Tatarânnë zŭmmë zŭmmë ⁞ La Lebenswelt di V.S.Gaudio con Sten Nadolny

La Lebenswelt di V.S.Gaudio con Sten Nadolny│”La scoperta della lentezza” © 1983

 

Tatarânnë zŭmmë zŭmmë La conclusione della spedizione degli Scalzacani per il passaggio a nordovest del Delta del Saraceno

 

(…)

Ebbi l’eccellente idea di inviare Antonio Mundo con Faluccio de Gaudio, o Gaudio, a  Forte Pozzofetente, per occuparsi della fornitura di provviste promessa. I due partirono di malumore, e d’un tratto la pace regnò a Fortë e Shalë i mashtrimi.

Gli indiani cacciavano. Le donne badavano a cucire i vestiti invernali. Gaudio, compatibilmente con il tempo che gli lasciava Calza Rossa, costruì un forno che con la legna funzionava in modo più economico di un camino aperto.

Saverio era sempre più innamorato della bonazza indiana:” E mirë – mirë[i], dicevano gli arbëresh menandoselo tra gli alberi. C’erano lacrime di gioia nei suoi occhi quando la rivedeva dopo poche ore di separazione.

I-Kallam e io non dicevamo niente in proposito. Pensavamo che il fatto fosse troppo fuori dal comune per poterlo liquidare con ovvie obiezioni. Calza Rossa era una stella di terza grandezza, noi parlavamo di altre cose: la bussola, le stelle, il sestante, i segnali con cui noi scalzacani ci intendevamo da una grande canoa all’altra, le feste, il Paolo di Maggio e le leggende indiane di Alessandria del Carretto.

Presto fece terribilmente freddo. I-Kallam aveva avuto ragione.

Tranne Saverio, tutti di tanto in tanto soffrivano molto. Non restava che scivolare di soppiatto tra gli alberi più su al Piano dell’Alpe, anche se Dio e gli indiani vedevano tutto. Un giorno, quando Aïno tornò dalla caccia senza preda e diede a intendere di non aver visto niente, Qesharak, con il suo naso a patata, disse imperturbabile a Cristofaro Gaudio: “La selvaggina c’era, ma quello che aveva in mano l’uomo delle Tre Bisacce probabilmente non era un fucile.” Cristofaro lo riferì ben presto ad Aïno, che dapprima si arrabbiò, ma poi dovette ridere anche lui.

La sera parlavo sempre più spesso con Vicinz Gaz. Il dottore era devoto, ma non era cattivo. Voleva sapere la verità. Quando gliela dicevano, poteva essere tollerante. In realtà era fermamente convinto che un giorno lo scettico Gaudio si potesse convertire. Un lunedì sera Gaz mi chiese: “Se esiste l’amore, non dovrebbe esistere un vertice, una summa d’amore?”

Allora io risposi alla domanda del giorno precedente:”Non ho paura di questo, perché posso immaginare il nulla come qualcosa di abbastanza tranquillo.” Sull’amore al momento continuai a tacere, anche se nei  passaggi al meridiano del mio oggetto a Çorap e kuqe-Calza Rossa vi era transitata insieme come vertice, più che una summa d’amore, una verticalizzazione imponente e assoluta. Il mercoledì sera parlammo a lungo, perché era la volta della vita eterna. Comunque, quando osservavo Saverio, mi sembrava che l’amore fosse più una malattia che qualcosa di divino. Per questo dimenticai di rispondere a proposito dell’amore.

Vicinz Gaz ebbe a riferirmi che la figlia giovane di Aïno, che gli arberësh dell’ovest chiamavano, dopo la spedizione di Bragalla,  “Tere ky ketù[ii] e gli arberësh dell’est “ane-te-aìne[iii], era un autentico shume-i-peshk, così ebbe a dire, e aggiunse: un pescione, e peshk-peshk e tri bisthes, la pisciona delle tre bisacce, che a Bragalla, tutta tenuta nel subligacŭlum, magnifica adlectatio nelle calzebraghe nere, fu maestra nel tendere il dispositivo di alleanza dando il dogu-togu[iv] a 994 o 942 bragallesi, a seconda che si fissi il suo I.P. a 18 o a 19 e l’I.C. sia pari a 52.35. Ci fosse stata lei a fare il mushqepeshk[v], l’inverno, mi assicurò il dottore, sarebbe stato didonico se non addirittura terribilmente aïnico. La figlia paralongilinea-paramesomorfa di Aïno degli Scalzacani dagli ammašcanti era soprannominata “Marsïana”, in omaggio al termine “marsianu”, che è il buco, il fanale, la luce azzurra, il bagliore aïnico. U pisciunazzu , per quanto aveva fatto a Bragalla, aveva avuto dai palisti d’Alisandra l’appellativo Peshkuaka[vi], ricavandolo dalla terza persona singolare del presente ammirativo del virtuale verbo generato dal sostantivo Peshk.

Quattro mesi dopo ritornarono Mundo e Faluccio de Gaudio. Non avevano ottenuto niente e si addossavano reciprocamente la colpa. Del cibo promesso a Forte Pozzofetente non era arrivato nulla,anche se avevano trovato gli interpreti gliaroni . A  Forte Pozzofetente  Mundo aveva cercato di ottenere le provviste a suo modo. Faluccio, disse, l’aveva piantato in asso: “Ha dimostrato più comprensione per le presunte necessità degli indiani della Timpa e di Francavilla che non per le nostre. Non ha lottato per noi!”

Faluccio controbatté:”Il signor Mundo non ha fatto che strillare, da gliarone qual è, con le autorità competenti. Così non si ottiene un cazzo!”Saverio continuava ad amare Calza Rossa. Calza Rossa era stata impregnata. Di chi, c’erano pareri diversi da quello di Saverio, che, era evidente, aveva riempito di schizzi solo l’album.

Gli interpreti gliaroni erano tipi dal naso piatto, dai capelli crespi e dai corpi muscolosi, e si chiamavano Bark e Vesh, che significavano ventre e orecchio.

