Dall’oggetto flottante magico.La posa del caffè 45

 

LA POSA DEL CAFFE’ E LA PSICANALISI 45.

La semplice corrispondenza temporale tra i fantasmi fallici e la cuginanza, è qualcosa che colma di delizia infinita il (-phi) del poeta-visionatore: si disse, nella Posa 31[i], che non è più questione di posizioni definite, tutto si fa improvvisamente leggibile, e pertanto: godibile, in una visione senza commento, in cui non c’è nessuna idea di finalità, come uno haiku che non serve a nessuno, è semplicemente un piacere singolare, nella posa del caffè 31, l’oggetto flottante magico andava fottuto, soltanto per fotterlo, e si pensava alle tre forme di Simone, in cui le altre cugine erano destinate al munus, dono o servizio che fosse e che sia, riferibile, nella posa del caffè che si dispiega dal solstizio dell’inverno, allacciata ai giorni critici dei cicli del bioritmo di Simone, a Simone, che è questa, è così, è tale, con quel tocco così istantaneo e così breve, che non ha oscillazioni e riprese, come la cugina di questa posa, che è lei adesso, più di Simone, ma sempre nell’alone di Simone, come d’altra parte, nella stessa posa fotografica(…)

[i] Cfr. La posa del caffè e la psicanalisi 31, pingapa/2016-03.

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ARCANDAMICA 2016 ⁞ Di seguito, un twitter dietro l’altro, i 12 segni:Ariete,Toro,Gemelli,Cancro,Leone,Vergine,Bilancia,Scorpione…▌

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ARIETE. Tra Bach e Zola, l’ortica e il gallo. Opera sugli ingrati, fugge il male e fuggirà ciò che è buono. Allegra e terribile la donna  vs nemici.

TORO. L’aratura e la semina un po’Balzac un po’ Kierkegaard.Uccelli, pecore e ornamento per lei,blu-fagotto. Tra passioni e coscienza, naso aquilino dell’economia.

GEMINI. Andatura veloce e cinica. Tatto e volgarità. Leggera e lussuriosa, furori intensi e grande bocca del sorriso. Molteplici mezzi. Merlo-Kafka.

CANCER. Ira  nascosta che percuote. Frasi interrotte della meraviglia e romanticismo colto.Lei arabesca e concisa. Tra Cocteau e Radiguet.

LEO. La lussuria delle sublimazioni e la grandezza callipigia.Cavallo o cocomero:utopie e sottigliezze quasi aritmetiche. Appoggio ritardato.

VIRGO. Razionale e particolare. Paziente e precisa, lei. Semplicità mondana e inquietudine tra equità e misticismo. Vezzo e parola.

LIBRA. Cerimonia della voluttà e pigrizia del gaudio. Tenero,descrittivo.Superficiale e graziosa. Cose segrete e numeri delle cose.Cammello e Zanzotto.

SCORPIO. Tra contraddizione e commercio del nulla.Resistenza straordinaria.Il naso  di Valéry e l’andatura di Rodin. Empiamori solidi. Della ruggine.

SAGITTARIO. Sufficienza e reticenza doppia, tra silenzio e paradosso, ghiotto e affettato.Flaubert/Heine. Donna mondana e compiaciuta. Gioca e corre.

CAPRICORNO. Incredulo e terrestre montone,come la capra non crede negli altri, però  con loro ozia nella lussuria. Il piacere rigoroso tra Cézanne e Poe.

ACQUARIO. Idealismo del giallo e del romanticismo, indifferente nella ricchezza. Non ha malizia, tra sazietà e andatura inquieta,occhi verdi del “fottiti”!

PISCES. Tra Mallarmé e Hugo assoluto e tirannico, brillante  e tra galloni e nastrini.Donna ispiratrice che ama ascoltarsi.Amabile ufficiale di carriera.

