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v.s.gaudio © gazzetta dello sport │vuesse gaudio

via Blog di poesia

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Questa ombra più colma d’azzurro.

Questa ombra più colma d’azzurro

partcoolio
from gaudia 2.0

Zazou Bonheur! ♪ Zaz & V.S.Gaudio

Jëvù[=fr. Jevou] e Zazzen.

Come pronuncia “je veux”, Zaz dice quasi “” , come se fosse in italiano la prima consonante del mio acronimo, e poi cosa c’è là dentro? Bonheur! Che, manco a dirlo, sapete tutti cos’è, è semplicemente il “Gaudio” di Camus. Chi fu che tradusse il “Bonheur” di Camus con “Gaudio”? Nessuno. Zaz mi vendica. Jë Vù Bonheur! Oh, elastica Zaz, anche tu dentro l’elastico di Mia Nonna dello Zen, non foss’altro perché sei Zaz, che, tirato dall’altro capo, sei sempre Zaz, oh, elastica fanciulla del “Jëvù” , come se fosse le Jésuve di Bataille, a cui quel poeta che sarei fece correlare l’Enzuvë, che, ci vuole poco a capirlo, con Zaz è tutto un plastico ‘nzuzù o zanzuvë  se non ‘nzuzaz.

Sì, d’accordo, c’è Zaz che si impiglia con “Zoze”, che stando a “zozoter” sarebbe connesso a “zézayer”, che è lo schema verbale di chi ha una pronuncia bisciola, perciò voi dite fa la bisciola con “Jëvù”, sempre che non si vada per assonanza a “zazou”, che è “gagà”, “stravagante”, “scentrato”; tanto che, così messa, “Zaz”, senza “ou”, che fa l’elastico con “Vù”, l’elasticità di Zaz è come se fosse l’elasticità di Bonheur, di Gaudio, non è considerato il poeta “strampalato”, “stravagante” e del tutto “zazou”?

etichetta2belastico2b2Mi ricorda lo zazen che faceva Mia Nonna nel dojo del Giardino dell’Arancia, faccio zazen, mi disse una volta, notte calma e tranquilla, nessun suono, nessun rumore, il silenzio; io pensavo: nel giardino dell’arancia, la monaca fa zazen, nel cuore della notte, una bella luna, l’asino che guarda nel pozzo, l’acqua nel pozzo e l’acqua guarda l’asino. Durante zazen, le sozzure del mondo, anche se ti piovono addosso, non possono colpirti, al disopra delle nuvole, adesso  c’è Zaz che canta con il suo schema zézayer, lei diviene me, io divengo lei, zanzuviamo, io “enzuve” (detto e scritto alla francese)  Zaz, Zaz zezave il poeta dell’Enzuvë; nel Giardino dell’Arancia, la monaca Mia Nonna non fa zazen, ci sono i cavalli degli zingari, si riposano come se fossero le vacche argentine di Mio Nonno. Paesaggio tranquillo. Chissà quando il Corpo forestale quel Giardino che fu lo porrà sotto sequestro non fosse altro perché il Bonheur  lì non c’è più. Davvero, Nonna, è tutto così elastico?

La pienezza del “bonheur” di Camus, che compete anche al poeta, che è ancor più assurdo di qualsiasi altro uomo assurdo, proclamando l’assurdo di Jëvù Bonheur, zézaye anche il poeta il suo gaudio, anzi Zaz va a finire che mi si impone con la forza ineluttabile del destino, il suo schema verbale che bisciola il bonheur con tutto l’artificio dello Jëvù che è inseparabile dal Bonheur e perciò dal Gaudio; farò zazzen nell’indifferenza del reale e nell’etica della quantità (del mio oggetto “a” che s’è messo a esser bisciolo).

 

QUESTO NOME DISTOGLIE LO SGUARDO.

Il nome, questo è pur vero, si ritrova sempre a mani vuote, ogni volta che io so che questo non è ciò che cercavo, egli distoglie lo sguardo: è come l’oggetto “a”, quando culmina al meridiano, e lo perdo di vista, io sono più io di me stesso, in quel momento, appena comincia il tempo della svolta e della controra, e il nome, pure eterno, non trovandosi nel Dasein e nel mondo, non è più questo, questo nome attribuito a lui, solo che questo non è il nome anagrafico che è nel mondo esterno ma è il nome che è in me, così il mondo non può privarci di ciò di cui è privo, e torna a ripetersi con sua enorme meraviglia. Il nome, che è l’ipersoluzione per l’esperienza da riprodurre, riprodotto in fotografia o distoglie lo sguardo o, addirittura, non compare.

