La Postina sulle spalle.

Postina by Zanellato

La Postina sulle spalle e la Carriola del Poeta █

“A spedirlo a pieghi di libri tutto il contenuto di una Postina, così come ce l’hai oggi sulle spalle, chissà quanto costerebbe?” – disse il poeta alla postina, che se ne stava andando.

E che, dopo sette giorni, ritornando, gli recapitò la cartolina con la Postina sulle spalle: “Dovresti prima pesarla la Postina sulle tue spalle”.

Quando ritornò ancora la settimana dopo, il poeta a vederla ancora con la borsa sulle spalle così piena: “Ad occhio, vista così da dietro è una Postina di 56 chili. Un bel pondus.”

Passarono due settimane ancora e gli recapitò un’altra cartolina con la Postina sulle spalle: “Sai quanti plichi ci vogliono per 56 chili? E quanti ne vorrai imbucare?”.

Passò forse un ciclo lunare e, rivedendola con la Postina sulle spalle,  il poeta le disse:”Se ne dovrò imbucare 56 da un chilo ognuno, con la Carriola posso fare tre carichi e l’ultimo, manco fossi  Ercole, la Postina la porto in braccio. Sempre se non piove.”

La settimana dopo, lei arrivò sorridente e gli recapitò un’altra cartolina con una Postwoman col trench-coat e gli stivali per la pioggia: “La Carriola con tutta quest’acqua non serve. La Postina sai come si impregnerebbe?”

│ v.s.gaudio

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Laura Sfez in una Lebenswelt di V.S.Gaudio.

▐ Il poeta-visionatore e Laura Sfez

Mini-Lebenswelt di V.S. Gaudio con Giorgio Manganelli, Centuria Sessantuno

Prossimamente su “Uh Magazine

La legge della cuoca di Molière e i corollari con la postina.

La legge della cuoca di Molière

I poeti, come Molière, usano leggere alla cuoca le proprie poesie appena scritte, per vedere che impressione fanno su una mente semplice.

Borsa “Postina” – The Bridge

borsa postina the bridge

Corollari
  1. V.S. Gaudio, che non ha una cuoca, le legge alla postina quando viene a giorni alterni: lei, come la cuoca di Molière, è allo stesso modo digiuna di lettere, difatti porta sempre pieghi di libri e bollette.
  2. Le Stimmung un po’ lunghe, se la postina ha da consegnare altra posta, il poeta gliele legge a giorni alterni, e a volte per finirla ci vuole tutta la settimana, e certe volte lei si fa sostituire.
  3. Se la postina, alla fine della lettura, si mette a ridere, il poeta non sa se prenderla alla lettera, la guarda irritato e le dice: “Ma oggi per me niente posta?”
  4. Se la postina, alla fine della lettura, si mette a sedere, il poeta capisce che oggi si è stancata della posta, e allora non le chiede se oggi per lui non c’è posta.
  5. A volte, la postina se le fa leggere per strada, e così gli ripete spesso: “Non ho capito l’ultima parola”, e lui rilegge il verso, e poi passa un’altra macchina e lei dice che non ha capito, potresti gridare un po’? E lui infine s’incazza e le urla: ma non hai altra posta da consegnare? Poi passa un treno merci, e lei gli fa il gesto che finisce di fare il giro e poi riprendiamo, d’accordo, torno apposta? Il poeta non capisce e le chiede prima che riparta se oggi per lui non c’è posta.
  6. La postina, dopo un certo tempo, pare che si nasconda e lo faccia apposta per non portargli la posta. Tra posta e lettere, il poeta in questo lasso di tempo non sa più dove imbucare, anche perché, si dice pensieroso, ma non è che ci sia tanta corrispondenza.
  7. Un giorno il poeta chiese alla postina se sapesse cucinare e lei gli rispose: certo, sì, vuoi che ti inviti a pranzo un giorno? No, è che la cuoca di Molière e anche quella di Kant sapevano dare le risposte giuste, e allora com’è che non prendi mai la mia poesia alla lettera?
  8. Perché non vieni un sabato a mangiare da me, così ci chiudiamo in cucina e vedrai che anch’io prenderò alla lettera tutto ciò che mi farai entrare dall’orecchio, come dice Lacan.
  9. Il poeta, in cucina, vide che, per il burro, usava la ‘nzugna e allora dedusse che come borsa, anziché quella dell’”Ultimo tango a Parigi”della Zanellato, non potesse che avere la Bridge in cuoio.
  10. A lettera imbucata,pensando alla ‘nzugna usata in cucina, il poeta si accorse di non averla sigillata, e disse alla postina se me la incolli tu o me la porti di nascosto nella tua bella borsa che tanto inzugni.

