La briccona fourierista│I nuovi oggetti d’amore

Tienila Sotto

La Briccona Equilibrata e Diplomatica

In questa storia che avrebbe potuto costituirsi come piacere singolare alla Harry Mathews, in un determinato luogo del mondo, ad Adelaide, a Praga, a Torino,se non a Palermo o sull’isola di S.Pietro, anche a nord dello stretto di Bering o nello stretto di Malacca, che passò in un’altra  Lebenswelt dell’Aurélia Steiner del poeta[i], una giovane donna festeggia il compleanno masturbandosi per la prima o la millesima volta. Ma non è quella donna di Hyderabad, che era più attempata, e la cosa le ricordava le colazioni durante la guerra di Cina, quando il marito era al fronte[ii]. La giovane donna, che è nel piacere singolare del poeta e lui solo sa dove si trova,  di sicuro  potrà masturbarsi , la prima o la millesima volta, facendo colazione con una speciale marmellata connessa a quella che è la passione, secondo Fourier, connessa al suo segno zodiacale, quello solare, per quanto è dato sapere al poeta. Il poeta è ormai nel contro-freudismo: il sentimento non è la trasformazione sublimante di una mancanza ma al contrario l’effusione panica di un appagamento.

[i] Sulla base dell’Aurélia Steiner di Marguerite Duras.

[ii] Cfr. Harry Mathews, Piaceri singolari, trad.it. ES, Milano 1993: pag.27. Per Harry Mathews  e i suoi Singular Pleasures[P.O.L. éditeur 1983], l’ipotetica città della BED e Chambéry, leggi La Sirène-Une Telle à Chambéry, che , tratto da Chambonheur │© 2006 era stato esposto nella mostra tematica Sirene, tenuta proprio nel 2009  a Catania, connessa con la città della Savoia per via dell’elefante, tanto che il personaggio Valérie Andesmas, di Marguerite Duras, si trasmuta, nel personaggio di V.S. Gaudio, in Sirena-Diotru.

(—)

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MARIO LUNETTA▐ TELESIO E I SEX PISTOLS

Apprendiamo della scomparsa di Mario Lunetta( oggi 17 luglio 2017, da Stefano Lanuzza, Per Mario Lunetta, “Lunarionuovo” n.80, giugno-luglio 2017, appena pubblicato online da Daniela Saitta).In memoria, pubblichiamo 4 suoi testi,  tratti da La velocità della luce, che ci aveva mandato nel 1986 per la collana “Scrittura & Poesia” delle Collezioni di UH

 

Mario Lunetta

Telesio e i Sex Pistols

 

1

; mi chiedo, tra questi richiami balbuzienti di corvi

rimbalzanti contro un cielo di grigio gualcito taffettà

(di persiano tāfta, di malconcio gatto d’angora, agoràfobo

ed acre) se Telesio amasse la Tele(vi)sio(ne), in quei suoi

grami tempi gremiti di nulla o ben poco, culla di immagini

proterve, di minerve iperarmate e ultrasapienti, bocche

cucite, carogne arse. Tutto poi serve, efin – ti dici – :

anche le ceneri; anche un citrullo, grullissimo gioco di parole

disonorate, che ti richiama il giogo in cui siamo stretti,

poeareti, nel nostro tempo astronautico, meta copernicano,

ritmato magari da un qualcosa che può essere, mettiamo, Epistrophy

di Thelonious Monk, mitra a tracolla, monaco monco al pianoforte.

 

2

; la montagna ha un profilo noto, avvolta di capelli neri:

di colpo, in un vortice, in un network folgorante. Qualcuno

qui mi parla amabilmente, in alcune lingue non mie, tentando

di restituirmi la mia lingua perduta: e questa mia amara bocca

è muta, in uno scricchiolio di ossa macinate. Lontanissimo

il mare, non so dove si celebrano aprili festosi e disperate

fini d’anno. Cracovia jagellonica. Varsavia, Stare Miasto

sotto un dolcissimo rovescio di neve, dissoluzione della mente

a altissima temperatura: le corna rotte contro nere porte

di ferro. Eccomi cane, irrimediabilmente: topo infangato. Addosso

mi pesa, enfin, una privazione di troppo. Il dollaro cade,

inopinato miracolo. Nessuno nota la differenza (assai analogica)

che corre, immobile, inchiodata, tra cruauté e crudités: parbleu.

