L’uccello di buon augurio e altre visite.

cosmologico sella dell'imbroglio
Schema cosmologico.

da : Strutturalismo della Sella dell’imbroglio , in: v.s.gaudiola stagione della sella dell’imbroglio© 2011

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Calza Rossa e Aquila Gaudio.

 ©Joseph Auquier⁞

©Joseph Auquier⁞

(…) Calza Rossa era, per il suo I.P., una vera maestra nell’arte di cavar cipolle e patate, per non parlare dell’arte del raccogliere funghi (cfr. nella nota 1 quanto viene detto in proposito per Aquila Gaudio): la posizione dell’arco ogivale delle ginocchia che non solo i Castracani ma anche gli arbëresh di Plataci e d’Alisandra chiamavano la posizione della pecora, che fa dele (al plurale è: delja) ma che, se andiamo a leggerla nella loro lingua, hark delli, sarebbe l’arco del tendine: ed è questo che in Aquila Calza Bianca(Shqiponjë-Çorap-i bardhë) e in Calza Rossa fa tendere, il tendine rosso e il tendine bianco, teso dall’arco ogivale nell’incavo delle ginocchia che riflette la massima declinazione del podice, che va tutto nell’angolo massimo misurabile col sestante, che è, teoricamente, il doppio dell’angolo massimo che possono formare tra loro le superfici riflettenti dei due specchi: e questo si ottiene quando lo specchio grande assume l’orientazione S(=centro del settore)/s(=specchio piccolo) e forma, quindi, con lo specchio piccolo, un angolo di 90°-β.

L’angolo β  è fisso nei sestanti ed è compreso, da sestante a sestante,  fra 10° e 15° e l’angolo massimo di un’immagine non confusa forma con lo specchio piccolo un angolo non maggiore di 80 – β , e quindi l’angolo massimo risulta in pratica 2(80°- β ) ed è compreso fra 130° e 140°, che sarebbe come avere il cannocchiale su un podice di terza grandezza che va di bolina larga o allasca. Curioso l’effetto orale nella parlata dei Castracani per indicare la superficie Ss di Calza Rossa: l’”arco rosso” è hark i kuq, che ha dentro l’assonanza con  ar- që- kuq, ovvero: “oro che(è) rosso”, ed è per questo splendore che l’immagine  si fa irredenta? Per Aquila Gaudio, si narra che gli indiani delle Tre Bisacce rendessero irredento lo splendore dell’immagine del suo “arco bianco”= hark i bardhë facendo rifletterlo con ar-qepë-bardhë, ovvero: “oro cipolla bianca”, e puntavano il cannocchiale del loro oggetto a mentre Shqiponjë-Çorap-i bardhë   era in posizione a cavar cipolle!

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da: v.s.gaudio La stagione della Sella dell’imbroglio La Lebenswelt con Sten Nadolny sulla spedizione degli Scalzacani per il passaggio a nordovest del Delta del Saraceno

Il pallante di Orsellizia.

orsellizia (…) Alla Fonte Pantano della Madonna ci rese lieta la permanenza una giovanissima indiana, nata nel Delta da madre Scalzacane e padre ammašcânte dell’entroterra dell’Adriatico: un prototipo normoendomorfo, così la misurò il dottore Vicinz Gaz, dotata di un podice colmo e tenero, angolo, kënd, delizioso, i këndshëm, dal nome Arshalëzet, più o meno Orsellizia, con una distorsione alla caviglia, che lei fece durare per tutto l’autunno, e non potendo camminare che zoppicante e con difficoltà veniva portata, a turno, dai vari esploratori, sulle spalle; agli esploratori affaticati la giovane permetteva delicatezze anche definitive, tanto che è stato riferito che alla Fonte, oltre che bere alla tedesca da chi l’aveva recata sulle spalle o in braccio, beveva alla tedesca da altri esploratori, o pellegrini, tanti quanti i suoi anni.

E’ rilevante notare che i 16 traversatori aïnici di Arshalëzet l’abbiano esplorata al parallelo reticolato Universale Trasversa di Mercatore sotto il 17; non fosse avvenuta lì la roscidata del cocomero ci sarebbero state altre fonti o sorgenti perenni sopra il parallelo 16 in direzione Est: Fonte degli Occhini, Fonte dell’Altarello, oltre la Timpa Curaro, nel territorio di Plataci,  in riva al Satanasso, e ,infine, nel territorio di provenienza matrilocale,nel  Delta della tribù delle Tre Bisacce, prima in riva al Saraceno e, poi, sul punto geodetico del Monte Móstarico dove la “Shalqinëcaz”, come fu chiamata(più o meno:”Cocomero a cazzo”)[i], durante la nostra permanenza successiva alla Sellata di Broglio, sarà inondata da almeno 100 roscidatori della spedizione e altri pellegrini a vario titolo.