Il foro interiore di Scarlett Johansson.

Scarlett Johansson bt Peter Lindbergh
Scarlett Johansson bt Peter Lindbergh

Lo sguardo che interroga il foro interiore del poeta-visionatore ♦

Visto nel silenzio del Giardino di Mia Nonna, questo sguardo tra carne, estraneità e foro interiore parla al mio inconscio, e lo fa parlare, ma essendo la parola interdetta quella più carica di Unheimliche, il poeta, d’altronde è lui che parla ed è sempre lui che è il soggetto che avvista la meraviglia, riconosce in esso l’estraneità del mondo, in cui quella carne, la carne di Natasha o Scarlett che sia, è abitata, ma per interrogare così il mio foro interiore, io sento che lei sta costruendo ed errando, questa passione del suo foro interiore è la meraviglia della natura, non si lascia andare, sorseggia, non si espone, gusta, cammina sopra un filo di seta, estingue la sete del visionatore e del poeta.

▐ Leggi : Il foro interiore di Natasha Romanoff su Uh Magazine

POP-CORN CINEMA & POESIA

Marisa Aino | Pipirites et paniculae © 2016

▐ Sembra che per la bottega di pop-corn l’attrice si sia ispirata a queste paniculae di Marisa Aino…Se trarrà ispirazione dai piperites, quella patagonica(o ottusa?) attrice che altro botteghino aprirà in quel di Parigi, quello dei “popacci crushkl” di Sant’Arcangelo?▐

Il pop-corn della ragazza del poeta ♥

Il poeta, che non ha i baffi nerissimi e accuratamente tagliati di quel signore della Centuria “Ventiquattro” di Manganelli che è, alle quattro del pomeriggio, ancora in pigiama[i], non riesce a sdraiarsi sul letto, e nemmeno stendersi in una poltrona comoda e rassegnata, e non sfoglia manco un libro, né guarda il titolo solo dopo aver leggiucchiato una pagina. Ha appena letto in un quotidiano che la sua ragazza, l’attrice che non si sa quanti film ha fatto e che non si  sa da quanti visionatori è concupita come oggetto “a”, ha inaugurato il suo negozietto di pop-corn! Lei è un’anima aggraziata, e anche di corpo non è male, è pur sempre la ragazza del poeta, che, continua a pensare che anche lei in qualche modo è innamorata  perdutamente di lui, pur essendo poeta, sarà, si dice, per via del punctum dell’anima, ah, dice “punctum”, facendo sottentrare per la sua immagine l’ovvio e l’ottuso di Roland Barthes, invece si sta riferendo al punto sensibile arabo nel suo cosmogramma, quello dell’anima, che è strettamente connesso al suo Ascendente, anzi al suo mezzopunto Sole/Ascendente, un’adesione incredibile, quasi patagonica, per via  del fatto che oggi si sente sotto l’effetto di una molesta ubriacatura, ma in realtà egli , la sera prima, ha bevuto un solo bicchiere, saranno stati i peperoni, peperoni e uova, e…oh, Dio, com’è possibile? Pop-corn, e ripensando alle uova, per le galline e il granone per le galline, quella scema s’è aperto il negozietto del pop-corn, ma chissà mai chi glielo avrà messo in testa, o forse ci ha pensato autonomamente, quando andavamo al cinema, pensa il poeta, forse a vedere che si vendeva tutto quel pop-corn avrà pensato che era in quel modo che si facevano i soldi, povera stupida…Ma è suonata? Sarà stata un imbonimento della famiglia, quelle sorelle non volevano aprire tempo addietro una friggitoria, così, dicevano, sai quanti soldi ci facciamo la mattina che prepariamo il cestino di patate fritte e cozze impepate per i ragazzi che vanno a scuola, tu pensa a quelli che, poi, devono restare qui in paese per il turno pomeridiano e allora vengono a mangiare qui peperoni e patate, cozze o cozz’ammula fritta, e poi tu ti metti il grembiulino e bona come sei sai quanti si vengono a riempire l’otre dello scroto a furia di ingurgitare pensieri immondi su di te, che in confronto un manga di marca “Hentai”sembra addirittura arido, altro che shummulo[ii]  di quel fesso di quel poeta senza una lira!

