40 POETI IN BORSA PER “AFFARI POETICI” ░ Milano 3 dicembre 2016

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Affari poetici è la prima azione del progetto Poetry & Discovery  nella quale 40 poeti reciteranno una loro poesia inedita sabato 3 dicembre dalle ore 15 in Piazza degli Affari, sulla scalinata del Palazzo della Borsa a Milano.
L’incipit sarà un Mantra declamato da Tomaso Kemeny e l’excipit un rito di iniziazione officiato dallo sciamano e poeta Angelo Tonelli. In mezzo le poesie e un intermezzo musicale. L’azione è da intendersi come tentativo di tornare all’autenticità contro il consumismo alienante. La poesia è da sempre una rivoluzione, l’irruzione della Bellezza nel mondo tramite il dono.
Al termine della performance verrà, appunto, donata una poesia tra quelle declamate a ciascuno del pubblico. Le poesie verranno poi raccolte in un’antologia.

 

Poetry and Discovery è un progetto internazionale oltre-poetico ed oltre-letterario che punta a riscoprire le immense forze psichiche, estetiche, morali e sociali dell’uomo, illuminando persone, cose e luoghi attraverso l’energia vivificante della parola, combinata con l’azione poetica.

E’ un progetto sostenuto da varie associazioni e ideato da Tomaso Kemeny, Pietro Berra, Flaminia Cruciani, Germain Droogenbroodt, Mirna Ortiz, Paola Pennecchi, Gèza Szocs e Angelo Tonelli.

Poetry and Discovery fa tesoro di due esperienze precedenti: il Mitomodernismo, di cui Tomaso Kemeny è uno dei fondatori, nato nel 1994 con l’occupazione pacifica della Basilica di Santa Croce, a Firenze, per la rinascita morale ed estetica dell’Italia; il Grand Tour Poetico, fondato da Pietro Berra, Flaminia Cruciani e Gianpaolo Mastropasqua, partito con l’iniziativa “La Freccia della Poesia” che ha collegato il Sud ed il Nord dell’Italia nel segno della poesia viva.

In una nota scrive Tomaso Kemeny “La poesia, come parola, viene oggi spesso usata in modo indebito. Per noi la poesia è un dono nato dall’esperienza-intuizione e lavoro di una persona, ma appartiene a nessuno e a tutti. La poesia nel contesto di una civiltà sull’orlo di un tramonto indecoroso, è in grado di offrire la forma e l’idea di una bellezza nuova. Le rivoluzioni possono assumere una connotazione poetica perché la poesia è rivoluzione che come tale risveglia le energie del pensiero, l’entusiasmo esistenziale e traccia i confini dinamici di un cosmo nato dal caos indecente contemporaneo. Nei suoi momenti più alti la poesia sa contrapporsi al tempo che tutto devasta, muta e cancella, e dona ai cittadini quella libertà in cui la loro anima, in un istante fuggevole, si nutre delle sostanze dell’eterno“.

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con Tomaso Kemeny, Pietro Berra, Flaminia Cruciani, Mirna Ortiz, Paola Pennecchi, Angelo Tonelli.

e Gèza Szocs, Endre Szkàrosi, Roberto Floreani 

Paolo Agrati, Simona Albano, Lucianna Argentino, Emilia Barbato, Roberto Barbolini, Maddalena Capalbi, Marina Corona, Massimo Daviddi, Cinzia Demi, Adele Desideri, Donato Di Poce, Laura Garavaglia, Bianca Garavelli, Antonio Gatto, V.S. Gaudio, Giovanni Giovannetti, Milli Graffi, Vincenzo Guarracino, Barbarah Guglielmana, Leonardo Guzzo, Paolo Lagazzi, Marica Larocchi, Simonetta Longo, Francesco Macciò, Marco Marangoni, Amos Mattio, Giancarlo Micheli, Chicca Morone, Ivano Mugnaini, Angela Passarella, Alfredo Rienzi, Ottavio Rossani, Pierangela Rossi, Franco Sangermano, Massimo Sannelli , Luigi Scala, Lidia Sella, Silvia Tomasi, Vito Trombetta.

Intermezzo musicale con Daniele Dubbini (flauto), Raffaele Nobile (violino).

FIGHT FOR BEAUTY!

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Il foro interiore di Scarlett Johansson.

