Tre tipi di poeti e l’elogio della cozza a mummula.


La legge della cozza ammûmmula
Ci sono tre tipi di poeti: quelli che si fanno la cura di “spungille”, quelli che vanno a “pesce fritto” e quelli che per ritonificare la vena creativa vanno a “cozza ammummula ‘nzalàta”.
Corollari.
1. Quelli che la parola innamorata secondo voi se la devono fare una cura di spungille?
2. E pure quelli, in generale, della Famiglia Raboni, e quelli della famiglia Porta pensate che gli basta una teganata di pesce fritto?
3. Pensate che quegli altri della Famiglia Fortini, come la intendeva Vassalli, pure vanno pazzi per il pesce fritto, e se raccordano sti quattro famiglie con quella di altri Novissimi e degli eredi, fanno riaprire “Pesce Fritto” a Taranto, che quando ne elogiò la pratica Edoardo Raspelli su “La Stampa”,mi pare, dove, nell’altro supplemento settimanale, tenevo la rubrica dei Test, presi l’Intercity Reggio Calabria-Taranto per fare in fretta e “Pesce Fritto” era finito, chiuso!
4. E allora mi venne in mente quella volta a Milano quando passai un pomeriggio intero a far la lode, manco fossi discendente di Ainea, che, italianizzato, è questo il cognome di mia moglie, a Milano, c’era quella primavera lieve, e in un’aiuola accovacciati io e Nadiella Campana a cozza ammummula che uno che passava e ci vedeva ridere in quel modo pur essendo un meneghino dop non avrebbe non potuto pensare che, per darci tutto quel gaudio, per forza a cozza a mummula stavamo alimentando la nostra pulsione orale.
5. A Lacan pure piaceva la cozza a mummula.
6. A Verdiglione la sardalaccia. Non certo la sardicella.
7. A Freud l’insalata delle seppie con tutto il nero.
8. Franco Cavallo, napoletano che poteva farci? Cozze impepate.
9. A proposito di cozze, quando andavo a Taranto, e alla libreria Mondadori che c’era dentro Coin vidi tutte quelle copie incelofanate della mia Hit Parade dello Zodiaco, Gremese 1991, mi vennero in mente le Ricette Immorali di Manuel Vázquez Montalbán, Feltrinelli 1992 , in cui c’era Paola Ruffo di Calabria e i belgi vanno matti per le cozze, e non ti faccio un piacere singolare alla Harry Mathews con la mia conterranea belga che a Taranto andiamo insieme a cozze?
10. Da Taranto una volta mandai una cartolina al mio caporedattore a “La Stampa” che aveva mangiato pesce nel paese dove mi hanno cambiato il nome e lo stato di famiglia ed era stato corrispondente dall’Argentina, un po’ come mio nonno: “I poeti che stanno a casa in famiglia(Raboni, Porta, Famiglia Anceschi, Fortini) non sanno che cos’è la cozza ammumula. Quelli che stanno fuori famiglia e la cozza ammumula non è che la puoi preparare su due piedi e fuori casa, nemmeno la cura di spungille si possono fare.”
11. Nico Orengo, mi pare, una volta mi fece l’elogio della triglia, che piaceva a mia suocera. Ma francamente non ricordo se era già al supplemento dei libri de “La Stampa”. Ma mai a pensare che gustava la triglia a Ventimiglia.
12. Klelia Kostas, che non era poeta e quindi non c’entra con il pesce fritto, e nemmeno con le cozze: Klelia, quante volte abbiamo mangiato insieme, a casa tua e fuori, ma, scusami, ma non ti ho mai visto mangiare pesce, e nemmeno cozze impepate, a Torino, neh?
13. Con la mia amica pittrice di Sanremo e di Baghdad, una sera, con la musica dei Pink Floyd sotto, parlammo delle spungille, altro che sushi.
14. Camillo Pennati secondo voi, visto che il pesce fritto era per Raboni, lui, quando usciva da Einaudi, e quante volte siamo andati insieme in un ristorante femminista a mangiare uova e asparagi bolliti, e poi, sfiniti, di corsa a farci una teganata di calamaretti? E Gavi?
15. Con Roberto Precerutti, quando andavamo a controllare le bozze per L’arzanà a Torre Pellice, forse una volta, passando per Pinerolo o forse è stato quando andammo a Cavour, e io stavo a cazzo con lo stomaco, parlammo del podice di quella che, tempo addietro stavamo pranzando dalle parti di via Cernaia, sì: c’era un ristorante quasi all’angolo con Piazza Solferino, questa si alza e a lui( il poeta della “trappola del sonetto”), che è di fronte al suo tergo, gli resta di traverso in gola una spina di sarda.
16. Paola Pitzianti, che non era poeta, pittrice dei nodi con filo rosso e foglie, era sarda.
17. Mario Grasso, di sicuro, non ha mai fatto la ghiotta con una sola sarda: “Non fari a ghiotta ccu ‘na sarda sula”, la pietanza a base di pesce, e il poeta del golfo di Catania dice che per fare la ghiotta ci vuole pesce di scoglio, altro che sarde. E tira nella rete Giuseppe Biundi, con il vocabolario siciliano-italiano del 1837.
18. Il poeta che cummina na ghiotta usa pesce diverso, e mischia anche mari diversi, vuoi vedere che V.S. Gaudio, quando inventò la Stimmung, la creò, essendo freudiano di sotto e di nome, come se fosse l’azione sintomatica dell’agghiotta, V.S. ca cumminò na ghiotta! Che disastro…
19. Paolo Broussard e il tonno alla calabrese di Pizzo con la cipolla di Tropea, e i cipollari di Castrovillari s’incazzavano.
20. Avrei voluto chiedere a Nadiella Campana, a cui io ho dato il nome “Nadia”, così la chiamavo, e lei si girava: a dicembre, per via di quella luce, ti risulta che Emily Dickinson abbia mai potuto intravvedere il bagliore ainico della cozza ammummula?
21. Per fare l’insalata di cozza ammummula ci vuole la maestria di Marisa Aino.
22. Un poeta senza cozza a mummula è come un poeta della parola innamorata e i lirici nell’antologia di Domenico Cara.
23. Un lirico con poco sale di qualsiasi Famiglia manco a pesce fritto a Rapallo.
24. Franco Verdi e le sarde in saor alla veneta. Quella volta a casa sua a Verona vennero l’esercito, uno dei carabinieri, sette degli ospedali, tra infermiere e medici,qualcuno del corpo forestale e nemmeno un poeta, escluso l
ui e V.S., manco quelli di “Anterem”, più Giorgio Bellini e Silvano Martini di Flavio 