Pop-corn…e la rivedeva nella tuta di latex per quel personaggio da super-eroina, che, lui, così in quell’assetto, ne aveva messo da parte immagini in gif, che, quando lei non c’era, stava a guardarsele e a menarselo per ore intere, e giorni, e adesso questa super-eroina si mette a vendere il pop-corn… Mio Dio, mi capiterà un giorno che uscendo da quel suo negozietto un giorno mi accorgerò che mi hanno rubato l’Universo, e al posto dell’Universo c’è quel solito venditore all’ingrosso di granone per galline, in quel suo buco, dove, quando smise, aprirono la sede della progenitrice dell’agenzia della Fiscalrassi, e il suo paese era scomparso, scomparsa la sua casa, scomparsa la sua famiglia, scomparso il suo aranceto, scomparsi gli ulivi di Sant’Arcangelo e la sterpina, scomparso il sole, scomparso il cinema, e il poeta si era allora convinto che era accaduto un furto, un furto più grande del consueto, era stato rubato l’Universo del poeta, e c’era tutto quel pop-corn e quella stupida che adesso non faceva più l’attrice, s’era messo il grembiulino e il berrettino e sorrideva a tutti i compratori di pop-corn, che, poi, non sapevano che farsene, perché non c’era più il cinema, non c’era più l’attrice per la quale andavano tutti al cinema a farsi l’erezione di terzo grado, non c’era il sole, ed erano rimasti tutti gli ombroni del mondo, e tutti avevano il pollaio e tutti vendevano il granone all’ingrosso e tutti erano affiliati alla Fiscalrassi e tutti andavano alla regione a mettere la tassa della salute per il poeta che, se non voleva essere ricoverato in una clinica psichiatrica (come quella che c’era vicino all’ospedale della città dov’era la sede legale dell’azienda che faceva le bollette a Moncalieri e che in realtà era afferente alla sede maggiore in Puglia, tanto che se il padre fondatore era un monaco, il nome di quel paese della Puglia era simile al nome di un altro monaco che, anche quando non è il nome di un monaco, entra in vari scandali per il dispositivo di alleanza  e anche per quello di sessualità), doveva pagarla  a fior di quattrini prima all’Inps di residenza e, se non lo avesse fatto, l’avrebbero resa nazionale e fatta pagare con il 740 con versamenti alla regione di residenza, famosa per avere il Centro Servizi fiscale a Salerno, nella regione attigua, a nord, che, sarà per questo, per via dell’ombra, che, più si va a nord e più  è tutto in mano agli ombroni, o nelle loro bisacce.

Un giorno, poi, dopo che il poeta le aveva scritto una lunga email sperando che rinsavisse e ritornasse a fare film, lei gli aveva mandato un’affiche come quelle di Paye Ta Shnek: “Mon Pop-corn n’a  pas besoin de ta poésie ou de ton (-phi), ni a besoin d’autre cocorico de Monsieur Lacan!”. E gliela affisse anche su Twitter[iii]. Il poeta prima pianse per tre giorni, e ogni volta che mangiava l’insalata di mais col tonno Sardanelli rigettava, infine se la legò al meridiano la sua bella attrice di una volta e, quando era incazzato nero, scuoteva così forte il meridiano che il Fondo Cielo, in breve, si riempiva fino all’orlo creando panico negli ombroni che temevano ogni volta di annegare.

♥by Gaudio Malaguzzi

[i] Giorgio Manganelli, Centuria.Cento piccoli romanzi fiume, Rizzoli Editore, Milano 1979.

[ii] Cfr. V.S.Gaudio, Shummulon vs Shumullar. La Stimmung con Samuel Beckett, Rockaby, in→ “il cobold”.

[iii] Cfr. “La ragazza che faceva l’attrice al suo ex poeta”.

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La ragazza che faceva l’attrice al suo ex poeta: l’affiche de son Pop-corn.

Alla maniera di PayeTaShnek.

La Gabelliera di Ritts|E il gioco di Maruzia

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Herb Ritts for American Vogue, May 1987. Swimsuit by The Finals.

 

L’I King della Gabelliera e del Poeta|2.Kkunn.-Il ricettivo:La giumenta docile e robusta

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(…)

L’alzare e il gioco del poi

che Maruzia fa nel giorno di gala,

quando s’avvia il Calendario

che sarebbe il boccone per i conti

diciamo il ristoro per re e principi,

contadini e viticultori, financo al re

di denari[i] che nei tarocchi è quello che più

di ogni altro fa il giuoco del diavolo,

poiché essendo un plebeo arricchito

città delle braghe della zia paterna

egli fallisce all’entrar della rocca

e si fa il gaudio all’inizio del Calendario

 

(…)

da: V.S.Gaudio | Maruzia a Bragalla © 2007

[i] Quando arriva il Re di denari, o di quadri, è sempre un uomo ben venuto, un vizioso, sposato o vedovo oppure sposato in vedovanza sessuale, straniero e insolente; è una figura paterna, ecco che si abbina alle brache della zia paterna, è come se conoscesse la potenzialità di quelle braghe, perché lui essendo affine al padre è sulla linea sessuale del padre, per questo le braghe sono della zia paterna, e lui, il re di denari, le sa calare o imbragallare come si deve.