[i] Gli ammascanti la chiamavano:”Pallante’a’rusticu”, che sta sempre per “Melone-a-cazzo”

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da: v.s.gaudio La stagione della Sella dell’imbroglio La Lebenswelt con Sten Nadolny sulla spedizione degli Scalzacani  per il passaggio a nordovest del Delta del Saraceno

Qualche schizzo di Gaudio.

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⁞OilPhotostimmung by Blue Amorosi│

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Tra i guardaboschi, c’era Saverio Gaudio, che non era parente, o forse sì ammesso che appartenesse alla tribù dei Coggìni, che a sua volta apparteneva alla famiglia degli Ombroni, di quell’altro don Saverio de Gaudio, citato dall’ufficiale della Regia Arma, ma che aveva studiato disegno e pittura, e aveva il compito di fare schizzi di tutto quello che risultava in qualche modo importante.

Alla fine di ottobre arrivammo alla Fonte Pantano della Madonna di San Lorenzo Bellizzi, 33SXE155167[i]. Lì dovemmo fermarci. Il guardiano della fonte ci indicò una costruzione grezza che potevamo rifinire per trascorrervi l’inverno. Il camino lo costruì Vincenzo Diodato, che se ne intendeva. “E’ uno che sa fare il fuoco” dissero gli indiani delle Tre Bisacce, che lo stimavano più di tutti gli altri quadarari. Per il resto avevano una scarsa considerazione dei quadarari e degli ammašcânti in genere. Un tempo non solo le pallottole ma anche il dispositivo di alleanza avevano decimato la loro potente tribù, e il tabacco e il vino per non parlare del buco di Didone albidonese avevano rovinato gli altri senza pietà. “La potenza dei quadarari continuerà ad aumentare” disse a Saverio Gaudio uno degli indiani delle Tre Bisacce, “nessuno riuscirà a fermarla. Poi gli ombroni dell’Alba e gli Ombroni del Nord li cacceranno via, e tutto ritornerà com’era una volta all’ombra della Grande Ombra dell’Aquila”. “Io non distruggo nulla,” rispose Gaudio a voce bassa, “non vorrei neppur lasciare tracce. Tutt’al più qualche schizzo.”

[i] Vedi: Foglio n.221 della Carta d’Italia, I S.E. Cerchiara di Calabria, Istituto Geografico Militare, rilievo fotogrammetrico del 1954.

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da: v.s.gaudio║ La stagione della Sella dell’imbroglioLa Lebenswelt con Sten Nadolny sulla spedizione degli Scalzacani per il passaggio a nordovest del Delta del Saraceno

Non arriveranno mai a Sant’Arcangelo.

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Sud-Ovest.Non è sulla via per Sant’Arcangelo.

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Alla fine di marzo arrivammo alla Montagnella di Plataci, avendo a sinistra in alto il punto geodetico del monte Capo dell’Uomo a 1339 metri[i]. Mi recai subito dai rappresentanti della società dei Muli e dei Cestoni(“Mushkë  e   Koshëmadhi”) per chiedere le provviste pattuite. Era proprio come avevo temuto: molte cordialità, molte parole prive di significato, in dialetto stretto e fosse stata solo la metafonesi rilevata da Rohlfs l’ostacolo…, niente provviste. Insomma: pare che la società della Timpa di Cerchiara rimandasse la questione alla società di San Paolo Albanese e questi a sua volta alla società della Timpa di Cerchiara che aveva giurisdizione fin oltre il varco di S. Lorenzo Bellizzi. Già da anni esisteva tra loro un’inimicizia all’ultimo sangue. Nessuna delle due voleva essere in perdita per aver contribuito alla spedizione in misura maggiore dell’altra. “Non arriveranno mai a Sant’Arcangelo!” disse uno a portata d’udito di Antonio Mundo, che era più avanti di noi tutti. “E quand’anche, il primo assalto degli ammašcânti lucani li farà fuori. Perché dovremmo dar loro provviste, quando noi stessi ne abbiamo a malapena?” E sentii una battuta che avrebbe dovuto essere di amaro riconoscimento, ma che probabilmente aveva ben altro significato: “Ma erano pure a Riulë, dunque ce la faranno!Se non con la testa, col carattere di certo!”