4

; il mondo è tenue: una bolla d’aria( o di sapone), se visto

da queste modestissime altitudini. Si sente che, in fondo,

ha bisogno soprattutto di molto pallore bistrato, delle

interrogazioni di uno sguardo nocciola, mentre ci si sfila

i guanti, le scarpe e il resto, in un’infernale umidità. Sotto

la pioggia le auto ai bordi della strada( rossa terracotta

di Barbakan, ragazze in pelliccia strette in atroci jeans rosa

smoking, magliette con la scritta Sex Pistols, come in una

sciarada, sotto un cielo di macabra lavagna) : e un’ombra che

sempre m’accompagna, solidissima, e mi precede, e m’invita.

le auto, dico, inclinate verso il mare, aria sofferente e un po’

medianica. Un cane bagnato dentro la rètina: sembra travestito

da pecora nera. La Volkswagen bianco latte: si potrebbe mangiarla,

con la mente a certe cattedrali del norditalia, a una squallida

birreria, a una voce nella nebbia, spezzata: mentre, enfin,

l’aerostato esplode di luci multicolori( “Beauté tahitienne,

n’est-ce-pas?”): e qui, di colpo, l’afrore del patchouli.

 

9

; fuori, una luce bianca di neve( e la neve accecante che copre

tutto): io leggo certe lettere del Tasso che toccano il fondo

di una disperazione che non si dà ragione delle sue cause

(perché, enfin, ragione non c’è – e forse cause neppure): ed è

  • sì che lo è – una prosa tra le più grandi e spregiudicate

che conosca ( pur nel groviglio dei suoi pregiudizi e delle sue

pregiudiziali), io che (ohimè) ho – anche per dovere diciamo

così professionale, lunga e esercitata esperienza di prosa

italiana( di pane & salame c’est-à-dire, pizza & ricotta e pizza

& fichi e tarallucci & vino: e assai più di rado pandispagna):

e la vestaglia è lì da un bel pezzo, da quanto non saprei dire:

magari in attesa( la cagna) che l’indossi per resuscitarla, nel

mentre che io muoio di lei, dentro di lei: perché – poco

da fare – ancora e sempre(comme on dit) le mort saisit le vif.

 

febbraio 1986

 

!da : Mario Lunetta, La velocità della luce

per le Collezioni di Uh 

»Scrittura & Poesia » edited by V.S.Gaudio & Marisa Aino

+

Roma, 16.5.86

Carissimo Gaudio,

ti mando le circa 30 cartelle richiestemi per un’eventuale plaquette.

Si tratta di 4 poemetti, dei quali è edito soltanto “Stagioni, Stages”

(nella antologia LA SVOLTA NARRATIVA DELLA POESIA ITALIANA,

a cura di G.Dego e L.Zaniboni, Edizioni Agielle, 1984).

Ti telefonerà presto Stefano Docimo per concordare con te la serata

di lettura ai “Magazzini Generali”.

Molti auguri di buon lavoro e un abbraccio dal tuo

Mario Lunetta

Capoverso 33.Rivista di scritture poetiche

Capoverso 33. Gennaio-giugno 2017 Orizzonti Meridionali by Alimena

 

□ E’ uscito il numero 33 di “Capoverso”, rivista di scritture poetiche, fondata da Carlo Cipprrone e edita a Cosenza da Alimena per Orizzonti Meridionali. L’editoriale è di Alessandro Gaudio: sulla poesia  che in Calabria non c’è. Tra i saggi, quello di Pietro Civitareale sulla poesia femminile:in questa prima parte, si va  da Margherita Guidacci a Maria Luisa Spaziani, ma manca Maria Luisa Belleli che, del trio, era…quella del sole nero dei poeti: a braccio, in una intervista degli anni settanta in quel di Torino, insegnava letteratura francese al Magistero, mi riempì il nastro deliziandomi quel pomeriggio sabaudo con Gérard De Nerval , Aurélia, la geometria di Butor, Baudelaire e Victor Hugo, Francis Ponge, Apollinaire, Ionesco; io, le domande, me le ero trascritte. Nei Testi, tre poesie di Olga Lasniuk, tradotta da Pawel Krupka; tre poesie del rumeno Nicolae Mares e tre poesie del polacco Milewski, entrambi tradotti sempre da Krupka. Che, negli Interventi, ci manda una Lettera da Atene con tre poeti greci tradotti per noi della Magna Grecia. In questa sezione, c’è anche una conversazione tra Giancarlo Pontiggia e Dall’Olio. E la divagazione ziffiana di V.S.Gaudio sulla poesia di Tonino Guerra. Tra le recensioni, desta interesse quella di Franco Dionesalvi, che è anche redattore della rivista, sul Mausoleum di Hans Magnus Enzensberger.

Capoverso 33. Gennaio-giugno 2017 Orizzonti Meridionali by Alimena

 

 

 

G.V.G. e il quadrato di Josef Albers □

□ Questo quadro di Josef Albers è del 1966, la copertina di La 22^ Rivoluzione Solare è del 1974, è di Mario Frabasile.

