Marisa Aino ▐ La nuova vita e il fantasma dell’artista

MARISA AINO

LA NUOVA VITA IN ARROGANTE VANTAGGIO

1.

tendere al sublime

come se ne trovano

con animo commosso

sarà la scoperta della vita

i due opposti

lo stile comico

oscuro mondo deformato

costante morale chiaramente contrastata

diventando satira

incalzante esempio

di severa caduta

tesi espressiva dei giorni di realismo

come entità educatrice

degradante requisitoria

dei giorni e delle notti

(6 febbraio ’74)

 

2.

Per dare forma all’informe

quel capolavoro che è la canzone

si ascolta

s’accorgerà subito

che mal s’adagia

da una scena di cui era pregno

nella frequente musica scritta a caldo

riportata all’eterno

tre anni dopo

quasi intero sulla concezione

di quell’anno di quella febbre

quel capolavoro naturalistico

modulato contro il dolore

fino in fondo

traeva fecondamente

anche l’istinto

con occhio distratto

sopra se stesso

riportato all’eterno

su tre colonne

da lettrici autorevoli

del poema di quell’anno

(5 febbraio ’74)

 

  1. La nuova vita era in arrogante vantaggio

 

che rasenta la presunzione

da una sfumatura di verde

che sa scoprire erba medica

fino alle caviglie

e il pubblico applaude

irrequieta e sprizzante energia

per sei mesi l’anno

in arrogante vantaggio

appannate le automobili

tennero una conferenza

ermeticamente chiuse precipitarono all’aperto

munite di aria condizionata

nella parte orientale

infine la Georgia

raccogliendo fondi

con l’entusiasmo in fiore

(3 febbraio ’74)

 

4.

l’essere sognante vago

locutor di materiali elaborati

non sfugge al senso di un sema nuovo

prematuro nucleo

ricrea

un dormiveglia immaginativo

fra sé e la vita identificandone

in termini molto più favorevoli

l’ormai tradizionale

modulo al suo superamento

(24 maggio ’74)

 

5.

infine

autorizzato sarà rimborsato

attraverso un altro presupposto

può essere fatto gratis

come conferma

al di là delle proprie contraddizioni

tenta di disfarsi dei bastoni fra le ruote

sia pure con limiti veri

da persona conscia e informata

come ci è stato fatto notare

per mezzo di diapositive

dovrebbe cominciare a preoccuparsi

prima che i disturbi si manifestino all’esterno

(24 maggio ’74)

 

6.

articolato

senza riferimento

in parola affidò a Rosencrantz raffronti

fra universi inseriti

stava indifferenziato

in frantumi

su scala ridotta chiusa

la cultura della propria esperienza

indigna sotto accusa

l’equivoco inequivocabilmente culminante

(16 maggio ’74)

 

7.

Si avvertiva l’ora del sonno

sospeso

marcava l’inizio dell’esistere

ammassi giganti si addormentavano

abituati a contare

parlavano quasi senza gesti

appena

fra due diversi

c’erano piste senza direzione

il silenzio

cumulo di colossi da rifugio

per tre giorni

il rumore degli animali nella foresta

sdraiati sulle amache tese

 

per me sepolta

c’era una sequenza di suoni

un’ecatombe

il brivido dell’inumano

filo di ragno teso tra due abissi

(12 marzo ’74)

 

8.

Si è trovato

 

correlato allo sviluppo

l’esistenza della forza

attribuisce più tardi

precisa conclusione

all’idea tanto più in alto

con l’aumento

correlazione progredita

favorendo lo sviluppo

in istruzione

con il volume

contributo dato

risultato sette ottavi in reddito pro-capite

(12 marzo ’74)

 

9.

aggrappata al pendio

lontano appariva una macchia

arrivava fin su

sotto il basso cielo grigio

un pezzo nel fango

alla biforcazione della strada rompeva il terreno

con gli occhi

si fermò a guardare l’indifferenza

una scura tela verde portando un fazzoletto

la vecchia signora non dormiva mai

la sua acida sorveglianza si comprimeva

verso mezzogiorno

la teneva come un terribile idolo

(14 marzo ’74)

 

10.

