Telegramma dei 72 giorni.

Il telegramma fantasmatico della Postina.

Non aveva quel giorno, dopo 72 giorni, la Postina, così come ce l’aveva quella volta alla mano, e  disse solamente “Grazie” il poeta alla postina, che, dopo avergli passato in mano il piego,  se ne stava andando.

Dopo settandue giorni, ritornando, gli aveva recapitato solo quel piego e non  con la Postina tenuta al manico, e allora cosa avrebbe potuto dirle? E quella che, porgendogli il plico, lieve stava in un attimo in una bolla di attesa guardandolo quasi in sospiro, e il poeta niente, nemmeno a guardarla a sbuffo di sfuggita, intento a decodificare la provenienza e la natura del plico. La postina forse gli stava mugugnando: “Dovresti prima pesarla la Postina a mano, o a due mani, dopo 72 giorni, altro che soppesare il piego, coglione, o quantomeno: toccami la mano, deficiente perplesso!”

In effetti, il poeta stava pensando al corollario 6: “La postina, dopo un certo tempo, pare che si nasconda e lo faccia apposta per non portargli la posta. Tra posta e lettere, il poeta in questo lasso di tempo non sa più dove imbucare, anche perché, si dice pensieroso, ma non è che ci sia tanta corrispondenza.”(1) E difatti di corrispondenza non ce n’era proprio, ed ecco perché era arrivata senza la Postina a tracolla, che uno a vederla, ad occhio:” Se la prendo e la soppeso quella è una Postina di 56 chili; se la tengo in braccio io faccio l’Ercole, camminando come se dovessi andare a recapitare la posta, e quella che ha un pondus 38, fossero pollici, davvero? Dovrò guardarla meglio.”

La postina, invece, di suo,le stava frullando in testa quel corollario 8: “Perché non vieni un sabato a mangiare da me, così ci chiudiamo in cucina e vedrai che anch’io prenderò alla lettera tutto ciò che mi farai entrare dall’orecchio, come dice Lacan.”(2) Solo che non sapeva chi cazzo fosse ‘sto Lacan e allora come avrebbe potuto dirglielo, dopo 72 giorni e piuttosto come si fa a dimenticare ognuno le astrazioni dell’altro? Semmai  avrebbe voluto trattenerlo o rinserrare addirittura quello che lui chiama il (-phi) e quantomeno sfiorarglielo a fior di muso, non certo il (-phi) che lei non sa nemmeno leggerlo ma più sostanzialmente quello che, quando lo pensa,e quante volte l’ha fatto in questi 72 giorni, lo chiama, come lo chiamano i quadarari, “nu ‘mbrugliu e minzi”, un chilo e mezzo e quindi altro che libbra di Lacan per l’oggetto “a”, son quasi quattro le libbre che gli soppesa e se le gode quando lo pensa, pensa, stronzo perplesso, quanto fa un chilo e mezzo per 72, ammesso che quella troia abbia tenuto la media, visto il tempo libero, di un chilo e mezzo al giorno!

In alternativa, avrebbe voluto compiere un gesto in qualche modo illecito, quello a cui lei pensa sempre nel suo piacere singolare: avvicinare la mano al (-phi) e soppesarlo, o rinserrarlo, ma come farlo, lì un gesto illecito a cosa sarebbe servito se non c’era la possibilità di farsi fare la consegna a shummulo tra il mare e la ferrovia?

Comunque, gli fece arrivare un telegramma fantasmatico: la sua semplice moltiplicazione: 72 x 1,5=108 chili di (-phi), per una postina di 56 chili, farebbe 6048 chili di carne, di tergo e di cazzo?

Pensate che il poeta perplesso lo abbia ricevuto?

by V.S. Gaudio

La Postina in mano e la Postina alla tedesca.

La Postina in mano e la Postina alla tedesca senza cappuccio █

 

“A spedirlo a pieghi di libri tutto il contenuto di una Postina, così come ce l’hai oggi alla mano, chissà quanto costerebbe?” – disse il poeta alla postina, che se ne stava andando.

E che, dopo sette giorni, ritornando, gli recapitò la cartolina con la Postina tenuta al manico: “Dovresti prima pesarla la Postina a mano, o a due mani, anche se non sei Ercole ‘ché sei ancora così magro, la prendi tra le mani e senti il peso”.

Quando ritornò ancora la settimana dopo, il poeta a vederla ancora, quella Postina alla mano, così piena e bilanciata : “Ad occhio, se la prendo in mano è una Postina di 56 chili. A braccio hai un pondus da Ercole, che a numero faceva 34; a tenerla in mano il pondus aumenta e magari pensiamo alla 38, che anche a pollici, stiamo parlando della Postina ammanicata, forse sono più di 56 chili, però potrai sempre darmi una mano per il sostegno, no?”

