Dall’oggetto flottante magico.La posa del caffè 45

 

LA POSA DEL CAFFE’ E LA PSICANALISI 45.

La semplice corrispondenza temporale tra i fantasmi fallici e la cuginanza, è qualcosa che colma di delizia infinita il (-phi) del poeta-visionatore: si disse, nella Posa 31[i], che non è più questione di posizioni definite, tutto si fa improvvisamente leggibile, e pertanto: godibile, in una visione senza commento, in cui non c’è nessuna idea di finalità, come uno haiku che non serve a nessuno, è semplicemente un piacere singolare, nella posa del caffè 31, l’oggetto flottante magico andava fottuto, soltanto per fotterlo, e si pensava alle tre forme di Simone, in cui le altre cugine erano destinate al munus, dono o servizio che fosse e che sia, riferibile, nella posa del caffè che si dispiega dal solstizio dell’inverno, allacciata ai giorni critici dei cicli del bioritmo di Simone, a Simone, che è questa, è così, è tale, con quel tocco così istantaneo e così breve, che non ha oscillazioni e riprese, come la cugina di questa posa, che è lei adesso, più di Simone, ma sempre nell’alone di Simone, come d’altra parte, nella stessa posa fotografica(…)

[i] Cfr. La posa del caffè e la psicanalisi 31, pingapa/2016-03.

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Laura Sfez
(…) O, metti che è senza trench, allora lo saluta? (…)

Laura Sfez

in una Lebenswelt di V.S.Gaudio.

▐ Il poeta-visionatore e Laura Sfez

Mini-Lebenswelt di V.S. Gaudio con Giorgio Manganelli, Centuria Sessantuno

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Quelle che la Bianca Deissi ▐ PAULA CREAMER

1.

oppure metti che all’improvviso la figura

entri in scena,

così, bianca deissi, annida una stasi esistenziale

diciamo che la luna in superficie ne boicotta i fantasmi

 

2.

oppure

mettiamo che l’arrotondi l’ansia blastocistica

di Ronald D. Laing,

come una spugna

o tondo capezzolo

palla o sineddoche o globo che rotea

3.

in là

il mare, l’oscurità, i gorghi della paura coriale

 

 

la paura coriale contiene

è suono del ventre

acqua o suolo che non è placenta

né albero

 

 

4.

qua

la figura o

è un cavallo bianco, la puledra del brivido

che tocca terra dentro l’utero vortica

è scatola

è arca

cigno o scrigno

è blastula

da cui il tatto sospende immagini

sinestesia che annida radici, tronco e

cordone nel grembo

ove il vento tocca il seno del mare

Bianca deissi o è un cavallo bianco, la figura

│Torino, 11 maggio 1978

Il poemetto è stato pubblicato per la prima volta in “Fermenti” nn.183-184, Roma gennaio-febbraio 1987 □

Susanna Schimperna e l’insano testo di V.S.Gaudio │”Blue”n.72

Dimmi come tocchi e ti dirò chi sei
Susanna Schimperna, “L’insano testo”, ricerche su supporti letterari, in “Blue” n.72, Roma 1997
Blue n.72 cover con novità in libreria: Manualetto della Mano Morta di V.S.Gaudio │Scipioni Bootleg