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La ruota della fortuna e la politica ▌

Il problema fondamentale della politica, in un mondo in cui la maturità di una persona non si misura dall’età ma dal modo in cui reagisce quando ti vuole portare dal notaio per farsi sottoscrivere che hanno fatto un’appropriazione indebita e tu gli dovresti firmare che sei d’accordo, va bene così, e invece tu dici che la ‘ndrangheta è così che comprime e opprime, e quelli continuano a dire che d’accordo che sono figlio di zoccola nato durante la guerra ma questo non vuol dire che appunto per questo io non debba essere un fratello della ‘ndrangheta pur venendo, a parole, dal territorio della Brianza, e se quello che si chiama come la via che c’è qui ha sposato una di Monza, io che non sono il monaco ma vengo pure io da lì in questo luogo che ha la via con quel nome di quello che è stato reso pubblicamente fratello della mafia, allora ci vuole tanto a dichiararmi affiliato della ‘ndrangheta? La politica, a questo punto in cui l’ombra del sistema è la realtà, e l’ombra del potere è la rappresentanza, come scrive Jean Baudrillard, la rappresentante del potere amministrativo dello Stato che cosa rappresenta se non si rappresenta più ma si è nella dissoluzione della rappresentanza? Il sistema è la versione integrale del reale e il suo dissolvimento nel virtuale, è la ruota, che, come il sistema, stravolge le regole in tutti gli ambiti.
C’è la ruota della fortuna da far girare, e non è il tarocco numero 10, qui è tra il salame e la capra, che viene rappresentata e consegnata ai media, tanto che, a dar seguito a quanto apprendiamo da Jean Baudrillard, se l’ombra del sistema è la realtà e l’ombra del potere è la rappresentanza, questo nostro oggetto d’amore che amministra non so che valori come ombra del capitale e fa uscire sulla ruota della fortuna un bel salame, a conti fatti , abbinato alla capra, mi sembra che realizzi integralmente il valore e la sua dissoluzione, tanto che, come il potere che esaurisce la forma della rappresentanza, chi rappresenta un ministero ormai non rappresenta nient’altro che se stesso. Questa visibilità forzata, il fine di essere visti e guardati come nulla, alla fin fine con questo nostro oggetto, tra la ruota, la capra e il salame, ancora una volta, nella banalità assoluta del prodotto informativo, produce una sorta di doppia virtualità della realtà, che non è come quella del Grande Fratello, in cui tutto è osceno perché è inutilmente visibile, senza necessità, senza desiderio e senza effetto, insomma sì non c’è più il rischio che al ministro le si rubi la sua immagine e che le si forzi i suoi segreti, che, come noi nella galassia del Loft-Story, non ne ha più, insomma non ha nulla da nascondere, gira la ruota, e fa uscire il salame, okay, come bonheur ha tirato fuori un simbolo del (-φ) lacaniano, voi dite che l’hanno fatto apposta?, e, siamo o non siamo nel mondo delle apparenze?, dal nulla compare una capra, che, se uno si distrae e pensa alla ruota come arcano dei tarocchi, fa presto a commutare la capra nel caprone dell’arcano 15 dei Tarocchi, e, tra salame e Satana, cosa passa allora se non l’S barrato di Lacan? E quindi è questo il segno, come dice Baudrillard, della nostra ultima moralità e al tempo stesso della nostra totale oscenità? O, come ci piace ancora cullare il nostro oggetto “a, è invece questa meraviglia della natura, io personalmente penso che sia superiore all’albero d’estate che la più notevole per Woody Allen, o all’alce con le ghette, che incantevole com’è per il nostro bonheur, con la sua presenza gloriosa è la muta testimonianza che chi fa girare la ruota della fortuna e ti ti fa uscire il salame così grosso, come disse il poeta, “Solo Dio può creare un albero”, va ormai commutato in “Solo il ministro per la riforma della libido può far uscire sulla ruota della fortuna un salame e la capra”. Tanto che, così preso nell’incantamento, meccanicamente ho tirato fuori il “Topolino” del 27 settembre 1981, quello con la copertina con la Ruota della Fortuna, il mio gioco cabalistico per i ragazzini di allora, il ministro ancora non lo leggeva, non poteva leggerlo, “Topolino”, e le ho fatto il gioco, le ho fatto girare la ruota della fortuna come se fosse qui, ho commutato il suo nome in numeri, la data in numero,l’ora, il mese, il giorno, il pianeta, ho fatto la somma e la divisione, e il risultato della profezia, in merito alla sua dettagliata e precisa domanda(“Avrà il poeta incantato gratificazioni immediate per il suo oggetto “a”?”), è stato il 9, che non promette alcun bonheur per il poeta, niente salame e capra per lui, poverino: “restrizione, numero adatto per i progetti a lunga scadenza in cui c’è bisogno di riflessione e cura”. Che, tolto all’univocità sintagmatica, promette, invece, lunghe, interminabili riflessioni e cure per il suo oggetto “a”.

