Il “coup de dés” di Mallarmé e il “terzo megalotto” della Statale 106.

La legge del Megalotto ▬

I poeti elogiano un coup de dés di Mallarmé; e disapprovano il lotto; per il megalotto neanche i poeti dialettali della sibaritide proferiscono motto.

Corollari│

  1. Anche Alessandro Gaudio e V.S.Gaudio lodano un coup de désdi Mallarmé.
  2. Ivan Illich condanna anche il secondo megalotto.
  3. Un “terzo megalottojamais n’abolira le hasardet Raspa.
  4. Raspavs il terzo megalotto della SS 106.
  5. Unterzomegalotto, sorteggiato anche per la quarta volta, non sarebbe mai tutt’intero.
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Capoverso 33.Rivista di scritture poetiche

Capoverso 33. Gennaio-giugno 2017 Orizzonti Meridionali by Alimena

 

□ E’ uscito il numero 33 di “Capoverso”, rivista di scritture poetiche, fondata da Carlo Cipprrone e edita a Cosenza da Alimena per Orizzonti Meridionali. L’editoriale è di Alessandro Gaudio: sulla poesia  che in Calabria non c’è. Tra i saggi, quello di Pietro Civitareale sulla poesia femminile:in questa prima parte, si va  da Margherita Guidacci a Maria Luisa Spaziani, ma manca Maria Luisa Belleli che, del trio, era…quella del sole nero dei poeti: a braccio, in una intervista degli anni settanta in quel di Torino, insegnava letteratura francese al Magistero, mi riempì il nastro deliziandomi quel pomeriggio sabaudo con Gérard De Nerval , Aurélia, la geometria di Butor, Baudelaire e Victor Hugo, Francis Ponge, Apollinaire, Ionesco; io, le domande, me le ero trascritte. Nei Testi, tre poesie di Olga Lasniuk, tradotta da Pawel Krupka; tre poesie del rumeno Nicolae Mares e tre poesie del polacco Milewski, entrambi tradotti sempre da Krupka. Che, negli Interventi, ci manda una Lettera da Atene con tre poeti greci tradotti per noi della Magna Grecia. In questa sezione, c’è anche una conversazione tra Giancarlo Pontiggia e Dall’Olio. E la divagazione ziffiana di V.S.Gaudio sulla poesia di Tonino Guerra. Tra le recensioni, desta interesse quella di Franco Dionesalvi, che è anche redattore della rivista, sul Mausoleum di Hans Magnus Enzensberger.

Capoverso 33. Gennaio-giugno 2017 Orizzonti Meridionali by Alimena

 

 

 

La luna ⁞ Aurélia Steiner a Praha la chiama “Justrusa”

Aurélia Steiner che sta a Praga e la macchina fotografica della Zangheri

 

di v.s. gaudio

 

⁞ photo by alessandro gaudio
Praga ⁞ © alessandro gaudio

Aurélia Steiner che sta a Praga

non è boema, la luna lei la chiama “Justrusa”

anche quando la indica nell’orologio astronomico,

che per lei è “’U cuncutrillu”,

Aurélia Steiner sta qui, aspetta la sera,

sta’mbruna, dice, fa stáfice

e quando attraversa la città lei passa di strìttuwa in strìttuwa,

un po’ di schipìciu,

in autunno quando compra caldarroste,

chiede “’i pruppituse du ruffu”[i].

 

 

