Diana e il Berg sibarita.

Mind Mischief
Tame Impala

L’allure un po’ bolsa dentro la finestra che fa gli amori e il Berg sibarita

Lì al banco della vecchia scuola
lei appollaiata sulla cattedra, dominante per miglia il mondo
e il sistema solare, il mio oggetto a immobile nel declino della vita,
giorno dopo giorno entra nella memoria,
e scrutando nel globo di cristallo
vede le figure del passato come in una processione riflessa
di un sogno splendente, che si muovevano attraverso l’incredibile
sfera del tempo; e ho visto lei lanciarsi verso un destino immortale
lungo il corridoio, con quell’allure come se fosse una cavalla bolsa
e insieme avesse il comando di grandi eserciti
riunendo insieme in un ditirambo rigeneratore
le epiche e falliche speranze del mio fantasma
essendo al tempo stesso Diana con scudi imperituri, frecce e spade
forgiate da Vulcano e dal mio spirito temprato in cielo.
Guardala come cammina! Vedi come non si affretta
verso il luogo dove il suo sentiero s’incontra
con il sentiero di un figlio di Pound e di Henry Miller.

O piccolo veneziano, attore per davvero, recitavi bene
la tua parte, potevi irrompere dentro la tragedia
più e più volte ti ho visto nel tuo oggetto a
camminare con lei fino a quell’autobus rosso spazioso
mentre i corvi gracchiando
volavano in direzione del bosco
sopra il tetto della tua casa
nei tramonti solenni,
con quel suo camminare lungo il corridoio
una mula come un ditirambo
che entra in un destino immortale
immobile passa al meridiano del tuo oggetto a
culmina dentro la finestra che fa gli amori:
una macchia luminosa che si sposta, che saltella,
a volte si ferma per un istante, come sovrappensiero,
e cola e poi si intrufola di nuovo, curiosa, spia
e palpa in una ricerca ostinata della sozzura
la sozzura! La sozzura! Domanda Gombrowicz
in questa grande fotografia nel corridoio della scuola
e nel cortile, anche nella piazzetta della stazione
questo corpo che cammina o che si è appena
abbandonata sul sedile con tutto il peso del suo pondus
la tua Diana che ruzza nei Campi Selvaggi
di quella scuola onorata con la sua allure col vento in poppa
o al giardinetto quel segreto gaudio
risuona come motivo del Berg
lasciando vedere tutto il lascivo sibaritismo
in cui Diana è rimasta incollata

 

LO ZINTILOMO.

lo-zintilomo

LO ZINTILOMO. E il tergo della figura del cinque nella città della Rota ♥

Quella volta che il poeta fu dentro un luogo che, tra l’eterotopia e l’esotopia, non era propriamente un luogo umano, nel senso che gli abitanti non erano esseri umani, ed avevano degli esseri umani delle nozioni vaghe, tramandate da vecchi favolatori, o inventate da mercanti, bardinellisti, pellegrini, geografi, zingari, quadarari , falsificatori di identità e di fotografie, ammašcatori dell’umanità. Anzi, quelli che reggevano le sorti del luogo e lo amministravano non credevano all’esistenza degli esseri umani, come nella Centuria Cinquantatré di Manganelli ritenevano che “si tratta di una vecchia e abbastanza sciocca superstizione, e in verità la convinzione che esistano è soprattutto diffusa tra le classi inferiori”[i]. C’era addirittura l’industria più singolare, nata attorno a questa tradizione degli umani, ed era quella delle maschere e dei burattini. Quando il poeta vi capitò e dentro conobbe una sorta di ragazza alla Cybersix, con dei leggings così patagonici che, come si seppe dopo, non potevi trovarli nemmeno da Nordstrom, tanto erano costosi, forse avevano il marchio Givenchy, e gli venne di pensare agli oggetti di pregio che, come le maschere e i burattini forse non solo di legno, e con quel tergo alla Cybersix, che stava lì seduto al caffè il poeta : “Ma che razza di burattina sarà mai costei con questo tergo della migliore carne di Merleau-Ponty…e con questi cazzo di leggings, che, per tenerlo così rinserrato il mondo e il suo tergo, e questo suo passo, oh Gaz i Gazi[ii], saranno leggings fatti apposta per lo Shummulo!”

Le maschere e i burattini, che se riproducevano in modo così carnale e fenomenologico le fattezze di un essere umano, che nessuno aveva mai visto, però, a pensarci bene, come loro stessi dicevano, ricorrevano alle tradizioni, a vecchi e strani libri illustrati, e anche alla fantasia e ai fumetti della Lancio. Così questa ragazza che il poeta conobbe un po’ aveva il corpo di un angelo Stuart e un po’ il podice di Cybersix, anzi gli parve al poeta di aver inteso che oltre che il disegnatore abituale che era Meglia fu chiamato anche Eleuteri Serpieri, che, visto il tergo di Druuna, rese ancor più mesomorfo l’assetto del podice di questa ragazza tipo Cybersix; pare che anche El Tomi ci mise mano.