 

 

Leggi il testo originale e integrale qui►pingapala posa del caffè e la psicanalisi 17

▐ Bere alla Tedesca al buio

http://flv.kataweb.it/repubblicatv/file/2014/11/20/227258/227258-multi-flip-spot_tedesco201114.mp4?cdn ▐

Beckettiana ▐ Der Vater und die Mutter trinken Deutsche im dunkeln

Buio.

T(ochter)  apre la porta.
Accende.
Lo spazio s’illumina.
Spotlight nello spazio scenico: dietro al divano, con le mani sul bordo, die Mutter a bocca aperta.
Dietro die Mutter, der Vater a bocca aperta.
T a bocca aperta sulla porta.
Spegne. Si rabbuia.
V(ater)und M(utter)  Heil! Riprendiamo.
( Si chiude la porta)

A Bere alla Tedesca al Buio. Danke!

 

from► pingapa

BRIDGET T. │L’ebook di piṅgapāArt™

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│Oh, Françouve!


Oh, Françouve!

La posa del caffè e la psicanalisi ● 9 ▌ Françouvë

Il cappello bianco, quello che avevo quando ci guardammo, io e Lady D, quella volta che venne a Bologna, avrei voluto averlo molti anni prima, per Françoise Hardy, che, lo so, adorava vedermi col cappello bianco e avrebbe detto senz’altro : Mon Dieu, Vuesse, ça , c’est très joli!
Quello che mi piaceva di quella giovane donna era tutto, intendo tutto il corpo e la voce, e quella faccia, e il naso, le gambe, il culo, mi piaceva il culo di Françou, le cul-Françou, così lo chiamavo e lei arrivava al meridiano attorno al mio oggetto “a”, a volte non lo dicevamo nemmeno, né lei, né io, sapevamo di esserci, e c’era un non so che di, come dire, c’era una sorta di mistico bonheur nel suo canto che mi prendeva, e pensavo sempre che fosse mia moglie, con cui aveva questa assonanza, non della voce, ma dello stato apparentemente ectomorfo del corpo, che faceva pulsare la mia pulsione narcisista, d’altronde era stato sempre evidente, non facevo che prediligere oggetti fallico-narcisisti, per via della pulsione uretrale, forse, e della posa del caffè.

Il cappello bianco, il circo, “Astra”, le vent-hardy e le cul-françou

Una volta, ho saputo che Françou sapeva d’astrologia e allora, quando ero uno dei più grandi esperti mondiali di “Astra”, pensavo che un giorno o l’altro avrei trovato, nella posta che mi arrivava in via Scarsellini dov’era la sede dei periodici del Corriere della Sera in quel tempo, una sua lettera, e chissà che non mi abbia davvero scritto, e la lettera non mi è stata data, come tante altre d’altronde, per via della psicanalisi e della posa del caffè, e del punctum Mercurio/Plutone che un po’ mi fa poeta e un po’ mi fa il portatore del mistero assoluto, e delle sottrazioni subite. C’è qualcosa di forte tra me e Françou: lei ha la congiunzione Marte/Urano al Medio Cielo e io, che son più giovane e, già adolescente, avrei voluto possederla o, quantomeno, passeggiarci sotto i portici di via Roma a Torino, mano nella mano dentro la sua canzone più in voga; dicevo, io, la congiunzione Marte/Urano ce l’ho in un altro segno ma ha la stessa valenza, è quella del fallo uranico, che, in quegli anni, alla radio è con la sua voce che passava al meridiano dell’ascoltatore e del poeta; c’è che ha il Sole complementare al mio Sole, e Lilith e Chirone attorno all’Ascendente che lambisce la mia Venere in Vergine, su cui agisce la congiunzione Marte/Urano.
Anni fa ho visto un video di una sua canzone fatto dentro una giostra, e allora vedete che è per questo che avrei voluto il cappello, ogni volta che c’è la giostra un poeta ha bisogno del cappello, e anche quando c’è il circo, una volta, ero un ragazzo, una mia zia, che era originariamente una zingara, mi portò al circo in piazza, e, questo lo ricordo perfettamente, la cassiera disse non so che parola sul mio aspetto, qualcosa che, non è una parola, è una sorta di punzone semantico che, poi, resta nel tuo fantasma e, per l’eternità, sai che quella donna, quando il suo oggetto “a” verrà agitato e fatto fremere al meridiano del suo fantasma, non farà che ungerti di gaudio il tuo (-φ), benedetto sia Lacan!
Non so se, in quel tempo, ero dentro la bolla di Françou, forse no, ma è che andai al circo senza cappello e Dio che scappellamento mi fece fare quella buona donna, che non era per niente del tipo ectomorfo alla Hardy, anzi non cantava nemmeno e figuriamoci se quello che verbalizzò come punzone del suo desiderio per il gaudio del mio (-φ) potesse essere espresso con la voce chiamata Françou.
Col cappello, quando finalmente lo presi da Barbetti a Bologna, avrei voluto andarci, ma anni prima, al circo con Françou e avrei voluto che lei sentisse il punzone semantico della cassiera, hai visto che non mentivo, Françou, c’è una spiegazione a tutto questo, le avrei detto, no, non sta nella faccenda di “Astra” né nel tuo Marte/Urano al Medio Cielo, sta nel mio Mercurio/Plutone, è da lì che si affila il punzone, nessuno può farci niente, è per questo che sono Enzù, per via di questo punctum affilato da Marte/Urano, che è più maledetto del tuo, perché ha una potenza soprannaturale, che deriva dalla posa del caffè, e, certo, le avrei detto, c’è anche la ragione e la riflessione e la potenza duratura, il rigore di Saturno, come anche in te d’altronde, ma mi dici che cos’è allora che mi fa impazzire per te?
E tu avresti detto, con tutto il rigore e la serietà del tuo stato ectomorfo, non sei la Dea Eriu in un testo che avrei scritto lustri e lustri dopo la posa del caffè per la voce, le gambe e la faccia della mia adolescenza?, senza nemmeno sorridere un po’: “C’est le cul-Françou, Enzou!”