LE MANI DI INGRID BERGMAN│

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Le Mani di Ingrid Bergman

by V.S.Gaudio

La pelle mudronica di Ingrid Bergman  è anche quella delle mani, tra viso, sguardo e mani c’è quella certa visibilità del segreto geografico , che è il supplemento patagonistico. Che, badate bene, non è nell’ordine dell’enunciabile o della norma che attiene ai caratteri primari della tipologia geoterritoriale di provenienza, per questo ne parliamo solo adesso: questo annientamento stesso della longitudine e della latitudine in una assenza somatica di cui il corpo non può fare altro – oltre che stancarsi di non sapere dove sia – che contenere, immobilizzarla finanche in una fotografia, questa qualità che gli appartiene. Sto dicendo che, come dice Barthes, “il corpo totale è fuori del linguaggio, alla scrittura arrivano solo pezzetti di corpo; per far vedere un corpo bisogna o spostarlo, rifrangerlo nella metonimia del suo vestire, o ridurlo a una delle sue parti”[i], e se il monaco Severine trova a Justine una “decisa superiorità del taglio delle natiche, un calore, una strettezza indicibile dell’ano”[ii], il poeta, che espatria il linguaggio in tavole che hanno paura di significare, trova che, adesso che si fa visionatore di queste mani, che le mani patagonistiche di Ingrid Bergman fossero, o sono?, come “un ologramma dolce alla vista e al tatto, privo di resistenza, e quindi propizio ad essere striato in tutti i sensi dal desiderio come uno spazio aereo”[iii]: da questo eccesso, che è uno spostamento circospetto, e che potrà avere anche la circonvoluzione di una passione, il poeta cosa ricava? Fosse stato un viaggio, come quello fatto insieme alla ragazza di Göteborg, tra metamorfosi e anamorfosi della Terra, in relazione all’altro, allora tra la 40^ Rivoluzione Solare del poeta  e la 20^ Rivoluzione Solare della ragazza, tanto che lo spostamento libera il sesso e la cultura, quel viaggio orbitale in treno, vettoriale, che giocava col tempo, nella versatilità delle latitudini e delle longitudini, e sfuggiva all’ illusione dell’intimità[iv]; invece, qui, nella fotografia, il corpo ritrova il suo sguardo, liberato dalle immagini, quelle del cinema, ritrova l’immaginazione del visionatore e le mani dell’attante-attrice, questo stato del suo esserci in nostra assenza, ed è questa sorpresa e sorprendente immanità, questa consistenza oggettiva, questo trasporto oggettivo, quasi un afferrare come schema verbale o piuttosto un carezzare e stringere, che è speculare all’individualità morbida del linguaggio: come il corpo patagoni stico, le mani patagonistiche hanno questa consistenza in sé, un turgore umido, un godimento oggettivo, che è l’apparenza, in tutta la sua delicata patafisica, così a lungo tenuta in sé o stretta, anche nell’in sé dell’altrove dell’attante, da dove proviene, dal suo proprio luogo, dal cuore della sua banalità, dal cuore della sua oggettualità, fa irruzione da tutte le parti, moltiplicandosi con gaudio da se stessa, colto direttamente, colmo del godimento lento e spostato di grado in grado, di parallelo in parallelo, di tempo in tempo, intriso di quel gaudio in cui si è presa o che ha preso con quelle mani, quasi bagnate della qualità frattale di quel gaudio che lei ha tenuto e accarezzato con queste mani. L’istantaneità artificiale è l’intensità dell’immagine: godimento anzi proporzionale all’intensità dell’immagine e alla sua astrazione massima, vale a dire alla sua pura oggettualità, che ha, adesso che il visionatore-poeta condensa quell’analemma del gaudio con il suo fantasma, tutte le dimensioni (somatiche) dell’attante denegate, o non conosciute, il peso, il rilievo, il profumo, la profondità, il tempo, la continuità, il senso, l’erezione, il mondo, il pathos, insomma la sua forma segreta.

Che, se il visionatore è attento, è nelle linee della mano destra, la saturazione nello spostamento immobile del corpo è come se oltre che occupare i capoluoghi del piacere, il triangolo, tra la cosiddetta linea mensale e la Saturnina, o Solare che possa essere, indica questa ricolmatura posizionale: come nell’erotica sadiana, questa catalisi voluttuosa, o gaudiana, non riesce ad esaurire la combinatoria delle unità: “resta sempre un supplemento di richiesta, di desiderio, che si tenta illusoriamente di estinguere, sia ripetendo o permutando le figure(contabilità dei “colpi”), sia coronando l’operazione combinatoria(per definizione analitica) con un senso estatico di continuità, di copertura, di perfusione. Stiamo parlando di quella catalisi somatica di cui scrisse Barthes per Sade, che è una totalità esistenziale[v]: qui, dall’interno della mano, dal palmo, dalle linee palmari, la totalità esistenziale dell’attante-attrice è raggiungibile con l’inondazione: insomma le mani della catalisi somatica, il triangolo lineare, come un triangolo geodetico, un triangolo somatico per l’operazione combinatoria del poeta-visionatore: il triangolo e i tre capoluoghi di provincia e la mano, le mani, con cui, su questo corpo, tutto pesa, aderisce, passa, leva, immerge, verticalmente, orizzontalmente, fa la cadenza, attacca, lambisce, copre, perfonde. E’ come quello stadio erotico che è analogo, dice Barthes, al legato sublime della frase, che si chiama il fraseggiato, che, in quella che abbiamo chiamato la saturazione götata per la ragazza di Göteborg, dandole addirittura una concatenazione caratterologica: emotiva, attiva, secondaria, la combinazione del tipo “passionale”(EAS), che è il tipo ch riempie, colma, guarda, quello che si fa di più, una continuità sistematica, costante, incessante, quello che ha la cadenza persistente e prolungata, quello che rende, da questa surfusione, incessante il godimento, per condensarlo infine nel gaudio. Il poeta, specularmente, è in fase non-emotiva, attiva e secondaria, quando fa il visionatore: nEAS, che è la combinazione dei fattori del tipo “flemmatico”, il tipo che prova e testa, verifica e appura, non può che assodare la saturazione-götata, curarla, tenerla d’occhio, sorvegliarla, regolarla, timoniere o capovoga che vigila sul ritmo di voga, rivede l’armo e il palamento, tra il suo sguardo, la bocca e il triangolo della mano destra e la pelle mudronica della mano sinistra, disciplina la palata, governa la rotta. Il fraseggiato del gaudio. Del tocco agonistico di  quelle mani.

[i] Roland Barthes, Sade II, in: Idem, Sade, Fourier, Loyola, trad.it. Einaudi, Torino 1977: pag.115.

[ii] Roland Barthes, Ivi.

[iii] Jean Baudrillard, L’esotismo radicale, in: Idem, La Trasparenza del Male, trad.it. Sugarco edizioni, Milano 1991: pag. 163.

[iv] Cfr. V.S.Gaudio, La Ragazza di Göteborg, © 2007.

[v] Roland Barthes, trad.cit.:pag.117.