Questo nome distoglie lo sguardo
Questo nome distoglie lo sguardo

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La moglie del poeta e il pondus-Stuart ♦ Gaudio Malaguzzi

↑Anche il Leggings Black Sateen Ankle Jeans della Nordstrom è patagonico per il pondus-Stuart alle coordinate bioritmiche giuste ♦

Il poeta, l’astrologo e il pondus-Stuart| by Gaudio Malaguzzi

 

Il poeta volle andare al congresso internazionale di “astra” per poter interpellare quell’astrologo, dall’aspetto tranquillo e per nulla fantastico, un po’ come quello che è al Sessantanove della Centuria di Giorgio Manganelli, quello che aveva appena terminato i suoi calcoli, e da quei calcoli risultò quanto segue: “egli dovrà incontrare la donna della sua vita tra un anno e sei mesi; per molti versi, pare donna del destino, e non esige altro che d’essere accettata. (…) Ma i suoi calcoli gli hanno detto anche qualcos’altro: vale a dire, che egli morirà esattamente venti giorni prima dell’incontro della sua donna. “(1)

Fuor dalla teoria del fantasma, come avviene nella psicanalisi freudiana, e dall’oggetto “a” di Lacan, il paradosso nel cosmogramma dell’astrologo, per quanti sforzi faccia il narratore, era inesplicabile.

L’astrologo interpellato dal poeta, invece, questo ebbe a dire al poeta sul mistero della sua nascita: che, nato, era nato lo stesso giorno di Ernest Hemingway e, aggiunse, con una sottolineatura, lo stesso giorno e anno dell’attore de “L’attimo fuggente”, gli disse: lei lo sa che è gemello astrale di Robin Williams, per un poeta , lo guardò sornione, deve essere il massimo, no?

Poi, abbassò la voce e quasi gli sussurrò: la figura della madre è qui nella casa del mostro, che, avendo connessione con il settore dei bambini, deve essere per forza di cose il mostro Sibari, o una cicogna abortista, lei è radicale e si è autodenunciato per la campagna dell’aborto, è vero?

Il poeta quasi svenne e, provvidenziale, arrivò la segretaria di “astra” con un bourbon che, se ne accorse subito il poeta, non poteva che essere un Jim Beam, che, se vai a vedere, fortifica l’eroe che deve prendere la via per andare a stanare il mostro, verso sud-est, d’inverno anche laggiù, tra quelle paludi, è impossibile vederlo il mostro, anche in volo radente e nero, una grossa troia col becco e le zampe della cicogna, che spetazza però nel cielo e gassifica l’aria della sibaritide.

La figura della madre è con i suoi nemici, disse l’astrologo, rincarando la dose, e se questo bambino è lei, allora non ci sono dubbi, lei è prigionero del mostro Sibari, che non è detto che sia vicino alla fonte, l’importante è che ci sia il paradigma dell’acqua, o del nome che ha in sé l’etimologia della fonte, ayn.

Il poeta guardò esterrefatto l’astrologo: Ma la vede quella donna seduta alla tavola rotonda di astrologia e scuola? Ebbene, sa come si chiama? E l’astrologo imperterrito: “Mi pare che si chiami Marisa Ayno”. E sorrise. E il poeta: e sa chi è Marisa Ayno? Lo sa che è mia moglie?

L’astrologo , dall’aspetto tranquillo e per niente fantastico: “Fantastico! Ma stia tranquillo: non è lei il mostro, e, da quel che vedo, deve essere, intendo come somatologia, nell’ordine della costituzione degli angeli Stuart, e, mi creda, non è per niente sicuro che il suo pondus angelico così desiderato  sia di marmo come quello degli angeli che più di ogni figura ha fatto innalzare il (-φ ) del visionatore al gaudio massimo del cielo”.

Ebertin e punti "f" e "H" per il tergo-ayno
Ebertin e elongazione Asc.Marte/Plutone
per il tergo-ayno

Quale disposizione dei punti le fa rilevare che il pondus di mia moglie, pur non essendo di marmo, sia come quello degli angeli Stuart?

