Laura Sfez in una Lebenswelt di V.S.Gaudio.

▐ Il poeta-visionatore e Laura Sfez

Mini-Lebenswelt di V.S. Gaudio con Giorgio Manganelli, Centuria Sessantuno

Prossimamente su “Uh Magazine

Annunci

La lettera senza sigillo e l’oggetto “a” senza metafora │V.S.Gaudio

    Lebenswelt con Giorgio Manganelli sull’ anamorfosi della passione astratta

  1. Questa donna che è entrata in una Stimmung-Twitter, tra le quattro persone che il poeta quel giorno aveva visto, in realtà cerca di dimenticare il poeta, per non coltivare quello che lei chiama, con un termine allo stesso tempo semplice ed estremo, “la leccata della lettera senza sigillo”; e anche l’uomo che di giorno, quando passeggia, capita spesso che la veda passare in macchina, da tempo non le dedica più alcun pensiero, né, negli ultimi anni, si è mai sorpreso a dedicarle pensieri sconci. Non hanno mai parlato di tutte quelle cose indifferenti, figuriamoci se di cose importanti se non estremamente generiche, quando la donna si è soffermata più del dovuto, come prescritto dalla sua funzione, è lei, nell’ambito della consegna prescritta dal suo ruolo,che ha sottolineato, quelle poche volte, predisposte dalla situazione più circoscritta sia temporalmente che territorialmente, certe astrazioni sul plico o il prodotto dato in consegna. Così, entrambi si sono irretiti in un gioco inconsistente di astrazioni, affettivamente deserte,una volta, almeno un lustro prima, un tocco delle loro mani, così lieve quasi sussurrato come una biffle, senza che mai lei potrà capire o concepire cosa possa essere, chiamata così, ma l’avrà senz’altro pensata e fatta nei pensieri sconci centinaia di volte, per via del fatto che in quel deserto affettivo la potenza mentale è intensa. Ma come si fa a dimenticare ognuno le astrazioni dell’altro? Il loro cruccio è di non averne parlato fra loro, e nemmeno quando si sono sfiorate le dita si sono fermati più a lungo del dovuto nel tocco, semmai lei avrebbe voluto trattenerlo o rinserrare addirittura quello che lui chiama il (-phi) e quantomeno sfiorarglielo a fior di muso, non certo il (-phi) che lei non saprebbe nemmeno leggerlo ma più sostanzialmente quel che lei, quando lo pensa, lei lo chiama come lo chiamano i quadarari “nu ‘mbrugliu e minzi”, come dire che gli dà il peso di un chilo e mezzo e quindi altro che libbra di Lacan per l’oggetto “a”, son quasi quattro le libbre che lei gli soppesa e gli suggella. In alternativa, avrebbe voluto compiere un gesto in qualche modo illecito, quello a cui lei pensa sempre nel suo piacere singolare: avvicinare la mano al (-phi) e soppesarlo, o rinserrarlo, o fargli la leccata, stando in macchina, del francobollo, è questo il gesto illecito che ormai li riguarda, lei non sa che il poeta, per di più, ha un altro gesto illecito che vorrebbe compiere: farsi fare la consegna a shummulo tra il mare e la ferrovia. Tanto che, ormai è evidente, di nuovo lei, dopo anni di assenza, gli è riapparsa nel tratto che lui percorre nella passeggiata di mezzogiorno e non gli ha confessato, ridendo, di sentirsi complice casuale di un delitto che, in fondo, è estraneo ad entrambi ma che entrambi hanno commesso, e che, confessandolo, non è sicuro che in quel momento il (-phi) del poeta possa innalzarsi al meridiano e pesare quelle quattro libbre che lei vorrebbe imbucate. La realtà è questa: questo delitto estraneo a tutti e due li interessa enormemente. Fin quando la loro vita è molestata dal transito di figure astratte, di ipotesi inafferrabili, di biffles inconfessabili, di imbucate incontenibili e inattuabili, che non riescono né a sciogliere né a rendere compatte, ciascuno dei due passa all’altro le proprie astrazioni, e per una bizzarria non rara ma raramente tanto minuziosamente lavorata, le astrazioni, ma anche le mani e il muso, la pelle tra muso e culo della donna e il tegumento delle mani, si sono saldate in una trama che, ora, li lega, sebbene essi si sentano, ad ogni altro livello, del tutto estranei; estraneità che fa parte, è anzi uno dei centri, o forse semplicemente il centro, come se fosse il centro di quella pelle e del podice, il muso di quella macchina di astrazioni, dalla quale entrambi sono travolti, per questo, a volte, è successo che lei, transitando fuori dall’orario della sua funzione, lo abbia gaudiosamente salutato con lo shofar del suo clacson. In questa lunghezza dei rispettivi piaceri singolari, che non sono per questo sistema di astrazioni mai nella densità della passione, non essendo essi stessi passionali, hanno avuto, questa donna e il poeta, la strana sorte di essere sospinti verso un’esperienza passionale che non tocca né il corpo, né le parole, né il futuro, né il passato. Lentamente, astrazione contro astrazione, ci sarà ancora una volta in cui, con i transiti giusti al Medio Cielo e all’Ascendente e la parte araba dell’Heimlich e della Tentazione, lei si fermerà per toccargli la mano con le sue dita come se volesse rinserrarlo o misurarglielo il (-phi), così eroderà l’immagine dell’altro, e poi, cancellata l’immagine, espulsa dalla propria vita la figura dell’altro, quel poeta sulla strada che fa la passeggiata di mezzogiorno, resterà quella trama della passione astratta, quella bizzarria del destino, che, essendo così dentro il suo centro tra podice e muso, e tra pelle del culo e mano, è impossibile che un giorno, finalmente, la figura dell’altro così estraneo non venga definitivamente imbucata e consegnata.
  2. Nel tempo siderale locale che si è fatto durante la passeggiata di mezzogiorno del poeta, che è calcolato su un percorso di venti minuti, anche con il libeccio forte, in questo caso può essere il percorso allungato di 3, 4 minuti, ammesso che il poeta abbia la prescritta giacca a vento e il berretto sia in linea; nel percorso di venti minuti non è incluso l’acquisto di un quotidiano, che, oggi giorno, non serve più a niente, son finiti i tempi in cui, dopo aver attraversato il bosco, si portava sulla carrareccia a fronte mare e all’edicola stagionale prendeva il venerdì, prima, e il martedì, dopo, il quotidiano per cui curava la rubrica dei Test; quantunque il quotidiano, contenendo quotidiane cronache di efferatezze e scelleratezze dovute ai verbali di oscuri carabinieri di provincia, possa fungere da calmante, se non altro nei periodi più nervosi e collerici del suo bioritmo. Al 14° minuto di strada, mentre pensava che in effetti cosa aveva correlato il transito del Nodo lunare sul suo mezzopunto Mercurio/Plutone se non una dilazione nel suo assetto libidico di alcuni oggetti “a” regolarmente usati e shummulati, fu superato da questa donna che, con l’indicatore deittico mobile dell’automezzo, lo avvisò che doveva dargli in mano un prodotto a lui afferente direttamente o indirettamente. Tanto che questo accadde dando i numeri 14 e 42 come tempo siderale, numeri a cui poi la trama di questa Lebenswelt indicibile fanno capo anche nella Centuria di Giorgio Manganelli[i], tanto quanto nel cosmogramma del momento in cui si ha il tempo siderale con questi numeri, essendo visibile in esso che il mezzopunto Mercurio/Plutone del poeta si è scollato e Mercurio transita al Meridiano mentre Plutone è al Parallelo dal lato est, all’Ascendente, il punto in cui l’attante femminile ferma l’automezzo uscendo dalla linea retta della strada e del Meridiano che porta a nord. Non ci fu nessuna esplosione, né vi era in atto, nel loro paese, una qualche guerra civile, per quanto in Spagna si stesse discutendo proprio di questa opportunità. Né si può dire che due minuti più tardi, a consegna avvenuta, il poeta o quella donna possano aver sentito un’altra esplosione, e poi qualcuno, passando in macchina, aveva urlato ch’era saltato in aria il Ministero delle Poste e delle Telecomunicazioni, che, in effetti, era dal tempo delle cartoline di precetto militare che non esistevano più se non nel Distretto Militare, che non c’era più, di Catanzaro ancora nel secolo corrente e per chi aveva optato per il servizio civile. Non accade niente, né rapidamente si seppe che il Ministro tal dei tali fosse stato fisicamente defenestrato o incasellato quello dei Trasporti, per via del punto focale della fermata e della consegna.