G.V.G. e il quadrato del podice. Lebenswelt con il Thematic Apperception Test del 2 agosto 1973[i] e Josef Albers

G.V.G. era libera in un mito

in un autobus rosso, bello spazioso

senza giustificazione un parente

un conoscente

proprio la fantasia per incidere

tecnicamente in registrazione mista

scrosciata con microfono collegato in

sagrestia

senza tempo di latenza

con necessità ambientali di pressione

 

stimoli visivi senza dramma

almeno in coscienza

con media 12-14 e ampiezza relativamente

sessuale in protezione, asmatico,

con sigaro

con funzionamento fisico-verbale

manifesto fantastico grande

a colori

motilità extratensiva

di Josef Albers con velocità di esposizione-

coerenza logica su impedimenti

agorafobici soddisfatti

del monopattino

 

si può cominciare da G.V.G.

seduta che lo prende in mano

con questo disegno, la linea

che cammina da destra a sinistra in un

bosco in una casa in un lago

dietro una collina

sta facendo la carriola

è un risultato collegiale di ricordo

sintomatico

in vettori

sessuale, è la 30 del Foutre du Clergé de France

parossistico

schizofrenico, per via della pulsione uretrale del poeta ragazzo

ciclico

senza fattori-

adesso ritorna seduta nello stesso spazio rosso

G.V.G. ha gambe poderose e un podice

senza discriminazione quantitativa

non mi ha lasciato nemmeno una fotografia

per ispirarmi per come sta seduta

questo particolare sopportabile

applicato bagnato in via Zeffirino Re

senza tempo con reazioni

nulle, sconosciute ch’eleggono

la scelta originale, G.V.G. me lo tira su

sotto formula di tendenza latente

cioè intermedia

pene striato, atempore

dentro il collettivo di coscienza

ogni individuo è un quadratino

che collega tre punti a 90 gradi

G.V.G. è il mio pene puberale

chiro-schizoide stuprante

con materiale di disturbo

esaminato su lavagna

nella 1^ seduta il poeta ragazzo la

rivede 6 lustri dopo in un video di Tame Impala

che cammina nel corridoio della scuola

e prima ancora: preparazione del soggetto

seduto sul tavolo nudo

sul banco vestito

di spalle composto

che racconta il risultato

in quindici figure immaginate

e nella 2^ seduta, il giorno dopo in libertà

con immaginazione impaginata

in racconti sciolti

una fiaba, la figura sette(otto nove o dieci)

bianca o arancio senza dettagli racconta

G.V.G., ricominciamo, fa la misteriosa

la 33 nell’orangerie, ha un podice rosso, bello spazioso

colloquio finale rimandato

ideo-affettivo

con pene puberale, striato, atempore

nemmeno una fotografia per ricordarne

il particolare contributo

applicato bagnato con il protagonista

assente, libero in un mito

in un autobus rosso, bello spazioso

e lei che fa la misteriosa,

ha un podice senza tempo di latenza

col vestito sollevato racconta il risultato

in quindici figure immaginate

e una espressione matematica

misura definita del quadrato di Albers[ii],

di Fabrasile e del Thematic Apperception Test

per il transito puberale di Urano su Venere

V.S. Gaudio

[i] L’opera di Albers è del 1966, creata in seguito all’apparizione supplente di G.V.G. per il pene puberale del poeta.

[ii] Il T.A.T. del 2 agosto ’73 va da pagina 41 a pagina 45 in: V.S. Gaudio, La 22^ Rivoluzione Solare,  Milano 1974(Collana “La curva catenaria” diretta da Domenico Cara, Gilberto Finzi e Giuliano Gramigna).

CINEMA UNDERGROUND ALLA BIBLIOTECA UNIVERSITARIA DI GENOVA

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e il  libro, che raccoglie gli scritti sparsi di Sirio Luginbühl

(Cluep, Padova 2016, edited by Flavia Randi)

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L’andare e il ritornare del volo.

L’andare e il ritornare del volo ⁞ José Bolado & V.S.Gaudio

Se  è l’aria nella soavità del sogno

o del fantasma, se è l’anima che

tra il pelo e la porta, tu stessa dicevi

che in quel volo con dentro il suono

dell’acqua sopra i vetri  o sui campi

tra ombre e lampi e slanci o colori

starò adesso su questo punto tiepido

giallo che più non cuce il mattino

e l’alba alla notte che non combina

l’andare e il ritornare del volo

nello spazio dei rilevamenti

la prossemica dell’interazione

della parola o la carezza che più

dolce ancora sia nel farsi schema

verbale o epiteto-archetipo nel

puntellare i muri della vecchia casa

se ti toccherò parlami dolce

con la soavità dell’aria o del volo

in questo cielo prima che vengaimage001.png

la vendetta di un poeta che

se te ne fossi volata via

me ne sarei andato anch’io

giunti a questo punto lieve

blu che non parla dolce sempre

che tu ti appoggi ritornando nel volo

I Dòi amorosi e u Sullicchju ░ Dario Fo & V.S.Gaudio

 