Ermini, e allora del Bianco di Custoza non ne lasciammo nemmeno una bottiglia per Adriano Spatola, che sarebbe passato da Verdi la settimana dopo.

25. Alberto Cappi, mai visto mangiare pesce.
26. Nemmeno Simonetta Molinari, che, non sono sicuro del vitigno, a Valpolicella bisognava starle dietro, e avere il mezzo passo di Hemingway.
27. Una volta andammo al Burghy a Bologna, io, Nadiella Campana e Silvia Zangheri. Ah, quelli del Burghy erano ad hamburger e a patatine fritte. E Coca Cola. E Silvia che disse a Nadia: “Cos’hai fatto alle scarpe? Hai sbagliato tintura del diavolo?”. Aveva le scarpe spaiate, di colore. E a ridere, e, ammiccando a Nadia, dissi a Silvia: “Sì il diavolo c’entra ma è per la cozza a mummula!”

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Il passo di Henia e di Nadiella.

I pantaloni rossi di Nadiella.4 e 5

40 POETI IN BORSA PER “AFFARI POETICI” ░ Milano 3 dicembre 2016

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Affari poetici è la prima azione del progetto Poetry & Discovery  nella quale 40 poeti reciteranno una loro poesia inedita sabato 3 dicembre dalle ore 15 in Piazza degli Affari, sulla scalinata del Palazzo della Borsa a Milano.
L’incipit sarà un Mantra declamato da Tomaso Kemeny e l’excipit un rito di iniziazione officiato dallo sciamano e poeta Angelo Tonelli. In mezzo le poesie e un intermezzo musicale. L’azione è da intendersi come tentativo di tornare all’autenticità contro il consumismo alienante. La poesia è da sempre una rivoluzione, l’irruzione della Bellezza nel mondo tramite il dono.
Al termine della performance verrà, appunto, donata una poesia tra quelle declamate a ciascuno del pubblico. Le poesie verranno poi raccolte in un’antologia.