♫ Chlöe, Paperina e tutto quel “Rumour” per quel fesso del poeta colonna della Disney…

Quel pezzo di dolicomorfa del “Rumour”

Quando ero un giovane radicale e sognatore

pivello senza timori e leggevo con sobria attenzione

anche gli epitaffi e soprattutto l’Ananga Ranga

ed ero un po’ come quel piccolo bestemmiatore

di cui al capitano Orlando Killion dell’Antologia di Spoon River

e ancora non avevo letto i primi saggi di Woody Allen

e in special modo non stavo mai a dire

a un pezzo di dolicomorfa come Chlöe

di tutte le meraviglie della natura, tolto l’albero

d’estate che è ineguagliabile anche sotto

l’ombrellone, tu sei peggio di un alce con le ghette

di Paperina stessa che, quante volte,  quando

poi fui una colonna della Disney Company  prima

e  dopo che si mise in proprio, io, che più in là di Paperino

non sarei mai potuto andare, pensavo che non mi

sarebbe dispiaciuto andarci a passeggio in via Dante

a Milano e in via Dante anche a Torino, ma perché mi

chiedevo spesso Paperina mi piace di più di Minni,

e adesso che guardo cantare Chlöe che ha un po’

dell’una e dell’altra e non è una papera, anzi è

tutta dentro il senso ottuso che anche Barthes

le antropomorfizzerebbe, e di più le scriverebbe

un saggio sul punctum che io che son poeta non

posso non vedere, e dunque quando ero un giovane

coglione e c’era tutto quel rumore nel mondo per via

dei boscaioli che abbattevano non solo gli alberi d’estate

nel bosco del torinese nel Pantano di Villapiana e

gli operai del comune che gli tagliavano l’erba

dopo aver aperto il cancello e quando ci andavi tu

arrivavano boy scout e inviati della parrocchia

a romperti il cazzo anche Sarachë e Saracinë

e fu in quel tempo che capii che la maturità

di una persona non si misura dal rumore che fa

né dall’arroganza, né dalla riforma fondiaria

né dai georgofili tipo Scardaccione ch’era il

livellario della sorella di quella che fu fatta

mia madre e mia madre ne teneva invece

la parte ereditata dal padre e dallo spirito santo

dalla madre neanche un cazzo se si può dire,

io a guardare Chlöe che posso considerare

se non la paura che ho di svegliarmi in mutande

e non sono eretto, e non sono diventato nemmeno calvo

nemmeno quella notte del gran freddo a Catanzaro

d’altra parte ogni periodo della vita ha la sua temperatura

e se domani, metti il caso, qui comincia davvero a nevicare

il problema dell’esistenza sarebbe l’interruttore della luce,

l’oggetto a che è Chlöe o Paperina oppure che se viene

a bussare alla porta la cantante io sono in mutande

lei mi guarda e cos’è tutto ‘sto silenzio , mi chiede,

quando è a letto tutto quel rumore e poi che vedo qua

un poeta abbattuto e depresso, uretrale e fesso,

anche se ha una bella abbronzatura da falciaerba

in canottiera?

►[da: Se fosse l’antologia di quella notte a Catanzaro, 3]

Gli oggetti d’amore del Poeta e della Parrottiera

e868b-image002Pratica annuale del poeta e della Parrottiera, e suoi oggetti  d’amore più goduti

by Gaudio Malaguzzi

Fu all’inizio dell’anno che il poeta inviò la statistica o, semplicemente, la classifica delle sue pratiche singolari alla Signora dei cetrioli, quella della patagonica posizione della Mula. Pur essendo prima la moglie, che con le due strutture dell’oggetto a aveva raggiunto la ragguardevole quota di 526 punti, qualcosa come 1.4 pratiche di fantasmizzazione giornaliere, che, nell’ambito di questo tipo di lussuria, è davvero disdicevole ma che testimonia come la potenza patafisica della signora sia qualcosa di oltremodo temporale e di possentemente heimlich[c’è da dire che in ogni esercizio masturbatorio, l’oggetto fantasmato prende 1 punto; se l’esercizio ha una certa continuità temporale, c’è un bonus che può essere anche di 3 punti e se l’esecuzione fantasmatica produce un orgasmo effettivo e liquido i punti assegnati sono 5, oltre a quello della performance, che, se ha avuto durata, ha ulteriori punti aggiunti in bonus], dicevamo: pur essendo prima la moglie, senza temere reazioni in proposito da parte dell’altra signora in corrispondenza segreta, il poeta le inviò questa classifica:

1° Moglie 527

2° Mula o Parrottiera 489

3° Orsellizia 438

4° Gigolette 405

5° Ide 32 (solo negli ultimi giorni dell’anno)

 
© blue amorosi

E dopo pochi giorni il poeta, come d’accordo, ricevette la classifica della Mula, che l’aveva spedita contemporaneamente al poeta, in modo che ognuno non fosse a conoscenza, prima dell’altro, del risultato. Incredibilmente, anche il poeta non era stato primo nei pensieri morbosi della signora dei cetrioli. Difatti, questa trasmise questa classifica:

Oggetto denominato “Il portiere” 734

(Era un suo oggetto “a”, fattosi tale e talmente irredento nella mappa della Mula, per il fatto che il portinaio non c’era volta che non la guardava salire le scale, e, infine, pare che, quando il pover’uomo dovette essere pensionato, fosse stato liquidato con una infinita e potente inculata sul terrazzo dello stabile; lei lo fantasma per il fallo da satiro e la capacità liquida della performance, che poi lei, naturalmente, mostra al mondo e ai condomini tutti depositandola integralmente nello stesso punto in cui viene sodomizzata)

2° Poeta 405

3° Un uomo chiamato “Fisico” 390

4° Un giovanotto chiamato “U giovane” 115

A cui fa seghe e blow job, e gli fa anche lo shummulo con i seni

Un altro giovane chiamato “Subito” 104

(Fa subito, in qualsiasi posto, anche, spesso le fa addosso, sul vestito, in faccia, sul muso)

Poi ulteriori oggetti non definiti, e omessi nel conteggio, che impensieriscono non poco il poeta, perché sembra che tra questi ci siano le nuove strutture dell’oggetto “a” della Mula per l’anno avviato[i]

[i] A conti fatti, considerati i 5 oggetti definiti per ognuno degli interagenti dei piaceri singolari, abbiamo questo risultato: a) il poeta raggiunge quota 1891, che corrisponde a una media giornaliera di quasi 6 “pratiche fantasmatiche” formalizzabili; b) la parrottiera, o mula, fa 1748 che è superiore a una media giornaliera di 5 “pratiche fantasmatiche bagnate”. Se si considera che sia il poeta che la parrottiera hanno omesso altri oggetti non considerati come partecipanti ufficialmente al piacere singolare di ognuno dei corrispondenti, avremmo una somma ancor più considerevole; va sottolineato che dal punteggio riguardante l’oggetto “Poeta”, per la mula, lei ha sottratto 236 pratiche, imputabili alla fantasmizzazione del “marito” più giovane con cui verbalizza, sempre, la chiamata e la partecipazione del poeta , che viene designata dal marito come esattezza matematica , è quasi scientifico, dice alla moglie mentre glielo tiene dentro, per la tua parrottiera il calibro giusto, esatto, è quello di Parrōttë, perciò il poeta sarebbe , nell’anno solare considerato, a quota 641, a 93 piaceri singolari ottenuti col “portiere”. Che stranamente , nell’alfabeto della tavola numerica del gancio mnemonico, farebbe “pum”(p=9;m=3), un colpo di Parrott, solo che il cannone è del portiere. Ma, riconsiderati i primi cinque oggetti per la mula, messo, cioè, il “marito” al 4° posto con 236, e tolto il giovane chiamato “Subito”, con 104, la somma effettivamente ottenuta dalla mula per l’anno solare considerato è pari a 1880, solo 11 unità meno del poeta, la media giornaliera è pari a 5.15, a fronte del 5.18 della media del poeta..Da notare che nelle pratiche fantasmatiche del poeta c’è la Gigolette a quota 405 e lui, il poeta, è a quota 405 nelle pratiche fantasmatiche della mula. Se si pensa che la pratica preferita da Gigolette sia lo shummulo sul viso e sul muso, una sorta di Biffle di struscio e di shummulo, e che il poeta, fantasmaizzato dalla parrottiera, sia il fautore dello shummulo nella parrottiera, questo risultato speculare determina sia il doppio dello shummulo che la  pratica più fantasmizzata, dai due interagenti a distanza, con 810 attualizzazioni.