Dario Fo La Bibbia dei villani Guanda
Dario Fo La Bibbia dei villani Guanda

Inviato da Cacao Quotidiano il Sab, 06/19/2010 – 10:00

Carissimi, questa settimana vi raccontiamo un’altra storia tratta dalla Bibbia dei Villani di Dario Fo.
Si racconta della nascita dei primi esseri umani e dell’amore…
Nel testo originale a fronte della versione in italiano trovate la traduzione in una lingua del centro-meridione e moltissimi disegni di Dario.
Immaginate che a leggervi questa storia sia la voce di Franca…
Buon divertimento.

I Dòi amorosi
Entorciga’ deréntro li baccèlli come faggiòli

Prologo
Ci rendiamo conto che i contastorie della Bibbia dei villani hanno tratto ispirazione da testi che non appaiono nel Sacro Testamento ma provengono addirittura da Bibbie apocrife. Cosi’ grazie a questi altri testi non omologati veniamo a scoprire con grande sorpresa che in quelle versioni i nostri progenitori non sono Adamo ed Eva ma altri due personaggi, pieni di gioia di vivere, di passione.
Dio, dopo averli messi al mondo, si pente di quella creazione. Sono due creature che vivono abbracciate dentro un grande baccello, infatti il racconto s’intitola: I dòi amorosi entorciga’ derèntro li baccèlli come faggiòli. Pare che solo mille e mille anni dopo nascono i nostri progenitori biblici, Adamo e Eva.
Come in altre storie di altre religioni, la prima donna, nel nostro caso Eva, viene sempre accusata di esser causa di sciagure. Basti pensare alla favola dell’abbuffata di mele proibite con relativa cacciata dal paradiso.
Ma nelle storie della Bibbia dei villani Eva ha un ben altro ruolo: non e’ il simbolo della scellerataggine, della lascivia e del peccato, anzi. e’ lei che mostra gran saggezza nel raccontare e commentare la sua venuta in “dell’onovèrso mónno”, nello scoprire con ironia il suo corpo. Ci racconta anche dell’incontro con la Grande Madre, una dea quasi clandestina. Ed e’ ancora lei che per prima scopre l’amore e lo insegna ad Adamo, allocchito e imbranato.
A proposito del primo incontro fra Adamo e Eva e della scoperta del far l’amore, ci siamo ispirati, oltre che alla favola dei villani, a una famosa novella di Boccaccio, conosciuta come: Poni el diavolo allo inferno.
Entrambe le storie che seguono verranno presentate da Franca, in un linguaggio del tutto particolare tratto dal lessico dell’Italia centro-meridionale.
Dopo aver creato l’universo intero, il sesto giorno il Padreterno dice: “Voglio fare due creature uguali a me, come due figlioli!”.
E all’istante, senza faticare, ti sforna due uova grandi, ma cosi’ grandi che a un elefante si sarebbe sfondato il condotto suo. Poi chiama un’aquila per farle covare: “Vieni qua uccellaccio… sieditici sopra!”.
Ma ’sto uccellone non riesce a coprire nemmeno la punta delle uova!
“Ora che faccio? Chi me li cova i figli miei? Mi dovro’ arrangiare da me solo!”
Il Padreterno si tira su la veste tutta fino alle natiche e poi si siede accucciato delicatamente sulle uova e comincia a covarle come fosse una gallinona chioccia verace. D’istinto gli viene da fare: “Co-co-co…” e sbatte le braccia: “Co-co-co…”
Li’ vicino ci stanno delle scimmie babbuine che sbottano in una gran risata: “Il Padreterno che cova le uova! Ah, ah!” Il Dio s’imbufalisce e gli ammolla una fulminata bruciaculo sul deretano: “Sciaa’!”. E per l’eternita’ i babbuini sono rimasti pelati e rossi nella chiapperia!
Allora, dicevo, il Signore cova… e per il gran calore che sprigiona, per poco non ti cucina due uova alla coque! Di botto ha un sobbalzo e grida: “Si muovono! Le uova si agitano!”.
Il Signore ninna a fremito il deretano santo… le uova si squarciano spalancate e da ciascun uovo sorte una creatura!
Emozionato com’e’, il Signore… bisogna capirlo, era alla sua prima covata… per abbracciarli inciampa e frana sui due appena nati e te li spiaccica che e’ quasi una frittata:
“Dio, Dio – che ogni tanto si invoca da se’ solo – che disastro! Bisogna che ci ponga rimedio.”