Il 14 giugno i fiumi furono di nuovo percorribili per tratti così lunghi che decisi di partire. Tutte le carte e le annotazioni furono chiuse in un ripostiglio della baracca “Fortë e Shalë i mashtrimi”. Sulla porta Aïno inchiodò un disegno che raffigurava un pugno alzato con un coltello lievemente azzurrino. Dal momento che sotto il Piano dell’Alpe ognuno, indiano o gliarone che fosse, poteva usare qualsiasi capanna, bisognava in qualche modo proteggere le carte. Anche I-Kallam riteneva che il disegno poteva essere più efficace della serratura. Comunque, qualora non fosse bastato l’avviso esterno, una volta dentro il viaggiatore intruso avrebbe trovato affissi alle pareti altri disegni che raffiguravano una ragazza indiana di straordinaria bellezza che usava il fallo dei viandanti alla maniera dell’eros dei castracani: anche I-Kallam riteneva che i disegni potevano essere un ottimo diversivo pure per gli intrusi ammašcânti e gli arbëresh d’Alisandra, che, notoriamente, erano poco propensi alle sollecitazioni della bellezza indiana[vii].

Calza Rossa non era venuta con noi, era rimasta presso la tribù. Anche uno dei guerrieri di E-Kallam era rimasto là, per amor suo. Lo sapevano tutti tranne Saverio Gaudio. Persino io lo sapevo. Saverio raccontava che alla fine del viaggio sarebbe tornato là a “Fortë e Shalë i mashtrimi” e avrebbe vissuto con Calza Rossa, a Pozzofetente o da qualche altra parte financo nella zona costiera delle Tre Bisacce. Tutti annuivano e tacevano. Persino Mundo tenne a freno la lingua.

 

Sulla riva o, meglio, sul pendio, che si inerpica dalla Sella, che passa da 471 metri, più ad est verso Spartivento è 490 l’altezza, a 375, a 340, giù a 116 nel fiume e, dall’altra riva, c’è, tra 363 e 405 metri, Armi Rossi, che si inerpica nell’agro di Villapiana dalla Punta del Saraceno, laddove, nell’agro delle Tre Bisacce, si inerpica la Sellata dell’imbroglio [ e che fa parte della Commenda Gerosolimitana dell’Ordine dei Cavalieri di Malta o di San Giovanni di Gerusalemme o forse di Aïno, da cui discende il marinaio della nostra spedizione, tanto che la Shummulõna c’è chi dice che fosse una zoccola maltese e alcuni una troia aïnica, ma giacché la commenda finisce e si dirama da Gozo, o Gawdesh, si pensò, quando ci fu il rapimento di una magnifica preda, prima a Calza Rossa, poi alla Shummulõna dei Pa-Rrotë, per toglierne l’uso al gran capo di quegli Scalzacani, infine si disse che la rapita era addirittura Aquila Gaudio], il punto designato è il toponimo ritornello dedicato al gran capo degli Scalzacani(“e Zbathurqenët”):

Ta-ta-rânnë-zŭmmë-zŭmmë

che è diventato il ritornello, canzonatorio in apparenza, rivolto a chi adesso è prostrato o caduto ma ha goduto del piacere, del gaudio, assoluto.

La prima traduzione sarebbe: “il padre grande ha goduto lo Shummë e l’Enzumme”: nello zŭmmë si fa entrare sia lo Shûmmulo che l’Enzuvë; anche se c’è un’altra versione un po’ sanscrita: “tata” , che è, in sanscrito, sia “padre” che “riva”, “ran”, “godere”, ma anche “risuonare”, “tintinnare”, lo zŭmmë, che è il patagonico suono del fantasma quando passa al meridiano come analemma dell’oggetto a, che rinvia al “suma” sanscrito, che è “luna”,”cielo”, “atmosfera”.

C’è una ulteriore variante del “ta”, che è “questo”, che, ripetuto diventa superlativo, cioè: “il grande questo sulla riva o sul pendio godette, suonò la luna (o il cielo)”.

La strofa completa è così cantata nel dialetto del Delta dagli Scalzacani stessi:

Tatarânnë jivë girănnë

Parròtt  jivë nzìvânnë

Girë e ‘nzïvë, zŭmmë e shŭmmë

Tatarânnë zŭmmë zŭmmë

 

La traduzione deve essere sempre a doppio senso:

Tatarânnë(= il Grande Padre) andava girando

Il cannone(il “top” chiamato “Parrott” dal nome del brevettatore) andava enzuvando

Gira e enzuva, fa lo zŭmmë e shŭmmë

Questo-questo godette il cielo(o la luna) lo zŭmmë-zŭmmë!”

Photostimmung basata sul cannone Parrott

by Blue Amorosi

 

Quattro settimane dopo avevamo quasi raggiunto lo sbocco del fiume. Da allora potevamo incontrare in qualsiasi momento gli arbëresh d’Alisandra, che andavano a guardare le donne che lavavano i panni sulla riva del fiume. I-Kallam non se ne tornò a Castroregio con la sua tribù, puntò a est verso la costa degli scalzacani, anche se non sapeva come si sarebbero comportati i suoi guerrieri con quegli indiani, ma avevano le donne e con la maestria rïulesa e castracane avrebbero ottenuto sportule e commende per loro e le future generazioni: “Dicono di noi che siamo metà uomini e metà cani. Quanto agli scalzacani, bevono sangue crudo e mangiano pesci crudi, ma amano ngul[viii].”

Si accordarono con Faluccio de Gaudio, che andasse con loro; se la spedizione fosse fallita e non fosse riuscita a raggiungere le terre dei Pa-Rrotë, avrebbe rifornito il forte della Sella dell’imbroglio di provviste e munizioni.

Saverio volle sapere dove avrebbe soggiornato la tribù nella primavera seguente. Con espressione imperturbabile, E-Kallam gli comunicò che sarebbero stati nel territorio  a sud. Il padre di Calza Rossa gli porse la mano e disse: “Save’, quando avrete fame dovete bere molto, e fate meno schizzi, altrimenti morirete!”

 

Eccolo di nuovo, il mare, con la sua cara pelle rugosa da elefante: il mare degli scalzacani delle Tre Bisacce! Presto avrebbero sfilato davanti a noi flotte di mercantili diretti a Taranto e le navi per Crotone. Ma in fondo, che cosa mi importava delle imbarcazioni! Mi misi a ridere. Ero di buon umore. C’era quiete sulla collina. Dall’altura ricoperta di erba gli uomini guardavano il mare oltre lo sbocco del Saraceno, il fiume degli arbëresh d’Alisandra.