Passarono due settimane ancora e gli recapitò un’altra cartolina con la Postina ammanicata : “Sai quanti pollici  ci vogliono per più di 56 chili? E quanti ne potrai infilare nella Postina? 38? E tutti in una sola Postina o due o tre? Volendo si può inoltrare anche a mano, dopo che hai riempito le tre postine ”.

Passò forse un ciclo lunare e, rivedendola  la mano e la  Postina,  il poeta le disse:”Se ne dovrò infilare più di 56 da un chilo ognuno, se faccio il poeta  della 38  posso riempire, sempre se mi dai una mano, due postine alla volta e poi  porto la terza Postina con la Carriola, dopo che ci siamo dissetati bevendo una Postina. Sempre se non piove. Altrimenti, se ci bagniamo troppo, e non hai, tu, il trench-coat, e, io, il cappuccio, che devo pensare poi quando tra sette giorni te ne vieni con gli stivali di gomma, il trench e la terza cartolina in mano?” .

La settimana dopo, come da copione, lei arrivò sorridente e gli recapitò un’altra cartolina con una Postwoman col trench-coat e gli stivali per la pioggia: “L’altra volta ti sei ubriacato con quella Postina e io mi sono inzuppata perché avevo dimenticato  il cappuccio. Che, poi, in testa a te sarebbe servito, no? E poi far bere la Postina, per giunta alla tedesca, con la Postina in mano!”│! v.s.gaudio

 

La Postina sulle spalle.

Postina by Zanellato

La Postina sulle spalle e la Carriola del Poeta █

“A spedirlo a pieghi di libri tutto il contenuto di una Postina, così come ce l’hai oggi sulle spalle, chissà quanto costerebbe?” – disse il poeta alla postina, che se ne stava andando.

E che, dopo sette giorni, ritornando, gli recapitò la cartolina con la Postina sulle spalle: “Dovresti prima pesarla la Postina sulle tue spalle”.

Quando ritornò ancora la settimana dopo, il poeta a vederla ancora con la borsa sulle spalle così piena: “Ad occhio, vista così da dietro è una Postina di 56 chili. Un bel pondus.”

Passarono due settimane ancora e gli recapitò un’altra cartolina con la Postina sulle spalle: “Sai quanti plichi ci vogliono per 56 chili? E quanti ne vorrai imbucare?”.

Passò forse un ciclo lunare e, rivedendola con la Postina sulle spalle,  il poeta le disse:”Se ne dovrò imbucare 56 da un chilo ognuno, con la Carriola posso fare tre carichi e l’ultimo, manco fossi  Ercole, la Postina la porto in braccio. Sempre se non piove.”

La settimana dopo, lei arrivò sorridente e gli recapitò un’altra cartolina con una Postwoman col trench-coat e gli stivali per la pioggia: “La Carriola con tutta quest’acqua non serve. La Postina sai come si impregnerebbe?”

│ v.s.gaudio

│La legge della cuoca e i corollari con la postina │2

image002La legge della cuoca e i corollari con la postina.

con le illustrazioni tratte dal fumetto di Louis Retif e Florenci Clavé│Il signor Paulo maestro di desiderio, edizioni del grifo 1993

│La legge della cuoca di Molière

I poeti, come Molière, usano leggere alla cuoca le proprie poesie appena scritte, per vedere che impressione fanno su una mente semplice.

