Capoverso 33.Rivista di scritture poetiche

Capoverso 33. Gennaio-giugno 2017 Orizzonti Meridionali by Alimena

 

□ E’ uscito il numero 33 di “Capoverso”, rivista di scritture poetiche, fondata da Carlo Cipprrone e edita a Cosenza da Alimena per Orizzonti Meridionali. L’editoriale è di Alessandro Gaudio: sulla poesia  che in Calabria non c’è. Tra i saggi, quello di Pietro Civitareale sulla poesia femminile:in questa prima parte, si va  da Margherita Guidacci a Maria Luisa Spaziani, ma manca Maria Luisa Belleli che, del trio, era…quella del sole nero dei poeti: a braccio, in una intervista degli anni settanta in quel di Torino, insegnava letteratura francese al Magistero, mi riempì il nastro deliziandomi quel pomeriggio sabaudo con Gérard De Nerval , Aurélia, la geometria di Butor, Baudelaire e Victor Hugo, Francis Ponge, Apollinaire, Ionesco; io, le domande, me le ero trascritte. Nei Testi, tre poesie di Olga Lasniuk, tradotta da Pawel Krupka; tre poesie del rumeno Nicolae Mares e tre poesie del polacco Milewski, entrambi tradotti sempre da Krupka. Che, negli Interventi, ci manda una Lettera da Atene con tre poeti greci tradotti per noi della Magna Grecia. In questa sezione, c’è anche una conversazione tra Giancarlo Pontiggia e Dall’Olio. E la divagazione ziffiana di V.S.Gaudio sulla poesia di Tonino Guerra. Tra le recensioni, desta interesse quella di Franco Dionesalvi, che è anche redattore della rivista, sul Mausoleum di Hans Magnus Enzensberger.

Capoverso 33. Gennaio-giugno 2017 Orizzonti Meridionali by Alimena

 

 

 

Gabriele Ghiandoni e il linguaggio di crescita.

V.S. Gaudio

Da:  Divagazione ziffiana sulla poesia di Gabriele Ghiandoni

Come si legge la poesia dialettale ?

  1. Confrontiamo:

Sapìti cchi successi a la Licata

‘u porcu assicutava ‘na criata

c’aveva ancora lordi li piatti

e cincu jatti ‘nta ‘n malu furrìu

ca vulevunu ‘u pizzu,

amminazzannu:

serva fitusa, dannìnni ‘na parti,

jettini ‘a rristatura d’a pignata,

bbrutta criata;

cu stava sodu-ggiubbu era lu porcu

cci jeva appressu ‘n cursa rrastiannu

pinzannu ‘i miritari occa cunortu[1].

 

con:

 

Tel cafè la gent discur

mo en dic gnent.

Qualcun arconta dle don.

 I più dìcen de sì,incucutiti

da la parola svòida

ch’arman per tera[2].

Qui, al di fuori del loro contesto, come si leggono?

«Intendo forse dire se li leggiamo con sentimento, a voce alta o sottovoce? No, non è questo; il punto è: cosa fate quando li leggete? Guardo la pagina stampata: leggo da sinistra a destra. Ecco che cosa faccio. Ma non è tutto quello che io, o chiunque altro, facciamo quando leggiamo qualcosa. Chiunque, infatti, può per lo meno rivolgere l’attenzione a quanto sta leggendo o no, può farlo in modi diversi, o può rivolgersi a cose diverse»[3].

Leggendo i versi di Grasso,

vedete che c’è una correlazione tra la struttura della poesia e quella del racconto; percepite una sorta di macrostruttura della narrazione che può avere, per motore, almeno tre delle cinque funzioni di Isenberg: la situazione iniziale, la complicazione, l’azione o la valutazione, la risoluzione, la morale o la conclusione; vedete che la sua funzione discorsiva pone una concatenazione cronologica e a volte riuscite a scorgere anche la funzione documentaria che toglie schiuma, lava, alla ridondanza semantica; vedete che la circolarità semica è attuata, come è effettiva l’interazione tra l’io che narra e l’altro di cui si narra.[4]

Leggendo i versi di Ghiandoni,

vedete che il poeta sta facendo una novella in versi, una romanza anche,ma è la novella-metafora che fa da specchio, con almeno tre funzioni di Isenberg, a una situazione iniziale che è sempre il punctum della biografia del personaggio o della figura; così, combina paradigma e attanti, che sono sempre personaggi o figure di cui il poeta rammenta, narra.