Davanti ai miei occhi si stendeva una terra ignota, silenziosa e non tanto immensa, solo il doppio di tre bisacce, l’antica misura agraria della terra di Faluccio de Gaudio, ma immensa quanto il giardino dei miei avi, gli scalzacani della famiglia Pa-Rrotë.

E il mare era indistruttibile: mutava aspetto ogni giorno e restava uguale a se stesso in eterno. Finché esisteva il mare, il mondo, pur pieno di gliaroni, non era misero.

 

[i]Buona-buona”, ovvero:”Bona-bona”, “Bonazza”.

[ii] Da leggere così: “Tr-kiu-chtù”, significa:”Tutto questo qui”!

[iii]Fianco(lato, margine) d’Aino”.

[iv] E’ termine dei quadarari ammašcanti, significa:”Pesce buono”, “’u-piscbbùne”.

[v]Mulapesce”.

[vi] Letterale: ”Cristo, che cazz’i pisci!”. Per altri, era “i qime shume”, “il pelo assoluto”, oppure “i qime i Aine”, “il pelo d’Ainea, Enea”.

[vii] E gli intrusi, si narra, furono tanti nel corso degli anni che la baracca fu chiamata “la baracca degli schizzi del Gaudio”, nella lingua degli Scalzacani: “abbaràkk diskîzz’i Gavidĵ”, nella lingua dei Castracani: “e barakë i skicave[la “c” si legge “z”] i Gazi”. Altra denominazione del luogo tipico: “e barakë e kuqe” che gli indiani delle Tre Bisacce commutano in: “abbaràkkä da Cucckä”, ma il nome più ineffabile di quel punto designato 33SXE271146(cfr. nota 17) è forse quello coniato dai quadarari meticci: “e shalë e mashtre”, che è sì, in parte, “la sella dell’imbroglio”, ma è anche un po’ “la sella della maestra”, cioè della Cucckä dei Castracani, l’indiana che ha somatizzato l’oggetto a del capo spedizione con l’indice del pondus 8 e l’indice costituzionale 59. Per i quadarari indigeni e geneticamente puri, “la sella dell’imbroglio” si è sempre specchiata nella loro sella dell’ ‘mbrógliu, che, essendo un “rotolo di rame”, aveva il “peso di 1 Kg”, difatti il toponimo quadararo è: “shalë i ‘mbrógliu”(cioè la sella che richiede l’arnese di 1 Kg) con la variante precisa “u trunânte p’u ‘mbrógliu”(la “sella” per 1 Kg di rotolo di rame). La somma cabalistica del punto designato nel Foglio n.222 della Carta d’Italia, IV S.O. Trebisacce fissa invece come numero il 21, che, nel “Foutre du Clergé de France”(1790), è la posizione dell’Imbronciato, che illustra lo stato amoroso di Saverio Gaudio: l’uomo volta la schiena all’indiana e lei dovrebbe infilarsi l’‘mbrógliu. Solo che così, giacché lei ci rimette almeno un pollice, il rotolo non è più da 1 Kg e nemmeno è ménzumbrógliu. Anche se, come sostengono i chierici francesi e gli indiani franco canadesi, l’indiana non s’addormenta mai quanto albeggia, nemmeno con i quadarari di Albidona che manco un quartumbrógliu tengono. Comunque, la posizione 21 dell’Imbronciato è quella della persistenza e, difatti, per gli schizzi che ci sono nella baracca da Cucckä come può la ‘ndrappuna  dormire?

Oltre ai residui umani e animali rinvenuti nella Baracca della Sella, e parecchi referti di natura genetica e culturale destinati a Calza Rossa, fu rinvenuto, in tempi recenti, un foglio manoscritto con evidenti incrostazioni di natura sessuale con questa poesia lasciata in omaggio ad Arshalëzet(cfr. annotazione in merito in “Strutturalismo della Sella”, a seguire nel testo integrale della Lebenswelt):

il legno è come la pelle e un po’ come il melone

e mani e dita vanno nel senso del sole

e risalgono a posarsi dove la carne con lo gnomone

fa verticale e profondo il meridiano

di largo in lungo si viene si va

cielo e vento liquido e macchia anche stesa

in linea tra i bordi dov’è il campo

e questa tela che aderisce fino al ventre carico

e inclinato tra la giuntura dell’inguine e l’anello

solare così marcato e pieno, il Jésuve che tira

acqua muscoli dita glande non bastano

ancora per bucare tra carne e tuono

remando con tutta la mano

fino al punto d’entrare nell’arco

della durata che ha lo spessore della controra

La qualità letteraria del testo fa pensare che il lascito sia opera di un poeta colto. Il riferimento al Jésuve non potrebbe che farlo un profondo conoscitore dell’opera di Georges Bataille.

In calce al foglio è vergato: Enzuvë a Pascipecora .

[viii]Ngul” significa “infilare” ,”ficcare”, “introdurre”, “fissare”.

da: La Lebenswelt con Sten Nadolny sulla spedizione degli Scalzacani per il passaggio a nordovest del Delta del Saraceno © 2011

 

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POP-CORN CINEMA & POESIA

Marisa Aino | Pipirites et paniculae © 2016

▐ Sembra che per la bottega di pop-corn l’attrice si sia ispirata a queste paniculae di Marisa Aino…Se trarrà ispirazione dai piperites, quella patagonica(o ottusa?) attrice che altro botteghino aprirà in quel di Parigi, quello dei “popacci crushkl” di Sant’Arcangelo?▐