Dio raccatta la prima nata, una femmina, e, come un pasticciere, le rifa’ la forma. “Oh, qua, sul petto mi sono sorti due bozzi. Beh, le stanno bene, glieli lascio. Quaggiu’… mi si e’ fatta una fessura… non ho il tempo per ricucirla… tanto e’ una femmina, e, anche se tiene qualche difetto, nessuno se ne accorge.”
Poi rimedia pure al maschio… ’stavolta con piu’ attenzione.
“Ora dove li sistemo… povere creature mie appena nate?”
Disegna nell’aria un’elisse tonda e di botto appare un baccello di fagioloni esagerato! Apre ’sto baccello grande, cava fuori i fagioloni e dentro ci sistema comodi, una creatura per ogni valva.
“Belli i piccoli miei! Dormite cosi’ saporosi fino a domani!” e via che se ne parte per l’infinito del creato.
Intanto il diavolo, geloso al vomito, ha assistito a tutta ’sta magnifica creazione. Come il Padre Dio e’ sparito, s’appressa ai due gusci-baccello e, per non dare nell’occhio… che intorno ci stanno sempre gli angeli custodi a spiare, si e’ incarcato sul capo una testa di montone con le corna a torciglione… e cosi’ combinato a pecorone… raggiunge le due valve spalancate e con una pedata: bam!, richiude il baccello spiaccicato.
All’improvviso maschio e femmina si ritrovano uno incollato all’altra appiccicati. Per il cozzo si risvegliano all’istante… si odorano… nello scuro si palpano… con la lingua si assaggiano…
“E’ buono!”
“E’ saporosa!”
“E tu chi sei? Sei un fagiolo?”
“Si’!, sono un fagiolo con un pisello!”
“Sei il mio doppio… uguale a me?”
“Non che non siamo uguali… io sono uomo!”
“Siamo imprigionati?”
“Stai cheta che appena siamo maturi ’sto coperchio d’incanto, s’apre da se solo.”
«Ma io non sono per niente agitata… mi trovo bene cosi’, mi sento addosso una gran dolcezza.”
“Anch’io…”
Per gioco si ninnano di qua e di la’… si strusciano.
“Mi fa un solletico strepitoso: Ahahah!”.
Gridano, ridono e miagolano con lamenti… respirano ansimando. PLAF!, si spalancano le due valve: “Oh siamo liberati!”
“Per carita’!” dice la femmina, “richiudi che sento freddo!” E PLOC!, con uno strattone, di nuovo si ritrovano abbracciati… e poi di nuovo aperto e poi richiuso… aperto e richiuso… aperto e richiuso…
“e’ uno spasso grande! Come si chiamera’ ’sto gioco?”
E la femmina con un languido sospiro dice: “Io credo che si chiami amore.”
“BEHAAE!” Il diavolo travestito come un pecorone, sbatte il capo sul terreno e bestemia: “Che fottitura! Io, il demonio, ho inventato l’amore! BEHHAE!”.
Un caprone che gli sta appresso s’arrazza a ’sto belato e gli va in groppa a montarlo. “BEEHHHAEE!” Fugge come un fulmine il demonio e si va a incornare con il capo contro a un roccione… le corna si infriccano salde nella capoccia… cosi’ che, in un solo giorno, il diavolo ha creato l’amore e ci e’ rimasto per l’eterno becco e cornuto!
Intanto quelli nei baccelli continuavano a fare l’amore… aperto e richiuso… aperto, richiuso… Riappare il Signore all’improvviso: “E che e’? Ma che razza di razza ti ho sfornato?” s’indigna e grida. “Ma che mollacciosa vita e’ mai ’sta vostra, che tutto il giorno abbracciati ve ne state… apri e chiudi, apri e chiudi! Dovete ancora inventare la ruota… il fuoco! Vi ho creati come figli miei! Creature del Signore siete! (Infuriato) E arrestatevi almeno un attimo di fare l’amore, almeno quando parlo!”
E a Dio gli girano i santissimi! “Sai che faccio? Vi divido! Vi distacco uno dall’altro, la femmina di qua e il maschio di la’ e vi sbatto in due continenti diversi e non vi rincontrerete mai piu’!”
“Non ci dividere Dio! Cosi, tu ci uccidi!” piangevano lacrime assai per il dolore.
“Che e’ ’sta bagnata sul capo?” grida il Signore.
Gli angeli spaventati, se ne fuggono… lasciano sparpagliato un getto tondo tondo di lacrime… e cosi’ nel cielo e’ nato l’arcobaleno.

SGRÂNÂMU SULLICCHJU, SULLICCHJA O COCCIUTA JÂNCA?

Collegamento permanente Inviato da v.s.gaudio il Sab, 06/19/2010 – 15:28

Tragedia tânguna in quattro interrogativi
di V.S. Gaudio

Personaggi:
SULLICCHJA MÂRCUNE
SULLICCHJA MÂRCA

SULLICCHJA MÂRCUNE
‘Mporgiamu?