Come nei versi di Tonino Guerra, e anche in quelli di Grasso, anche qui la funzione discorsiva ha una concatenazione monotematica che leviga la superficie del denotatum[5].

La domanda di Ziff «Come si legge una poesia?» non ha, è vero, una sola risposta.

Non esiste un unico modo di leggere una poesia. Figuriamoci una poesia dialettale. Che parla almeno tre linguaggi. Chiunque legga una poesia dialettale come se fosse una poesia in lingua nazionale non sa che il canto è angoscia, el cant è l’angoscia, la pasion sacra[6], passione sacra, è tanto sciocco quanto chi tracanna Vernaccia di Serrapetrona e sorseggia una Fanta, non sa che come la musica araba, la poesia in dialetto fanese è una musica difficile, na farfalla che bruscia viva de calor[7].

Ghiandoni (è frizzante il suo verso con spuma rossa) non è Ruffato[8], ma non scoprirete neppure quello che merita di essere scoperto se leggerete La mùsiga come se fosse il «Corriere Adriatico».

 

  1. Se stessimo leggendo su un giornale, il «Corriere Adriatico», la cronaca della festa per l’inaugurazione del Teàter dla Fortuna e vi si dicesse

Ermi in tanti, tla piasa

El giorn dla Festa: el teàter

De Fan dop cinquant’an![9]

non  resterei sbalordito alla domanda «è vero?»[10].

Ma se stiamo leggendo Ghiandoni e una persona adulta, indicando i versi citati, chiede «è vero?», allora penso che quella persona sia stupida.

Ma se aggiungessi

Ce sin divertiti un bel po’

El giorn dla Festa

è vero?[11]

 

  1. Dico a qualcuno: «Se devi leggere la poesia dialettale, il solo modo intelligente di leggerla è quello di leggerla con occhio critico». Che è anche il solo modo di leggere i giornali. Voglio quindi che mentre legge egli si chieda con una certa frequenza «è vero?». Non credo però che abbia molto senso nella lettura della poesia. Esistono modi diversi per leggere componimenti poetici diversi, ma nessuno di questi implica che ci si domandi «è vero?». Per lo meno, non credo che un componimento poetico comporti mai una domanda del genere. Tuttavia, non posso provarlo: «esistono troppi modi diversi di fare e quindi di leggere la poesia».

Ma se un lettore provenzale di Gabriele Ghiandoni, uno di Arles stesse leggendo su un quotidiano locale:

«Li jour de la fésto:

li teatre de la Fourtuno

estavo dins l’ aire

darnieramen cinquanto an

dins uno rodo redouno

que fuguèsse uno magìo?

Noun, èro verai!»[12]

potrebbe ipotizzare che il Teatre de la Fourtuno è il Teatro della Fortuna di Fan?

E perché se ne parla ad Arles, che è una città bianca sì ma il suo è il bianco argenteo dell’età, non la bianca festosità della gioia eterna? Per il Caffè di Van Gogh? Che ci faceva a Fano, dipingeva o scriveva poesie, era Gauguin? O Joseph Roth? La poesia dialettale connessa al Dasein del poeta non ha procedimenti metaforici, un po’ come un presupposto giornale locale della Provenza che parla provenzale, cioè scrive provenzale, è scritto in provenzale, non va dal termine di partenza per arrivare a quello di arrivo con la proprietà comune che permette la metafora: a) attuando una traduzione più o meno letterale; b) ridefinendo l’oggetto di partenza. Diciamo che usa il “linguaggio di crescita”, per cui ha un uso corrente, contestuale e situazionale del linguaggio che rende più vera, o verosimile, la referenza al Dasein.

Perciò, il giornale locale di Arles è simile alla poesia dialettale connessa al Dasein del Poeta? O, piuttosto, avendo il “codice ristretto” della lingua in uso, e non avendo particolari procedimenti metaforici, non è per niente poetico?

Dins lou café la gènt parlo

Noun dis aurre.

Quicon parlo de li femo

Tanti dison de si, esbalauvi

De las paraulo vido, que estauon a terro.

 

Que dis? È poetico? Eis veridi? È iperreale? O è correale?

Ÿ [da: V.S. Gaudio, Tel cafè la gent discur mo en dic gnent:

è vera ?Divagazione ziffiana sulla poesia di Gabriele Ghiandoni, © 2006] Ÿ

 café van gogh catalogo real super

[1] CRIATA: in: Mario Grasso, Vocabolario Siciliano, Prova d’Autore, Catania 1989: pag.76: DOMESTICA. Sapete cos’è accaduto a Licata?/ Il maiale inseguiva una domestica/ che aveva ancora i piatti sporchi/ e cinque gatti in un brutto giro/ che volevano la tangente,/ minacciando:/ serva fetente, daccene una parte,/ buttaci il restume della pentola,/ brutta serva;/ chi stava zitto-zitto era il porco/ le correva dietro fiutando/ ritenendo di meritare qualche conforto.