Il pop-corn della ragazza del poeta ♥

Il poeta, che non ha i baffi nerissimi e accuratamente tagliati di quel signore della Centuria “Ventiquattro” di Manganelli che è, alle quattro del pomeriggio, ancora in pigiama[i], non riesce a sdraiarsi sul letto, e nemmeno stendersi in una poltrona comoda e rassegnata, e non sfoglia manco un libro, né guarda il titolo solo dopo aver leggiucchiato una pagina. Ha appena letto in un quotidiano che la sua ragazza, l’attrice che non si sa quanti film ha fatto e che non si  sa da quanti visionatori è concupita come oggetto “a”, ha inaugurato il suo negozietto di pop-corn! Lei è un’anima aggraziata, e anche di corpo non è male, è pur sempre la ragazza del poeta, che, continua a pensare che anche lei in qualche modo è innamorata  perdutamente di lui, pur essendo poeta, sarà, si dice, per via del punctum dell’anima, ah, dice “punctum”, facendo sottentrare per la sua immagine l’ovvio e l’ottuso di Roland Barthes, invece si sta riferendo al punto sensibile arabo nel suo cosmogramma, quello dell’anima, che è strettamente connesso al suo Ascendente, anzi al suo mezzopunto Sole/Ascendente, un’adesione incredibile, quasi patagonica, per via  del fatto che oggi si sente sotto l’effetto di una molesta ubriacatura, ma in realtà egli , la sera prima, ha bevuto un solo bicchiere, saranno stati i peperoni, peperoni e uova, e…oh, Dio, com’è possibile? Pop-corn, e ripensando alle uova, per le galline e il granone per le galline, quella scema s’è aperto il negozietto del pop-corn, ma chissà mai chi glielo avrà messo in testa, o forse ci ha pensato autonomamente, quando andavamo al cinema, pensa il poeta, forse a vedere che si vendeva tutto quel pop-corn avrà pensato che era in quel modo che si facevano i soldi, povera stupida…Ma è suonata? Sarà stata un imbonimento della famiglia, quelle sorelle non volevano aprire tempo addietro una friggitoria, così, dicevano, sai quanti soldi ci facciamo la mattina che prepariamo il cestino di patate fritte e cozze impepate per i ragazzi che vanno a scuola, tu pensa a quelli che, poi, devono restare qui in paese per il turno pomeridiano e allora vengono a mangiare qui peperoni e patate, cozze o cozz’ammula fritta, e poi tu ti metti il grembiulino e bona come sei sai quanti si vengono a riempire l’otre dello scroto a furia di ingurgitare pensieri immondi su di te, che in confronto un manga di marca “Hentai”sembra addirittura arido, altro che shummulo[ii]  di quel fesso di quel poeta senza una lira!

Pop-corn…e la rivedeva nella tuta di latex per quel personaggio da super-eroina, che, lui, così in quell’assetto, ne aveva messo da parte immagini in gif, che, quando lei non c’era, stava a guardarsele e a menarselo per ore intere, e giorni, e adesso questa super-eroina si mette a vendere il pop-corn… Mio Dio, mi capiterà un giorno che uscendo da quel suo negozietto un giorno mi accorgerò che mi hanno rubato l’Universo, e al posto dell’Universo c’è quel solito venditore all’ingrosso di granone per galline, in quel suo buco, dove, quando smise, aprirono la sede della progenitrice dell’agenzia della Fiscalrassi, e il suo paese era scomparso, scomparsa la sua casa, scomparsa la sua famiglia, scomparso il suo aranceto, scomparsi gli ulivi di Sant’Arcangelo e la sterpina, scomparso il sole, scomparso il cinema, e il poeta si era allora convinto che era accaduto un furto, un furto più grande del consueto, era stato rubato l’Universo del poeta, e c’era tutto quel pop-corn e quella stupida che adesso non faceva più l’attrice, s’era messo il grembiulino e il berrettino e sorrideva a tutti i compratori di pop-corn, che, poi, non sapevano che farsene, perché non c’era più il cinema, non c’era più l’attrice per la quale andavano tutti al cinema a farsi l’erezione di terzo grado, non c’era il sole, ed erano rimasti tutti gli ombroni del mondo, e tutti avevano il pollaio e tutti vendevano il granone all’ingrosso e tutti erano affiliati alla Fiscalrassi e tutti andavano alla regione a mettere la tassa della salute per il poeta che, se non voleva essere ricoverato in una clinica psichiatrica (come quella che c’era vicino all’ospedale della città dov’era la sede legale dell’azienda che faceva le bollette a Moncalieri e che in realtà era afferente alla sede maggiore in Puglia, tanto che se il padre fondatore era un monaco, il nome di quel paese della Puglia era simile al nome di un altro monaco che, anche quando non è il nome di un monaco, entra in vari scandali per il dispositivo di alleanza  e anche per quello di sessualità), doveva pagarla  a fior di quattrini prima all’Inps di residenza e, se non lo avesse fatto, l’avrebbero resa nazionale e fatta pagare con il 740 con versamenti alla regione di residenza, famosa per avere il Centro Servizi fiscale a Salerno, nella regione attigua, a nord, che, sarà per questo, per via dell’ombra, che, più si va a nord e più  è tutto in mano agli ombroni, o nelle loro bisacce.

Un giorno, poi, dopo che il poeta le aveva scritto una lunga email sperando che rinsavisse e ritornasse a fare film, lei gli aveva mandato un’affiche come quelle di Paye Ta Shnek: “Mon Pop-corn n’a  pas besoin de ta poésie ou de ton (-phi), ni a besoin d’autre cocorico de Monsieur Lacan!”. E gliela affisse anche su Twitter[iii]. Il poeta prima pianse per tre giorni, e ogni volta che mangiava l’insalata di mais col tonno Sardanelli rigettava, infine se la legò al meridiano la sua bella attrice di una volta e, quando era incazzato nero, scuoteva così forte il meridiano che il Fondo Cielo, in breve, si riempiva fino all’orlo creando panico negli ombroni che temevano ogni volta di annegare.

♥by Gaudio Malaguzzi

[i] Giorgio Manganelli, Centuria.Cento piccoli romanzi fiume, Rizzoli Editore, Milano 1979.

[ii] Cfr. V.S.Gaudio, Shummulon vs Shumullar. La Stimmung con Samuel Beckett, Rockaby, in→ “il cobold”.

[iii] Cfr. “La ragazza che faceva l’attrice al suo ex poeta”.

pop-corn-biglietto

La ragazza che faceva l’attrice al suo ex poeta: l’affiche de son Pop-corn.

Alla maniera di PayeTaShnek.