Alle sorgenti del fiume Aipuaña

così diverse

in condizioni ambientali

c’era un mondo di forza e di potenza

così estranee

senza possibilità di mediazione

gli indios inventarono la loro fine

senza volerlo

tentavano di imparare le vicende bibliche

a prezzi sempre più vili

non sapevano che a quella violenza

veniva appesa

a distanza di circa settant’anni

una tribù tacitamente compensata

(13 marzo ’74)

 

  1. Un carrettiere è ancora il fantasma dell’artista

 

la nuova realtà nella commedia

la sconfitta io brucerò

con l’altro se stesso al servizio del rapporto

del giullare

a volte quasi divoro

la sua potenza d’inizio

il veleno nel futuro

non scherza

sono già bruciate le degradazioni umane

celebrative impotenze

collocandosi nel momento

come sogno di una assenza

la sua spada

la sua esperienza dei termini

inghiottito all’interno stesso

nella commedia

(27 febbraio ’74)

 

12.

Alle sue spalle

di resistenza preistorica

rovescia

pestifera fonte del dominio

evoluzione cacciata in circostanze

attratto su due gambette

come un riflesso maturo

deve separarsi dalle proprie membra

il paesaggio combinato

nasce

una mostruosità del rapporto

animato per innalzarsi

assegna resi inerti

prodotti del diritto pubblico

(27 febbraio ’74)

 

13.

colpo inatteso

con compagni di sventura

io resto sola

di ogni residua illusione

 

inedita

cogliere l’ossessiva monotonia

del lume

dell’aspro trepestio di quell’ombra

sonnolente e chiara gioventù

non sentita né voluta

di una vita strozzata

tra prigionieri

il risarcimento del miserevole inganno

ne sottolineo ancora una volta

la voce più chiara fulminata

al di là della dolente gioventù

nelle ultime immagini

il frammento

tra due epoche morte

sembra provocare

con simboli informi

una nuova volontà

(25 febbraio ’74)

da:  POESIE DEL ‘74

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MARIO LUNETTA▐ TELESIO E I SEX PISTOLS

Apprendiamo della scomparsa di Mario Lunetta( oggi 17 luglio 2017, da Stefano Lanuzza, Per Mario Lunetta, “Lunarionuovo” n.80, giugno-luglio 2017, appena pubblicato online da Daniela Saitta).In memoria, pubblichiamo 4 suoi testi,  tratti da La velocità della luce, che ci aveva mandato nel 1986 per la collana “Scrittura & Poesia” delle Collezioni di UH

 

Mario Lunetta

Telesio e i Sex Pistols

 

1

; mi chiedo, tra questi richiami balbuzienti di corvi

rimbalzanti contro un cielo di grigio gualcito taffettà

(di persiano tāfta, di malconcio gatto d’angora, agoràfobo

ed acre) se Telesio amasse la Tele(vi)sio(ne), in quei suoi

grami tempi gremiti di nulla o ben poco, culla di immagini

proterve, di minerve iperarmate e ultrasapienti, bocche

cucite, carogne arse. Tutto poi serve, efin – ti dici – :

anche le ceneri; anche un citrullo, grullissimo gioco di parole

disonorate, che ti richiama il giogo in cui siamo stretti,

poeareti, nel nostro tempo astronautico, meta copernicano,

ritmato magari da un qualcosa che può essere, mettiamo, Epistrophy

di Thelonious Monk, mitra a tracolla, monaco monco al pianoforte.

 

2

; la montagna ha un profilo noto, avvolta di capelli neri:

di colpo, in un vortice, in un network folgorante. Qualcuno

qui mi parla amabilmente, in alcune lingue non mie, tentando

di restituirmi la mia lingua perduta: e questa mia amara bocca

è muta, in uno scricchiolio di ossa macinate. Lontanissimo

il mare, non so dove si celebrano aprili festosi e disperate

fini d’anno. Cracovia jagellonica. Varsavia, Stare Miasto

sotto un dolcissimo rovescio di neve, dissoluzione della mente

a altissima temperatura: le corna rotte contro nere porte

di ferro. Eccomi cane, irrimediabilmente: topo infangato. Addosso

mi pesa, enfin, una privazione di troppo. Il dollaro cade,

inopinato miracolo. Nessuno nota la differenza (assai analogica)

che corre, immobile, inchiodata, tra cruauté e crudités: parbleu.