[2] Au café du Centre:in: Gabriele Ghiandoni, La mùsiga, Marsilio Elleffe, Venezia 2000: pag.60.

[3] Paul Ziff, Paul Ziff, “VERITà E POESIA”, in P.Z., Itinerari filosofici e linguistici [Philosophical Turnings. Essays in Conceptual Appreciation, 1966], Introduzione di Tullio De Mauro, trad. it., Laterza, Bari 1969: pag.83.

[4] Cfr. V.S.Gaudio,’U porcu assicutava ‘na criata e cincu jatti vulevunu ‘u pizzu: è veru? Divagazione ziffiana sulla poesia di Mario Grasso, à    http://www.ilcobold.it/piazza3/casa-dello-scriba/2018u-porcu-assicutava-2018na-criata-e-cincu-jatti-vulevunu-2018u-pizzu-e-veru-divagazione-ziffiana-sulla-poesia-di-mario-grasso  .

[5] Come abbiamo avuto modo di spiegare per la poesia dialettale diacronica [vedi:à V.S.Gaudio,La poesia dialettale connessa al Dasein, in:V.S.Gaudio,La semantica gergale e razionale dellidioletto corporeo e della poesia dialettale diacronica,”Quaderni di Hebenon” n.1, Ivrea 1999], la verifica degli Indicatori Globali e dell’I Ching in questa poesia dialettale connessa al  Dasein indica che l’esagramma risultante è il numero 57, Vento(Sunn) su Vento(Sunn),”la gentile penetrazione”, che è l’esagramma del piccolo movimento. L’immagine:Venti che si susseguono: l’immagine del vento che penetra;l’immagine delle piccole cose. C’est-à-dire della piccola frase, il “sintagma mite del vento” o “del legno”. L’oscuro,che,di per sé, è rigido e immobile, viene dissolto dal principio chiaro che penetra, commenta Wilhelm(vedi:I King(Il libro dei mutamenti), Astrolabio ,Roma 1950:pag.240),che fa da specchio a I culor chiar fati de luc;el culor scur sol  sa l’ombra. De not i culor se muscìnen in tel ner(Ghiandoni, op.cit.:pag.41).E’ l’esagramma dell’andare dentro e del rannicchiarsi, delle circostanze particolari e delle piccole cose. Il trigramma Sunn si raddoppia, sotto poggia sulla materia, sopra è come il vento e le nubi penetra. Che, poi, il tutto si contempli nell’Heimlich che viene destato, come la particolarità del nostro esempio del Caffè dimostra. Al Caffè la serie dell’esagramma 57 trova il suo adempimento: il viandante non ha nulla  dove possa dimorare nel suo isolamento, e quindi segue Sunn, il segno del ritorno a casa.

[6] Cfr. Harmonia sacra pag. 73:G. Ghiandoni, op.cit.

[7] Cfr. La mùsiga araba pag.68: G. Ghiandoni, op.cit.:una farfalla che brucia viva di calore.

[8] Nel valutare il rapporto formale e qualitativo delle preposizioni nella poesia di Gabriele Ghiandoni, il centro di gravità del suo stile è basato sull’alternanza del transitivo, ovvero la discontinuità del transitivo, il salto, l’opposizione, la concessione che, in qualche modo, è speculare all’esagramma 57 dell’I Ching, questa  mitezza del passaggio, questo  sottentrare gentile, tutto sotteso dalla preposizione-punctum Tel(nel)  o Tla(nella)che, appunto, nella Tavola delle preposizioni del dialetto fanese o,se vogliamo, del territorio della provincia di Pesaro che appartiene all’area gallo-italica che si collega direttamente ai dialetti romagnoli(vedi.G.Devoto-G.Giacomelli,I dialetti delle regioni d’Italia,Bompiani Tascabili 2002),è compresa nelle fasce qualitative Asimmetrica-simmetrica/Transitiva.