Kenton Nelson ░ La figura innamorata

Curiosity
Curiosity

La figura flemmatica innamorata di Kenton Nelson

La figura di Kenton Nelson è come se fosse continuamente sfidata da una situazione di insopportabile gravità, è, in linea di massima, nell’archetipo lineare della flemma dell’innamorata; più esattamente, in questo modo lei si descriverebbe in questo momento, guardandosi come se fosse lei il visionatore e lei la figura come personaggio, allora in questa rappresentazione è come se fosse , per l’attante iconico che è, innamorata di un signore distinto, nobile d’animo, colto, leggermente autoritario, taciturno e delicatamente travagliato; in quest’altra rappresentazione ama un colto ma brutale studioso di astrologia, che, in quel momento, sta amando una cultrice della materia del sanscrito o dello shqip; nella terza o quarta rappresentazione, sembra che la studiosa di sanscrito si sia invaghita del poeta irritabile, che dedito com’è ai piaceri singolari, sta, intanto, coltivando una relazione con la figura che c’è nella quinta rappresentazione, che, qui, non appare, ma è una di quelle figure dello Swim Party, e difatti ha lo stesso Nageur della Maison Lejaby che indossava in spiaggia un personaggio di un micro racconto di Gaudio Malaguzzi. In realtà, nessuna di queste figure di Kenton Nelson ha una passione per la filatelia o si dà con veemenza nelle fantasie oggettuali del poeta ormai privo di fantasia che appare nei microracconti di Malaguzzi, né ha un disperato amore con un brutale tarocchista o mentalista o un sadico zoologo; di una in particolare si può pensare che, come in uno dei piaceri singolari del poeta privo di fantasia, sia entrata  nello shummulo di un capodanno, e quindi nell’archetipo di Bragalla e nello schema verbale relativo.

Divinity
Divinity

L’iconicità flemmatica della figura di Kenton Nelson non si consacra mentalmente a un baritono rovinato dal singulto, come in una centuria par che voglia Manganelli[i], tutt’al più si consacra anima e corpo a un visionatore che non ha mai visto una filatelica in costume da bagno, né quell’altra disegnatrice di cuscini, che, nella centuria anzidetta, sembra che ignorasse l’esistenza dello zoologo però veniva puntualmente ad ogni plenilunio, ma anche nei quarti crescenti, pensando al poeta che aveva semplicemente incrociato, un giorno tanti anni fa, senza nemmeno guardagli la punta delle scarpe, sul marciapiede di una metropolitana.

Wait
Wait

L’iconicità flemmatica, quando è così innamorata, è dentro  il peso di una normolinea quasi mesomorfa, che, a seconda di quel che indossa, non si riesce a capire se il suo indice costituzionale sia più teso verso il 53 o più allargato e pesante verso il 56; l’indice del pondus, mettetela come vorrete quella figura, o come la fa mettere Kenton Nelson, è sempre nell’iconicità e nella pesantezza lieve e tenera del valore “alto” corrispondente al 20[ii], o quasi “medio-alto” che farebbe 21, per via del naso[iii], o di un nodo che, se il visionatore cerca, da qualche parte si esprime come una sorta di punctum del cosiddetto bagliore didonico, o ainico, se proprio vogliamo che abbia la tenera iconicità dell’oggetto “a” del poeta privo di fantasia.

by V.S.Gaudio

Leisure's Allurements
Leisure’s Allurements

[i] Cfr. la centuria Cinquantasei, in: Giorgio Manganelli, Centuria. Cento piccoli romanzi fiume, Rizzoli Editore, Milano 1979.

[ii] Cfr. V.S.Gaudio, Come calcolare l’Indice del Pondus, in: Idem, Oggetti d’amore. Somatologia dell’immagine e del sex-appeal, Bootleg Scipioni, Viterbo 1998: pag.77. L’indice del pondus, nel sistema di V.S.Gaudio, più decresce più ha valore alto, per cui, nella forchetta del valore alto, si va da 12 a 20: il valore alto 20 è meno alto di 19 e questo di 18…; nella forchetta del valore medio-alto, si va da 21 a 26, e naturalmente l’indice 21 è il più “medio-alto”, nel senso che è maggiore di 22, 23,26:

[iii] Correlando l’indice del pondus pari a 20 con l’alfabeto mnemonico, avremmo per la cifra 20 l’archetipo-sostantivo “naso”, e per la cifra 21 l’archetipo-sostantivo sarebbe o potrebbe essere “nodo”, difatti “n” equivale a 2 e “d” a 1, come “s” equivale a 0.

Dishabille
Dishabille
Food Service
Food Service

La moglie del poeta e il pondus-Stuart ♦ Gaudio Malaguzzi

↑Anche il Leggings Black Sateen Ankle Jeans della Nordstrom è patagonico per il pondus-Stuart alle coordinate bioritmiche giuste ♦

Il poeta, l’astrologo e il pondus-Stuart| by Gaudio Malaguzzi

 

Il poeta volle andare al congresso internazionale di “astra” per poter interpellare quell’astrologo, dall’aspetto tranquillo e per nulla fantastico, un po’ come quello che è al Sessantanove della Centuria di Giorgio Manganelli, quello che aveva appena terminato i suoi calcoli, e da quei calcoli risultò quanto segue: “egli dovrà incontrare la donna della sua vita tra un anno e sei mesi; per molti versi, pare donna del destino, e non esige altro che d’essere accettata. (…) Ma i suoi calcoli gli hanno detto anche qualcos’altro: vale a dire, che egli morirà esattamente venti giorni prima dell’incontro della sua donna. “(1)

Fuor dalla teoria del fantasma, come avviene nella psicanalisi freudiana, e dall’oggetto “a” di Lacan, il paradosso nel cosmogramma dell’astrologo, per quanti sforzi faccia il narratore, era inesplicabile.

L’astrologo interpellato dal poeta, invece, questo ebbe a dire al poeta sul mistero della sua nascita: che, nato, era nato lo stesso giorno di Ernest Hemingway e, aggiunse, con una sottolineatura, lo stesso giorno e anno dell’attore de “L’attimo fuggente”, gli disse: lei lo sa che è gemello astrale di Robin Williams, per un poeta , lo guardò sornione, deve essere il massimo, no?