Il cielo non è umano, ma c’è qualcosa forse più di questo cielo,

che non è il quadrante al neon del campanile della Città Nuova,

è quando le zingare oscurano il mondo con le gonne

e quando il poeta si guarda di nuovo intorno

le zingare stanno sedute accanto a lui una di qua e una di là,

di fronte a lui a gambe larghe sta lo zingaro

con la macchina fotografica nelle dita,

gli occhiali neri contro il sole guardano nel mirino della macchina

e le zingare si stringono a lui e guardano l’obbiettivo,

e poi lo zingaro che è il visionatore di Morin col palmo alzato

richiama anche l’attenzione del poeta e lui guarda la macchina

con quel sorriso spasmodico che hanno solo i poeti

e poi sente lo scatto della macchina

che non aveva mai avuto nelle sue viscere la pellicola,

così che il poeta comprenda che al mondo non dipende

proprio nulla da come le cose finiscono, ma tutto è soltanto

desiderio, volere e anelito, come quando a Bologna la Zangheri,

per essere speculare allo zingaro di Hrabal,

nello stesso tempo in cui lui ne stava scrivendo

l’assolutezza anonima faceva il ritratto inesistente del poeta

con un’altra macchina fotografica in cui c’era la pellicola fantasmata,

Praga ⁞ © alessandro gaudio

dentro una galleria d’arte , fuori il cielo inumano sopra Bologna

e sotto nelle cloache e nelle fogne

scorreva tra acque di scarico e materie fecali

la neve di quel febbraio

così segreto, così rumoroso e così solo

 

Aurélia Steiner, questa quadarara che sta qui a Praga,

questa minéca che chiama “cuncutrillu” l’orloj,

in una stanza vicino al Convento di Sant’Agnese di Boemia,

guarda l’imbarco battelli che c’è in Náměstí Curieových.

 

E’ ritornata nella sua camera per scrivere al poeta.

Ha chiuso porte e finestre.

 

Sono le tre del pomeriggio.

 

Dietro la Vltava c’è il sole, il tempo è fresco.

 

Io sono qui in questa grande sala in cui faccio stáfice[ii].

Oltre la scursénta[iii], c’è il fiume.

 

E tu dove sei ?

 

Ti sei perduto?

 

Ti sei perduto tanto che io grido che ho paura?

 

i“Le castagne del fuoco”, in ammâšcânte; “strittuwa” è “strada”,”vicolo”; “schipìciu” è “sghembo”, “obliquo”, con quel taglio, una certa diagonalità di movimento o del portamento, che richiama l’apposizione di prima ,“’nteccata”, che è “delinquente”, che viene da ‘nteccare, che è “tagliare”, “incidere”, la “‘nteccata strocca” riflette in qualche modo un taglio maledetto, puttanesco, un segno, una piega, anche comportamentale o gestuale che è la parte maledetta di Aurélia Steiner. Per la lingua nascosta dei quadarari  e anche per l’utile dizionario Italiano-Ammâšcânte e Ammâšcânte-Italiano annesso, cfr. John Trumper, Una lingua nascosta, Rubbettino editore, Soveria Mannelli 1992.

ii “sto”.

iii “finestra”.

 

► da:

 La Caggiurra di Praha

 Aurélia Stuart Steiner alias Furgiulia Cuticchjùna

La Stimmung-ammašcânte con Bohumil Hrabal 

sulla morte della letteratura

© 2009

 

 

La scomparsa di Ignazio Apolloni│

L’inizio e la fine di Ignazio Apolloni

di Alessandro Gaudio

 

│© enzo monti│ apollonglosse© uh magazine
│© enzo monti│ apollonglosse© uh magazine

Nella notte tra il 26 e il 27 febbraio scorso, se ne è andato Ignazio Apolloni.

Dall’alto della fantasia, leggera ma dilatata, dei suoi racconti, dei suoi romanzi, delle sue singlossie e della sua umanità, Ignazio continuerà a sostenere, come accade da almeno quarant’anni, l’impossibilità per la letteratura di un impaccio, di una regola di codificazione che ne limiti la portata o ne controlli forzatamente il rimbalzo. E oltre quei limiti, là dove Ignazio continuava ossessivamente a cercare la connessione con il mondo esterno, tra la codificazione della sua arte e il suo quotidiano, vorrei seguitare a immaginarlo.