“Nel suo cosmogramma, non in quello di sua moglie, che darebbe lo stesso risultato, Urano, che è il maestro della Settima, cioè sua moglie,  è in congiunzione con Marte, che essendo il (-φ) nella casa degli angeli, il che è il punctum del pondus-Stuart di sua moglie e, per essere tale, non essendo quello di una statua o di due in una chiesa, è più che altro al godimento  e allo shummulo del (-φ) del coabitatore che è destinato e predisposto; anche se, come quello delle statue, è stato sempre oggetto di bramose, inconfessabili ricognizioni non solo manuali, sempre nell’ordine del suo farsi oggetto “a” di visionatori e praticanti dei piaceri singolari,  tanto  è vero che, se il pondus di quegli angeli oggi risplende dopo un secolo e mezzo di furtive, immonde carezze, come se fossero tirate a lustro ogni giorno, il pondus-Stuart di sua moglie è l’espressione assoluta del gaudio connesso a quello che lei stesso ha formalizzato come “bagliore ainico”; l’aspetto di Marte-Urano con Venere in casa seconda, che è quella dove il bagliore ainico illumina il cammino ascendente del suo (-φ), rende il pondus stesso il punctum più adatto anche per la proairetica di quello che lei stesso ha chiamato lo shummulo”.

In questa photostimmung  di Blue Amorosi part. del tergo-Ayno
In questa photostimmung
di Blue Amorosi part. del tergo-Ayno

Il poeta, meditando su questa regola del pondus-Stuart, capì che l’universo contiene in sé l’esigenza  di qualcosa che non può essere, e dunque è in conflitto con se stesso, come il deretano degli angeli nel monumento di Canova: preso nel suo insieme, l’universo è come il pondus, è sì infelice, in ragione del fatto che  ha il paradigma nella stessa area della figura della madre, che, si è visto, per quanto ha detto l’astrologo, coabita con i  miei nemici e non si sa chi possa essere, nell’oscurità in cui la tiene il mostro Sibari; sì, certamente, qualcosa di inesatto c’è, o almeno la menzogna e l’orrore del mistero della madre, e la sacralità del culo degli angeli Stuart, come il pondus-Stuart che è di carne per la fondatrice del bagliore aynico, chiamiamolo, alla maniera di Merleau-Ponty, tergo: tergo-Stuart o tergo-Ayno, in tal caso, non c’è nessun mistero,è nell’ordine del calendario, in determinate fasi del suo bioritmo sarà oggetto “a” infinito per il gaudio di chi riesce a farsene visionatore quando , nel giorno del bruciamento e ricominciamento del mondo, che sta a capo dell’anno e della temporalità, si innalza, nel fasto della festa, al suo meridiano analemma esponenziale che fa implodere il  bagliore aynico. Sarebbe anche la regola dello shummulo sibarita col tergo-Stuart o tergo-Ayno. Che, per questa misura o macchina, sarebbe più congeniale il termine “geni”, come  definì  i suoi “angeli” Canova stesso: organismo o  inclinazione naturale, entità astratta o mitologicamente spirito o divinità tutelare, il tergo-Ayno, genio che, dall’incavatura del ginocchio, che sempre a genio  o alla macchina bellica afferisce, e al Capricorno come segno solare della moglie del poeta,  è, al pari del genio di una lingua o di una nazione, il genio somatico, o la macchina dello shummulo, per prendere il gaudio, ancor di più se “genio incompreso”(2), il poeta, o “genio imbragallato”(3) in un vestito  “Marella”, la geniale divinità tutelare dei piaceri singolari non solo del poeta. Comunque, i grandi spiriti, chiosò l’astrologo, ovvero i geni, è così che s’incontrano, o, in ogni caso, shummulano tra bellezza e virtù in capo all’anno o calendario che sia, l’”astrologia” del tergo-Stuart o il “lunario” del tergo-Ayno e il (-φ ) del poeta-visionatore.

Angelo Stuart di Canova - part.
Angelo Stuart di Canova – part.