Poi, abbassò la voce e quasi gli sussurrò: la figura della madre è qui nella casa del mostro, che, avendo connessione con il settore dei bambini, deve essere per forza di cose il mostro Sibari, o una cicogna abortista, lei è radicale e si è autodenunciato per la campagna dell’aborto, è vero?

Il poeta quasi svenne e, provvidenziale, arrivò la segretaria di “astra” con un bourbon che, se ne accorse subito il poeta, non poteva che essere un Jim Beam, che, se vai a vedere, fortifica l’eroe che deve prendere la via per andare a stanare il mostro, verso sud-est, d’inverno anche laggiù, tra quelle paludi, è impossibile vederlo il mostro, anche in volo radente e nero, una grossa troia col becco e le zampe della cicogna, che spetazza però nel cielo e gassifica l’aria della sibaritide.

La figura della madre è con i suoi nemici, disse l’astrologo, rincarando la dose, e se questo bambino è lei, allora non ci sono dubbi, lei è prigionero del mostro Sibari, che non è detto che sia vicino alla fonte, l’importante è che ci sia il paradigma dell’acqua, o del nome che ha in sé l’etimologia della fonte, ayn.

Il poeta guardò esterrefatto l’astrologo: Ma la vede quella donna seduta alla tavola rotonda di astrologia e scuola? Ebbene, sa come si chiama? E l’astrologo imperterrito: “Mi pare che si chiami Marisa Ayno”. E sorrise. E il poeta: e sa chi è Marisa Ayno? Lo sa che è mia moglie?

L’astrologo , dall’aspetto tranquillo e per niente fantastico: “Fantastico! Ma stia tranquillo: non è lei il mostro, e, da quel che vedo, deve essere, intendo come somatologia, nell’ordine della costituzione degli angeli Stuart, e, mi creda, non è per niente sicuro che il suo pondus angelico così desiderato  sia di marmo come quello degli angeli che più di ogni figura ha fatto innalzare il (-φ ) del visionatore al gaudio massimo del cielo”.

Ebertin e punti "f" e "H" per il tergo-ayno
Ebertin e elongazione Asc.Marte/Plutone
per il tergo-ayno

Quale disposizione dei punti le fa rilevare che il pondus di mia moglie, pur non essendo di marmo, sia come quello degli angeli Stuart?

“Nel suo cosmogramma, non in quello di sua moglie, che darebbe lo stesso risultato, Urano, che è il maestro della Settima, cioè sua moglie,  è in congiunzione con Marte, che essendo il (-φ) nella casa degli angeli, il che è il punctum del pondus-Stuart di sua moglie e, per essere tale, non essendo quello di una statua o di due in una chiesa, è più che altro al godimento  e allo shummulo del (-φ) del coabitatore che è destinato e predisposto; anche se, come quello delle statue, è stato sempre oggetto di bramose, inconfessabili ricognizioni non solo manuali, sempre nell’ordine del suo farsi oggetto “a” di visionatori e praticanti dei piaceri singolari,  tanto  è vero che, se il pondus di quegli angeli oggi risplende dopo un secolo e mezzo di furtive, immonde carezze, come se fossero tirate a lustro ogni giorno, il pondus-Stuart di sua moglie è l’espressione assoluta del gaudio connesso a quello che lei stesso ha formalizzato come “bagliore ainico”; l’aspetto di Marte-Urano con Venere in casa seconda, che è quella dove il bagliore ainico illumina il cammino ascendente del suo (-φ), rende il pondus stesso il punctum più adatto anche per la proairetica di quello che lei stesso ha chiamato lo shummulo”.

In questa photostimmung  di Blue Amorosi part. del tergo-Ayno
In questa photostimmung
di Blue Amorosi part. del tergo-Ayno

Il poeta, meditando su questa regola del pondus-Stuart, capì che l’universo contiene in sé l’esigenza  di qualcosa che non può essere, e dunque è in conflitto con se stesso, come il deretano degli angeli nel monumento di Canova: preso nel suo insieme, l’universo è come il pondus, è sì infelice, in ragione del fatto che  ha il paradigma nella stessa area della figura della madre, che, si è visto, per quanto ha detto l’astrologo, coabita con i  miei nemici e non si sa chi possa essere, nell’oscurità in cui la tiene il mostro Sibari; sì, certamente, qualcosa di inesatto c’è, o almeno la menzogna e l’orrore del mistero della madre, e la sacralità del culo degli angeli Stuart, come il pondus-Stuart che è di carne per la fondatrice del bagliore aynico, chiamiamolo, alla maniera di Merleau-Ponty, tergo: tergo-Stuart o tergo-Ayno, in tal caso, non c’è nessun mistero,è nell’ordine del calendario, in determinate fasi del suo bioritmo sarà oggetto “a” infinito per il gaudio di chi riesce a farsene visionatore quando , nel giorno del bruciamento e ricominciamento del mondo, che sta a capo dell’anno e della temporalità, si innalza, nel fasto della festa, al suo meridiano analemma esponenziale che fa implodere il  bagliore aynico. Sarebbe anche la regola dello shummulo sibarita col tergo-Stuart o tergo-Ayno. Che, per questa misura o macchina, sarebbe più congeniale il termine “geni”, come  definì  i suoi “angeli” Canova stesso: organismo o  inclinazione naturale, entità astratta o mitologicamente spirito o divinità tutelare, il tergo-Ayno, genio che, dall’incavatura del ginocchio, che sempre a genio  o alla macchina bellica afferisce, e al Capricorno come segno solare della moglie del poeta,  è, al pari del genio di una lingua o di una nazione, il genio somatico, o la macchina dello shummulo, per prendere il gaudio, ancor di più se “genio incompreso”(2), il poeta, o “genio imbragallato”(3) in un vestito  “Marella”, la geniale divinità tutelare dei piaceri singolari non solo del poeta. Comunque, i grandi spiriti, chiosò l’astrologo, ovvero i geni, è così che s’incontrano, o, in ogni caso, shummulano tra bellezza e virtù in capo all’anno o calendario che sia, l’”astrologia” del tergo-Stuart o il “lunario” del tergo-Ayno e il (-φ ) del poeta-visionatore.

Angelo Stuart di Canova - part.
Angelo Stuart di Canova – part.

