Il Meridiano di Bragalla ▌

Tipo Maruzia.
Maruzia a Bragalla.

    

Il Calendario 92 allà

 

L’immagine-foto di Maruzia in calzebraghe è quella di un mondo frattale

di cui non c’è equazione né esito se non in quel luogo a Bragalla,

perché lì non c’è la filosofia del soggetto, né quella dello sguardo,

ma c’è quella della distanza dal mondo, da Bragalla per meglio coglierla

in farsetto da armare con quell’arnese insetato sotto,

sublimato, questa imbragallatura tra seta, pelo, carni e

buchi irrumati, è da questo che si adliga,

è da quel posto che l’adlectatio carezza l’anima

come una mutanda, da quel posto l’oggetto che è Maruzia

ha la valenza  del gioco del diavolo, il gioco del poi,

che, non avendo niente da dire, si fa a mutola, sfugge

al commento e all’interpretazione: quando il poeta arriva a captare

qualcosa di questa sua dissomiglianza e di questa sua assolutezza

anonima, così singolare, qual è il nome,

questo, o questo questo, cotale a Bragalla, allà,

cambia qualcosa dal punto di vista del mondo “vede”,

è Maruzia stessa che si fa luogo della sua assenza,

essendo quella situazione, quella luce, quell’arnese,

quella Bragallona è l’evidenza insolubile – quel suo bragallare

del calendario del 92- del pieno avvenimento fantasmato,

la giostra saracina di Bragalla[i].

Così l’oggetto si fa specchio del poeta,

ma è l’oggetto che dice “visto tutto questo

là lontano laggiù allà tutto questo questo qui

questa smania di vedere quale bagliore

questo bagliore avuto allà è questo la Bragalla,

la quintana che deve essere fissata, guardata intensamente

e immobilizzata dallo sguardo.

Non sono io che devo posare, sei tu che devi trattenere

il respiro per fare il vuoto nel tempo e nel corpo.

Ma devi trattenere il respiro anche mentalmente

e non pensare a nulla affinché l’incantesimo che c’è nel gioco

di superare la mia immagine e di essere conseguentemente

a una sorta di fatale gaudio, così che tu ed io, noi stiamo giocando

al gioco del diavolo, quel Cotale che fu il Suo dei 112 esemplari

di  Quel paese ora sarà dentro l’anello di quell’immagine il tuo Questo,

allora si produce Bragalla, il mondo, come evento singolare, senza commento,

giocando alla mutola, cenni ed atti chi adoperando, senza una minima parola”.

Qual è la parola, serviziale come la chiama l’Aretino che fa 40 quando Maruzia

porge quel posto sibarita – che fa sempre 112 – e che fa cogliere il bagliore ainico

fuora alla sponda del letto o della panca o della segia e questo si chiama “serviziale”,

che altrove più tardi essendo stato rinomato l’”Attrazione di Milano”, questo che dà il serviziale avrà il nome il Meridiano di Bragalla, e sarà l’adlectatio di Bragalla

perché è questo che ha fatto il sublecto ha preso a gioco la maledetta troia sibarita.

 

[i] Comunque, la posizione base della Bragalla è quella che si ottiene con il bioritmo di Maruzia A. 14963: 14963: 28; 14963:33; 14963:23 = 38, che, nella catalogazione del “Foutre du Clergé” corrisponde all’Inverso della Bestia a due teste e che, attuata per il Calendario del 92, è stata così posta in opera: il bragallante, o il bragallatore, è seduto o steso sul dorso, l’uccello in aria e ben duro, Maruzia A. si sistema su di lui a rovescio, con la testa dalla parte dei piedi, insomma gli volge le spalle, tanto che si siede sul piolo del Bragallatore, che prima.o quando vuole,lo bagna nella fica e poi o di volta in volta lo fa scapocchiare dal culo fino a che vi finisce tutto dentro grazie al bilanciamento del peso della Bragallata, e grazie anche agli altri Bragallatori a cui lei si sostiene con le mani, mentre quello che sta in bocca da la misura orale del fallo che M.A. sta schiumando in culo. Nel frattempo, M.A. ha per ogni mano il fallo di altri Bragallatori, in bocca o tra le labbra la capocchia della minchia del Bragallante che ,poi, sostituerà il Bragallatore attualmente in culo, mentre quello che sta in fica, appena il Bragalltore sta per venire in culo esce, per entrare davanti e lui che è davanti, come se fosse nel gioco degli zingari il marito che attizza la fornace, va a fare in culo. Le minchiate del Bragallatore di base andrebbero misurate sui numeri del momento: 1)14963 : 455, che è l’altitudine di Bragalla = 32.88, come numero di colpi al minimo; e 2)14963: 112= 133.59, come numero di colpi al massimo. Non si esclude nella serie operativa delle posizioni del tabliaux radicale del 92, quella propria  al tarocco 12, l’appesa, in cui due Bragallanti salgono su una sedia e reggono dai piedi M.A. che, con la testa in giù, afferra e maneggia due cannoni di altrettanti Bragallanti,mentre un altro se lo lavora con la bocca, un altro Bragallante gli suca la fica, e il Bragallatore di turno sta in culo anche quando è venuto cosicché la sborra possa colargli lungo il cazzo e insozzare la bardatura e il farsetto d’arme della troia sibarita; se non viene entro 133 colpi in culo, il Bragallatore chiede la sostituzione e sarà ad entrare il sucatore che sarà sostituito da quello che ha fatto o sta facendo in bocca, tanto che così il Bragallatore che non venne o si fa fare il servizio a mano, o lo fa lui sborrando naturalmente sulle braghe di M.A. o sulle mutande in seta, in questo caso entrerà un altro Bragallante che saràdove trova posto, escluso naturalmente l’anello del culo.