Senza che ti passasse per la testa che un giorno, per la somatologia della tua immagine, il poeta ti avrebbe messo dentro l’esagramma del farsi incontro, e tu per questo sei la dea celtica Eriu, la più casta di tutte le donne, e le tue gambe che ordiscono un complotto contro la tua virtù, e fu così che Dagda prese Eriu e quando ti sei svegliata sotto il cielo di Parigi, e il poeta scrisse che era il trigramma che condensa la tua iconica polisemia e la tua polisemica complessità, ti mettesti a cantare per il mio oggetto “a” che passava al meridiano del tuo fantasma degli anni sessanta: “Tous les garçons…”, “Le temps de l’amour”, “Tu verras”, e così le tue gambe, non era il tuo culo allora, con l’intensità del respiro, ti facevano un cavallo magro, un buon cavallo, e il vento alto e lungo, e la strettezza indicibile di quello che il monaco Severino trovò a Justine in Sade, questo sì, c’era sotto il cielo e sotto il tabu del fantasma nella libido di un poeta adolescente, insomma è così che poi capimmo che si trattava del vent-Hardy, che, Françou, adesso che siamo cresciuti e non abbiamo più pudore, si può dire che quel monaco di Sade sapeva riconoscere il soggetto del canto del vento, e, che dire?, è colpa del cappello che non avevo o della posa del caffè se non sono riuscito a definire il cammino della mia libido, e mi sono anche smarrito lungo la strada, anche se sei stata sempre dentro una massa lenta e ritmica che esisteva, e non so se può esistere ancora, tu dici che il poeta ha raggiunto la fine del desiderio guardandoti ancora dentro i tempi lunghi della posa del caffè in quelle tue immagini patagoniche e assolute tra gli anni sessanta e settanta, in cui l’isomorfismo aria-canto, è questo che avrei scritto lustri dopo, rinvia alle tecniche simboliche della purificazione attraverso l’aria, tanto che tra respiro del vento e verticalità del cielo, è qui il senso di Marte/Urano che rinserrano la barra del tuo Medio Cielo, è qui la strettezza indicibile di cui al rinvio di quel monaco sadiano, tanto che la castità di Eriu-Hardy somatizzava la metafisica del puro che sei tu Françou, che avevi il ni, che è il çakra dell’anima, sì nella testa ma era invisibile, perché stava appunto a sud, al Medio cielo, ni na klé, scriverò nel futuro lontano dalla posa del caffè, “l’anima che sale e scende” per essere il vento, il respiro delle gambe, forse anche, aggiungo adesso Françou, la strettezza indicibile per il gaudio di Enzu(vë)…

Quel vent-Hardy, con quella benedetta posa del caffè e la patagonica delle tue immagini, così invisibile, vuoi vedere che soffia in direzione dell’Enzuvë? E lo si potrà anche denominare le vent-Françou, o le vent-Franzuvë(↔Françouvë) ? E lo si percepisce per l’aroma lungo e casto della posa del caffè? ▐ by v.s.gaudio

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