4

; il mondo è tenue: una bolla d’aria( o di sapone), se visto

da queste modestissime altitudini. Si sente che, in fondo,

ha bisogno soprattutto di molto pallore bistrato, delle

interrogazioni di uno sguardo nocciola, mentre ci si sfila

i guanti, le scarpe e il resto, in un’infernale umidità. Sotto

la pioggia le auto ai bordi della strada( rossa terracotta

di Barbakan, ragazze in pelliccia strette in atroci jeans rosa

smoking, magliette con la scritta Sex Pistols, come in una

sciarada, sotto un cielo di macabra lavagna) : e un’ombra che

sempre m’accompagna, solidissima, e mi precede, e m’invita.

le auto, dico, inclinate verso il mare, aria sofferente e un po’

medianica. Un cane bagnato dentro la rètina: sembra travestito

da pecora nera. La Volkswagen bianco latte: si potrebbe mangiarla,

con la mente a certe cattedrali del norditalia, a una squallida

birreria, a una voce nella nebbia, spezzata: mentre, enfin,

l’aerostato esplode di luci multicolori( “Beauté tahitienne,

n’est-ce-pas?”): e qui, di colpo, l’afrore del patchouli.

 

9

; fuori, una luce bianca di neve( e la neve accecante che copre

tutto): io leggo certe lettere del Tasso che toccano il fondo

di una disperazione che non si dà ragione delle sue cause

(perché, enfin, ragione non c’è – e forse cause neppure): ed è

  • sì che lo è – una prosa tra le più grandi e spregiudicate

che conosca ( pur nel groviglio dei suoi pregiudizi e delle sue

pregiudiziali), io che (ohimè) ho – anche per dovere diciamo

così professionale, lunga e esercitata esperienza di prosa

italiana( di pane & salame c’est-à-dire, pizza & ricotta e pizza

& fichi e tarallucci & vino: e assai più di rado pandispagna):

e la vestaglia è lì da un bel pezzo, da quanto non saprei dire:

magari in attesa( la cagna) che l’indossi per resuscitarla, nel

mentre che io muoio di lei, dentro di lei: perché – poco

da fare – ancora e sempre(comme on dit) le mort saisit le vif.

 

febbraio 1986

 

!da : Mario Lunetta, La velocità della luce

per le Collezioni di Uh 

»Scrittura & Poesia » edited by V.S.Gaudio & Marisa Aino

+

Roma, 16.5.86

Carissimo Gaudio,

ti mando le circa 30 cartelle richiestemi per un’eventuale plaquette.

Si tratta di 4 poemetti, dei quali è edito soltanto “Stagioni, Stages”

(nella antologia LA SVOLTA NARRATIVA DELLA POESIA ITALIANA,

a cura di G.Dego e L.Zaniboni, Edizioni Agielle, 1984).

Ti telefonerà presto Stefano Docimo per concordare con te la serata

di lettura ai “Magazzini Generali”.

Molti auguri di buon lavoro e un abbraccio dal tuo

Mario Lunetta

Quelle che la Bianca Deissi ▐ PAULA CREAMER

1.

oppure metti che all’improvviso la figura

entri in scena,

così, bianca deissi, annida una stasi esistenziale

diciamo che la luna in superficie ne boicotta i fantasmi

 

2.

oppure

mettiamo che l’arrotondi l’ansia blastocistica

di Ronald D. Laing,

come una spugna

o tondo capezzolo

palla o sineddoche o globo che rotea

3.

in là

il mare, l’oscurità, i gorghi della paura coriale

 

 

la paura coriale contiene

è suono del ventre

acqua o suolo che non è placenta

né albero

 

 

4.

qua

la figura o

è un cavallo bianco, la puledra del brivido

che tocca terra dentro l’utero vortica

è scatola

è arca

cigno o scrigno

è blastula

da cui il tatto sospende immagini

sinestesia che annida radici, tronco e

cordone nel grembo

ove il vento tocca il seno del mare

Bianca deissi o è un cavallo bianco, la figura

│Torino, 11 maggio 1978

Il poemetto è stato pubblicato per la prima volta in “Fermenti” nn.183-184, Roma gennaio-febbraio 1987 □

G.V.G. e il quadrato di Josef Albers □

□ Questo quadro di Josef Albers è del 1966, la copertina di La 22^ Rivoluzione Solare è del 1974, è di Mario Frabasile.

