Aschenbahn 3▐ L’Habitat del poeta

Aschenbahn 3▐ Fuoco di domenica 29 ottobre 2017

Attorno a mezzogiorno SP 253 km 46 vs casello ferroviario 112 Ta-Rc│

Blue Amorosi

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Diana e il Berg sibarita.

Mind Mischief
Tame Impala

L’allure un po’ bolsa dentro la finestra che fa gli amori e il Berg sibarita

Lì al banco della vecchia scuola
lei appollaiata sulla cattedra, dominante per miglia il mondo
e il sistema solare, il mio oggetto a immobile nel declino della vita,
giorno dopo giorno entra nella memoria,
e scrutando nel globo di cristallo
vede le figure del passato come in una processione riflessa
di un sogno splendente, che si muovevano attraverso l’incredibile
sfera del tempo; e ho visto lei lanciarsi verso un destino immortale
lungo il corridoio, con quell’allure come se fosse una cavalla bolsa
e insieme avesse il comando di grandi eserciti
riunendo insieme in un ditirambo rigeneratore
le epiche e falliche speranze del mio fantasma
essendo al tempo stesso Diana con scudi imperituri, frecce e spade
forgiate da Vulcano e dal mio spirito temprato in cielo.
Guardala come cammina! Vedi come non si affretta
verso il luogo dove il suo sentiero s’incontra
con il sentiero di un figlio di Pound e di Henry Miller.

O piccolo veneziano, attore per davvero, recitavi bene
la tua parte, potevi irrompere dentro la tragedia
più e più volte ti ho visto nel tuo oggetto a
camminare con lei fino a quell’autobus rosso spazioso
mentre i corvi gracchiando
volavano in direzione del bosco
sopra il tetto della tua casa
nei tramonti solenni,
con quel suo camminare lungo il corridoio
una mula come un ditirambo
che entra in un destino immortale
immobile passa al meridiano del tuo oggetto a
culmina dentro la finestra che fa gli amori:
una macchia luminosa che si sposta, che saltella,
a volte si ferma per un istante, come sovrappensiero,
e cola e poi si intrufola di nuovo, curiosa, spia
e palpa in una ricerca ostinata della sozzura
la sozzura! La sozzura! Domanda Gombrowicz
in questa grande fotografia nel corridoio della scuola
e nel cortile, anche nella piazzetta della stazione
questo corpo che cammina o che si è appena
abbandonata sul sedile con tutto il peso del suo pondus
la tua Diana che ruzza nei Campi Selvaggi
di quella scuola onorata con la sua allure col vento in poppa
o al giardinetto quel segreto gaudio
risuona come motivo del Berg
lasciando vedere tutto il lascivo sibaritismo
in cui Diana è rimasta incollata

 

Il pallante di Orsellizia.

orsellizia (…) Alla Fonte Pantano della Madonna ci rese lieta la permanenza una giovanissima indiana, nata nel Delta da madre Scalzacane e padre ammašcânte dell’entroterra dell’Adriatico: un prototipo normoendomorfo, così la misurò il dottore Vicinz Gaz, dotata di un podice colmo e tenero, angolo, kënd, delizioso, i këndshëm, dal nome Arshalëzet, più o meno Orsellizia, con una distorsione alla caviglia, che lei fece durare per tutto l’autunno, e non potendo camminare che zoppicante e con difficoltà veniva portata, a turno, dai vari esploratori, sulle spalle; agli esploratori affaticati la giovane permetteva delicatezze anche definitive, tanto che è stato riferito che alla Fonte, oltre che bere alla tedesca da chi l’aveva recata sulle spalle o in braccio, beveva alla tedesca da altri esploratori, o pellegrini, tanti quanti i suoi anni.

E’ rilevante notare che i 16 traversatori aïnici di Arshalëzet l’abbiano esplorata al parallelo reticolato Universale Trasversa di Mercatore sotto il 17; non fosse avvenuta lì la roscidata del cocomero ci sarebbero state altre fonti o sorgenti perenni sopra il parallelo 16 in direzione Est: Fonte degli Occhini, Fonte dell’Altarello, oltre la Timpa Curaro, nel territorio di Plataci,  in riva al Satanasso, e ,infine, nel territorio di provenienza matrilocale,nel  Delta della tribù delle Tre Bisacce, prima in riva al Saraceno e, poi, sul punto geodetico del Monte Móstarico dove la “Shalqinëcaz”, come fu chiamata(più o meno:”Cocomero a cazzo”)[i], durante la nostra permanenza successiva alla Sellata di Broglio, sarà inondata da almeno 100 roscidatori della spedizione e altri pellegrini a vario titolo.

[i] Gli ammascanti la chiamavano:”Pallante’a’rusticu”, che sta sempre per “Melone-a-cazzo”

(…)

da: v.s.gaudio La stagione della Sella dell’imbroglio La Lebenswelt con Sten Nadolny sulla spedizione degli Scalzacani  per il passaggio a nordovest del Delta del Saraceno

Non arriveranno mai a Sant’Arcangelo.

ICM107B
Sud-Ovest.Non è sulla via per Sant’Arcangelo.

