Capoverso 33.Rivista di scritture poetiche

Capoverso 33. Gennaio-giugno 2017 Orizzonti Meridionali by Alimena

 

□ E’ uscito il numero 33 di “Capoverso”, rivista di scritture poetiche, fondata da Carlo Cipprrone e edita a Cosenza da Alimena per Orizzonti Meridionali. L’editoriale è di Alessandro Gaudio: sulla poesia  che in Calabria non c’è. Tra i saggi, quello di Pietro Civitareale sulla poesia femminile:in questa prima parte, si va  da Margherita Guidacci a Maria Luisa Spaziani, ma manca Maria Luisa Belleli che, del trio, era…quella del sole nero dei poeti: a braccio, in una intervista degli anni settanta in quel di Torino, insegnava letteratura francese al Magistero, mi riempì il nastro deliziandomi quel pomeriggio sabaudo con Gérard De Nerval , Aurélia, la geometria di Butor, Baudelaire e Victor Hugo, Francis Ponge, Apollinaire, Ionesco; io, le domande, me le ero trascritte. Nei Testi, tre poesie di Olga Lasniuk, tradotta da Pawel Krupka; tre poesie del rumeno Nicolae Mares e tre poesie del polacco Milewski, entrambi tradotti sempre da Krupka. Che, negli Interventi, ci manda una Lettera da Atene con tre poeti greci tradotti per noi della Magna Grecia. In questa sezione, c’è anche una conversazione tra Giancarlo Pontiggia e Dall’Olio. E la divagazione ziffiana di V.S.Gaudio sulla poesia di Tonino Guerra. Tra le recensioni, desta interesse quella di Franco Dionesalvi, che è anche redattore della rivista, sul Mausoleum di Hans Magnus Enzensberger.

Capoverso 33. Gennaio-giugno 2017 Orizzonti Meridionali by Alimena

 

 

 

Anterem 94 □ Alejandra Pizarnik e Georg Trakl

L’estate ludica del 1981. Vuesse Gaudio per “Astra” e “Topolino”

Contemporaneamente a I Giochi magici dell’estate nel “Topolino” 1339 del 26 luglio 1981, questa è la cover del numero del grande esordio nei periodici Disney di Vuesse Gaudio, uscì anche questo “astra” n.8, agosto 1981, con altri Giochi magici sotto l’ombrellone, sempre di Vuesse Gaudio, con Bonita Bianco e Helene Kinauer Saltarini

I Giochi Magici sotto l’ombrellone: da pagina 10 a pagina 17
Uno dei giochi di Vuesse Gaudio a pagina 16 e 17: Il mio tipo è Ornella Muti?
I Giochi Magici: titolo a pagina 10 e 11 di “astra” n.8-1981

ΣΜΙΛΗ / SMILE numero 1 – 2017

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ΣΜΙΛΗ SMILE
numero 1 – 2017

σµίλη, ΣΜΙΛΗ: in greco antico significa coltello. Si traslittera smile, SMILE. Smile, in inglese, è il sorriso. Coltello o sorriso. Coltello e sorriso. Nello stesso tempo.

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JURE KAŠTELAN | L’OCCHIO SELVAGGIO DELLA LUCE

JURE KAŠTELAN L’OCCHIO SELVAGGIO DELLA LUCE

Lume di terra

Tutto ciò che sparisce diventa luce

Uccello in cerchi aperti

Fiammella in montagna.

Quello che fu non può non essere: non finisce,

continua nel trasferirsi, nella terra della terrestre terra.

Perché, o perché ancora, perché ardi quando

è buio, scruto buio nel buio.

Lume di terra, di terrestre terra,

perché illumini quando

stai bruciando te stesso, la tua luce rubata.

Perché stai bruciando

quando è lo stesso splendere ed estinguersi

quando è buio, oscuro buio nel buio.

Perché non ti consumi bruciando, impietosa giovinezza,

quando non vedrai la barca.

Occhio selvaggio

Affondo nella mia profondità

uccello nel cielo, luce nel buio.

Mi soffoca l’inondazione del pianto da tempo seccato.

Il vento sbircia sul mio mondo abbandonato

Nel quale la pietra si muta in polvere.

Buia immagine in cui tutto sparisce, ancora

Mi guarda l’occhio selvaggio della luce.

Bagliore di fulmine.

Maschera

Non è in vendita questa maschera. Non si vende.

Questa maschera non si vende. Per nessuna ragione.

Né per la testa

né per nulla.

E’ réclame.

E’ originale.

Un giorno verrà venduta ad alto prezzo.

E’ servita a qualcosa: – A che cosa?

Una vera maschera.