Ho voglia di toccarvi un po’ la mano

e di vedere come siete cresciuto

in quella vostra cera di piovano[ii]

mentre teneva in mano il prodotto ch’era scollato e quindi aperto a due labbra, il libro a due labbra, pensa il poeta, ha la stessa grana di pelle di questa mano di femmina che ha voglia di toccargli un po’ la mano e vedere quanto è cresciuto il (-phi), se non tenerglielo in mano, quantunque lei accennasse al prodotto manomesso: che è scollato il libro a due labbra, è questo che gli enunciò, vedete che le due strisce , le due labbra, sono aperte? O forse , semplicemente, così seduta, con le gambe un po’ aperte, per la  lettera, così aperta e scollata,  alla lettera fu richiesta il suggello: non è chiusa con un sigillo, gli disse, vedete? E con la mano gliela mise in mano. In quel luogo comune, pubblico, e allo stesso tempo non praticato, dismesso e perciò più segreto e particolare, o asciutto, non naturale.

DSC_4054

+ │Quest’altra posa di Mila, invece, prefigura la numero 1, che è il numero 42, dei minuti del tempo siderale locale(=14h42m), che, nel Foutre anzidetto, corrisponderebbe alla posizione numero 1(=42-totale posizioni 41=1), quella denominata “del buon modo antico”, che, in effetti, è speculare alla 14: la 1 è frontale; la 14 è dorsale. Nella fantasmizzazione della passione astratta, i due attanti passano incessantemente, nella stessa scena, dall’una all’altra, per l’incollatura doppia e la successiva imbucatura, una volta nella buca posta qua davanti e l’altra posta là dietro.

  1. Tra pelle del culo e mano, il paradigma della passione astratta passa di mano in mano, il ruolo della donna della consegna rimane quello, una codificazione fiscale del servizio, il centro della figura dell’altro, così arruolato, sarà sempre, per il poeta, tra podice e muso, così seduta, la rotazione e la mano, o il muso, se non il naso e il tegumento della faccia, con quella pelle del culo, così imbustata, così dentro il proprio ruolo, la pelle del ruolo, una sorta di divisa in faccia, tra muso, naso e mano, e la pelle, che è la carta, o la busta, del culo: in questo mondo della predestinazione dell’Altro, scrisse Baudrillard, tutto proviene da un altrove[iii], anche la carta e quella mano, e quella faccia, il muso, la pelle della faccia e del culo, provengono dall’inumano, dagli dei, dalle bestie, dagli spiriti, è l’universo del fatale che non ha niente a che fare con lo psicologico: il poeta è estraneo a sé stesso mentre questa donna, nel futuro, che sarà diventata un’altra e più giovane, non sul sedile della macchina ma su quello di un ciclomotore, viene interiorizzata, e questa sua estraneità a se stesso prende tra l’altro, e l’altra, la forma dell’inconscio, che, come riteneva la Kristeva, nel mondo del fatale così messo, non esiste. Il tempo siderale locale, quando è così fatale, per il poeta, cancella la prescritta forma universale dell’inconscio, ed è per questo tempo così fatale che questa donna, e quest’altra che verrà, avrà l’attributo di un’istanza perfettamente inumana, che serve, al poeta, per essere liberato della forma universale del suo oggetto “a”. Che non ha più una forma psicologica, ideologica e morale, né ha una metafora che la correli all’Altro né che l’Altro, di cui ha una codificazione nel sistema fiscale del proprio territorio amministrativo, gli alimenti la figura con la propria metafora. Non è che l’annientamento della vita privata, ecco perché è tutto così inquietante, così dentro l’Heimilich dello spazio ristretto praticato quotidianamente e ripetuto di giorno in giorno, di anno in anno,  l’annientamento da parte della longitudine e della latitudine, il corpo per questa localizzazione così evidente e ripetuta si stanca di non sapere dov’è e la mente lo colma della sua assenza: è la deterritorializzazione, o l’anamorfosi, se vogliamo, della passione astratta, che è fatta della pelle del culo e di quella faccia, della mano e dei suoi gesti, e della lettera, che ha la distanza dell’esilio, per questo si conosce l’identità del poeta ma il poeta disconosce l’identità, adesso e sempre, di chi ha lo sguardo che sfugge all’illusione dell’intimità, così fotografico in quel preciso tempo siderale locale,e quindi in quel determinato e fatale spazio, ha un bagliore così impotente, ignorante e stupefatto,vuole essere colta direttamente, violentata lì per lì, in quella relazione geometrica, illuminata nel dettaglio, tra faccia, muso, mano e seduta nella sua qualità frattale, la pelle del culo che la interrompe come soggetto e interrompe il mondo, lo spezzetta, lo ingrossa, questa istantaneità artificiale così fatale perché tradisce il fatto che non sa chi è, non sa come vive, e il poeta stesso ne ignora la precisa identità fiscale, essendo così immobile, l’immagine, prima non avrà alcuna dimensione, e, poi, a una a una, ognuno degli attanti, la donna, quella del servizio, e quella che le subentrerà, e il poeta, aggiungerà di nuovo tutte le dimensioni: il peso, il rilievo, il profumo, le unghie delle mani, la profondità, il tempo, la continuità, il senso della carne, la pelle della faccia e del tergo. In silenzio nell’immagine così immobilizzata.│ v.s.gaudio