(…)

Alla fine di marzo arrivammo alla Montagnella di Plataci, avendo a sinistra in alto il punto geodetico del monte Capo dell’Uomo a 1339 metri[i]. Mi recai subito dai rappresentanti della società dei Muli e dei Cestoni(“Mushkë  e   Koshëmadhi”) per chiedere le provviste pattuite. Era proprio come avevo temuto: molte cordialità, molte parole prive di significato, in dialetto stretto e fosse stata solo la metafonesi rilevata da Rohlfs l’ostacolo…, niente provviste. Insomma: pare che la società della Timpa di Cerchiara rimandasse la questione alla società di San Paolo Albanese e questi a sua volta alla società della Timpa di Cerchiara che aveva giurisdizione fin oltre il varco di S. Lorenzo Bellizzi. Già da anni esisteva tra loro un’inimicizia all’ultimo sangue. Nessuna delle due voleva essere in perdita per aver contribuito alla spedizione in misura maggiore dell’altra. “Non arriveranno mai a Sant’Arcangelo!” disse uno a portata d’udito di Antonio Mundo, che era più avanti di noi tutti. “E quand’anche, il primo assalto degli ammašcânti lucani li farà fuori. Perché dovremmo dar loro provviste, quando noi stessi ne abbiamo a malapena?” E sentii una battuta che avrebbe dovuto essere di amaro riconoscimento, ma che probabilmente aveva ben altro significato: “Ma erano pure a Riulë, dunque ce la faranno!Se non con la testa, col carattere di certo!”

[i] Vedi: Foglio n.221 della Carta d’Italia, I S.E. cit.: punto designato “33SXE194195.

da: v.s.gaudio La stagione della Sella dell’imbroglio La Lebenswelt con Sten Nadolny sulla spedizione degli Scalzacani per il passaggio a nordovest del Delta del Saraceno

Il mare degli scalzacani.

Il mare.(…)

Eccolo di nuovo, il mare, con la sua cara pelle rugosa da elefante: il mare degli scalzacani delle Tre Bisacce! Presto avrebbero sfilato davanti a noi flotte di mercantili diretti a Taranto e le navi per Crotone. Ma in fondo, che cosa mi importava delle imbarcazioni! Mi misi a ridere. Ero di buon umore. C’era quiete sulla collina. Dall’altura ricoperta di erba gli uomini guardavano il mare oltre lo sbocco del Saraceno, il fiume degli arbëresh d’Alisandra.

Davanti ai miei occhi si stendeva una terra ignota, silenziosa e non tanto immensa, solo il doppio di tre bisacce, l’antica misura agraria della terra di Faluccio de Gaudio, ma immensa quanto il giardino dei miei avi, gli scalzacani della famiglia Pa-Rrottë.

E il mare era indistruttibile: mutava aspetto ogni giorno e restava uguale a se stesso in eterno. Finché esisteva il mare, il mondo, pur pieno di gliaroni, non era misero.

[da: La mia storia naturale  quand’ero un indiano dei Pa-Rrottë, © 2011]

Ovest.2 e 3

ICM107B
Ovest.2

(…)

Il 2 agosto  salirono sulle canoe oltre due dozzine di uomini e un’altra dozzina di donne indiane castracani. Risalimmo verso sud-ovest. Ora sapevo a memoria i nomi dei miei voyageur: Pa-Rrotë, Gur-madhi e Gunë-gunë, i grandi. Pa-Rrotë junior, Sannicandrë e Jurrë, i piccoli. Giovanni Battista e Salomone Chiurazzi erano fratelli napoletani, e non si volevano bene. Un terzo Chiurazzo o Chiorazzo era di Senise, era stato marinaio o venditore di pesci ed era morto nella battaglia di Amendolara. Vincenzo Gaudio-Pisani proveniva da Venezia. L’unico indiano tra i voyageur era Jules Parrot, un indiano francese delle Tre Bisacce della stirpe limosina dei Pa-Rrotë. Degli indiani castracani del re e della regina mi restò impresso nella memoria soprattutto Qesharak, il cercatore di tracce dal naso a patata o il cercatore di patate dal naso a treccia. Aveva una figlia di diciannove anni straordinariamente bella, e tutti gli uomini della spedizione l’avevano ben presente senza fatica nei momenti di solitudine e di sconforto.

(…)

da: v.s.gaudio La stagione della Sella dell’imbroglio La Lebenswelt con Sten Nadolny sulla spedizione degli Scalzacani per il passaggio a nordovest del Delta del Saraceno

Ovest.3

Ovest.

Ovest.
Ovest.

(…)

La spedizione doveva raggiungere l’estremo nord della regione e, poi, spingersi ad ovest lungo la linea di confine con la Basilicata fino a Noepoli, dove un certo Rocchino Lavitola ci aspettava per prendere i pesci che, poi, lui rivendeva nella Val d’Agri, in special modo a Senise, Sant’Arcangelo e Roccanova. Se l’impresa riusciva,significava anche aver trovato il passaggio a nordovest che l’Italia stava cercando da secoli. E per questo c’era un congruo premio in denaro e in commende attuali e futuribili! Inoltre, il Ministero dell’Interno, e in parte quello della Marina e della Difesa, si aspettava una descrizione accurata di tutte le tribù possibili di arbëresh,ombroni e ammašcânti stanziali attorno al Monte Pollino. Si raccomandava un comportamento amichevole; era possibile scambiare pesci con fichi, arance con cocomeri, formaggi con sarde salate, aringhe con salsicce, peperoni essiccati con melanzane,baccalà con melagrane, erano escluse le armi da fuoco. Era importante che quei selvaggi si abituassero, in caso di bisogno, a soccorrere con cibo le spedizioni di passeggeri eventualmente bloccate da nevi insormontabili o altri blocchi naturali.

(…)

da:

v.s.gaudio

La stagione della Sella dell’imbroglio

La Lebenswelt con Sten Nadolny

sulla spedizione degli Scalzacani

per il passaggio a nordovest del

Delta del Saraceno