E’ facile, è difficile

Facile è soleggiare al sole

Facile è essere cielo in cielo.

Difficile è all’affamato aver fame.

Difficile è all’assetato aver sete.

Facile è al pazzo essere saggio.

Difficile è al saggio essere pazzo.

Uccello ripieno

Queste piume non sono piume anche se tremolano come le piume

Queste piume sono più piumate delle piume

Questo uccello non è un uccello anche se è come un uccello

Questo uccello cing-guetta continuamente

Non cessa di guettare

Questo esempio

Inizio

La fine è sempre inizio. Basta solo un passo

fino alla porta che conduce alla strada.

Dalla porta esci e la porta

è aperta sul cosmo senza via d’uscita.

Questo diluvio diverrà un grande fertile fiume,

trasparente

specchio di azzurro solare.

La tempesta arriva dal cielo e la precedono

Il pidocchio ed il fantasma.

C’è solo un passo fino alla porta che conduce alla strada.

Lo spuntare del giorno

I rami pieni di guettii

e gli occhi di uccelli.

Hanno tirato il collo al gallo

oppure il sole sta nascendo.

Dopo l’incidente

Ho perduto i ricordi. Mi sono rimasti solo gli spasimi.

Se il vento potesse sfiorarmi, ma nessuno può

giungere qui dove sono. Striscio e volo

e né l’uno

né l’altro. Niente di tutto questo. Niente. Niente. Non sono, e questo

che è potrebbe essere stato ed è stato niente altro che ciò che si raccatta

con il badile. Nessuno può giungere qui dove

sono. Nemmeno le serpi. Nessuno. Ho bisogno di piangere

ma

non posso. Non posso niente. Non ho saputo mai

che

posseggo il senso della caduta. Tutto è caduto, per sempre

rovinato, da sempre.

Attraverso me volano le mosche e i gorghi della polvere.

Solo questo senso non mi abbandona. Di tutto mi libero,

e niente

rimane per me. Nessuno può giungere qui

dove sono.

Solo questo senso inaccessibile sul quale

Ha messo radici il pidocchio.

Un pidocchio dopo un pidocchio. Non so dove andare.

Niente può più accadere.

[da: Divlje oko(“L’occhio selvaggio”), © 1979: traduzione dal croato di Lucifero Martini, da: “Carte Segrete” n.47, Roma gennaio-marzo 1980]

V.S. Gaudio

La poesia varunica di Jure Kaštelan 

Intelligibilità alta ¾
Complessità bassa ¾
Ambiguità buona ¾
Pregnanza alta ¾
Carica connotativa buona
Codice ristretto

  33.Tunn: il ritirarsi

Tutto nella poesia di Kaštelan è nel segno del ritirarsi, l’ombrosità che ascende, la luce che si ritira, come nell’immagine dell’esagramma n.33.Tunn[i]  dell’I Ching: “Sotto il cielo il monte”.

Il monte, che è Kenn, tra pregnanza in continuo stato di patefactio e codice ristretto, che è il sei all’inizio, la prima linea che è la coda, s’innalza sotto il cielo e il cielo invece si ritira da esso, a distanza, verso l’alto, così che rimane irraggiungibile.

Il sintagma, nella poesia di Kaštelan, breve o un po’ lungo che sia, è sempre teso da un elastico paradigmatico che, poi, all’improvviso, ma non tanto, si ritira, e allora se il sintagma si sta ritirando dal paradigma, il paradigma cosa prende?

Il fatto è che Jure Kaštelan ha dentro la sua poesia il paradigma di Varuna, il dio Uranico, che ha mille occhi ma è al tempo stesso colui che vede tutto e colui che non vede niente.

Così pare che il sacrificio dell’occhio, stilisticamente avviene con la complessità, la 5^ linea, che è su livelli medio-bassi, ma l’ambiguità è alta come e quanto la carica connotativa, abbia come corrispondenza sintematica l’uccello solare, che non è che la manifestazione mistica dell’isomorfismo della luce e della parola.

Varuna, il dio Uranico del paradigma di Kaštelan, sta, etimologicamente, tra “canto epico” e “parlare”, in cui l’elastico del sintagma tende il “segreto”; è possibile perciò rinvenire un vocabolo dinamico, un mantra, che è l’occhio, che, come sintéma, ha sempre, come archetipi sostantivi, non solo la luce ¹ le tenebre ma anche, la cima¹ l’abisso, il cielo ¹ l’inferno, l’ala ¹ il rettile.