Á Á las Á la Per  Pet Pera Sobre Asimmetrica
Contra Contro

Sènso Sèns

À reire Vers

Darrié Davans

Entre

Permièi

En  Ena

Dins

Dintre

Dins lou

Asimmetrica

Simmetrica

De

De la  De l’

Dou

Ab

Desempièi

Despièi

 

Com/can(t) Simmetrica
intransitiva intrans-transit. transitiva  

 

Tavola delle Preposizioni : Provenzale ©V.S.Gaudio

[cfr. anche Tavola Provenzale/Catalano in : Viggo Brøndal,Teoria delle preposizioni[1940],trad.it. Silva editore, Milano 1967, appendice:Tav.89 B.]

 

 

intransitiva Intransit.-transit. transitiva  
A Per Sota

Su

Sopra

Asimmetrica

 

Vers

Sensa

Tra

Drenta

Fora

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In tel

Tel

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AsimmetricaSimmetrica
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Davanti

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Simmetrica

 

Tavola delle Preposizioni: Fanese ©V.S.Gaudio

 

[9] Sono i primi tre versi di La festa pag.75: G.Ghiandoni, op. cit.:Eravamo in tanti, in piazza/ il giorno della Festa: il teatro/ di Fano aperto dopo più di cinquanta anni!

[10] E’ vero che le pietre, le mura di Fano sono come le pietre di Arles, vivono di vita propria? Come dice Joseph Roth: “Le mura antiche diventano più sonore ogni anno che passa, come fossero vecchi violini”:Le città bianche[Die weissen städte,postumo 1976 Amsterdam-Köln],trad.it. Adelphi, Milano 1987:pag.90.

[11] Questa virtù dell’Heimlich che sottentra nei luoghi di Fano e di Arles, e quindi nella poesia e nella pittura di Van Gogh, è una sorta di fatalità indistruttibile dell’Altro, è come l’irredentismo dell’oggetto, l’estraneità radicale, l’esotismo irriducibile da cui si potrebbe cogliere quella che Jean Baudrillard intende per “declinazione della volontà” e che rende di una evidenza perfetta ciò che, visto da una prospettiva d’insieme, manca al mondo, al senso che non ha frammenti, linee spezzate, forme segrete dell’Altro.

L’immobilità dell’oggetto nel cuore della sua banalità che fa irruzione da tutte le parti, con la delicatezza patafisica che non vuole riflettersi, vuole essere colta direttamente, illuminata nel dettaglio, farsi oggetto stupefatto che capta l’obiettivo del poeta e del pittore, questo bagliore didonico di impotenza e stupefazione che manca completamente alla mondanità della lingua, della poesia, nazionale. “C’è del fotografico solo in ciò che è violentato, sorpreso, svelato, rivelato suo malgrado, in ciò che non avrebbe mai dovuto essere rappresentato perché non ha immagine né coscienza di se stesso”, dice Baudrillard(La trasparenza del male, trad.it. Sugarco edizioni, Milano:pagg.165-166). Questo  fotografico è l’irriducibilità che proviene da un altro luogo, la precessione di una determinazione illeggibile nell’evidenza perfetta del linguaggio,deittico ma, illeggibile, segreto, di una devoluzione sottile, energia surrettizia sottratta, rubata, sedotta, radicalmente esotica: a Fano e ad Arles?

[12] Sono i versi in provenzale che corrisponderebbero al fanese di: El giorn dla Festa:el teàter dla Fortuna a pr’aria dop cinquant’an, in t’una rota tonda:par na magia da stròligh? Invece è vera!

La poesia fanese di Ghiandoni come se fosse ad Arles.

V.S. Gaudio

Da:  Divagazione ziffiana sulla poesia di Gabriele Ghiandoni

Come si legge la poesia dialettale ? 

 [©Van Gogh 1888,Café de nuit,Place Lamartine,Arles Olio su tela,cm 70x89,New Haven(Conn.),Yale University Art Gallery]

[©Van Gogh 1888,Café de nuit,Place Lamartine,Arles
Olio su tela,cm 70×89,New Haven(Conn.),Yale University Art Gallery]
  1. Confrontiamo:

Sapìti cchi successi a la Licata

‘u porcu assicutava ‘na criata

c’aveva ancora lordi li piatti

e cincu jatti ‘nta ‘n malu furrìu

ca vulevunu ‘u pizzu,

amminazzannu:

serva fitusa, dannìnni ‘na parti,

jettini ‘a rristatura d’a pignata,

bbrutta criata;

cu stava sodu-ggiubbu era lu porcu

cci jeva appressu ‘n cursa rrastiannu

pinzannu ‘i miritari occa cunortu[1].

con:

Tel cafè la gent discur

mo en dic gnent.

Qualcun arconta dle don.

I più dìcen de sì,incucutiti

da la parola svòida

ch’arman per tera[2].