│Corollari

  1. V.S. Gaudio, che non ha una cuoca, le legge alla postina quando viene a giorni alterni: lei, come la cuoca di Molière, è allo stesso modo digiuna di lettere, difatti porta sempre pieghi di libri e bollette.
  2. Le Stimmung un po’ lunghe, se la postina ha da consegnare altra posta, il poeta gliele legge a giorni alterni, e a volte per finirla ci vuole tutta la settimana, e certe volte lei si fa sostituire.
  3. Se la postina, alla fine della lettura, si mette a ridere, il poeta non sa se prenderla alla lettera, la guarda irritato e le dice: “Ma oggi per me niente posta?”
  4. Se la postina, alla fine della lettura, si mette a sedere, il poeta capisce che oggi si è stancata della posta, e allora non le chiede se oggi per lui non c’è posta.image002
  5. A volte, la postina se le fa leggere per strada, e così gli ripete spesso: “Non ho capito l’ultima parola”, e lui rilegge il verso, e poi passa un’altra macchina e lei dice che non ha capito, potresti gridare un po’? E lui infine s’incazza e le urla: ma non hai altra posta da consegnare? Poi passa un treno merci, e lei gli fa il gesto che finisce di fare il giro e poi riprendiamo, d’accordo, torno apposta? Il poeta non capisce e le chiede prima che riparta se oggi per lui non c’è posta.
  6. La postina, dopo un certo tempo, pare che si nasconda e lo faccia apposta per non portargli la posta. Tra posta e lettere, il poeta in questo lasso di tempo non sa più dove imbucare, anche perché, si dice pensieroso, ma non è che ci sia tanta corrispondenza.
  7. Un giorno il poeta chiese alla postina se sapesse cucinare e lei gli rispose: certo, sì, vuoi che ti inviti a pranzo un giorno? No, è che la cuoca di Molière e anche quella di Kant sapevano dare le risposte giuste, e allora com’è che non prendi mai la mia poesia alla lettera?
  8. Perché non vieni un sabato a mangiare da me, così ci chiudiamo in cucina e vedrai che anch’io prenderò alla lettera tutto ciò che mi farai entrare dall’orecchio, come dice Lacan.
  9. Il poeta, in cucina, vide che, per il burro, usava la ‘nzugna e allora dedusse che come borsa, anziché quella dell’”Ultimo tango a Parigi”della Zanellato, non potesse che avere la Bridge in cuoio.
  10. A lettera imbucata,pensando alla ‘nzugna usata in cucina, il poeta si accorse di non averla sigillata, e disse alla postina se me la incolli tu o me la porti di nascosto nella tua bella borsa che tanto inzugni.image001

La legge della cuoca di Molière e i corollari con la postina.

La legge della cuoca di Molière

I poeti, come Molière, usano leggere alla cuoca le proprie poesie appena scritte, per vedere che impressione fanno su una mente semplice.

Borsa “Postina” – The Bridge

borsa postina the bridge

Corollari
  1. V.S. Gaudio, che non ha una cuoca, le legge alla postina quando viene a giorni alterni: lei, come la cuoca di Molière, è allo stesso modo digiuna di lettere, difatti porta sempre pieghi di libri e bollette.
  2. Le Stimmung un po’ lunghe, se la postina ha da consegnare altra posta, il poeta gliele legge a giorni alterni, e a volte per finirla ci vuole tutta la settimana, e certe volte lei si fa sostituire.
  3. Se la postina, alla fine della lettura, si mette a ridere, il poeta non sa se prenderla alla lettera, la guarda irritato e le dice: “Ma oggi per me niente posta?”
  4. Se la postina, alla fine della lettura, si mette a sedere, il poeta capisce che oggi si è stancata della posta, e allora non le chiede se oggi per lui non c’è posta.
  5. A volte, la postina se le fa leggere per strada, e così gli ripete spesso: “Non ho capito l’ultima parola”, e lui rilegge il verso, e poi passa un’altra macchina e lei dice che non ha capito, potresti gridare un po’? E lui infine s’incazza e le urla: ma non hai altra posta da consegnare? Poi passa un treno merci, e lei gli fa il gesto che finisce di fare il giro e poi riprendiamo, d’accordo, torno apposta? Il poeta non capisce e le chiede prima che riparta se oggi per lui non c’è posta.
  6. La postina, dopo un certo tempo, pare che si nasconda e lo faccia apposta per non portargli la posta. Tra posta e lettere, il poeta in questo lasso di tempo non sa più dove imbucare, anche perché, si dice pensieroso, ma non è che ci sia tanta corrispondenza.
  7. Un giorno il poeta chiese alla postina se sapesse cucinare e lei gli rispose: certo, sì, vuoi che ti inviti a pranzo un giorno? No, è che la cuoca di Molière e anche quella di Kant sapevano dare le risposte giuste, e allora com’è che non prendi mai la mia poesia alla lettera?
  8. Perché non vieni un sabato a mangiare da me, così ci chiudiamo in cucina e vedrai che anch’io prenderò alla lettera tutto ciò che mi farai entrare dall’orecchio, come dice Lacan.
  9. Il poeta, in cucina, vide che, per il burro, usava la ‘nzugna e allora dedusse che come borsa, anziché quella dell’”Ultimo tango a Parigi”della Zanellato, non potesse che avere la Bridge in cuoio.
  10. A lettera imbucata,pensando alla ‘nzugna usata in cucina, il poeta si accorse di non averla sigillata, e disse alla postina se me la incolli tu o me la porti di nascosto nella tua bella borsa che tanto inzugni.

La sua lettera, la rispedì al mittente.

Mi disse: “mandami una lettera” e gliela mandai; la lettera, strada facendo, rotolò fin che la postina la tenne in mano, e quando questa s’avvide ch’era la sua lettera la rispedì al mittente scrivendoci sopra che il destinatario, appena si avvide ch’eri tu il mittente, faccia di coglione impenitente, s’era dichiarato “sconosciuto e assente”.