1 Giorgio Manganelli, Centuria. Cento piccoli romanzi fiume, Rizzoli Editore, Milano 1979.

2 In relazione con voci che alludono all’erezione, genio, dandosi come organo sessuale maschile, fa pensare ai versi delle Rime burlesche(metà del XVII secolo) di G.B. Ricciardi: “Il mio genio superbo non caccia/tra’ pantani e le fosse qua giù;/ma s’inalza seguendo la traccia/di due fere, bellezza e virtù”.

3 Più che altro come gèno, si dà come meton. per l’ organo femminile:genere o sesso: “Tornar non volle Europa al patrio seno, conoscendo alterato avere il geno”:G.A. dell’Anguillara,Le metamorfosi di Ovidio, 1561.

 

I pantaloni rossi di Nadiella│3

pantaloni rossi 3

3.

La vedete quella ragazza

coi calzoni rossi, se hai visto

ebrei che pregano per la pioggia

dirà poi Amichai hai visto

come gli uomini ricordano,

io ti ho visto con quei calzoni

rossi e sulla spiaggia di Rimini

d’inverno com’eri in quella

immagine che mi hanno rubato

gli zingari insieme al libro di Testori

sulla letizia e la felicità che mi avevi

dato da leggere, non puoi vedere

come ricorda un poeta, ragazza

di quegli anni in cui non sono stato

a Le Havre, né a Ushuaia come mio

nonno, mi piaceva stare in mezzo

alla gente, Torino scava immagini

indelebili nella tua libido, con quei

calzoni rossi che avevi in via Barberia

a Bologna solo in quella finestra visiva

ti ho portato a passeggio sotto i portici

di via Roma, via Po e via Cernaia

e adesso che avrei voluto ancora

pensarti qui in questo deserto

della mia anima come faccio

a pensarti con quei calzoni rossi,

come può essersene andata quella

mia ragazza coi calzoni rossi?

Una ragazza con quei calzoni

rossi sta semmai alla finestra

a farsi lo shummulo, non salta

giù perché non può essere che

non ci sia più  nessuno che

le tiri giù i calzoni rossi,

nel vento estivo che sta

arrivando

 

Gli oggetti d’amore del Poeta e della Parrottiera

e868b-image002Pratica annuale del poeta e della Parrottiera, e suoi oggetti  d’amore più goduti

by Gaudio Malaguzzi

Fu all’inizio dell’anno che il poeta inviò la statistica o, semplicemente, la classifica delle sue pratiche singolari alla Signora dei cetrioli, quella della patagonica posizione della Mula. Pur essendo prima la moglie, che con le due strutture dell’oggetto a aveva raggiunto la ragguardevole quota di 526 punti, qualcosa come 1.4 pratiche di fantasmizzazione giornaliere, che, nell’ambito di questo tipo di lussuria, è davvero disdicevole ma che testimonia come la potenza patafisica della signora sia qualcosa di oltremodo temporale e di possentemente heimlich[c’è da dire che in ogni esercizio masturbatorio, l’oggetto fantasmato prende 1 punto; se l’esercizio ha una certa continuità temporale, c’è un bonus che può essere anche di 3 punti e se l’esecuzione fantasmatica produce un orgasmo effettivo e liquido i punti assegnati sono 5, oltre a quello della performance, che, se ha avuto durata, ha ulteriori punti aggiunti in bonus], dicevamo: pur essendo prima la moglie, senza temere reazioni in proposito da parte dell’altra signora in corrispondenza segreta, il poeta le inviò questa classifica:

1° Moglie 527

2° Mula o Parrottiera 489

3° Orsellizia 438

4° Gigolette 405

5° Ide 32 (solo negli ultimi giorni dell’anno)

 
© blue amorosi

E dopo pochi giorni il poeta, come d’accordo, ricevette la classifica della Mula, che l’aveva spedita contemporaneamente al poeta, in modo che ognuno non fosse a conoscenza, prima dell’altro, del risultato. Incredibilmente, anche il poeta non era stato primo nei pensieri morbosi della signora dei cetrioli. Difatti, questa trasmise questa classifica:

Oggetto denominato “Il portiere” 734

(Era un suo oggetto “a”, fattosi tale e talmente irredento nella mappa della Mula, per il fatto che il portinaio non c’era volta che non la guardava salire le scale, e, infine, pare che, quando il pover’uomo dovette essere pensionato, fosse stato liquidato con una infinita e potente inculata sul terrazzo dello stabile; lei lo fantasma per il fallo da satiro e la capacità liquida della performance, che poi lei, naturalmente, mostra al mondo e ai condomini tutti depositandola integralmente nello stesso punto in cui viene sodomizzata)

2° Poeta 405

3° Un uomo chiamato “Fisico” 390

4° Un giovanotto chiamato “U giovane” 115

A cui fa seghe e blow job, e gli fa anche lo shummulo con i seni

Un altro giovane chiamato “Subito” 104

(Fa subito, in qualsiasi posto, anche, spesso le fa addosso, sul vestito, in faccia, sul muso)

Poi ulteriori oggetti non definiti, e omessi nel conteggio, che impensieriscono non poco il poeta, perché sembra che tra questi ci siano le nuove strutture dell’oggetto “a” della Mula per l’anno avviato[i]