G.V.G. e il quadrato del podice. Lebenswelt con il Thematic Apperception Test del 2 agosto 1973[i] e Josef Albers

G.V.G. era libera in un mito

in un autobus rosso, bello spazioso

senza giustificazione un parente

un conoscente

proprio la fantasia per incidere

tecnicamente in registrazione mista

scrosciata con microfono collegato in

sagrestia

senza tempo di latenza

con necessità ambientali di pressione

 

stimoli visivi senza dramma

almeno in coscienza

con media 12-14 e ampiezza relativamente

sessuale in protezione, asmatico,

con sigaro

con funzionamento fisico-verbale

manifesto fantastico grande

a colori

motilità extratensiva

di Josef Albers con velocità di esposizione-

coerenza logica su impedimenti

agorafobici soddisfatti

del monopattino

 

si può cominciare da G.V.G.

seduta che lo prende in mano

con questo disegno, la linea

che cammina da destra a sinistra in un

bosco in una casa in un lago

dietro una collina

sta facendo la carriola

è un risultato collegiale di ricordo

sintomatico

in vettori

sessuale, è la 30 del Foutre du Clergé de France

parossistico

schizofrenico, per via della pulsione uretrale del poeta ragazzo

ciclico

senza fattori-

adesso ritorna seduta nello stesso spazio rosso

G.V.G. ha gambe poderose e un podice

senza discriminazione quantitativa

non mi ha lasciato nemmeno una fotografia

per ispirarmi per come sta seduta

questo particolare sopportabile

applicato bagnato in via Zeffirino Re

senza tempo con reazioni

nulle, sconosciute ch’eleggono

la scelta originale, G.V.G. me lo tira su

sotto formula di tendenza latente

cioè intermedia

pene striato, atempore

dentro il collettivo di coscienza

ogni individuo è un quadratino

che collega tre punti a 90 gradi

G.V.G. è il mio pene puberale

chiro-schizoide stuprante

con materiale di disturbo

esaminato su lavagna

nella 1^ seduta il poeta ragazzo la

rivede 6 lustri dopo in un video di Tame Impala

che cammina nel corridoio della scuola

e prima ancora: preparazione del soggetto

seduto sul tavolo nudo

sul banco vestito

di spalle composto

che racconta il risultato

in quindici figure immaginate

e nella 2^ seduta, il giorno dopo in libertà

con immaginazione impaginata

in racconti sciolti

una fiaba, la figura sette(otto nove o dieci)

bianca o arancio senza dettagli racconta

G.V.G., ricominciamo, fa la misteriosa

la 33 nell’orangerie, ha un podice rosso, bello spazioso

colloquio finale rimandato

ideo-affettivo

con pene puberale, striato, atempore

nemmeno una fotografia per ricordarne

il particolare contributo

applicato bagnato con il protagonista

assente, libero in un mito

in un autobus rosso, bello spazioso

e lei che fa la misteriosa,

ha un podice senza tempo di latenza

col vestito sollevato racconta il risultato

in quindici figure immaginate

e una espressione matematica

misura definita del quadrato di Albers[ii],

di Fabrasile e del Thematic Apperception Test

per il transito puberale di Urano su Venere

V.S. Gaudio

[i] L’opera di Albers è del 1966, creata in seguito all’apparizione supplente di G.V.G. per il pene puberale del poeta.

[ii] Il T.A.T. del 2 agosto ’73 va da pagina 41 a pagina 45 in: V.S. Gaudio, La 22^ Rivoluzione Solare,  Milano 1974(Collana “La curva catenaria” diretta da Domenico Cara, Gilberto Finzi e Giuliano Gramigna).

Nomi diversi di Plousia.

v.s.gaudio isometrica con podice di plousia

L’ho chiamata con nomi diversi, da quelli

di Plousia, di Plousia Mekuón:

Faccia di pernacocca, Utrantina ca ‘natruzza,

Idrusa de canduscio carosella, Mulacchiona

Adùnia, Zobeida d’Utrànto, financo Betissa

che nel basso trova il tepore, o Patissa cretina

tanto smorfiosa da finire in nichetta, balorda

abbambinata belissa, Formosetta crèdula, Dùnnia,

Orcessa col ventre di mora, Bacchica bava,

Drummàmina dunnia e capocchiona,

Curiosa capiente coppella,  Sborrata Bota

poni pongi il tuo arco rosso tra le nubi,

vola vola pietra specchio grido rappreso

e culmine che non rincula e ringhia

alla torre che geme.

da:

Plousia Coppella Betissa

Plousia Mekuón © v.s.gaudio  2006

Charles Bukowski ▬The Answer

Style is the answer to everything.
A fresh way to approach a dull or dangerous thing
To do a dull thing with style is preferable to doing a dangerous thing without it
To do a dangerous thing with style is what I call art

Bullfighting can be an art
Boxing can be an art
Loving can be an art
Opening a can of sardines can be an art

Not many have style
Not many can keep style
I have seen dogs with more style than men,
although not many dogs have style.
Cats have it with abundance.