La struttura eroico-mistica di Kaštelan, che è viscosa e adesiva, raddoppia e persevera, come se fosse a polarità notturna, ha, invece, lo schema verbale salire ¹ cadere, che attiene al regime diurno, tanto che, ai sintémi del mantra e dell’occhio, il poeta croato fa subentrare o mescola la pietra, l’uccello, la scala.

Vediamo, allora, come il ritirarsi di 33.Tunn, che è l’esagramma dello stile di Jure Kaštelan, sia questo canto dell’uccello solare che vola tra monte, Kenn, e cielo, Kkienn, o tra abisso e cima, “parlando” il linguaggio di Varuna, sia anche questo “ben dire” che fa “luce sul” (vs: ”parla del”) “segreto” : tende l’elastico del “parlare” che in lettone è “runat” e in irlandese ha in sé il “segreto” di “rûn”.

[i] Adottando il metodo di cui abbiamo già riferito in altri studi [cfr. V.S.Gaudio, Cesare Ruffato: la semantica gergale e razionale dell’idioletto corporeo, I quaderni di Hebenon, Torino 1999; idem, La poesia Wu Wang. La poesia della semplice integrità e il ludus della vertigine, “Zeta” n.66, Campanotto editore, Udine gennaio 2003; idem, Amelia’s Spring. La Stimmung con Amelia Rosselli , “Zeta” n.82, Campanottoe editore, Udine dicembre 2007] l’esagramma dello stile di Jure Kaštelan si forma in questo modo: al 6° posto, l’iconicità alta fa ottenere una linea intera: ¾   ; al 5° posto, la complessità contenuta ci dà un’altra linea intera: ¾   ; al 4° posto, l’ambiguità abbastanza alta ci dà ancora una linea intera:¾   ; al 3°, dove comincia il trigramma inferiore, la pregnanza notevole fa ottenere un’altra linea intera:¾    , al 2° posto, la carica connotativa è più che buona, perciò la linea è spezzata: – –    ; al 1° posto, per il codice ristretto di Kaštelan, abbiamo una linea spezzata:- –   .

Laputa ⁞ Umberto Eco ⁞ «Query» ⁞

Laputa, Umberto Eco, «Query».

Laputa, Umberto Eco, «Query»

«L’isola volante o galleggiante ha forma perfettamente circolare con un diametro di 7837 metri, cioè un quattro miglia e mezzo […] La base,

o se si vuole la superficie inferiore che è quella che si vede dal basso, è una lastra levigata di diamante. Spessa 200 metri […] Il sovrano può, volendo, portare l’isola al di sopra delle nuvole […] Al centro dell’isola si apre un pozzo largo 5o metri, attraverso il quale gli astronomi scendono in una vasta grotta detta “flandona gagnole” […] Qui si può trovare una gran quantità di sestanti d’ogni tipo, quadrati, telescopi, astrolabi e altri strumenti astronomici. Ma ciò da cui dipende il destino dell’isola è un magnete di proporzioni colossali, a forma di spoletta di tessitore…».

Avete riconosciuto Laputa, l’isola volante piena di scienziati pazzi? Non cercatela su un atlante. La troverete invece nel (mai invecchiato) «I viaggi di Gulliver» di Jonathan Swift oppure nel film del 1986 «Laputa – Castello nel cielo» (天空の城ラピュ) di Hayao Miyazaki e naturalmente in ogni mappa dei territori immaginari, tema che uno di questi martedì il blog affronterà (l’astrofilosofo? Miglieruolo? db? O tutti e tre insieme i fantascienzettieri più magari un D’Artagnan? Vedremo).

Intanto però…

Un’immagine di Laputa campeggia sulla prima pagina del nuovo numero (il 17: 84 pagine per 12 euri) della rivista «Query», sottotitolo «La scienza indaga i misteri». E serve a introdurre il bellissimo dossier «Un viaggio per le terre leggendarie» (22 pagine) «con Umberto Eco» o meglio con un lungo estratto – «L’interno della Terra, il mito polare e Agattha» – del suo ultimo libro «Storie delle terre e dei luoghi leggendari» corredato da un’intervista di Paolo Di Stefano all’autore e da una recensione “magica” di Mariano Tomatis.

E’ una buona occasione per conoscere «Query» (arrivata al quinto anno cambia formato e aumenta le pagine): altre info su www.quewryonline.it… E con questo vi saluto che è sabato e vado in discoteca (sono il barista ma che andate pensare?). Anzi no, vedo una mano che si alza. D’accordo una domanda sola che poi devo proprio uscire. Chiede il signore con i baffi a manubrio se «Query» è la rivista del Cicap, ovvero il Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sulle pseudoscienze. Di corsa risponde db (è quello che sta salpando con la mongolfiera): «sì».

 

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