Lo faccio per il tramite di una poesia scritta da Ignazio negli anni Cinquanta (ma pubblicata due decenni dopo, nel dicembre del ’72) e che egli stesso mi mandò cinque o sei anni fa perché potessi meglio delineare la sua figura di artista. «C’è ancora qualcosa che non ti ho detto − mi scriveva − Prima di darmi alla narrativa; al lettering; alla singlossia; alla epistolografia; alle favole […] ed ancor prima delle favole le poesie impossibili; le dichiarazioni d’amore per la poesia; le sketch poesie; il Come e il Dove, ho scritto delle poesie lineari, in versi come pure si dice […] Ci troverai − aggiungeva quasi schernendosi − la sperimentazione ma anche i prodromi delle mie convinzioni filosofiche e aspettative avveniristiche legate alla scienza cum grano salis, almeno a quei tempi». Ecco, dunque, uno dei peccati di gioventù di Ignazio Apolloni: fa parte della raccolta intitolata La grandezza dell’uomo; spero che il paradosso di vederla ripubblicata adesso possa indurre, seppur nel dispiacere profondo di chi la legge, un complice risolino.

 

l’inizio e la fine

 

contro ogni legge che conosca

nell’esplosione della nuova devastazione

e le modelli

e le calchi

le particole amorfe, e le rinserri

che colga, pregni e saturi di sé

nell’altalena vagante d’una meta nello spazio

NEL TEMPO

ogni storia ha la sua morte, la sua vita, il suo inizio

l’inizio del tempo

la vita

morte

la

 

Nota: Va letta dal basso[1]

 

[1] I. Apolloni, L’inizio e la fine, in Antigruppo 73, 1° vol., Cooperativa operatori grafici, Giuseppe Di Maria Editore, Catania 1972, p. 13. La lettera citata è del 5 maggio 2009.

 

Diacritica ▌

Diacritica Bimestrale indipendente fondato da Maria Panetta e Matteo Maria Quintiliani │ Comitato scientifico│ Valeria Della Valle, Alessandro Gaudio, Matteo Lefèvre, Maria Panetta, Italo Pantani, Paolo Procaccioli, Giuseppe Trainaonline dal 25 febbraio 2015

Alessandro Gaudio ■ Il limite di Schönberg ■

Alessandro Gaudio

Il limite di Schönberg

Il principio ibrido, il disagio e la mancata fine del romanzo

Ricerche estetiche

con testi di V.S. Gaudio

 Prova d’Autore  Catania 2013

 

Questo volume raccoglie saggi e interventi pubblicati, spesso con titoli differenti e modificati nella forma, su «Lunarionuovo», storica rivista catanese diretta da Mario Grasso, eccetto un paio ospitati da «Allegoria» e dal «Ponte»; il più delle volte, gli scritti di Alessandro Gaudio sono stati affiancati da testi di V.S. Gaudio, in non pochi casi differenti o più estesi, rispetto a quelli qui antologizzati, nell’ambito della rubrica di critica e di letteratura intitolata Il limite di Schönberg.

In essa si è tentato di usare congiuntamente le armi dell’analisi, della ricerca e della letteratura (senza abolirne le differenze) nel tentativo di sintetizzare un’idea di critica che sia in grado di osservare il suo oggetto da punti di vista inconsueti, sorprendenti. Da un oggetto, da un volto, da un’immagine allo specchio, da un sogno, da un inatteso riferimento si è desunta liberamente (cioè criticamente) una regola estetica che servisse a spiegare il modo soggettivo e incerto in cui il romanzo è possibile e, proprio per mezzo della scrittura, ad affrontare la realtà (incerta anch’essa), a osservarla e a distinguerne le contraddizioni.

Così, il particolare, individuato di volta in volta, si rivela incommensurabile perché ritrova, dopo un lungo processo di condensazione (di speculazione e, con V.S. Gaudio, di drammatizzazione della creazione speculativa), un carattere nucleare, universale. Nell’oggetto incommensurabile lo scrittore, vero e proprio superstite ma anche scienziato, scopre una tensione duale, dialogica e antifrastica allo stesso tempo, che è insita nella stessa nozione di limite, che riguarda la storia, il corpo, la scrittura dell’Io, il cuore complesso, disorganizzato e continuamente ripensato del mondo e che considera quanto di tutto questo sia stato usato e tradotto in romanzo da autori come Raymond Carver, Flannery O’Connor, Philip Roth, John Fante, Arthur Miller, Henry Miller, Edgar Lawrence Doctorow, Arno Schmidt, Edgar Hilsenrath, Witold Gombrowicz, John Edward Williams e molti altri.