[i] Cfr.la numero Quarantadue, sulla cui struttura è essenzialmente costruita questa Lebenswelt, e, quindi, la numero Quattordici, in: Giorgio Manganelli, Centuria.Cento piccoli romanzi fiume, Rizzoli, Milano 1979.

[ii] G.Gozzi, Rime burlesche, metà del XVIII secolo.

[iii] Cfr. Jean Baudrillard, L’irriconciliazione;  L’esotismo radicale; in: Idem, La trasparenza del Male, trad.it. SugarCo Edizioni, Milano 1991.

image002

 │La posa di Mila sulla old car prefigura la numero 14, che correla l’ora del tempo siderale locale, del Foutre du Clergé de France, che è il “Nuoto a rana”, come allegoria dell’incollatura o della produzione della colla necessaria alla sigillatura della Lettera.

POP-CORN CINEMA & POESIA

Marisa Aino | Pipirites et paniculae © 2016

▐ Sembra che per la bottega di pop-corn l’attrice si sia ispirata a queste paniculae di Marisa Aino…Se trarrà ispirazione dai piperites, quella patagonica(o ottusa?) attrice che altro botteghino aprirà in quel di Parigi, quello dei “popacci crushkl” di Sant’Arcangelo?▐

Il pop-corn della ragazza del poeta ♥

Il poeta, che non ha i baffi nerissimi e accuratamente tagliati di quel signore della Centuria “Ventiquattro” di Manganelli che è, alle quattro del pomeriggio, ancora in pigiama[i], non riesce a sdraiarsi sul letto, e nemmeno stendersi in una poltrona comoda e rassegnata, e non sfoglia manco un libro, né guarda il titolo solo dopo aver leggiucchiato una pagina. Ha appena letto in un quotidiano che la sua ragazza, l’attrice che non si sa quanti film ha fatto e che non si  sa da quanti visionatori è concupita come oggetto “a”, ha inaugurato il suo negozietto di pop-corn! Lei è un’anima aggraziata, e anche di corpo non è male, è pur sempre la ragazza del poeta, che, continua a pensare che anche lei in qualche modo è innamorata  perdutamente di lui, pur essendo poeta, sarà, si dice, per via del punctum dell’anima, ah, dice “punctum”, facendo sottentrare per la sua immagine l’ovvio e l’ottuso di Roland Barthes, invece si sta riferendo al punto sensibile arabo nel suo cosmogramma, quello dell’anima, che è strettamente connesso al suo Ascendente, anzi al suo mezzopunto Sole/Ascendente, un’adesione incredibile, quasi patagonica, per via  del fatto che oggi si sente sotto l’effetto di una molesta ubriacatura, ma in realtà egli , la sera prima, ha bevuto un solo bicchiere, saranno stati i peperoni, peperoni e uova, e…oh, Dio, com’è possibile? Pop-corn, e ripensando alle uova, per le galline e il granone per le galline, quella scema s’è aperto il negozietto del pop-corn, ma chissà mai chi glielo avrà messo in testa, o forse ci ha pensato autonomamente, quando andavamo al cinema, pensa il poeta, forse a vedere che si vendeva tutto quel pop-corn avrà pensato che era in quel modo che si facevano i soldi, povera stupida…Ma è suonata? Sarà stata un imbonimento della famiglia, quelle sorelle non volevano aprire tempo addietro una friggitoria, così, dicevano, sai quanti soldi ci facciamo la mattina che prepariamo il cestino di patate fritte e cozze impepate per i ragazzi che vanno a scuola, tu pensa a quelli che, poi, devono restare qui in paese per il turno pomeridiano e allora vengono a mangiare qui peperoni e patate, cozze o cozz’ammula fritta, e poi tu ti metti il grembiulino e bona come sei sai quanti si vengono a riempire l’otre dello scroto a furia di ingurgitare pensieri immondi su di te, che in confronto un manga di marca “Hentai”sembra addirittura arido, altro che shummulo[ii]  di quel fesso di quel poeta senza una lira!

