La posa del doppio anello.

Le cugine.

La photostimmung è puramente illustrativa. Qualsiasi riferimento  alle figure fotografate  è del tutto casuale.

by Jeff Cowen 2002

Le cugine a Castrovillari.

Si dettero in questa posa, o si posero, nella cornice per il piacere singolare del visionatore a cui lo schema verbale del porsi era destinato. Qualcosa come quella doppia bifle di quella seconda domenica di primavera, nell’arco della controra e della bocca insugata, o dell’anello solare, il doppio anello, che rinserrava il Jésuve di Bataille nella dimensione e nel nome dell’Enzuvë, tanto che facendosi schema verbale questo sostantivo-archetipo enzugava l’anello solare raddoppiato dall’archetipologia dell’Heimlich.

Una non sarà nel piacere singolare di Harry Mathews(1): inginocchiata a un confessionale della cattedrale di Siviglia, quella ventunenne che sta dichiarando la sua inveterata abitudine a scuotersi il calibistrix; l’altra non è in una cucina di Christchurch, in Nuova Zelanda, una giovane tra i venticinque e i ventisei anni impegnata a farsi fare la Bifle sul muso e sulla faccia e cercando di afferrare e stringere quella verga dura come il legno e così enzugata.

Nella fotografia in cui si sono incorniciate quel che manca ed è visibile è il (φ) che, trattandosi di una coppia seduta, dove può essere per non essere così mostrato, se non nel doppio anello solare? Possiamo guardarle, come le guarda il visionatore a cui hanno destinato la posa, e dar loro questa didascalia: “Attualmente si trovano a Castrovillari, che, come la Castroville californiana si vanta di essere la “capitale mondiale del carciofo”(2), si vanta di essere la “capitale della cipolla”, e, sedute al tavolo al ristorante, hanno appena finito di pregustare, per tutta la durata del pranzo, la varietà del gaudio di questo ortaggio tra la delizia dell’Enzuvë orale e la letizia spasmodica dell’Enzuvë dell’anello solare, difatti quello che ha reso irredenta la loro doppia apparizione in quella seconda domenica di primavera è il sugo che aveva finito con l’irrumare, insolubile anche all’olfatto, la pelle del muso, della faccia e dello gnomone della controra di quella che non era in una cucina a Christchurch in Nuova Zelanda ma aveva appena finito di mangiare nella sua cucina”.

(1) Harry Mathews, Singular Pleasures, P.O.L. éditeur 1983.

(2)Ibidem.

Domino. Se le cugine fossero in realtà Harley & Domino?

Harley. Se le cugine fossero in realtà Domino & Harley?

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Nomi diversi di Plousia.

v.s.gaudio isometrica con podice di plousia

L’ho chiamata con nomi diversi, da quelli

di Plousia, di Plousia Mekuón:

Faccia di pernacocca, Utrantina ca ‘natruzza,

Idrusa de canduscio carosella, Mulacchiona

Adùnia, Zobeida d’Utrànto, financo Betissa

che nel basso trova il tepore, o Patissa cretina

tanto smorfiosa da finire in nichetta, balorda

abbambinata belissa, Formosetta crèdula, Dùnnia,

Orcessa col ventre di mora, Bacchica bava,

Drummàmina dunnia e capocchiona,

Curiosa capiente coppella,  Sborrata Bota

poni pongi il tuo arco rosso tra le nubi,

vola vola pietra specchio grido rappreso

e culmine che non rincula e ringhia

alla torre che geme.

da:

Plousia Coppella Betissa

Plousia Mekuón © v.s.gaudio  2006

MARIS ADLECTATIO.

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ADLECTATIO isometrica

(…) Braga, che è la radice di “Bragalla”, fa il verso al “Berg”, che sarebbe “montagna”,  l’archetipo sostantivo che  Gombrowicz declina come fantasma masturbatorio[i], e che è il “monte”, ma che sostanzialmente connesso con “alla”, è l’arnese che avvolge il “sublego”, il “raccogliersi sotto” o il “raccogliere furtivamente”, l’”aggiungere” del subligar o dl subligacŭlum, il “sublecto” dell’”adescare” e del “prendere a gioco”; ma se con “allec” ha in sé l’”allecula”, e quindi la prelibatezza sibarita per farne un boccone da re, tanto che l’”allecatus”, fatto di sardine-allecule e mutande di seta “la Perla”, è un condimento-adlectatio, cioè allettamento e carezza, che trae a sé, tira, eccita, e “adliga”, trattiene e lega per tutto il tempo che viene.

[i] Cfr. V.S. Gaudio, Il Kamasutra del Furguwune silano, © 2007.

da: V.S.Gaudio, Lessico dei neologismi e frangersi dell’oggetto ar

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Adlectatio dell’oggetto ar

Il pallante di Orsellizia.

orsellizia (…) Alla Fonte Pantano della Madonna ci rese lieta la permanenza una giovanissima indiana, nata nel Delta da madre Scalzacane e padre ammašcânte dell’entroterra dell’Adriatico: un prototipo normoendomorfo, così la misurò il dottore Vicinz Gaz, dotata di un podice colmo e tenero, angolo, kënd, delizioso, i këndshëm, dal nome Arshalëzet, più o meno Orsellizia, con una distorsione alla caviglia, che lei fece durare per tutto l’autunno, e non potendo camminare che zoppicante e con difficoltà veniva portata, a turno, dai vari esploratori, sulle spalle; agli esploratori affaticati la giovane permetteva delicatezze anche definitive, tanto che è stato riferito che alla Fonte, oltre che bere alla tedesca da chi l’aveva recata sulle spalle o in braccio, beveva alla tedesca da altri esploratori, o pellegrini, tanti quanti i suoi anni.

E’ rilevante notare che i 16 traversatori aïnici di Arshalëzet l’abbiano esplorata al parallelo reticolato Universale Trasversa di Mercatore sotto il 17; non fosse avvenuta lì la roscidata del cocomero ci sarebbero state altre fonti o sorgenti perenni sopra il parallelo 16 in direzione Est: Fonte degli Occhini, Fonte dell’Altarello, oltre la Timpa Curaro, nel territorio di Plataci,  in riva al Satanasso, e ,infine, nel territorio di provenienza matrilocale,nel  Delta della tribù delle Tre Bisacce, prima in riva al Saraceno e, poi, sul punto geodetico del Monte Móstarico dove la “Shalqinëcaz”, come fu chiamata(più o meno:”Cocomero a cazzo”)[i], durante la nostra permanenza successiva alla Sellata di Broglio, sarà inondata da almeno 100 roscidatori della spedizione e altri pellegrini a vario titolo.

[i] Gli ammascanti la chiamavano:”Pallante’a’rusticu”, che sta sempre per “Melone-a-cazzo”

(…)

da: v.s.gaudio La stagione della Sella dell’imbroglio La Lebenswelt con Sten Nadolny sulla spedizione degli Scalzacani  per il passaggio a nordovest del Delta del Saraceno