Qui, al di fuori del loro contesto, come si leggono? «Intendo forse dire se li leggiamo con sentimento, a voce alta o sottovoce? No, non è questo; il punto è: cosa fate quando li leggete? Guardo la pagina stampata: leggo da sinistra a destra. Ecco che cosa faccio. Ma non è tutto quello che io, o chiunque altro, facciamo quando leggiamo qualcosa. Chiunque, infatti, può per lo meno rivolgere l’attenzione a quanto sta leggendo o no, può farlo in modi diversi, o può rivolgersi a cose diverse»[3].

Leggendo i versi di Grasso, vedete che c’è una correlazione tra la struttura della poesia e quella del racconto; percepite una sorta di macrostruttura della narrazione che può avere, per motore, almeno tre delle cinque funzioni di Isenberg: la situazione iniziale, la complicazione, l’azione o la valutazione, la risoluzione, la morale o la conclusione; vedete che la sua funzione discorsiva pone una concatenazione cronologica e a volte riuscite a scorgere anche la funzione documentaria che toglie schiuma, lava, alla ridondanza semantica; vedete che la circolarità semica è attuata, come è effettiva l’interazione tra l’io che narra e l’altro di cui si narra.[4]

Leggendo i versi di Ghiandoni, vedete che il poeta sta facendo una novella in versi, una romanza anche, ma è la novella-metafora che fa da specchio, con almeno tre funzioni di Isenberg, a una situazione iniziale che è sempre il punctum della biografia del personaggio o della figura; così, combina paradigma e attanti, che sono sempre personaggi o figure di cui il poeta rammenta, narra. Come nei versi di Tonino Guerra, e anche in quelli di Grasso, anche qui la funzione discorsiva ha una concatenazione monotematica che leviga la superficie del denotatum[5]. La domanda di Ziff «Come si legge una poesia?» non ha, è vero, una sola risposta. Non esiste un unico modo di leggere una poesia. Figuriamoci una poesia dialettale. Che parla almeno tre linguaggi. Chiunque legga una poesia dialettale come se fosse una poesia in lingua nazionale non sa che il canto è angoscia, el cant è l’angoscia, la pasion sacra[6], passione sacra, è tanto sciocco quanto chi tracanna Vernaccia di Serrapetrona e sorseggia una Fanta, non sa che come la musica araba, la poesia in dialetto fanese è una musica difficile, na farfalla che bruscia viva de calor[7]. Ghiandoni (è frizzante il suo verso con spuma rossa) non è Ruffato[8], ma non scoprirete neppure quello che merita di essere scoperto se leggerete La mùsiga come se fosse il «Corriere Adriatico».

Arles
Arles
  1. Se stessimo leggendo su un giornale, il «Corriere Adriatico», la cronaca della festa per l’inaugurazione del Teàter dla Fortuna e vi si dicesse

Ermi in tanti, tla piasa

El giorn dla Festa: el teàter

De Fan dop cinquant’an![9]

non  resterei sbalordito alla domanda «è vero?»[10].

Ma se stiamo leggendo Ghiandoni e una persona adulta, indicando i versi citati, chiede «è vero?», allora penso che quella persona sia stupida.

Ma se aggiungessi

Ce sin divertiti un bel po’

El giorn dla Festa

è vero?[11]

 

  1. Dico a qualcuno: «Se devi leggere la poesia dialettale, il solo modo intelligente di leggerla è quello di leggerla con occhio critico». Che è anche il solo modo di leggere i giornali. Voglio quindi che mentre legge egli si chieda con una certa frequenza «è vero?». Non credo però che abbia molto senso nella lettura della poesia. Esistono modi diversi per leggere componimenti poetici diversi, ma nessuno di questi implica che ci si domandi «è vero?». Per lo meno, non credo che un componimento poetico comporti mai una domanda del genere. Tuttavia, non posso provarlo: «esistono troppi modi diversi di fare e quindi di leggere la poesia». Ma se un lettore provenzale di Gabriele Ghiandoni, uno di Arles stesse leggendo su un quotidiano locale:

«Li jour de la fésto:

li teatre de la Fourtuno

estavo dins l’ aire

darnieramen cinquanto an

dins uno rodo redouno

que fuguèsse uno magìo?

Noun, èro verai!»[12]

potrebbe ipotizzare che il Teatre de la Fourtuno è il Teatro della Fortuna di Fan?