When Hemingway put his brains to the wall with a shotgun,
that was style.
Or sometimes people give you style
Joan of Arc had style
John the Baptist
Jesus
Socrates
Caesar
García Lorca.

I have met men in jail with style.
I have met more men in jail with style than men out of jail.
Style is the difference, a way of doing, a way of being done.
Six heroins standing quietly in a pool of water,
or you, naked, walking out of the bathroom without seeing me.

– Bukowski

Roberto Precerutti |BAIGNEUSE

per V.S.Gaudio

 

BAIGNEUSE

 

 

baigneuse-2
La « Baigneuse » indossa : Sérénissime – Nageur décolleté greige | Maison Lejaby

prole odorosa finge ginnetta che s’insala:

come ti scaltra e irrora da fredda lama il dorso!

l’intreccio macchinoso dei lobuli e dei bulbi

in boscherecci addiacci mesto voyeur mi cala

 

→ Roberto Precerutti | Falso paesaggio | Books & Video ⁞ Torino 1984

baigneuse

L’occhio di Lacan e la libido del topo ▬ V.S.Gaudio

L’occhio di Lacan

locchio-di-lacan-targa

dai seni grandi lividissimi gli infiniti

quali andanti a singulto

freddo evacuare

da che deglutendo dinanzi l’occhio l’avido

l’opacità irriflessa la terra

latrina sognandoci spezzato

le ginocchia appunto ingigantito tremando

il vaso i glutei taglia do veramente

cavandosi gli occhi

 

dalle protezioni l’orbita l’avida pozza

sorridente l’immagine

fantastico sogno indicando in disparte

colpendo gli occhi esplodendo i colori

il tempo felice le persecuzioni

l’anoressica tortura

l’innocente

signora innocente la mater mutando

tracciando

 

da chi divora

dai livelli i morbidi i rotondi gli archetipi

gli amplessi gridando

bisessua capezzoli

entrambi

insieme l’enigma lo scheletro ricuperando

lo stesso lo si mastica

(8 luglio ’74)

 

di considerazioni  posate negli specchi

ti ripeti nel groviglio

contorsioni conversando

statica appena respirabile

quando capita

giocando ripeti rigidamente a tratti

elegante elusivamente l’angoscia

il caso m’appunti

chiarendo dal diaframma pronunciandosi

nel ventre

il pene divorato piuttosto

 

di sconnessioni rapidità asteniche

suggerite inedite addizioni

dalle depresse

le concezioni sospese le incertezze

m’aggiungi l’oralità

gli ostili i sensi ancor di più

le evidenze

 

dall’infinito nessuna figura

la depressione  volgendo proiezioni

ambivalenze in lotta

che rabbia identità abbandonate

tacendo

allagamenti l’onnipotenza  di perdersi

(8 luglio ’74)

 

stimolando

vantaggi gli spostamenti offensivi

invece

dai conflitti quel che di più si sposta

sulla virgola continua regredendo

dice mi fermo di là c’è vagina dentata

 

aprendosi al progresso gli intervalli

caricandoli un accento scandito sull’accento

il frammento delle abolizioni soffocando

dietro

la tensione l’apertura togliendosi

in emersione possibili articolandosi in aggiunta

i possibili della fragilità comunicandosi

lieve penetrata

l’implicazione la suggestione in potenza

s’allarga

 

dal semplice come connessa l’angoscia il desiderio

allungandosi la soddisfazione

sembrandosi importante incontrollata sessualità

definendosi

riposo fallito,

la pace in regola costruita sui vuoti lo spazio

la richiesta

azionandosi

preparando

dilatazioni in trama spalancando fori aderendo

lo squarcio rovesciato

discorrendo in inversione il titolo, la pura ascesi

guardarsi inserito collegato infine

(9 luglio ’74)

 

violentandolo dice il segno

nell’orecchio tace la scoria, l’occhio dei segreti

la serenità delle distanze

il passo dei messaggi nei tormenti  l’ultima ora

il giorno s’aggrappa la precarietà dei centri

di un’altra contemplazione

 

la coscienza delle implicazioni dicendo il tragico

la stessa privazione l’ovvietà stringendosi

accanto la riduzione i lacci i gesti i nudi

i pensieri agitati

i contorti arruffati imbiancando capelli

(9 luglio ’74)

! da: LA LIBIDO DEL TOPO, in→ V.S.Gaudio, SINDROMI STILISTICHE, Forum/Quinta Generazione 1978