Di sera, e anche di notte, questo luogo era bello agli occhi del poeta, gli parve una città simile a tante altre, Asti se non Ferrara o Ravenna, era una sera di agosto, forse il 23, quando si dice che sia nata Cybersix e la moglie stessa del poeta, secondo l’amministrazione di una casa editrice di altri fumetti, con personaggi ancora più cibernetici di Cybersix, e la ragazza stessa, quella sera, si mise a festeggiare il suo compleanno con il poeta, non come nella notte in cui sparì Cybersix[iii], e volle accarezzarle il tergo, e nel carezzarglielo le sussurrò che è vero che sei il 23, come è vero che questo è il numero del tergo e della carne che fa il tergo, e allora tu che un po’ hai il culo di un angelo Stuart e un po’ il podice di Cybersix, tu, che sei nel 23 come lo è anche mia moglie, sei allo stesso modo nella figura del Cinque, stando 23: 2 + 3=5, sei dunque un essere umano e addirittura con il carattere Cinque, che ispira sempre lo spirito, l’erezione dello spirito, anche per via del fatto che, nei Tarocchi, è la carta del Papa, il contenuto della forma e il campo della quarta dimensione. Vieni prima di Cybersix e hai il tergo come lo intende Merleau-Ponty, che forse è il significante somatico associato al tuo Mercurio, la lettera ebraica, dicono, è “He”[iv], che è la finestra, ma è pur vero che nelle Minchiate di Firenze, come 5, saresti l’Innamorato, e nel tarocco di Mantegna lo Zintilomo, suvvia per via del tuo podice che è la quintessenza del Gentiluomo o: è lo spirito in carne del Nobiluomo?[v]

by Gaudio Malaguzzi

[i] Giorgio Manganelli, Centuria.  Cento piccoli romanzi fiume, Rizzoli Editore, Milano 1979.

[ii] “Gioia del Gaudio”.

[iii] Cfr. Trillo e Meglia, Cybersix, “SKORPIO” n.1, Eura Editoriale Spa,  Roma 13-1-1994.

[iv] I tarocchi sono imperniati sulla parola ROTA, raffigurata come una ruota: Papus, per la prima He, mette il seme di coppe e la regina; per la seconda He, il fante, che sarebbe il poeta scalzane o la transizione, e il seme, naturalmente, è quello  di denari. Non a caso il luogo così inumano e così esotopico come la città Meridiana di Cybersix è il luogo in cui il poeta scalzacane è viandante, non essendo nell’ordine della Rota, non vi fu chi, tra quelli del Cafaro che amministrarono quel luogo di maschere e burattini, dopo avergli dato un nome tra ego e non-ego e senza affinità o relazione di parentela, lo soprannominò, con due significanti in linguaggio gergale, “Senza Rota”?

[v] Venendo prima di Cybersix, il prototipo, sulla via Sephiroth chiamata Tiphares, procede dalla Bellezza alla Saggezza: è la manifestazione dell’ottimismo e dell’opportunità: la figura di Mercurio ha come significante somatico un tergo che manifesta la mescolanza di Finestra, Innamorato, Zintilomo, quintessenza e carne del Nobiluomo.

 

↑Un Gareth Pugh leggings da 546 euro per lo Zintolomo della Cibercinque
↑Un Gareth Pugh leggings da 546 euro per lo Zintolomo della Cibercinque

▬ In anteprima per gentile concessione di “Uh Magazine”© 2016 Uh-file di Narrativa

 

Lo Shummulo di Joni Mitchell

Lo shummulo di Joni Mitchell ▌ (…) così che infine a capo di questo meridiano rientrò nel punto dell’orto dicendo a se stessa a chi altri mai tempo che la finisca prej për të shumullarur[8] tempo che torni a sedersi alla sua finestra tranquilla al meridiano della finestra di faccia ad altre finestre ashtu që më në fund[9] a capo d’un altro giorno më në fund u kthua ulem[10] alla sua finestra tirò su la tenda e sedette kështu që ajò të shumullonte[11] di faccia ad altre finestre altre uniche finestre tutta occhi ulem, shumullarka ajò[12] mezi mezi si ajò[13] alla sua finestra tornata come lei rientrata infine a capo di quest’altro meridiano col dire a se stessa asaj vetë a chi altri mai kohë që të mbarojë duke shummuluar[14] kohë të kthehet ulem[15] shummuluakësh[16] ora che alla sua finestra unica finestra tutt’intorno in alto e in basso shummuluaka[17] di faccia ad altre finestre per 18 minuti nel Mull-pozitë[18] in cui l’étalage du cadran solaire fa prendere l’ora, l’heure et le bonheur (…) ▌Note [8] “di sciummuliare”ovvero “di fare la molazza”. [9] “così che infine”. [10] “infine tornò a sedersi”. [11] “così che lei potesse sciummuliare,fare la mola”. [12] “seduta, oh sta facendo la mola lei”. [13] “appena appena come lei”. [14] E’ il gerundio: “muleggiando” ,”facendo la grande mula”. [15] “tempo che torni a sedersi”. [16] “oh, come ha fatto la molazza”. [17] “ecco che fa la grande mula”. [18] “Mulae-status”, la posizione della Mula. ▌Leggi tutta la Stimmung con Samuel Beckett on “il coboldilovejonimitchell:

Joni Mitchell looking out the window of her Laurel Canyon home in 1970

Lo shummulo doppio e la finestra

Origine dello shummulo e finestra

(…)

derisà më në fund

arrij i ditë

arrij më në fund[22]

a capo d’un lungo giorno

ulem e saj dritare[23]

tranquilla alla sua finestra

in alto e in basso

shummulon[24]

prapa të qelq[25]

di occhi affamati

come i suoi

prej shoh

për t’u treguar

shummuluaka

në kep prej një gjatë ditë[26]

in cui lei disse

a se stessa

a chi altri mai

tempo che la finisca

prej për të shummuluar[27]

seduta alla sua finestra

e quetë të e saj dritareje[28]

di faccia ad altre finestre

tutt’intorno shummulon

in alto e in basso

u shumullarësh[29]

prima che il tempo finisca

do të shumullarë akoma[30]?

All’unisono: eco di “do të shumullarë akoma?”, arresto dello shumullìo, lieve diminuzione della luce.

(…)
▲da: shummulon vs shumullar, “il cobold”