[i] Vedi: Foglio n.221 della Carta d’Italia, I S.E. cit.: punto designato “33SXE194195.

da: v.s.gaudio La stagione della Sella dell’imbroglio La Lebenswelt con Sten Nadolny sulla spedizione degli Scalzacani per il passaggio a nordovest del Delta del Saraceno

Il mare degli scalzacani.

Il mare.(…)

Eccolo di nuovo, il mare, con la sua cara pelle rugosa da elefante: il mare degli scalzacani delle Tre Bisacce! Presto avrebbero sfilato davanti a noi flotte di mercantili diretti a Taranto e le navi per Crotone. Ma in fondo, che cosa mi importava delle imbarcazioni! Mi misi a ridere. Ero di buon umore. C’era quiete sulla collina. Dall’altura ricoperta di erba gli uomini guardavano il mare oltre lo sbocco del Saraceno, il fiume degli arbëresh d’Alisandra.

Davanti ai miei occhi si stendeva una terra ignota, silenziosa e non tanto immensa, solo il doppio di tre bisacce, l’antica misura agraria della terra di Faluccio de Gaudio, ma immensa quanto il giardino dei miei avi, gli scalzacani della famiglia Pa-Rrottë.

E il mare era indistruttibile: mutava aspetto ogni giorno e restava uguale a se stesso in eterno. Finché esisteva il mare, il mondo, pur pieno di gliaroni, non era misero.

[da: La mia storia naturale  quand’ero un indiano dei Pa-Rrottë, © 2011]

Ovest.2 e 3

ICM107B
Ovest.2

(…)

Il 2 agosto  salirono sulle canoe oltre due dozzine di uomini e un’altra dozzina di donne indiane castracani. Risalimmo verso sud-ovest. Ora sapevo a memoria i nomi dei miei voyageur: Pa-Rrotë, Gur-madhi e Gunë-gunë, i grandi. Pa-Rrotë junior, Sannicandrë e Jurrë, i piccoli. Giovanni Battista e Salomone Chiurazzi erano fratelli napoletani, e non si volevano bene. Un terzo Chiurazzo o Chiorazzo era di Senise, era stato marinaio o venditore di pesci ed era morto nella battaglia di Amendolara. Vincenzo Gaudio-Pisani proveniva da Venezia. L’unico indiano tra i voyageur era Jules Parrot, un indiano francese delle Tre Bisacce della stirpe limosina dei Pa-Rrotë. Degli indiani castracani del re e della regina mi restò impresso nella memoria soprattutto Qesharak, il cercatore di tracce dal naso a patata o il cercatore di patate dal naso a treccia. Aveva una figlia di diciannove anni straordinariamente bella, e tutti gli uomini della spedizione l’avevano ben presente senza fatica nei momenti di solitudine e di sconforto.

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da: v.s.gaudio La stagione della Sella dell’imbroglio La Lebenswelt con Sten Nadolny sulla spedizione degli Scalzacani per il passaggio a nordovest del Delta del Saraceno

Ovest.3

Ovest.

Ovest.
Ovest.

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La spedizione doveva raggiungere l’estremo nord della regione e, poi, spingersi ad ovest lungo la linea di confine con la Basilicata fino a Noepoli, dove un certo Rocchino Lavitola ci aspettava per prendere i pesci che, poi, lui rivendeva nella Val d’Agri, in special modo a Senise, Sant’Arcangelo e Roccanova. Se l’impresa riusciva,significava anche aver trovato il passaggio a nordovest che l’Italia stava cercando da secoli. E per questo c’era un congruo premio in denaro e in commende attuali e futuribili! Inoltre, il Ministero dell’Interno, e in parte quello della Marina e della Difesa, si aspettava una descrizione accurata di tutte le tribù possibili di arbëresh,ombroni e ammašcânti stanziali attorno al Monte Pollino. Si raccomandava un comportamento amichevole; era possibile scambiare pesci con fichi, arance con cocomeri, formaggi con sarde salate, aringhe con salsicce, peperoni essiccati con melanzane,baccalà con melagrane, erano escluse le armi da fuoco. Era importante che quei selvaggi si abituassero, in caso di bisogno, a soccorrere con cibo le spedizioni di passeggeri eventualmente bloccate da nevi insormontabili o altri blocchi naturali.

(…)

da:

v.s.gaudio

La stagione della Sella dell’imbroglio

La Lebenswelt con Sten Nadolny

sulla spedizione degli Scalzacani

per il passaggio a nordovest del

Delta del Saraceno