→ V.S.Gaudio| BRAGALLA|© 200

 

La giostra sibarita allà a Bragalla ░ V.S. Gaudio

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La giostra sibarita o la quintana saracina e i 112 istrumenti

 

Mah che è il magnificare,

la copia di maha, che è questo fare copia di sé

per il Calendario, il fantasma irriducibile, la copia

che è Fong, l’oggetto a che per tre anni chi ne fa

copia vagabonda ai limiti del cielo a Bragalla[i]

ne fanno mutande a tutto paragone

in quel posto, allà, dove fu imbragallata

nella giostra sibarita, quanti Enea a piuol

la posero come Dido Maruzia quei giocatori

di Antefluvius a mazzasquido e per cominciar

facevan al duro e molle tanto che quel che

fu trentuno divenne 92 o 112 che le fecero in giostra

il 66 perché è nel territorio di circa 66 chilometri quadrati

o meglio 65 e 29, in cui il chilometro ha il numero del Re

di denari che è nel tarocco del Gioco del Poi

e 29 è il Brindellone, il denaro della cinquina,

la quintana saracina, la giostra sibarita che si fa

una a cinque e quello che l’ha imbragallata esce,

come il marito nel gioco degli zingari, va ad attizzare

la fornace e dentro a lavorare alla prima camera viene

quello che l’avea bagnato nel fluvius, cosicché

ora qui entra chi se l’era fatto imbracare in mano

o chi caricava l’orza o lo teneva in tiro pronto

e parato a travagliare in bocca fino a che

la correggiola, che è questa gherminella zingara

fattasi giostra saracina, porti dentro, a Bragalla,

tutti gli oggetti declinabili, ovvero 4629 x la declinazione

del sole che è 23 all’inizio del Calendario diviso 100

che fa 1064 o se le armi non sono tutte in forma

si potrà ovviare con la formula 4629:41, che sono gli

anni di Maruzia, che dà per somma 112, che è il posto

da cui la troia sibarita è venuta a fare Bragalla,

cosicché Maruzia ne prenderà nell’antefluvius

112 di strumenti, ed essi saranno, se agricoli, nominati

cavicchio, erpice, manaiola, marra, palo, pertica,piantatoio,

piolo, roncola, stollo, vanga;

se di uso domestico,

bastone, cannocchiale, chiave, clistere, manico, matterello,

mestolo, nerchia, pendolo, pennello, pestello, stanga, trave, verga;

se armi.

attrezzo bellico, brindellone,cannone, clava, daga,fucile, giavellotto,

mazzafrusto,pistola, spadone, stocco;

se personificazioni,

amico, babbo, brigante, costui, individuo, lavorante, mugnaio, nemico,

ospite gradito, padrone del gaudio, personaggio, protagonista, tale, re di denari;

se personificazioni ecclesiastiche,

chierico, diavolo, guardiano degli orti, ingannatore,

maledetto da Dio, prete, priapo, proposto,malaguida;

se sostantivi,

affare, argomento, arnese, attrezzo, cosa, coso, istrumento,

marchingegno, omaggio, ordigno, quell’affare, quella cosa,

quel coso, quella faccenda, roba, utensile;

se pronomi,

cotale, la, lo, quello, suo;

se concetti  astratti,

arbitrio, attributo, caso, conoscimento, coscienza, desiderio,

discrezione, erezione, maestria, maneggio, mestiere, natura,

onore, pensiero, prominenza, ragione, senno, sentimento, usanza;

e di questi 112 strumenti, allora, ognuno per Maruzia,

ebbe il nome come la giostra saracina di Bragalla

con cui celebrò l’arte dei poeti e l’astrologia,

è questa la parola? Qual è la parola?

