La cerniera dell’orizzonte.

la cerniera dell'orizzonte

qui la siepe su questa linea

del pendio, il tuo podice che tiene

al punto in cui si curva il giunto, u chignju

dove i corpi si mischiano, dove si

articolano e si parlano toccandosi con la

capocchia il buco che va fino al grigio

in cui la camicia verde e i blu jeans

hanno lo stesso inizio

l’orizzonte quasi sutura o cerniera

dei tuoi jeans in un solo tratto asse

di legno dove la linea del tuo coccige

cavalca filo sottile o confine di pieghe

che più denso dove si fa cavo, cannitu e trunante,

o stretta indicibile o semplicemente lunga

e umida tenendosi all’altra estremità

tra saliva e mucosa luccichio dell’impalcatura

che nel lampo del varco debitamente s’immerge

da▐ U Togu du Marsianu

░ 14 gradi du Liune

tanto è alto stu riguardo

che a 14 gradi du Liune

ti passo e ripasso menz’u culu

prima di intignare improprio

in ‘sta lustra da’ strocca indignata

u justrusu ca è a 14 gradi du picciune

furguwunijo menz’u culu

cugnâvutta e ddrugu ca ‘ncuttunija

caè ‘na cawizza è cawin e chignazzu

rusticu grânnaru varmitta i Parrott

ddrugu ca t’intigna  alla 14 insellata

supr’a cuffa a scecâme aperte

ti minto u ‘mbrogliu e menzu int’u trunânte

santusa mia e marmura t’infarcuno a 40 ‘ndrugate

e doppu ti faccio mintifice int’a pitta ‘e sòsu

scibbiunando a rârica e filice

ca ti fa di sivusu u pinzune da Turra Mellaro

oh marmura mia e murfusuna impacculâta e wenza toga

 

da▐ U Togu du Marsianu ▐ fine.

 

░ Se alla curva du culu un taglio

se alla curva du culu un taglio, l’ǔgna

che vicino ari camaggi di mmuscitta chiazze di sperma

l’odore du chignju che versando il segreto doppia

e impracchja verde e azzurro e sapore di pilu

che viene per di più e di già

sott’u jirito schiocca pieno di cianciarusu di vulla

e sapore dello gnomone che è bagnato d’umori e di minchia

 

 

di fronte c’è Torre Mellaro e più in là Cavaliere

in questa altezza di 1405 metri sospesi sopra la minchia

colano sul luogo, sull’erba sperma e miele di femmina

che si immergono nell’azzurro e nel verde

ciascuno fatto di legno e carne, fica e culo

quasi indiscernibili, tanto che il senso si mangia

nella controra e fa eco al suono vento a caso

al prato con la merda di vacca, al legno

bagnato su cui stai seduta forgiando u ddrugu

 

da▐ U Togu du Marsianu

 

 

░ Questa ombra più colma di azzurro

le parole e le voci di ragazzi e di altre donne

sono interrotte dall’albero che taglia l’aria

questa tua forma che pone il verde e il blu dei jeans

che separa e ‘mbratta il meridiano del podice

l’erba tagliata e il concime di strunzi gruossi

di murfusune per nutrire il paesaggio

 

la macchia secca del tessuto, questa ombra più

colma di azzurro sul buco in cui il verde

contro questa linea che va tagliando ‘u sule

non c’è vento troppo largo per bere la polvere

né lampo di luce o linee più chiare del tuo podice

il suono scende anche per gradi

la montagna,’a spaccusa, lo preme e poggia sulla staccionata

l’aria si volta e la tua carne bardata s’impracchja

su per le gambe e più su si gonfia ra cammisa che

ha un sentiero tracciato ad altezza  da finestra

fino in fondo supr’a peddra di minne  e di jirita

ca ‘u munnu  tengono sulla linea del tuo meridiano

 

da▐ U Togu du Marsianu

░ Su questa linea l’orizzonte quasi sutura

qui la siepe su questa linea

del pendio, il tuo podice che tiene

al punto in cui si curva il giunto, u chignju

dove i corpi si mischiano, dove si

articolano e si parlano toccandosi con la

capocchia il buco che va fino al grigio

in cui la camicia verde e i blu jeans

hanno lo stesso inizio

 

 

 

 

 

l’orizzonte quasi sutura o cerniera

dei tuoi jeans in un solo tratto asse

di legno dove la linea del tuo coccige

cavalca filo sottile o confine di pieghe

che più denso dove si fa cavo, cannitu e trunante,

o stretta indicibile o semplicemente lunga

e umida tenendosi all’altra estremità

tra saliva e mucosa luccichio dell’impalcatura

che nel lampo del varco debitamente s’immerge

 

 

da▐ U Togu du Marsianu