SULLICCHJA MÂRCA
Tignâmu?

SULLICCHJA MÂRCUNE
Fušcamu?

SULLICCHJA MÂRCA E SULLICCHJA MÂRCUNE
Sgrânâmu sullicchju, sullicchja o cocciùta jânca?

FARFÂGNÂ ca cuttunija, mentre cala il sipario:
U grugnu sgrânâ, ‘a tasejella tignâ.

  • Nel gergo dei “quadarari”, l’ammâšcânte, “tângune” è il “tangaro” di Garzoni e il “tanghero” di Redi, villano, zoticone o contadino che sia;”sullicchja” è sia “fagiolo” che “fava”; “sullicchju” sta per “cece” e “lenticchia”; la “cocciùta jânca” è la “fava”.Dal “Dizionario Ammâšcânte-Italiano”, di cui a John Trumper, Una lingua nascosta, Rubbettino 1992, si rileva che “mârcune” è “marito”, “amante” e “mârca” è “moglie”. Quando questa chiede:”M’affigni ‘u sullicchjùnu?”, ‘u mârcune fa rispunnèlla:”T’affignu ‘u sullicchjûnu”, “ti do il fagiolone”, o glielo ‘mporgia, tigna o fušca.
    I primi tre interrogativi sono tutti la prima persona plurale del presente di tre verbi del “coire”, “fottere”, “scopare”. Il quarto, invece, a monte di tutto questo “chiavare” a parole, è dell’ordine del “mangiare”,verbo metonimico passato in lingua che fa “uscire i grani d’un frutto dalla loro sede”(DELI, di M.Cortelazzo e P.Zolli, Zanichelli 1999:pag.1522). “Farfâgnâ” è il “diavolo”, “ca cuttunija”, “che sta cucinando”; “grugnu”, in origine “muso”, “muso del porco”, è il “contadino”; “tasejella” è la “contadina” (ma anche una “varietà d’uva”) che “tignâ”, “fotte”, ovvero “pigia l’uva”  •
  • from: JacopoFo.com

Lebenswelt 4 │EDGAR HILSENRATH

lebenswelt-4La Lebenswelt con Edgar Hilsenrath ♦

Preparativi, Ingredienti e Scheda pulsionale di Szondi per l’ Orgasmo a Mosca

 

Faccio una Lebenswelt con Edgar Hilsenrath – quello di Orgasmo a Mosca – e naturalmente che ci posso metter dentro? Innanzitutto passa tutto attraverso il cazzo di Mandelbaum, che posso farci?, Mandelbaum, lo sapete no?, equivale a “mandorlo”, e , senza arrivare alla mandorla e nemmeno a Philippe e a Philippine dell’argot[i], è un cognome inequivocabile, è come la libido geografica dell’Anti-Edipo di Deleuze e Guattari, se ve lo ricordate, o, meglio, ve lo ricordo io: prendete il cazzo di Mandelbaum, che, parte da Mosca e deve arrivare in America, ed è un uccello magnifico, a detta della signorina che, gravida, l’ha mandato a prendere, tramite il corriere del padre,  che è nientemeno che Nino Pepperoni, boss dei boss della mafia americana, insomma è tutto legale, quell’uccello va sposato prima che nasca il frutto del mandorlo e della Pepperoni.

Questo cazzo di Mandelbaum è una cosa seria, intanto se io lo scrivo e lo metto qui sul web, se ci rimetto sulla sidebar, o sotto il post, la pubblicità AdSense, questi, come vedono questo cazzo di Mandelbaum, che è enorme, stando a quel che dice il corriere che è andato a prenderlo, Schnitzel, che, prima di mandarcelo, l’hanno castrato, e il bello è che lui si chiama “Ritaglio”, poi se vai in cucina sarebbe Schnitzel “scaloppina”, non è singolare?, insomma dicevo che quelli di Google, se vedono ‘sto cazzo, mi mandano subito l’email che ho violato le norme, le norme della pubblicità che consiste in questo: più o meno, nonostante abbia milioni di visualizzazioni, se non ti cliccano la pubblicità non esce niente e, aspettate.., per uscire qualcosa, con ritmi di visualizzazioni pari alla lunghezza del cazzo di Mandelbaum, niente, ci vogliono almeno due o tre anni per fare 70 euro, e quindi questi ti rompono il…, scusate: ti mandano l’avviso per niente, un clic, sarebbe forse manco un centesimo, e invece il romanzo con tutto quel cazzo, purché viene preso in libreria, nessuno gli dice: ma signor Hilsenrath, mamma mia quanto cazzo, e quella troia di Anna Maria Pepperoni poi, e il castrato, e la sposa , che dovrebbe essere rumena e di sicuro è abbondante con le tette sode anche senza reggiseno, non avrà avuto più di vent’anni,  quando Mandelbaum passa in Ungheria, che si fa smandorlare dal Mandorlo perché lo sposo ungherese purosangue che Schnitzel,che aveva la nonna ungherese,  se non fosse stato castrato, se lo vorrebbe inculare lui, lì nei ritagli della notte,  si è addormentato e si è dimenticato della mandorla della sua Philippine rumena, e se non ci fosse stato a volare di là quel grande uccello russo di Mandelbaum, sarebbe stata sì una vergogna, anche in terra di confine e di passaggio, lo sposo dorme, gli aveva detto Schnitzel e quella piange per la vergogna ma hai visto che gambe e che poppe che ha? E allora Mandelbaum ha infilato il lungo cazzo duro nella figa bagnata della sposa, e questo, disse  il castrato: presumo che fosse la figa, perché la sposa ha cacciato un urlo, ha slanciato all’indietro le braccia che prima teneva avvinghiate al collo di Mandelbaum, ha sollevato di scatto le gambe scalciando per aria, ha strabuzzato gli occhi, inarcato la schiena e urlato una seconda volta, e quando ho riattraversato di soppiatto la cucina, l’autista si muoveva ritmicamente sopra Anisoara…ma signor Hilsenrath, basta, per carità tolga questo grande uccello altrimenti …la pubblicità si offende e non gliela facciamo volare più nel suo cielo!