Arles tra le città bianche di Joseph Roth

E perché se ne parla ad Arles, che è una città bianca sì ma il suo è il bianco argenteo dell’età, non la bianca festosità della gioia eterna? Per il Caffè di Van Gogh? Che ci faceva a Fano, dipingeva o scriveva poesie, era Gauguin? O Joseph Roth? La poesia dialettale connessa al Dasein del poeta non ha procedimenti metaforici, un po’ come un presupposto giornale locale della Provenza che parla provenzale, cioè scrive provenzale, è scritto in provenzale, non va dal termine di partenza per arrivare a quello di arrivo con la proprietà comune che permette la metafora: a) attuando una traduzione più o meno letterale; b) ridefinendo l’oggetto di partenza. Diciamo che usa il “linguaggio di crescita”, per cui ha un uso corrente, contestuale e situazionale del linguaggio che rende più vera, o verosimile, la referenza al Dasein.

Perciò, il giornale locale di Arles è simile alla poesia dialettale connessa al Dasein del Poeta? O, piuttosto, avendo il “codice ristretto” della lingua in uso, e non avendo particolari procedimenti metaforici, non è per niente poetico?

Dins lou café la gènt parlo

Noun dis aurre.

Quicon parlo de li femo

Tanti dison de si, esbalauvi

De las paraulo vido, que estauon a terro.

 

Que dis? È poetico? Eis veridi? È iperreale? O è correale?

from tumblr
from tumblr: Café de nuit, Place Lamartine, Arles:  ora “Café Van Gogh”

Ÿ [da: V.S. Gaudio, Tel cafè la gent discur mo en dic gnent: è vera ?Divagazione ziffiana sulla poesia di Gabriele Ghiandoni, © 2006] Ÿ

‘U porcu e ‘a criata di Mario Grasso: vedi “il cobold”

[1] CRIATA: in: Mario Grasso, Vocabolario Siciliano, Prova d’Autore, Catania 1989: pag.76: DOMESTICA. Sapete cos’è accaduto a Licata?/ Il maiale inseguiva una domestica/ che aveva ancora i piatti sporchi/ e cinque gatti in un brutto giro/ che volevano la tangente,/ minacciando:/ serva fetente, daccene una parte,/ buttaci il restume della pentola,/ brutta serva;/ chi stava zitto-zitto era il porco/ le correva dietro fiutando/ ritenendo di meritare qualche conforto.

[2] Au café du Centre:in: Gabriele Ghiandoni, La mùsiga, Marsilio Elleffe, Venezia 2000: pag.60.

[3] Paul Ziff, Paul Ziff, “VERITà E POESIA”, in P.Z., Itinerari filosofici e linguistici [Philosophical Turnings. Essays in Conceptual Appreciation, 1966], Introduzione di Tullio De Mauro, trad. it., Laterza, Bari 1969: pag.83.

[4] Cfr. V.S.Gaudio,’U porcu assicutava ‘na criata e cincu jatti vulevunu ‘u pizzu: è veru? Divagazione ziffiana sulla poesia di Mario Grasso, ilcobold.it/piazza3/casa-dello-scriba

[5] Come abbiamo avuto modo di spiegare per la poesia dialettale diacronica [vedi:à V.S.Gaudio,La poesia dialettale connessa al Dasein, in:V.S.Gaudio,La semantica gergale e razionale dellidioletto corporeo e della poesia dialettale diacronica,”Quaderni di Hebenon” n.1, Ivrea 1999], la verifica degli Indicatori Globali e dell’I Ching in questa poesia dialettale connessa al  Dasein indica che l’esagramma risultante è il numero 57, Vento(Sunn) su Vento(Sunn),”la gentile penetrazione”, che è l’esagramma del piccolo movimento. L’immagine:Venti che si susseguono: l’immagine del vento che penetra;l’immagine delle piccole cose. C’est-à-dire della piccola frase, il “sintagma mite del vento” o “del legno”. L’oscuro,che,di per sé, è rigido e immobile, viene dissolto dal principio chiaro che penetra, commenta Wilhelm(vedi:I King(Il libro dei mutamenti), Astrolabio ,Roma 1950:pag.240),che fa da specchio a I culor chiar fati de luc;el culor scur sol  sa l’ombra. De not i culor se muscìnen in tel ner(Ghiandoni, op.cit.:pag.41).E’ l’esagramma dell’andare dentro e del rannicchiarsi, delle circostanze particolari e delle piccole cose. Il trigramma Sunn si raddoppia, sotto poggia sulla materia, sopra è come il vento e le nubi penetra. Che, poi, il tutto si contempli nell’Heimlich che viene destato, come la particolarità del nostro esempio del Caffè dimostra. Al Caffè la serie dell’esagramma 57 trova il suo adempimento: il viandante non ha nulla  dove possa dimorare nel suo isolamento, e quindi segue Sunn, il segno del ritorno a casa.