 

Poetry and Discovery è un progetto internazionale oltre-poetico ed oltre-letterario che punta a riscoprire le immense forze psichiche, estetiche, morali e sociali dell’uomo, illuminando persone, cose e luoghi attraverso l’energia vivificante della parola, combinata con l’azione poetica.

E’ un progetto sostenuto da varie associazioni e ideato da Tomaso Kemeny, Pietro Berra, Flaminia Cruciani, Germain Droogenbroodt, Mirna Ortiz, Paola Pennecchi, Gèza Szocs e Angelo Tonelli.

Poetry and Discovery fa tesoro di due esperienze precedenti: il Mitomodernismo, di cui Tomaso Kemeny è uno dei fondatori, nato nel 1994 con l’occupazione pacifica della Basilica di Santa Croce, a Firenze, per la rinascita morale ed estetica dell’Italia; il Grand Tour Poetico, fondato da Pietro Berra, Flaminia Cruciani e Gianpaolo Mastropasqua, partito con l’iniziativa “La Freccia della Poesia” che ha collegato il Sud ed il Nord dell’Italia nel segno della poesia viva.

In una nota scrive Tomaso Kemeny “La poesia, come parola, viene oggi spesso usata in modo indebito. Per noi la poesia è un dono nato dall’esperienza-intuizione e lavoro di una persona, ma appartiene a nessuno e a tutti. La poesia nel contesto di una civiltà sull’orlo di un tramonto indecoroso, è in grado di offrire la forma e l’idea di una bellezza nuova. Le rivoluzioni possono assumere una connotazione poetica perché la poesia è rivoluzione che come tale risveglia le energie del pensiero, l’entusiasmo esistenziale e traccia i confini dinamici di un cosmo nato dal caos indecente contemporaneo. Nei suoi momenti più alti la poesia sa contrapporsi al tempo che tutto devasta, muta e cancella, e dona ai cittadini quella libertà in cui la loro anima, in un istante fuggevole, si nutre delle sostanze dell’eterno“.

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con Tomaso Kemeny, Pietro Berra, Flaminia Cruciani, Mirna Ortiz, Paola Pennecchi, Angelo Tonelli.

e Gèza Szocs, Endre Szkàrosi, Roberto Floreani 

Paolo Agrati, Simona Albano, Lucianna Argentino, Emilia Barbato, Roberto Barbolini, Maddalena Capalbi, Marina Corona, Massimo Daviddi, Cinzia Demi, Adele Desideri, Donato Di Poce, Laura Garavaglia, Bianca Garavelli, Antonio Gatto, V.S. Gaudio, Giovanni Giovannetti, Milli Graffi, Vincenzo Guarracino, Barbarah Guglielmana, Leonardo Guzzo, Paolo Lagazzi, Marica Larocchi, Simonetta Longo, Francesco Macciò, Marco Marangoni, Amos Mattio, Giancarlo Micheli, Chicca Morone, Ivano Mugnaini, Angela Passarella, Alfredo Rienzi, Ottavio Rossani, Pierangela Rossi, Franco Sangermano, Massimo Sannelli , Luigi Scala, Lidia Sella, Silvia Tomasi, Vito Trombetta.

Intermezzo musicale con Daniele Dubbini (flauto), Raffaele Nobile (violino).

FIGHT FOR BEAUTY!

A Venezia finirò con l’arrivarci.

Che ci vengo a fare a Venezia? 

by V.S.Gaudio

che ci vengo a fare a venezia
Dago©robin wood & carlos gomez

A Venezia finirò con l’arrivarci

stasera prendo il treno da Torino nel 1983

o da Bologna nel 1993 o giù di lì ma poi

fecero sciopero le ferrovie

e la luna era nera come nell’ottobre 1977

in un collage di Sarenco e lo era pure

in quel marzo dell’83 e fu per questo

che come Dago non ci andrò mai a Venezia,

adesso che lo sai, e sai che non me ne importa

anche se avrei voluto seguire quel mio

oggetto “a” che appena lo vedrò

di fronte al mio albergo è questo che farò

seguirò il suo andare e venire

a meno che lei come l’altra volta

metti che accadde a Milano a un certo

punto si girò è questo che vuoi mi disse

il cinturino del vestito , l’elastico delle mutande

credimi non posso togliermelo così fu

a meno che quel giorno non venga

a Venezia e io allora che ci vengo a fare?