1 Giorgio Manganelli, Centuria. Cento piccoli romanzi fiume, Rizzoli Editore, Milano 1979.

2 In relazione con voci che alludono all’erezione, genio, dandosi come organo sessuale maschile, fa pensare ai versi delle Rime burlesche(metà del XVII secolo) di G.B. Ricciardi: “Il mio genio superbo non caccia/tra’ pantani e le fosse qua giù;/ma s’inalza seguendo la traccia/di due fere, bellezza e virtù”.

3 Più che altro come gèno, si dà come meton. per l’ organo femminile:genere o sesso: “Tornar non volle Europa al patrio seno, conoscendo alterato avere il geno”:G.A. dell’Anguillara,Le metamorfosi di Ovidio, 1561.

 

La Lebenswelt con Lino Matti. Gas

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LEBENSWELT │Ó v.s.gaudio│Esce, quasi contemporaneamente,prima, il 13 aprile,  su“gaudia 2.0” e, dopo, il 16 aprile, su “blueblow”  ; il 19 aprile, su lunarionuovo 

Lo scetticismo di Protagora. E quella bionda mesomorfa tra Sant’Antioco e San Pietro.

Lebenswelt con Lino Matti sulla navigazione dell’oggetto “a”[i]

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Lino Matti, Gas, pref. di Fernanda Pivano,

Edizioni il Formichiere, Milano 1974

 