[6] Cfr. Harmonia sacra pag. 73:G. Ghiandoni, op.cit.

[7] Cfr. La mùsiga araba pag.68: G. Ghiandoni, op.cit.:una farfalla che brucia viva di calore.

[8] Nel valutare il rapporto formale e qualitativo delle preposizioni nella poesia di Gabriele Ghiandoni, il centro di gravità del suo stile è basato sull’alternanza del transitivo, ovvero la discontinuità del transitivo, il salto, l’opposizione, la concessione che, in qualche modo, è speculare all’esagramma 57 dell’I Ching, questa  mitezza del passaggio, questo  sottentrare gentile, tutto sotteso dalla preposizione-punctum Tel(nel)  o Tla(nella)che, appunto, nella Tavola delle preposizioni del dialetto fanese o,se vogliamo, del territorio della provincia di Pesaro che appartiene all’area gallo-italica che si collega direttamente ai dialetti romagnoli(vedi.G.Devoto-G.Giacomelli,I dialetti delle regioni d’Italia,Bompiani Tascabili 2002),è compresa nelle fasce qualitative Asimmetrica-simmetrica/Transitiva.

Á Á las Á la Per  Pet Pera Sobre Asimmetrica
Contra Contro

Sènso Sèns

À reire Vers

Darrié Davans

Entre

Permièi

En  Ena

Dins

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Dins lou

Asimmetrica

Simmetrica

De

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Dou

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Desempièi

Despièi

Com/can(t) Simmetrica
intransitiva intrans-transit. transitiva  

Tavola delle Preposizioni : Provenzale ©V.S.Gaudio

[cfr. anche Tavola Provenzale/Catalano in : Viggo Brøndal,Teoria delle preposizioni[1940],trad.it. Silva editore, Milano 1967, appendice:Tav.89 B.]

Fete des Gardians celebration. Arles, France
Fete des Gardians celebration. Arles

intransitiva Intransit.-transit. transitiva  
A Per Sota

Su

Sopra

Asimmetrica

 

Vers

Sensa

Tra

Drenta

Fora

In tl’

In tel

Tel

Tla

AsimmetricaSimmetrica
De

Del

Dietra

Davanti

Dal Cum

Sa

Sal

Simmetrica

Tavola delle Preposizioni: Fanese ©V.S.Gaudio

[9] Sono i primi tre versi di La festa pag.75: G.Ghiandoni, op. cit.:Eravamo in tanti, in piazza/ il giorno della Festa: il teatro/ di Fano aperto dopo più di cinquanta anni!

[10] E’ vero che le pietre, le mura di Fano sono come le pietre di Arles, vivono di vita propria? Come dice Joseph Roth: “Le mura antiche diventano più sonore ogni anno che passa, come fossero vecchi violini”:Le città bianche[Die weissen städte,postumo 1976 Amsterdam-Köln],trad.it. Adelphi, Milano 1987:pag.90.

[11] Questa virtù dell’ Heimlich che sottentra nei luoghi di Fano e di Arles, e quindi nella poesia e nella pittura di Van Gogh, è una sorta di fatalità indistruttibile dell’Altro, è come l’irredentismo dell’oggetto, l’estraneità radicale, l’esotismo irriducibile da cui si potrebbe cogliere quella che Jean Baudrillard intende per “declinazione della volontà” e che rende di una evidenza perfetta ciò che, visto da una prospettiva d’insieme, manca al mondo, al senso che non ha frammenti, linee spezzate, forme segrete dell’Altro. L’immobilità dell’oggetto nel cuore della sua banalità che fa irruzione da tutte le parti, con la delicatezza patafisica che non vuole riflettersi, vuole essere colta direttamente, illuminata nel dettaglio, farsi oggetto stupefatto che capta l’obiettivo del poeta e del pittore, questo bagliore didonico di impotenza e stupefazione che manca completamente alla mondanità della lingua, della poesia, nazionale. “C’è del fotografico solo in ciò che è violentato, sorpreso, svelato, rivelato suo malgrado, in ciò che non avrebbe mai dovuto essere rappresentato perché non ha immagine né coscienza di se stesso”, dice Baudrillard (La trasparenza del male, trad.it. Sugarco edizioni, Milano:pagg.165-166). Questo  fotografico è l’irriducibilità che proviene da un altro luogo, la precessione di una determinazione illeggibile nell’evidenza perfetta del linguaggio,deittico ma, illeggibile, segreto, di una devoluzione sottile, energia surrettizia sottratta, rubata, sedotta, radicalmente esotica: a Fano e ad Arles?