Comunque, è un po’ come i Promessi Sposi, a pensarci, quello di Piero Chiara, forse,  tant’è vero che come mette piede nella Terra del Ritorno, a Mandelbaum  non gli si erige più: veramente, non vi sto a spiegare perché, ma devono passare e sposarsi in Israele, e la faccenda adesso è questa: quando era a Mosca, all’ebreo Mandelbaum il mandorlo fioriva che ogni passaggio al meridiano uno si fermava a rimirarlo: e cazzo, che cazzo di primavera è questa, mai visto un mandorlo così in fiore! Pure nei vari stati attraversati, stando alla testimonianza di Ritaglio, il promesso sposo di Anna Maria Pepperoni, che è mingherlino, come in fondo, se non guardate i fiori, è mingherlino il mandorlo, fa vedere al lettore il dispositivo di sessualità  per il quale Anna Maria deve legalizzare il dispositivo di alleanza, insomma Anna Maria ha perso la testa per uno come Mandelbaum e non si riesce a capire perché, il padre non lo sa, la madre nemmeno, il corriere man mano capisce e scopre la verità: Anna Maria ha perso la testa per il grande uccello di Mandelbaum, che è bella come immagine, se vi fermate a rimirarla: il Mandorlo con un Uccello mai visto da queste parti, ma che dico da queste parti, l’abbiamo visto a Mosca, e Anna Maria, che di uccelli a New York cazzo se ne ha visti e beccati, e anche in altre parti dell’America, a un certo punto all’inizio pare che sia a Pittsburgh, dove, si sa, non c’è un uccello che vola nemmeno  a pagarlo a peso d’oro, una che ha preso questo uccello a Mosca  e dice che è volata con lui nel cielo sopra Mosca e dintorni, cazzo già che c’era, poteva ri-direzionarlo  quel gran patauccello verso le Americhe e avrebbe fatto risparmiare al padre tutto quel dispendio e quello spiegamento di dollari per farlo emigrare di soppiatto grazie alla perizia geografica di Ritaglio, prima, e, poi, dall’arabo Kebab, che è un uomo distinto e colto ma che, detto tra noi, gli piace montare gli asini, e questo, giura chi l’ha visto, sarebbe bello da vedere, anche se Giovanna I d’Angiò ad Amantea in Culabria già nel XIII secolo aveva postulato la proairetica dell’asino che vola [per via dell’uccello], e questa è da “umanesimo di Stato”, che attiene sempre alla pulsione “s” di Szondi [vedi la scheda delle pulsioni qua sotto] ma, quantomeno, non è il ciuccio ad essere montato!

Allora, questa Lebenswelt, la sto preparando, intanto ecco gli ingredienti:

  • Un grande uccello sul Mandorlo a Mosca
  • Mandorlo o Mandelbaum
  • Un castrato, Schnitzel, o Ritaglio
  • La scala antincendio in America, e il Four Roses
  • Mosca
  • New York
  • Pepperoni
  • Pepperona inseminata
  • Slivovitz, l’avvocato tuttofare di Pepperoni, e la parrucca
  • Mӑmӑliga(una specie di polenta romena)
  • Cetrioli ungheresi sottaceto
  • La Terra del Ritorno, Israele
  • Kebab e gli asini
  • Terre di transito: Romania, Ungheria, Austria, Turchia, Armenia, Italia
  • L’uccello fiacco, l’anatra zoppa, sul Mandorlo a Tel Aviv
  • Il presidente del consiglio italiano che si gratta il sedere e deve salvare Pepperoni & Pepperona, la mafia americana
  • L’uccello sul Mandorlo vola in quattro o cinque terre di transito
  • La Pepperona anche in Italia è stata disseminata
  • Nella terra del Ritorno l’uccello di Mosca sul mandorlo che era patagonico è pata-agonico