La cura sottile o sessantasei, il gioco del diavolo o

Maruzia che rinnega la fede, fin da questo, dato da questo,

da quello, quello, questo, costui, qual è la parola, questo qui,

costui che è dentro, è il mugnaio, il brigante, che stanga,

è il palo, la pertica, il padrone del gaudio, è il personaggio,

il protagonista, il cannone che è in Calabria e bragalla, impala

frega nel pelo, tenta nella pazienza, toglie la prelibatezza saracina

e sibarita, qual è la parola, dove, là, allà, Bragallà, laggiù, lontano,

allà, lontano, lassù, imbragallassù Antefluvius, Monte Alto, Podere

delle Braghe, Quel posto, Quel Paese, Allà, Quel posto, qual è la parola,

visto tutto questo, tutto questo costui, armato e baldo,

dritto e duro, impronto, o che pazienza in ghingheri,

o che maestria in tiro, o che appetito all’ordine,

o che usanza parata e risoluta, o che discrezione in tono

tutto questo questo qui

fantasia di vedere quale

intravedere

credere di intravedere

là allà lontano lassù

a fioco quale allec

pissac, scatapicchio e spaccapassera,

spirito e ventinove, pingherlone e minchia

maledetto da Dio,messer Mazza e signor Bragallone,

qual è la parola, laggiù, lontano, a Bragalla,

luogotenenza dell’impero o podere della cinquina,

vescovado della Bestia, Poggio della Bragana,

meridiano della macchina a stantuffo,

Meridiano del Mazzapicchio, Luogo del Cotale,

laggiù dove la, lassù dove lo, dove Quello,

il posto del formato e della mercanzia, dell’attrezzatura,

dove si va a Bragalla, e si va a Lecco,

e a mungere, a pompinare e a fare quel servizio,

qual è la parola

succhiacazzi, carrellante, sparapippe

smallaquesto, smallaquestoqui, come si dice,

qual è la parola, la saracina va al fottisterio,

strafotte e puttaneggia, dà una sbattutina al manico,

imbecca e dà da beccare, si fa ingollare, imbragallare,

questo, allà, è questo qual è la parola giocando alla mutola

la giostra di Maruzia a Bragalla, che andando a Bragalla

si toglie l’uovo alla gallina, chi l’è dentro e chi l’è fora,

chi imbotta e chi irriga, chi lambicca e chi sgocciola,

chi spruzza e chi cola, chi scarica la balestra e chi sborra,

chi da nettare e chi miele, chi liquore e chi fa la saponata,

chi fa la spuma e chi il succo, tutto questo questo qui

fin da questo al Cotale dove è là che si va in calzebraghe

ad aprire il Calendario, il bagliore ainico che si è visto

è questo che si è intravisto là lontano laggiù, a Bragalla,

il Monte Brekë, quel posto, il luogo più stretto e segreto,

il ristoro, la Taverna del Pelo, dove è lì che la Bragalluzia

è bagascia, bucaiola e culana, pescatrice e piglianculo,

qual è la parola, questa, altra cosa, cavalca il muletto,

fa l’amore a secco, infilza perle e zucchero candito, mena l’uovo,

pesca e prende al buio, sollazza preti e toglie un bocconcino,

tenta nella pazienza l’imbracatura allà a Bragalla,

tutto questo , questo questo, questo qui allà

qual è la parola?

Da V.S.Gaudio |BRAGALLA |©2009

[i] Fong è l’esagramma  55 dell’I King: sopra c’è il trigramma Cenn, l’eccitante, e sotto il trigramma Li, il risaltante, che fanno durare questo “fare copia di sé” per dieci giorni tanto è irriducibile il fantasma e per tre anni chi ne fa copia “vagabonda ai limiti del cielo”: cfr. I King, trad. it. Astrolabio, Roma 1950: pagg. 235, 500, 502.

Noctambulario. Bog de poemas y arte. Octubre 2012. Imagen del Maestro Nicholas Dahmane Benateur. Model Emmanuelle
Il bagliore ainico della Bragalluzia ph.Dahmane

 

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