farti inculare subito. Se poi, quando arriva quel mezzo analfabeta vorrai farti inculare ancora vorrà dire che prenderai un altro martini. Il vermouth, lo sai, di questo si tratta, lubrifica l’anima, la minchia e il canale del gaudio, sempre se si sia almeno in due ad averne voglia”.

“D’accordo, ma sento il campanello. Lui deve essere arrivato.”

“E facciamolo entrare dunque, questo gran coglione, vediamo quale meraviglia di fenotipo si presenta al nostro cospetto…E’ meglio che vai tu ad aprire, una grande zoccola fa sempre entrare lei un gran coglione!”

Aurélia andò ad aprire la porta d’ingresso, e fuori c’era il suo compatriota, che entrò nell’anticamera e Aurélia gli mise le braccia intorno al collo, e quello le accarezzò il culo. Non c’era niente di nuovo nel fatto che Aurélia si facesse accarezzare il culo da un uomo – glielo avevano accarezzato in tanti! – ma questa carezza era diversa dalle altre e tutta speciale. Ardente era l’aggettivo più blando con cui la si potesse definire , e durò molto a lungo. Dalla posizione del poeta nel soggiorno vedeva tutto chiaramente, non c’era bisogno del martini, un altro po’, ci fosse stata una sedia, Aurélia si sarebbe fatta inculare. Ma il poeta smise di guardare e preparò i martini.

“Beh, voi due,” disse la troia, “eccoci qui.”

“Esatto,” fece il poeta. “Eccoci qui: la zoccola, il cornuto e  l’insignificante.”

“Questo è Ngagaz, Gaz,” presentò Aurélia. “Ngagaz, questo è Gaz.”

“Piacere di conoscerla, Gaz,” disse Ngagaz.

Non era alto come il poeta, e neanche così eretto, ma dovette ammettere il poeta che aveva un bell’aspetto e una volta  portato il (-φ) al meridiano la passata alla zoccola sarebbe stata oltremodo lieta.

“Si chiama Gaz, lo sai,” spiegò Aurélia, “ma io lo chiamo spesso Caz.”

“Abbiamo avuto momenti di innalzamenti al meridiano veramente spettacolari.” Disse il poeta senza che Ngagaz capisse un cazzo.

“Lei si sta comportando in modo molto cavalleresco,” disse Ngagaz.

“Civile” lo corresse il poeta. “Mi comporto da essere civile e non da retribuito dallo stato in quanto appartenente a una quota di minoranza, ancorché la minoranza sia non solo virtuale ma anche…”

“Prendiamo i martini?”lo interruppe Aurélia.

“Grazie, volentieri”, disse quell’autentica mezza sega.

Il poeta versò i martini, e quei due sedettero sul sofà  una sopra all’altro. Quando servì i martini, quello che teneva  sulle ginocchia la moglie del poeta prese il bicchiere con la sinistra, e la moglie lo prese con la destra, mentre quello con la destra  spostava le mutande della signora e quella con la sinistra se lo piazzava dio solo sa se la cosa fosse da fare ancor prima di aver bevuto il martini.

“Mi pare”, cominciò il poeta “che sarà meglio cercar di risolvere questa situazione.”

“Mi spiace, Gaz” disse Ngagaz, “ma direi che lo abbiamo già fatto,”e guardò il poeta negli occhi, con un’espressione da uomo a uomo.

“Beh,”osservò il poeta, “per come la vedo io, lei vuole possedere una cosa che è mia, e io naturalmente me la voglio tenere, e questo crea un problema di appropriazione.”

“Ma quale problema? Non mi pare che ci sia nessun particolare problema.”

“Non pare neanche a me, “interloquì la zocc…Aurélia.”Assolutamente nessun problema. Noi due divorzieremo, Gaz, e noi due ci sposeremo, Ngagaz, e questo è tutto.”