Pop-corn…e la rivedeva nella tuta di latex per quel personaggio da super-eroina, che, lui, così in quell’assetto, ne aveva messo da parte immagini in gif, che, quando lei non c’era, stava a guardarsele e a menarselo per ore intere, e giorni, e adesso questa super-eroina si mette a vendere il pop-corn… Mio Dio, mi capiterà un giorno che uscendo da quel suo negozietto un giorno mi accorgerò che mi hanno rubato l’Universo, e al posto dell’Universo c’è quel solito venditore all’ingrosso di granone per galline, in quel suo buco, dove, quando smise, aprirono la sede della progenitrice dell’agenzia della Fiscalrassi, e il suo paese era scomparso, scomparsa la sua casa, scomparsa la sua famiglia, scomparso il suo aranceto, scomparsi gli ulivi di Sant’Arcangelo e la sterpina, scomparso il sole, scomparso il cinema, e il poeta si era allora convinto che era accaduto un furto, un furto più grande del consueto, era stato rubato l’Universo del poeta, e c’era tutto quel pop-corn e quella stupida che adesso non faceva più l’attrice, s’era messo il grembiulino e il berrettino e sorrideva a tutti i compratori di pop-corn, che, poi, non sapevano che farsene, perché non c’era più il cinema, non c’era più l’attrice per la quale andavano tutti al cinema a farsi l’erezione di terzo grado, non c’era il sole, ed erano rimasti tutti gli ombroni del mondo, e tutti avevano il pollaio e tutti vendevano il granone all’ingrosso e tutti erano affiliati alla Fiscalrassi e tutti andavano alla regione a mettere la tassa della salute per il poeta che, se non voleva essere ricoverato in una clinica psichiatrica (come quella che c’era vicino all’ospedale della città dov’era la sede legale dell’azienda che faceva le bollette a Moncalieri e che in realtà era afferente alla sede maggiore in Puglia, tanto che se il padre fondatore era un monaco, il nome di quel paese della Puglia era simile al nome di un altro monaco che, anche quando non è il nome di un monaco, entra in vari scandali per il dispositivo di alleanza  e anche per quello di sessualità), doveva pagarla  a fior di quattrini prima all’Inps di residenza e, se non lo avesse fatto, l’avrebbero resa nazionale e fatta pagare con il 740 con versamenti alla regione di residenza, famosa per avere il Centro Servizi fiscale a Salerno, nella regione attigua, a nord, che, sarà per questo, per via dell’ombra, che, più si va a nord e più  è tutto in mano agli ombroni, o nelle loro bisacce.

Un giorno, poi, dopo che il poeta le aveva scritto una lunga email sperando che rinsavisse e ritornasse a fare film, lei gli aveva mandato un’affiche come quelle di Paye Ta Shnek: “Mon Pop-corn n’a  pas besoin de ta poésie ou de ton (-phi), ni a besoin d’autre cocorico de Monsieur Lacan!”. E gliela affisse anche su Twitter[iii]. Il poeta prima pianse per tre giorni, e ogni volta che mangiava l’insalata di mais col tonno Sardanelli rigettava, infine se la legò al meridiano la sua bella attrice di una volta e, quando era incazzato nero, scuoteva così forte il meridiano che il Fondo Cielo, in breve, si riempiva fino all’orlo creando panico negli ombroni che temevano ogni volta di annegare.

♥by Gaudio Malaguzzi

[i] Giorgio Manganelli, Centuria.Cento piccoli romanzi fiume, Rizzoli Editore, Milano 1979.

[ii] Cfr. V.S.Gaudio, Shummulon vs Shumullar. La Stimmung con Samuel Beckett, Rockaby, in→ “il cobold”.

[iii] Cfr. “La ragazza che faceva l’attrice al suo ex poeta”.

pop-corn-biglietto

La ragazza che faceva l’attrice al suo ex poeta: l’affiche de son Pop-corn.

Alla maniera di PayeTaShnek.

LO ZINTILOMO.

lo-zintilomo

LO ZINTILOMO. E il tergo della figura del cinque nella città della Rota ♥

Quella volta che il poeta fu dentro un luogo che, tra l’eterotopia e l’esotopia, non era propriamente un luogo umano, nel senso che gli abitanti non erano esseri umani, ed avevano degli esseri umani delle nozioni vaghe, tramandate da vecchi favolatori, o inventate da mercanti, bardinellisti, pellegrini, geografi, zingari, quadarari , falsificatori di identità e di fotografie, ammašcatori dell’umanità. Anzi, quelli che reggevano le sorti del luogo e lo amministravano non credevano all’esistenza degli esseri umani, come nella Centuria Cinquantatré di Manganelli ritenevano che “si tratta di una vecchia e abbastanza sciocca superstizione, e in verità la convinzione che esistano è soprattutto diffusa tra le classi inferiori”[i]. C’era addirittura l’industria più singolare, nata attorno a questa tradizione degli umani, ed era quella delle maschere e dei burattini. Quando il poeta vi capitò e dentro conobbe una sorta di ragazza alla Cybersix, con dei leggings così patagonici che, come si seppe dopo, non potevi trovarli nemmeno da Nordstrom, tanto erano costosi, forse avevano il marchio Givenchy, e gli venne di pensare agli oggetti di pregio che, come le maschere e i burattini forse non solo di legno, e con quel tergo alla Cybersix, che stava lì seduto al caffè il poeta : “Ma che razza di burattina sarà mai costei con questo tergo della migliore carne di Merleau-Ponty…e con questi cazzo di leggings, che, per tenerlo così rinserrato il mondo e il suo tergo, e questo suo passo, oh Gaz i Gazi[ii], saranno leggings fatti apposta per lo Shummulo!”

Le maschere e i burattini, che se riproducevano in modo così carnale e fenomenologico le fattezze di un essere umano, che nessuno aveva mai visto, però, a pensarci bene, come loro stessi dicevano, ricorrevano alle tradizioni, a vecchi e strani libri illustrati, e anche alla fantasia e ai fumetti della Lancio. Così questa ragazza che il poeta conobbe un po’ aveva il corpo di un angelo Stuart e un po’ il podice di Cybersix, anzi gli parve al poeta di aver inteso che oltre che il disegnatore abituale che era Meglia fu chiamato anche Eleuteri Serpieri, che, visto il tergo di Druuna, rese ancor più mesomorfo l’assetto del podice di questa ragazza tipo Cybersix; pare che anche El Tomi ci mise mano.