Tutto il giorno cicale disse Warren segano ai piedi dell’infinito

e la segatura come un albero di quello sforzo incessante accesa dal sole

s’accumula alla base ed è limaglia d’ottone, e questo è il giorno

disse Robert Penn Warren e Gramsci’s St. è la strada più sporca del mondo

con l’odore della pece bruciata e il salmastro e la polvere e il traffico

e tutte le puttane di questo mondo  sulla rotta Genova Sant’Antioco

senza che si possa pensare ch’io sia un po’ tabarchino se poi di soppiatto

farò un salto all’isola di San Pietro per via del baccalà senza che per questo

non ci sia quella stupida che vuole farmi vedere il suo cane e lei mi dice

che il suo cane è cattivo e morde e che i cani vanno trattati

da cani non come  gli scalzacani e il Brindisino quando camminavo

lentamente nella campagna ai lati interminabili siepi di fichi d’india

che sembrava ‘u munzill’i petrë di mia Nonna dello Zen quando

il sole alto e forte e di là un contadino che pare la reincarnazione

di Salvatore Giuliano col fucile a tracolla tanto che gli chiedo se

poi verrò a prendere i fichi d’india e lui che mi risponde cati’ pungi,

aja sapè còglë, ‘i saj còglë? Intanto che ci sei

pigliati l’acina, l’uva che sembri un morto di fame, da quale guerra

vieni e non sai dove andare a farti inculare a pisciare nella cenere

e un mucchio di altre cose che era un vero stracarico di merdosità

antiche dentro e tramandate per generazioni e pigliati, ciutu da quale

pizz’i munnë vènë,  pigliati l’uva per i campi intorno tanti

grappoli dorati splendenti sotto quel sole forte e chiaro non ne tocco

un solo chicco anche quando due gendarmi di ronda incrociarono

i nostri passi e guardano quello che è Salvatore Giuliano si guardano

tutti e tre in silenzio negli occhi e forse si conoscono e si capiscono

una segreta intesa fatta di cose non dette di cose che lì stanno

scritte dove se non nelle carte di mio nonno che mi lasciarono

e in quelle notti illuni bruciava chi mi faceva da madre

quando la campagna è buia e silenziosa e l’acredine

per la fame lavora comunque se la intendono come

deve essere l’intesa fra morti di fame analfabeti che

hanno più carte loro del notaio che era di Civita

sono quelle cose eternamente segrete ognuno per la propria strada

e in cieli ma quali servi della gleba qui ti inculano

che i giocosi intrecci di Sodoma e Gomorra e a pensarci

bene non è che a Sibari non fornicassero quantomeno

si dice che bevevano di brutto così che avevano una

conduttura di vino che fin laggiù sullo Ionio dal

Tirreno, e poi per questo arrivarono quelli del

Clan di Cutolo dalla provincia di Salerno o dalla città stessa

che è lì che vanno tutti i 740 della Culabria dove non manca

il formaggio e il vino forte che se non lo bevi subito

d’un fiato poi non c’è nessuna deliziosa verità da cantare

anche nel 1951 altro che neorealismo  tutti sono rimasti

a Sant’Antioco e fuori piove e la baracca è piena di merda

e di gente e di bestie ed è tutto un odore di birra e di sudore

in quale romanzo arriva a questo punto una che dice di essere sposata

e che è scappata di casa e ha diciott’anni ed è pulita e dice e mi dice come

quella ragazza che bionda sul treno lungo l’Adriatico scendendo

verso il sole al mattino nella mia Lebenswelt

volgendo il dorso al finestrino mi guardò come se fossimo

appena usciti stremati  dall’orgasmo  e la nave scivola silenziosa

sull’acqua il turno è finito e le stelle che da tempo non vedevo

così grandi e così grande è la luna e quel fottuto d’un Brindisino

con cui continuo a bere birra una birra olandese di prim’ordine

quando gli dico che non mi piace andare per mare

il mare mi fa vomitare non riesco a stare in equilibrio

in una barca anche se c’è quel provetto marinaio che

era mio suocero  o quella  grande nostroma della figlia

insomma dove vuoi andare scendi allora a Carloforte

e per un po’ te ne stai lì a leggerti Kafka, Joyce, Whitman,

Henry Miller, Beckett e anche Hemingway e ti fai pugnette

di continuo e continui e di sopra e continui di sotto succederà

qualcosa e lentamente il tempo passa e non succede niente

il Brindisino, che forse era di S. Vito dei Normanni, è ormai partito

e  io bevo ancora finché non leggo più  e di nuovo c’è la luna bianca

che rivedo quella che di spalle sul treno il vento nei capelli

una ragazza bionda e mesomorfa, ma del mesomorfo che

c’era negli anni settanta, mica come adesso che se dici mesomorfa

maria-sharapovacome minimo è una bionda alla Maria Sharapova e tu la guardi e adesso

come faccio con questa potremmo mai scivolare abbracciati

nell’acqua e poi scapperà di giorno nei boschi e poi la sera a dormire

con gli uomini con la luna che splende lungamente sul suo viso

e lei risponde ai baci allungati sulla sabbia mi racconta ancora di lei

nel suo paese e poi all’improvviso il Brindisino mi prende per i capelli

e mi colpisce :    “bastardo” urla e calcia finché lei che forse era

davvero Maria Sharapova gli dà un calcio nelle palle e quel fottuto ancora

mi prende per i capelli e la bionda con un cazzotto lo stende

non ho la forza di reagire e guardo lontano e penso che Oh Dio

che sventola la bionda e ho lacrime più grosse degli occhi e poi la notte finisce

tanto che  riparto stasera e del Brindisino non voglio saperne

più forse resto qui un altro mese un altro anno un  altro secolo

a Carloforte forse mai uscirò dalla mia strada per evitare simili cose

anche se evitabili, disse Beckett, no, semplicemente starò qui

a  farmi pugnette verso qualcosa, sebbene non sia l’oggetto “a”

su una strada verso qualcosa, ma semplicemente sul treno,

sulla mia strada quella bionda il cui dorso volge all’alba e lei

è una di quelle mesomorfe come c’erano negli anni settanta

semplicemente non uscivano dalla loro strada, verso qualcosa

verso il loro (-phi) così come si vede aggredita dal vento

nei capelli identità sporca e bionda che ha sempre un principio

che assolutizza lo scetticismo di Protagora,

e quando c’è timore di nascondere la scelta

volge la schiena all’alba, il suo podice di già nel crepuscolo

conta le presunzioni del reale[ii] by  v.s. gaudio

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V.S. Gaudio, Due concrezioni del 1976,

in: Idem, Lavori dal desiderio, Guanda, Milano 1978

[i] Lino Matti, Gas, pref. di Fernanda Pivano, Edizioni il Formichiere, Milano 1974: riguarda la Prima parte.

[ii] Cfr. V.S. Gaudio, Due concrezioni del 1976, in: Idem, Lavori dal desiderio, Guanda, Milano 1978.

 

La Soldadera░ L’ebook dell’ Intersvista con V.S.Gaudio

Martina Velazquez di Slavich & Breccia
Martina Velazquez di Slavich & Breccia

La Soldadera ▬ di Walther Slavich e Enrique Breccia

intersvistata da V.S.Gaudio: l’ebook è qui