“Per come la vedo io, “ le fece eco Ngagaz, “questo è tutto.”

“Per come la vedo io,”obiettò il poeta, “se questo è tutto, pensate che le possa bastare? Ho tutte le intenzioni di essere civile e simpatico, il che è una cosa, conosco a menadito tutta la problematica dell’oggetto “a” di Lacan, ma non sono affatto disposto ad arrendermi supinamente, il che è una cosa completamente diversa. Devo insistere perché mi sia concessa una giusta possibilità di risolvere la faccenda a modo mio, ma nello stesso tempo non voglio rendermi antipatico, il che è evidente, e così ho pensato a un modo di sistemare le cose all’amichevole.”

“E quale sarebbe questo modo all’amichevole?” chiese ansiosa la zoccola. Mentre Ngagaz era un po’ sulle sue, perplesso o forse anche preoccupato.

Il poeta traversò la stanza, prese un foglio di carta sulla scrivania e due dadi e tornò al posto di prima.

“Che cosa c’è scritto?” chiesero all’unisono Ngagaz e la moglie del poeta Gaz.

“Non c’è scritto niente. Adesso la troia prende i dadi e fa il lancio: i due risultati sono moltiplicabili, addizionabili e sottraibili. Facciamo una prova: ecco, lancia i dadi, Aurélia!” e porse i dadi alla donna. Che lanciò e fece: 6 e 5. “Ma che cazzo, Vuesse, vuoi giocarmi ai dadi? Ti ha dato di volta il cervello?”

“Aspetta. Stai calma: non hai un cazzo da perdere. Anzi ne hai uno in più. 6 x 5 fa 30 e chi vuole ti fa fare la Carriola; l’altro fa l’addizione: 6+5 che fa 11 e ti scopa nella dolcissima impalata; infine si fa la sottrazione:6-5 che fa 1 anche a Durazzo, da dove cazzo siete venuti a rompermi i coglioni e a farmi cornuto: ed è il modo del buon modo antico, che, quando esce davvero, si chiama un altro fottitore che fa il missionario che fotte questa pastorella.”

Per la prima volta da quando si era seduta sulle ginocchia di Ngagaz, Aurélia appoggiò il mento alla mano, e appoggiò il gomito sul ginocchio. Che, ogni volta che il poeta lo guardava, pensava che era straordinario come il ginocchio di Aurélia assomigliasse al ginocchio di sua nonna, quand’era naturalmente giovane, che, si era sempre detto, in confronto, il genou di Claire era davvero poca cosa, e la nonna del poeta non era del Capricorno, invece il nonno era proprio del Capricorno. Anche se aveva un gran fallo ma in quanto a ginocchio si capiva che a Genova c’era stato solo per imbarcarsi per Buenos Aires. Aurélia, quando si metteva così, era per il semplice fatto che la pulsione sado-anale le stava furguwunando il passaggio a sudovest:  era nel gaudio totale, evidentemente allietata dalla prospettiva di due uomini che amichevolmente  giocavano a dadi per vedere in che modo possederla, per non parlare del terzo.

“Ma, “obiettò Ngagaz, “qui escono tre soluzioni e tre modi e tre…”

“Tre cazzi,”dissero all’unisono il poeta e la moglie del poeta.

“Pretende sul serio che Aurélia prenda parte a questo immondo giochetto?”

“E’ necessario,”disse il poeta,”se vogliamo che tutte e tre le alternative possano verificarsi sempre. E’ come la faccenda del “tertium non datur”, non so se lei capisce a cosa mi riferisco. Sono sicuro che Aurélia sarà d’accordo.”

“Certo che sono d’accordo” assicurò Aurélia.  “E’ semplicemente giusto e necessario che io partecipi.”

“Te lo proibisco assolutamente,” disse Ngagaz, come se fosse già suo marito, che stronzo!

“Non essere presuntuoso, tesoro,”protestò la moglie del poeta. “Per il momento non puoi proibire un cazzo.”