Di sera, e anche di notte, questo luogo era bello agli occhi del poeta, gli parve una città simile a tante altre, Asti se non Ferrara o Ravenna, era una sera di agosto, forse il 23, quando si dice che sia nata Cybersix e la moglie stessa del poeta, secondo l’amministrazione di una casa editrice di altri fumetti, con personaggi ancora più cibernetici di Cybersix, e la ragazza stessa, quella sera, si mise a festeggiare il suo compleanno con il poeta, non come nella notte in cui sparì Cybersix[iii], e volle accarezzarle il tergo, e nel carezzarglielo le sussurrò che è vero che sei il 23, come è vero che questo è il numero del tergo e della carne che fa il tergo, e allora tu che un po’ hai il culo di un angelo Stuart e un po’ il podice di Cybersix, tu, che sei nel 23 come lo è anche mia moglie, sei allo stesso modo nella figura del Cinque, stando 23: 2 + 3=5, sei dunque un essere umano e addirittura con il carattere Cinque, che ispira sempre lo spirito, l’erezione dello spirito, anche per via del fatto che, nei Tarocchi, è la carta del Papa, il contenuto della forma e il campo della quarta dimensione. Vieni prima di Cybersix e hai il tergo come lo intende Merleau-Ponty, che forse è il significante somatico associato al tuo Mercurio, la lettera ebraica, dicono, è “He”[iv], che è la finestra, ma è pur vero che nelle Minchiate di Firenze, come 5, saresti l’Innamorato, e nel tarocco di Mantegna lo Zintilomo, suvvia per via del tuo podice che è la quintessenza del Gentiluomo o: è lo spirito in carne del Nobiluomo?[v]

by Gaudio Malaguzzi

[i] Giorgio Manganelli, Centuria.  Cento piccoli romanzi fiume, Rizzoli Editore, Milano 1979.

[ii] “Gioia del Gaudio”.

[iii] Cfr. Trillo e Meglia, Cybersix, “SKORPIO” n.1, Eura Editoriale Spa,  Roma 13-1-1994.

[iv] I tarocchi sono imperniati sulla parola ROTA, raffigurata come una ruota: Papus, per la prima He, mette il seme di coppe e la regina; per la seconda He, il fante, che sarebbe il poeta scalzane o la transizione, e il seme, naturalmente, è quello  di denari. Non a caso il luogo così inumano e così esotopico come la città Meridiana di Cybersix è il luogo in cui il poeta scalzacane è viandante, non essendo nell’ordine della Rota, non vi fu chi, tra quelli del Cafaro che amministrarono quel luogo di maschere e burattini, dopo avergli dato un nome tra ego e non-ego e senza affinità o relazione di parentela, lo soprannominò, con due significanti in linguaggio gergale, “Senza Rota”?

[v] Venendo prima di Cybersix, il prototipo, sulla via Sephiroth chiamata Tiphares, procede dalla Bellezza alla Saggezza: è la manifestazione dell’ottimismo e dell’opportunità: la figura di Mercurio ha come significante somatico un tergo che manifesta la mescolanza di Finestra, Innamorato, Zintilomo, quintessenza e carne del Nobiluomo.

 

↑Un Gareth Pugh leggings da 546 euro per lo Zintolomo della Cibercinque
↑Un Gareth Pugh leggings da 546 euro per lo Zintolomo della Cibercinque

▬ In anteprima per gentile concessione di “Uh Magazine”© 2016 Uh-file di Narrativa

 

La suite turinoise ♦ V.S.Gaudio

L’orologio e il bioritmo del  passo sabaudo  a S.Gervasio

La prima cosa che ho fatto, e non era il settimo giorno, una volta a Torino è stato il contrario dell’uomo a disagio e irrequieto della Centuria Ottantasette di Manganelli[i], che aveva comprato un grosso orologio, per insegnare tempo al tempo, ho buttato via l’orologio, cosicché, pensavo, il tempo potesse imparare dal tempo, così non essendoci il misuratore il tempo non sarebbe scappato via. Senza orologio, non avrei usato il tempo, né tantomeno avrei dovuto trattare col tempo, o sottostare alle sue regole. Certi giorni i secondi, specialmente al mercato della Crocetta,  correvano via troppo in fretta, e quando toccai il deretano a quello che fu l’esemplare patagonico del podice sabaudo[ii] pensai che adesso sì che saranno lunghi e nel gaudio infinito i minuti del godimento quando interagirò con questo mio oggetto “a” nel piacere singolare così costituito, sarà come ammaestrare il futuro, e i minuti diverranno ore e le ore giorni e i giorni mesi e i mesi anni e gli anni lustri. Quando andavo alla Crocetta non ricordo se fossi a disagio o irrequieto: certo, a guardarmi, si poteva osservare questa sequenza: cammina, si ferma, si regge su un piede, adesso si avvicina a quella bancarella, sfiora con un dito il fianco di quella donna, si gira, sospende il tocco lieve, riparte di corsa, eccolo fermo all’angolo, o vicino alla finestra-vetrina di un negozio di alimentari dove l’esemplare patagonico del podice sabaudo è entrato, sospira, guarda dentro come se guardasse la merce esposta, si appoggia al muro; in realtà, egli è estremamente insoddisfatto della propria vita, vorrebbe avere l’orologio al polso per controllare quanto tempo è che lei sta là dentro, e verificare l’ora esatta della sua apparizione, ha bisogno dell’orologio per determinare l’ora del passaggio di quel demone meridiano, anzi vorrebbe un orologio capace di catturare il tempo e costringerlo a tenere il passo dell’esemplare patagonico del podice sabaudo, sempre, non solo il sabato al mercato alla Crocetta[iii], tutti i giorni, quando riapparirà in via Cernaia e poi svolterà giù all’improvviso e con quel passo legato al cinturino del suo vestito e alle sue scarpe col tacco da 2 pollici e mezzo svolterà infine in via della Cittadella  come se fosse proprio sulla stessa  strada, sullo stesso percorso quotidiano, del poeta, che sta andando in Biblioteca, e invece lei va nell’edificio attiguo, che poteva essere lo stesso liceo artistico dove insegnava una pittrice amica del poeta, che, con l’orologio  e una mappa stradale, forse l’avrebbe capito in tempo per non dovere consegnare in modo irredento e assoluto quel podice sabaudo all’eternità del suo infinito piacere singolare.