 

○ NomenKlatura della Lebenswelt

 

  1. Il Grande Mandorlo di Mosca a Tel Aviv.Rotazione e ciclo colturale del Cazzo.
  2. Agraria della castrazione e emigrazione del Grande Uccello.
  3. Dal Kolchoz al Kibbutz: psicosomatica del rinsecchimento immediato del Grande Mandorlo russo.
  4. Pepperoni Spa.Agraria, emigrazione, geografia sulla rotta del Grande Uccello di Mosca

 

Fattori pulsionali di Ritaglio, Miss Pepperoni e Gran Mandorlo Russo

Fosse passato al confine tra Romania e Ungheria l’altro ungherese, Leopold Szondi, quello dell’ Introduction à l’Analyse du Destin │© 1972, trad.it. Asorolabio-Ubaldini 1975│ci avrebbe lasciato qualche appunto sui vari fattori pulsionali degli attanti della storia: Schnitzel, con la pulsione “s”, bisogno di aggressività e di ratto, che viene rapito e castrato, sadico e pederasta, socializzata la sua pulsione di omcida sadico avrebbe potuto fare, e difatti fa, di tutto: macellaio, chirurgo, passa ferri, boscaiolo, carrettiere, guardiano di zoo, lottatore, massaggiatore, autista, cacciatore, soldato, addirittura colono, vai a vedere: sarà andato anche lui in Israele; Anna Maria Pepperoni è dentro la pulsione di sorpresa, tra esibizionismo e voyeurismo, una pulsione combinata tra “e” e “hy”, dalla panettiera alla modella, in sublimazione una di quelle zoccole che smettono di acchiappare uccelli quando la bipulsione è contratta tra umanesimo religioso e arte drammatica, tanto che questa troia esplosiva può convertire l’isteria di conversione in catatonia, specialmente durante le orge cui partecipa nell’attesa che arrivi il Grande Uccello di Mosca, d’altronde siamo nell’ambito della pseudologia fantastica che, drammatizzata, porta all’esagerazione e all’univocizzazione dell’Orgasmo Assoluto a Mosca abbinato al codice catastale dell’ inseminazione generativa; il cazzone russo è dentro la pulsione “k”, quella del narcisismo primario, che, socializzata, produce ruoli come insegnante, professore di matematica, fis9ica, filosofia, economia politica, ingegnere, critico d’arte, libraio, tipografo, impiegato postale, ma anche soldato e contadino; in sublimazione, il grande mandorlo , quando non è in fiore o addirittura si secca, riflette, filosofeggia o fa matematica, se non estetica fino alla metafisica, e, comunque, con quel grand cazzo che può sempre far passare al meridiano dell’oggetto “a”, in sintomatologia può esprimere tratti temporali in cui rifiuta di lavorare, o non può lavorare, potrebbe vagabondare, certamente come avrebbe potuto fare il flâneur a Tel Aviv?, e nei ritagli di tempi praticare il furto con scasso, quando non ci sono spose rumene al confine ungherese da onorare mentre lo sposo fresco sta già dormendo alla prima.

by V.S.Gaudio

Migrazione dell’Uccello di Mandelbaum ⁞ Illustré par Henning Wagenbreth
Migrazione dell’Uccello di Mandelbaum ⁞ Illustré par Henning Wagenbreth

 

 

 

 

│Edgar Hilsenrath, Moskauer Orgasmus © 1979

│Trad.it. Orgasmo a Mosca, Voland, Roma 2016

│Trad.fr. Orgasme à Moscou, èditions Attila 2013

[i] Non dimentichiamo che la radice di “Mandelbaum”, che, in tedesco, è il “mandorlo”, in lingua russa è : мандӑ(leggi: “mandà)f. volg., figa, fregna, mona.  “Mandorlo” è: миндӑль(leggi: “m’indàl’”) e миндӑльничание(leggi: “m’indàl’n’ician’ije”) corrisponde a “effusioni sentimentali; accondiscendenza; complimenti. Il “ricavato di mandorle”, che è quello che, prodotto in quell’orgasmo assoluto, ha ingravidato l’americana Pepperoni,  si chiama “m’indàl’nyj”: миндӑльный; starebbe anche per “dolciastro”, “mellifluo”.

 

 

▬ Questa Lebenswelt 4 è pubblicata anche in→ gaudia 2.0