[12] Sono i versi in provenzale che corrisponderebbero al fanese di: El giorn dla Festa:el teàter dla Fortuna a pr’aria dop cinquant’an, in t’una rota tonda:par na magia da stròligh? Invece è vera!

Arles
Arles

La casa-fantasma di mio nonno ⁞

VS vs A cerchiato sul cavalcaferrovia casello 106
VS vs A cerchiato sul cavalcaferrovia casello 106
  • La casa-fantasma di mio nonno di V. S.Gaudio
  • C’è ne “Lo Zen di Mia Nonna”(© 1999) anche la storia della casa in cui fu tenuto prigioniero mio nonno, in un paese dello Jonio alto, non quello basso in cui Teti rinviene i doppi paesi[ma anche Giulio Palange qualche storia di fantasmi, o, se si vuole, del doppio, in “La Regina dai tre seni. Guida alla Calabria magica e leggendaria”(Rubbettino, 1994) la racconta], siamo sopra, nella cosiddetta isola felice della Sibaritide[quella dell’operazione anti-‘ndrangheta degli anni Novanta chiamata “Galassia”, per intenderci bene e anche per fare un parallelo virtuale  con Pompei, quando si tratta di crolli o di sommersione], che era proprio sul corso principale del paese, il primo numero civico,o l’ultimo, a seconda  di come si alzavano al Comune e decidevano di rinumerare, e , poi, giacché c’era il fantasma di mio nonno fu abbattuta dall’amministrazione comunale gestita da un massone, che era annesso al partito dell’Avanti di Benedetto Craxi, e adesso a chi sarà connesso, indovinate un po’? Anni fa, nel secolo scorso, quando ancora la casa-prigione c’era, la nuora di mio nonno si svegliò in piena notte e vide il nonno, che era morto da almeno cinque lustri, seduto ai piedi del letto che ammazzava un pollo sbattendogli la testa sulla sponda. La nuora chiese al nonno cosa stesse facendo e il nonno disse di non preoccuparsi che lui era morto ed era venuto solo per i maccheroni della domenica. Intanto, le disse, sappi che è un grave errore invertire i numeri civici delle vie urbane: se questa casa era 1,3,5 come mai adesso è 96,98,100? A questo punto, entrò ‘zi Catarina ‘i gh’jurr e vide Rusinella che stava discorrendo con una “foschia lattiginosa e informe”[Woody Allen,”Apparizioni”] che(lei disse) le ricordava mio nonno, ma molto più brutto.Alla fine il fantasma chiese alla nuora di mettergli sul giradischi “Wish You Were Here” dei Pink Floyd , ©1975 Pink Floyd Music Ltd. , che quando era uscito lui era già morto e non aveva fatto in tempo a sentirlo, almeno fino a che all’alba doveva scomparire attraverso il muro, che dava sul corso Vittorio Emanuele III, prima che quell’albidonese massone lo buttasse giù.Perché non crediate che questo sia frutto di fantasia di un poeta, a proposito di Tonino Guerra(“Mu me la mórta/l’a m fa una pavéura che mai/ ch’u s lasa tròpa ròba ch’l’a n s vaid piò”), che era di Sant’Arcangelo di Romagna come la nuora di mio nonno era di Sant’Arcangelo(Pz) ma che sostanzialmente stava vicino a dove sono stato da ragazzo, nell’agro di Cervia, e lì, appunto, amarcord, c’era una casa, con dentro una storia triste o di fantasmi o di tragedia o di sconvolgimento assoluto dell’anima, sull’argine del Savio, tra Castiglione di Cervia e Castiglione di Ravenna :
  • Al ródi mi carétt
  • a ‘l s’è farmè,
  • a ‘l pépi ad tèra còta
  • a ‘l s’è brusé la saira
  • a fè la vègia tra i paier ;
  • i méur i è vécc
  • al crépi al vén d’in zò
  • com’è di fólmin.
  • E’ ciód dla méridiéna
  • l’è caschè.
  • (Le ruote dei carri/si sono fermate,/alla sera le pipe di cotto/si sono spente/durante la veglia nei pagliai;/i muri sono vecchi/le crepe scendono/come fulmini./Il chiodo della meridiana/è cascato.)

casa fantasma di mio nonno