Questa non è Silvia Crocetti al mercato della Crocetta: è, non ci crederete, Aurélia Steiner di Torino al mercato della Crocetta.
Questa non è Silvia Crocetti al mercato della Crocetta: è, non ci crederete, Aurélia Steiner di Torino al mercato della Crocetta.

Il tempo non sta ai patti, e nemmeno al passo con quel podice, il tempo è vittima del tempo, e il passo di quell’esemplare è dentro il bioritmo di quell’esemplare sabaudo così patagonico; in realtà, come il poeta sospetta da qualche tempo, anche il tempo è volato via da quella città, non perché non la sopportasse, ma è che non riusciva a risolvere il proprio disagio, perché, se vai a vedere, l’orologio non ha quel passo, e per avere quel passo, o misurarne il tempo, avrebbe dovuto misurarne, attimo dopo attimo, l’angolo di posizione del tergo, della carne del tergo, non certo per sapere se quel passo, così come quella carne e quel tergo, stia correndo, o indugiando, o, quando viene sfiorato dal dito del poeta, stia comprando pomodori molli al mercato della Crocetta sabato alle 11.50. Per questo il tempo di quel passo non è detto che potesse aver bisogno dell’orologio del poeta, o che, avendo l’orologio al polso, la suite turinoise[iv] sarebbe stata definitivamente chiusa, dandosi in una determinata ora appuntamento con l’amica pittrice proprio quando sta chiacchierando con la sua collega, identità svelata di quell’esemplare patagonico del podice sabaudo oggetto dell’inseguimento del poeta.

Mercato della Crocetta
Questa non è Silvia Crocetti al mercato della Crocetta: è, non ci crederete, Aurélia Steiner di Torino al mercato della Crocetta.

In realtà, nessuno è stato ai patti, l’orologio, il poeta, il tempo, il podice sabaudo, l’amica pittrice, il bioritmo del poeta, il bioritmo e il passo del culo torinese, il calendario, la luna, le strade, la piazza, i portici, il cinturino del suo vestito, gli occhiali da sole, le scarpe, anche perché se la strada, come scrive Manganelli, è fatta sempre di quarti d’ora, ma quattro strade non fanno un’ora, fanno sei giorni, e lei con quel passo, essendo apparsa  che nel calendario era S.Gervasio, e allora sì che si è fermato tutto, ventitré giorni, quando si ripete lo stesso giorno del ciclo Fisico del suo bioritmo e di quello del poeta, non ritorna sui suoi passi, ma adesso quel passo è prima sotto i portici e poi, di nuovo, attraverso un mercatino rionale, ma attraversato come se fosse una piazza, come se il tempo stringesse, tra il cinturino e le scarpe, e la linea meridiana delle gambe, non sta fuggendo, né scappa, anzi le strade si accorciano, il percorso adesso è abituale, è come se stesse andando là dove in una settimana, al massimo, la sua vita sarà definita e quantomeno, il poeta se ne accorge e lo sente, è proprio adesso che lei si sta togliendo le mutande per catturare il tempo, il tempo del poeta , e costringerlo a stare in mezzo, tra il tergo, la carne e il suo passo, adesso, domani, sabato prossimo, il luglio che verrà, tutti i sabato, anche la domenica e il lunedì, sempre, tutti i giorni, tutta la vita.

[i] Giorgio Manganelli, Centuria. Cento piccoli romanzi fiume, Rizzoli editore, Milano 1979.

[ii] Cfr. L’esemplare d’obbligo giudaico-torinese.La Stimmung con Thomas Bernhard sull’oggetto a del poeta che liquidò Aurélia Steiner a Torino, in Uh Magazine 2013/05

[iii] La parte araba del Diritto fatale di pedinamento [=Asc.+ H – Mercurio], rilevata sui dati di quel 19 giugno, è nell’orbita dell’Ascendente del poeta-inseguitore alla Baudrillard, anzi pare che fosse proprio sullo stesso grado dell’Ascendente nel cosmogramma radicale del poeta.

[iv] Cfr. Jean Baudrillard, La suite vénitienne, in: J.B. La transparence du Mal, Ed.Galilée 1990.

 Quando fu sulla rampa delle scale dell’edificio attiguo alla Biblioteca,l’esemplare patagonico della Crocetta si immobilizzò come oggetto “a” simile alla “Miss Otis Takes Flight” di Kenton Nelson.
Quando fu sulla rampa delle scale dell’edificio attiguo alla Biblioteca,l’esemplare patagonico della Crocetta si immobilizzò come oggetto “a” simile alla “Miss Otis Takes Flight” di Kenton Nelson.

 

Kenton Nelson ░ La figura innamorata

Curiosity
Curiosity

La figura flemmatica innamorata di Kenton Nelson

La figura di Kenton Nelson è come se fosse continuamente sfidata da una situazione di insopportabile gravità, è, in linea di massima, nell’archetipo lineare della flemma dell’innamorata; più esattamente, in questo modo lei si descriverebbe in questo momento, guardandosi come se fosse lei il visionatore e lei la figura come personaggio, allora in questa rappresentazione è come se fosse , per l’attante iconico che è, innamorata di un signore distinto, nobile d’animo, colto, leggermente autoritario, taciturno e delicatamente travagliato; in quest’altra rappresentazione ama un colto ma brutale studioso di astrologia, che, in quel momento, sta amando una cultrice della materia del sanscrito o dello shqip; nella terza o quarta rappresentazione, sembra che la studiosa di sanscrito si sia invaghita del poeta irritabile, che dedito com’è ai piaceri singolari, sta, intanto, coltivando una relazione con la figura che c’è nella quinta rappresentazione, che, qui, non appare, ma è una di quelle figure dello Swim Party, e difatti ha lo stesso Nageur della Maison Lejaby che indossava in spiaggia un personaggio di un micro racconto di Gaudio Malaguzzi. In realtà, nessuna di queste figure di Kenton Nelson ha una passione per la filatelia o si dà con veemenza nelle fantasie oggettuali del poeta ormai privo di fantasia che appare nei microracconti di Malaguzzi, né ha un disperato amore con un brutale tarocchista o mentalista o un sadico zoologo; di una in particolare si può pensare che, come in uno dei piaceri singolari del poeta privo di fantasia, sia entrata  nello shummulo di un capodanno, e quindi nell’archetipo di Bragalla e nello schema verbale relativo.