[i] A conti fatti, considerati i 5 oggetti definiti per ognuno degli interagenti dei piaceri singolari, abbiamo questo risultato: a) il poeta raggiunge quota 1891, che corrisponde a una media giornaliera di quasi 6 “pratiche fantasmatiche” formalizzabili; b) la parrottiera, o mula, fa 1748 che è superiore a una media giornaliera di 5 “pratiche fantasmatiche bagnate”. Se si considera che sia il poeta che la parrottiera hanno omesso altri oggetti non considerati come partecipanti ufficialmente al piacere singolare di ognuno dei corrispondenti, avremmo una somma ancor più considerevole; va sottolineato che dal punteggio riguardante l’oggetto “Poeta”, per la mula, lei ha sottratto 236 pratiche, imputabili alla fantasmizzazione del “marito” più giovane con cui verbalizza, sempre, la chiamata e la partecipazione del poeta , che viene designata dal marito come esattezza matematica , è quasi scientifico, dice alla moglie mentre glielo tiene dentro, per la tua parrottiera il calibro giusto, esatto, è quello di Parrōttë, perciò il poeta sarebbe , nell’anno solare considerato, a quota 641, a 93 piaceri singolari ottenuti col “portiere”. Che stranamente , nell’alfabeto della tavola numerica del gancio mnemonico, farebbe “pum”(p=9;m=3), un colpo di Parrott, solo che il cannone è del portiere. Ma, riconsiderati i primi cinque oggetti per la mula, messo, cioè, il “marito” al 4° posto con 236, e tolto il giovane chiamato “Subito”, con 104, la somma effettivamente ottenuta dalla mula per l’anno solare considerato è pari a 1880, solo 11 unità meno del poeta, la media giornaliera è pari a 5.15, a fronte del 5.18 della media del poeta..Da notare che nelle pratiche fantasmatiche del poeta c’è la Gigolette a quota 405 e lui, il poeta, è a quota 405 nelle pratiche fantasmatiche della mula. Se si pensa che la pratica preferita da Gigolette sia lo shummulo sul viso e sul muso, una sorta di Biffle di struscio e di shummulo, e che il poeta, fantasmaizzato dalla parrottiera, sia il fautore dello shummulo nella parrottiera, questo risultato speculare determina sia il doppio dello shummulo che la  pratica più fantasmizzata, dai due interagenti a distanza, con 810 attualizzazioni.

Il resoconto fantasmatico di Orsellizia ♦

Resoconto annuale dei piaceri singolari di Orsellizia™ by Gaudio Malaguzzi All’inizio dell’anno, senza alcun preavviso né vi era stato in precedenza un accordo verbale, il poeta ricevette una lettera di Orsellizia e, grande fu la sua meraviglia, quando s’avvide che la corrispondente gli notificava le sue pratiche fantasmatiche dell’anno appena trascorso. Non v’era alcun commento, né nell’epistola c’era scritto altro, solo l’elenco dei suoi piaceri singolari. E il tutto non sembrava ma era tutto relato sulla definizione dell’oggetto chiamato “Orsellizia” dal poeta: 3)una giovane chiamata Orsellizia (fantasmatizzata coi calzoncini neri e cinturino bianco, e sodomizzata presso l’abbeveratoio dei ciucci, e poi con altri calzoncini, variante del calzoncino più inculato, che è sempre il nero, e uso particolare dello zucchero candito , e anche rum, miele, marmellate, durata dell’inculata sul numero di 3-4 cubetti di zucchero candito, e poi evacuazione e traccia della pratica effettuata depositata vicino a casa, nel bosco, dietro l’abbeveratoio, sulla spiaggia, in un agrumeto, visibile e constatabile da chiunque passi  per questi luoghi naturali). Anzi, la ex giovinetta andava oltre, superava la misura, aveva appena trascorso l’anno che, non v’erano dubbi, stando ai numeri, se non era da record, allora cosa aveva prodotto negli altri anni?   wordle 39

 

Uso fantasmatico dei calzoncini Nero 1435 , cioè in tutte le pratiche in cui ho preso l’ Enzuvê[i] . Beige 232 Bianco 41 Altro abbigliamento Costume da bagno verdemare 37 Copricostume verde scuro o vestitino corto 14 Solo maglietta estiva(quella abbinata ai calzoncini beige) 124 Numero dell’Euzuvate annuali 2696[ii] Inculate con cubetti di zucchero candito 347 Con miele 211 Con marmellata 174 Con marmellata di zenzero 424[iii] Depositi fatti[iv] 723 Vicino casa 225-250 Nel bosco 201-223 Nel sottopasso ferroviario 141 Spiaggia 24 Agrumeto 12-15 Abbeveratoio 7-17 Terrazzo 88 Luoghi in cui viene fatta l’Enzuvata Studio del poeta 144 Sul letto o camera da letto 190 Bosco 1290 Agrumeto 221 Abbeveratoio 289 Sottopasso 182 Spiaggia 298 In treno 82 [i] Così era chiamato l’affare del poeta , e con lo stesso nome si connotava anche una pratica sessuale quasi sempre sodomitica, ma può essere fatta anche oralmente, tattilmente, anche a mano, e nel foro anteriore. [ii] “Sono comprese – questo aggiunge in nota l’Orsellizia – anche le pugnette e l’Enzuve fatto in bocca e nella fissa. [iii] Che è un numero provocatorio per quanto sia ampio, difatti l’uso dello zenzero è relativo allo shummulo, che è stato formalizzato con l’oggetto chiamato “Parrottiera” che è un soggetto che, come generazione, potrebbe essere la madre di Orsellizia, anche se, è evidente, ognuno degli oggetti fantasmati viene fantasmato con l’età relativa quando, in una determinata situazione, si è fatto oggetto irredento e assoluto, cosicché Orsellizia, che fantasmatizza o che viene fantasmizzata, è quella del tempo dei calzoncini neri, immobile oggetto assolutizzato in quella patagonica immagine; la Parrottiera, che fantasmatizza o che viene fantasmizzata, è quella di quando divenne oggetto irredento facendo la posizione della Mula, e più o meno mantiene sempre l’immagine di quell’età, con lieve spostamento del fantasma verso l’età più giovane. [iv] Si intendono i depositi susseguenti al clistere portentoso ad opera dell’Enzuvë, per cui il materiale deposto, oltre alla materia prima, contiene, come bagliore didonico, il liquido prodotto e infiltratole in culo con l’Enzuvë.

□ Leggi i microracconti di Gaudio Malaguzzi on gaudia 2.0

░ Scheda antropometrica di Vivien Solari

Lo shummulo a strappo di Vivien Solari
Lo shummulo a strappo di Vivien Solari

uh magazine vivien solari 3  uh magazine vivien solari 2  uh magazine vivien solari

│© Scott  Trindle │for →Twin Magazine│

La Stimmung con John Fante| L’UH-Book on Youblisher

Amy Smart in "Rat Race"(2001)
Amy Smart in “Rat Race”(2001)

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La Stimmung con John Fante sulla Cosa bandiniana

 

Amy Smart | dal Pirelli in proiezione nell’Ebertin a 90°