Di volta in volta per questi autori non c’è niente che valga la pena di fare, la vita non può migliorare, la casa sembra una tomba, il rubinetto perde, la serranda è rotta e il vicino non ha un aspetto rassicurante, eppure essi continuano a scrivere, racchiudendo ogni cosa e ciascuno degli oggetti da cui si sentono incalzati in un luogo eterotopico esemplare, margine antiumano di esclusione e ombra della loro stessa vita, direbbe Shakespeare, ma pur sempre luogo di desiderio che, pur non riuscendo ad appagarsi nel pieno possesso della cosa, li rende vivi, forse proprio perché maggiormente consapevoli del loro fallimento di uomini.

 

 

Alessandro Gaudio  Il limite di Schönberg

mianonnadellozen                                                                                                                                                        Fonte:  uhmagazine.blogspot.it

Alessandro Gaudio 
Il limite di Schönberg
Casa editrice Prova d’Autore 
Catania 2013

Questo volume raccoglie saggi e interventi pubblicati, spesso con titoli differenti e modificati nella forma, su «Lunarionuovo», storica rivista catanese diretta da Mario Grasso, eccetto un paio ospitati da «Allegoria» e dal «Ponte»; il più delle volte, gli scritti di Alessandro Gaudio sono stati affiancati da testi di V.S. Gaudio, in non pochi casi differenti o più estesi, rispetto a quelli qui antologizzati, nell’ambito della rubrica di critica e di letteratura intitolata Il limite di Schönberg.
In essa si è tentato di usare congiuntamente le armi dell’analisi, della ricerca e della letteratura (senza abolirne le differenze) nel tentativo di sintetizzare un’idea di critica che sia in grado di osservare il suo oggetto da punti di vista inconsueti, sorprendenti. Da un oggetto, da un volto, da un’immagine allo specchio, da un sogno, da un inatteso riferimento si è desunta liberamente (cioè criticamente) una regola estetica che servisse a spiegare il modo soggettivo e incerto in cui il romanzo è possibile e, proprio per mezzo della scrittura, ad affrontare la realtà (incerta anch’essa), a osservarla e a distinguerne le contraddizioni.
Così, il particolare, individuato di volta in volta, si rivela incommensurabile perché ritrova, dopo un lungo processo di condensazione (di speculazione e, con V.S. Gaudio, di drammatizzazione della creazione speculativa), un carattere nucleare, universale. Nell’oggetto incommensurabile lo scrittore, vero e proprio superstite ma anche scienziato, scopre una tensione duale, dialogica e antifrastica allo stesso tempo, che è insita nella stessa nozione di limite, che riguarda la storia, il corpo, la scrittura dell’Io, il cuore complesso, disorganizzato e continuamente ripensato del mondo e che considera quanto di tutto questo sia stato usato e tradotto in romanzo da autori come Raymond Carver, Flannery O’Connor, Philip Roth, John Fante, Arthur Miller, Henry Miller, E. L. Doctorow, Arno Schmidt, Edgar Hilsenrath, Witold Gombrowicz, John Edward Williams e molti altri.
Di volta in volta per questi autori non c’è niente che valga la pena di fare, la vita non può migliorare, la casa sembra una tomba, il rubinetto perde, la serranda è rotta e il vicino non ha un aspetto rassicurante, eppure essi continuano a scrivere, racchiudendo ogni cosa e ciascuno degli oggetti da cui si sentono incalzati in un luogo eterotopico esemplare, margine antiumano di esclusione e ombra della loro stessa vita, direbbe Shakespeare, ma pur sempre luogo di desiderio che, pur non riuscendo ad appagarsi nel pieno possesso della cosa, li rende vivi, forse proprio perché maggiormente consapevoli del loro fallimento di uomini.

 

Guido Morselli • Una rivolta e altri scritti

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Fresca di stampa la raccolta di articoli e racconti rari di Guido Morselli.
I trentaquattro scritti, pubblicati da Morselli su periodici e riviste tra il 1932 e il 1966, sono ora finalmente stati raccolti in volume a cura di Alessandro Gaudio e Linda Terziroli per le storiche Edizioni Bietti.
Il libro è in vendita in tutte le librerie e anche online.
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