Divinity
Divinity

L’iconicità flemmatica della figura di Kenton Nelson non si consacra mentalmente a un baritono rovinato dal singulto, come in una centuria par che voglia Manganelli[i], tutt’al più si consacra anima e corpo a un visionatore che non ha mai visto una filatelica in costume da bagno, né quell’altra disegnatrice di cuscini, che, nella centuria anzidetta, sembra che ignorasse l’esistenza dello zoologo però veniva puntualmente ad ogni plenilunio, ma anche nei quarti crescenti, pensando al poeta che aveva semplicemente incrociato, un giorno tanti anni fa, senza nemmeno guardagli la punta delle scarpe, sul marciapiede di una metropolitana.

Wait
Wait

L’iconicità flemmatica, quando è così innamorata, è dentro  il peso di una normolinea quasi mesomorfa, che, a seconda di quel che indossa, non si riesce a capire se il suo indice costituzionale sia più teso verso il 53 o più allargato e pesante verso il 56; l’indice del pondus, mettetela come vorrete quella figura, o come la fa mettere Kenton Nelson, è sempre nell’iconicità e nella pesantezza lieve e tenera del valore “alto” corrispondente al 20[ii], o quasi “medio-alto” che farebbe 21, per via del naso[iii], o di un nodo che, se il visionatore cerca, da qualche parte si esprime come una sorta di punctum del cosiddetto bagliore didonico, o ainico, se proprio vogliamo che abbia la tenera iconicità dell’oggetto “a” del poeta privo di fantasia.

by V.S.Gaudio

Leisure's Allurements
Leisure’s Allurements

[i] Cfr. la centuria Cinquantasei, in: Giorgio Manganelli, Centuria. Cento piccoli romanzi fiume, Rizzoli Editore, Milano 1979.

[ii] Cfr. V.S.Gaudio, Come calcolare l’Indice del Pondus, in: Idem, Oggetti d’amore. Somatologia dell’immagine e del sex-appeal, Bootleg Scipioni, Viterbo 1998: pag.77. L’indice del pondus, nel sistema di V.S.Gaudio, più decresce più ha valore alto, per cui, nella forchetta del valore alto, si va da 12 a 20: il valore alto 20 è meno alto di 19 e questo di 18…; nella forchetta del valore medio-alto, si va da 21 a 26, e naturalmente l’indice 21 è il più “medio-alto”, nel senso che è maggiore di 22, 23,26:

[iii] Correlando l’indice del pondus pari a 20 con l’alfabeto mnemonico, avremmo per la cifra 20 l’archetipo-sostantivo “naso”, e per la cifra 21 l’archetipo-sostantivo sarebbe o potrebbe essere “nodo”, difatti “n” equivale a 2 e “d” a 1, come “s” equivale a 0.

Dishabille
Dishabille
Food Service
Food Service

La moglie del poeta e il pondus-Stuart ♦ Gaudio Malaguzzi

↑Anche il Leggings Black Sateen Ankle Jeans della Nordstrom è patagonico per il pondus-Stuart alle coordinate bioritmiche giuste ♦

Il poeta, l’astrologo e il pondus-Stuart| by Gaudio Malaguzzi

 

Il poeta volle andare al congresso internazionale di “astra” per poter interpellare quell’astrologo, dall’aspetto tranquillo e per nulla fantastico, un po’ come quello che è al Sessantanove della Centuria di Giorgio Manganelli, quello che aveva appena terminato i suoi calcoli, e da quei calcoli risultò quanto segue: “egli dovrà incontrare la donna della sua vita tra un anno e sei mesi; per molti versi, pare donna del destino, e non esige altro che d’essere accettata. (…) Ma i suoi calcoli gli hanno detto anche qualcos’altro: vale a dire, che egli morirà esattamente venti giorni prima dell’incontro della sua donna. “(1)

Fuor dalla teoria del fantasma, come avviene nella psicanalisi freudiana, e dall’oggetto “a” di Lacan, il paradosso nel cosmogramma dell’astrologo, per quanti sforzi faccia il narratore, era inesplicabile.

L’astrologo interpellato dal poeta, invece, questo ebbe a dire al poeta sul mistero della sua nascita: che, nato, era nato lo stesso giorno di Ernest Hemingway e, aggiunse, con una sottolineatura, lo stesso giorno e anno dell’attore de “L’attimo fuggente”, gli disse: lei lo sa che è gemello astrale di Robin Williams, per un poeta , lo guardò sornione, deve essere il massimo, no?

Poi, abbassò la voce e quasi gli sussurrò: la figura della madre è qui nella casa del mostro, che, avendo connessione con il settore dei bambini, deve essere per forza di cose il mostro Sibari, o una cicogna abortista, lei è radicale e si è autodenunciato per la campagna dell’aborto, è vero?

Il poeta quasi svenne e, provvidenziale, arrivò la segretaria di “astra” con un bourbon che, se ne accorse subito il poeta, non poteva che essere un Jim Beam, che, se vai a vedere, fortifica l’eroe che deve prendere la via per andare a stanare il mostro, verso sud-est, d’inverno anche laggiù, tra quelle paludi, è impossibile vederlo il mostro, anche in volo radente e nero, una grossa troia col becco e le zampe della cicogna, che spetazza però nel cielo e gassifica l’aria della sibaritide.