“Deve  ammetterlo, Ngagaz, “ rincalzò il poeta Gaz, “al momento nessuno di noi può ordinare o proibire niente a nessun altro. Il massimo che lei possa fare è rifiutare la sua personale partecipazione.”

Aurélia girò la testa e guardò con occhi sgranati Ngagaz. Era evidente che la possibilità di una tale riluttanza da parte dell’amico non si era mai affacciata prima alla sua mente.

“Ma certo, Ngagaz,”gli disse, “se non te la senti di giocarmi a dadi, nessuno ti costringe.”

“Non si tratta solo del gioco dei dadi” protestò Ngagaz.”Pensate alle complicazioni. Supponiamo che alla sottrazione esca un 4 e…allora Aurélia …Oh, Dio, che fa? Si mette sulla sponda del letto, con il culo il più possibile vicino alla sponda del letto, e le gambe le deve avvinghiare al di sopra dei garretti dell’uomo che non conosciamo e che la deve infilzare e poi picchierà duro…e lei non deve dimenticare di imprimere alle chiappe un movimento continuo, o intermittente, come cazzo le aggrada… Insomma, non è piacevole. E poi questo tertium non datur chi sarebbe? Sarà preso di volta in volta, e quante volte in una settimana, in un mese, e se il soggetto non è quello giusto?” Ngagaz guardò accigliato sia il poeta che la moglie.

“Quindi aderisce alla proposta o no?”

“Direi di sì. Vedo che Aurélia è tutta presa dall’idea.” “Lo sono,” disse Aurélia, “certo che lo sono, Gaz, quest’ultima trovata è assolutamente geniale. Benché un tempo fossi incline a esagerare le tue virtù, adesso capisco che per certi versi non ho riconosciuto i tuoi meriti e la potenza fallica che c’è nella tua libido. In questa faccenda, hai trascurato solo un particolare, e devo ammettere che ne sono un po’ delusa.”

“Si? Quale?”

“Avresti dovuto anteporre al gioco dei dadi nell’ambito dell’esibizione preliminare per portare l’oggetto “a” dei fottitori al meridiano  non il martini ma la gazzosa.”

“Oh, già : gazzosa tra Gaz e Ngagaz e il terzo Gaz, Tretë-Gaz. Mi sono proprio lasciato scappare un’occasione di essere galante, mi spiace molto. Ma temo che sia troppo tardi per cambiare. Son sempre tre Gaz, e non abbiamo un esempio fantasmatico come quello di Charlize per il martini.”

“Aspettate un momento”, esclamò Ngagaz. “Non è che i dadi siano truccati?”

“No. Non sono truccati. Ma se vuole, usiamo le carte. In ogni modo, i dadi potete sceglierli voi due, e io sceglierò il terzo inaspettato. Va bene così?”

“E se quello non viene?” disse perplesso Ngagaz.

“Sarà uno di noi a fare anche la sottrazione.”

“Va benissimo,” dichiarò Aurélia, “e non trovo che sia molto simpatico da parte tua, Ngagaz, insinuare che Gaz possa tirare a imbrogliare, in una questione d’onore come questa. Adesso suggerirei di bere un altro martini e di comportarci come buoni amici.”

Da buoni amici bevemmo il martini, dopodiché Aurélia in mutande ci fece vedere cosa se ne faceva di una come Charlize: Oh, Gaudio, pensò il poeta, la mia Aurélia di Durrës è indiscutibilmente la signora Gaz e anche Ngagaz. Dev’esserci nella sua Herkunft la linea genetica delle gazzusare.| Alain Bonheur

[i] Cfr.Fletcher Flora, Most Agreeably Poisoned, © 1957 by H.S.D. Publications, Inc. Trad.it: Un simpatico avvelenamento, in Galateo del delitto, Feltrinelli, Milano 1965.

carta intestata gioco tre gaz