La figura della madre è con i suoi nemici, disse l’astrologo, rincarando la dose, e se questo bambino è lei, allora non ci sono dubbi, lei è prigionero del mostro Sibari, che non è detto che sia vicino alla fonte, l’importante è che ci sia il paradigma dell’acqua, o del nome che ha in sé l’etimologia della fonte, ayn.

Il poeta guardò esterrefatto l’astrologo: Ma la vede quella donna seduta alla tavola rotonda di astrologia e scuola? Ebbene, sa come si chiama? E l’astrologo imperterrito: “Mi pare che si chiami Marisa Ayno”. E sorrise. E il poeta: e sa chi è Marisa Ayno? Lo sa che è mia moglie?

L’astrologo , dall’aspetto tranquillo e per niente fantastico: “Fantastico! Ma stia tranquillo: non è lei il mostro, e, da quel che vedo, deve essere, intendo come somatologia, nell’ordine della costituzione degli angeli Stuart, e, mi creda, non è per niente sicuro che il suo pondus angelico così desiderato  sia di marmo come quello degli angeli che più di ogni figura ha fatto innalzare il (-φ ) del visionatore al gaudio massimo del cielo”.

Ebertin e punti "f" e "H" per il tergo-ayno
Ebertin e elongazione Asc.Marte/Plutone
per il tergo-ayno

Quale disposizione dei punti le fa rilevare che il pondus di mia moglie, pur non essendo di marmo, sia come quello degli angeli Stuart?

“Nel suo cosmogramma, non in quello di sua moglie, che darebbe lo stesso risultato, Urano, che è il maestro della Settima, cioè sua moglie,  è in congiunzione con Marte, che essendo il (-φ) nella casa degli angeli, il che è il punctum del pondus-Stuart di sua moglie e, per essere tale, non essendo quello di una statua o di due in una chiesa, è più che altro al godimento  e allo shummulo del (-φ) del coabitatore che è destinato e predisposto; anche se, come quello delle statue, è stato sempre oggetto di bramose, inconfessabili ricognizioni non solo manuali, sempre nell’ordine del suo farsi oggetto “a” di visionatori e praticanti dei piaceri singolari,  tanto  è vero che, se il pondus di quegli angeli oggi risplende dopo un secolo e mezzo di furtive, immonde carezze, come se fossero tirate a lustro ogni giorno, il pondus-Stuart di sua moglie è l’espressione assoluta del gaudio connesso a quello che lei stesso ha formalizzato come “bagliore ainico”; l’aspetto di Marte-Urano con Venere in casa seconda, che è quella dove il bagliore ainico illumina il cammino ascendente del suo (-φ), rende il pondus stesso il punctum più adatto anche per la proairetica di quello che lei stesso ha chiamato lo shummulo”.

In questa photostimmung  di Blue Amorosi part. del tergo-Ayno
In questa photostimmung
di Blue Amorosi part. del tergo-Ayno

Il poeta, meditando su questa regola del pondus-Stuart, capì che l’universo contiene in sé l’esigenza  di qualcosa che non può essere, e dunque è in conflitto con se stesso, come il deretano degli angeli nel monumento di Canova: preso nel suo insieme, l’universo è come il pondus, è sì infelice, in ragione del fatto che  ha il paradigma nella stessa area della figura della madre, che, si è visto, per quanto ha detto l’astrologo, coabita con i  miei nemici e non si sa chi possa essere, nell’oscurità in cui la tiene il mostro Sibari; sì, certamente, qualcosa di inesatto c’è, o almeno la menzogna e l’orrore del mistero della madre, e la sacralità del culo degli angeli Stuart, come il pondus-Stuart che è di carne per la fondatrice del bagliore aynico, chiamiamolo, alla maniera di Merleau-Ponty, tergo: tergo-Stuart o tergo-Ayno, in tal caso, non c’è nessun mistero,è nell’ordine del calendario, in determinate fasi del suo bioritmo sarà oggetto “a” infinito per il gaudio di chi riesce a farsene visionatore quando , nel giorno del bruciamento e ricominciamento del mondo, che sta a capo dell’anno e della temporalità, si innalza, nel fasto della festa, al suo meridiano analemma esponenziale che fa implodere il  bagliore aynico. Sarebbe anche la regola dello shummulo sibarita col tergo-Stuart o tergo-Ayno. Che, per questa misura o macchina, sarebbe più congeniale il termine “geni”, come  definì  i suoi “angeli” Canova stesso: organismo o  inclinazione naturale, entità astratta o mitologicamente spirito o divinità tutelare, il tergo-Ayno, genio che, dall’incavatura del ginocchio, che sempre a genio  o alla macchina bellica afferisce, e al Capricorno come segno solare della moglie del poeta,  è, al pari del genio di una lingua o di una nazione, il genio somatico, o la macchina dello shummulo, per prendere il gaudio, ancor di più se “genio incompreso”(2), il poeta, o “genio imbragallato”(3) in un vestito  “Marella”, la geniale divinità tutelare dei piaceri singolari non solo del poeta. Comunque, i grandi spiriti, chiosò l’astrologo, ovvero i geni, è così che s’incontrano, o, in ogni caso, shummulano tra bellezza e virtù in capo all’anno o calendario che sia, l’”astrologia” del tergo-Stuart o il “lunario” del tergo-Ayno e il (-φ ) del poeta-visionatore.

Angelo Stuart di Canova - part.
Angelo Stuart di Canova – part.

1 Giorgio Manganelli, Centuria. Cento piccoli romanzi fiume, Rizzoli Editore, Milano 1979.

2 In relazione con voci che alludono all’erezione, genio, dandosi come organo sessuale maschile, fa pensare ai versi delle Rime burlesche(metà del XVII secolo) di G.B. Ricciardi: “Il mio genio superbo non caccia/tra’ pantani e le fosse qua giù;/ma s’inalza seguendo la traccia/di due fere, bellezza e virtù”.

3 Più che altro come gèno, si dà come meton. per l’ organo femminile:genere o sesso: “Tornar non volle Europa al patrio seno, conoscendo alterato avere il geno”:G.A. dell’Anguillara,Le metamorfosi di Ovidio, 1561.