Scarlett Johansson bt Peter Lindbergh
Scarlett Johansson bt Peter Lindbergh

Lo sguardo che interroga il foro interiore del poeta-visionatore ♦

Visto nel silenzio del Giardino di Mia Nonna, questo sguardo tra carne, estraneità e foro interiore parla al mio inconscio, e lo fa parlare, ma essendo la parola interdetta quella più carica di Unheimliche, il poeta, d’altronde è lui che parla ed è sempre lui che è il soggetto che avvista la meraviglia, riconosce in esso l’estraneità del mondo, in cui quella carne, la carne di Natasha o Scarlett che sia, è abitata, ma per interrogare così il mio foro interiore, io sento che lei sta costruendo ed errando, questa passione del suo foro interiore è la meraviglia della natura, non si lascia andare, sorseggia, non si espone, gusta, cammina sopra un filo di seta, estingue la sete del visionatore e del poeta.

▐ Leggi : Il foro interiore di Natasha Romanoff su Uh Magazine

Una Stimmung di V.S.Gaudio ▐ Affari poetici alla Borsa di Milano

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UNA STIMMUNG DI V.S.GAUDIO per “AFFARI POETICIUna poesia in dono” ALLA BORSA DI MILANO3 dicembre 2016 ore 15.00

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Poetry and Discovery inaugurerà la sua programmazione con “Affari Poetici-Una poesia in dono“, un evento/performance che si svolgerà il 3 dicembre 2016 sulla scalinata della Borsa di Milano in Piazza Affari alle ore 15.00.

▐ V.S. Gaudio  dona una Stimmung (con Philippe Sollers, Ezra Pound o Samuel Beckett?).

 

La poesia fanese di Ghiandoni come se fosse ad Arles.

V.S. Gaudio

Da:  Divagazione ziffiana sulla poesia di Gabriele Ghiandoni

Come si legge la poesia dialettale ? 

 [©Van Gogh 1888,Café de nuit,Place Lamartine,Arles Olio su tela,cm 70x89,New Haven(Conn.),Yale University Art Gallery]

[©Van Gogh 1888,Café de nuit,Place Lamartine,Arles
Olio su tela,cm 70×89,New Haven(Conn.),Yale University Art Gallery]
  1. Confrontiamo:

Sapìti cchi successi a la Licata

‘u porcu assicutava ‘na criata

c’aveva ancora lordi li piatti

e cincu jatti ‘nta ‘n malu furrìu

ca vulevunu ‘u pizzu,

amminazzannu:

serva fitusa, dannìnni ‘na parti,

jettini ‘a rristatura d’a pignata,

bbrutta criata;

cu stava sodu-ggiubbu era lu porcu

cci jeva appressu ‘n cursa rrastiannu

pinzannu ‘i miritari occa cunortu[1].

con:

Tel cafè la gent discur

mo en dic gnent.

Qualcun arconta dle don.

I più dìcen de sì,incucutiti

da la parola svòida

ch’arman per tera[2].

Qui, al di fuori del loro contesto, come si leggono? «Intendo forse dire se li leggiamo con sentimento, a voce alta o sottovoce? No, non è questo; il punto è: cosa fate quando li leggete? Guardo la pagina stampata: leggo da sinistra a destra. Ecco che cosa faccio. Ma non è tutto quello che io, o chiunque altro, facciamo quando leggiamo qualcosa. Chiunque, infatti, può per lo meno rivolgere l’attenzione a quanto sta leggendo o no, può farlo in modi diversi, o può rivolgersi a cose diverse»[3].

Leggendo i versi di Grasso, vedete che c’è una correlazione tra la struttura della poesia e quella del racconto; percepite una sorta di macrostruttura della narrazione che può avere, per motore, almeno tre delle cinque funzioni di Isenberg: la situazione iniziale, la complicazione, l’azione o la valutazione, la risoluzione, la morale o la conclusione; vedete che la sua funzione discorsiva pone una concatenazione cronologica e a volte riuscite a scorgere anche la funzione documentaria che toglie schiuma, lava, alla ridondanza semantica; vedete che la circolarità semica è attuata, come è effettiva l’interazione tra l’io che narra e l’altro di cui si narra.[4]

Leggendo i versi di Ghiandoni, vedete che il poeta sta facendo una novella in versi, una romanza anche, ma è la novella-metafora che fa da specchio, con almeno tre funzioni di Isenberg, a una situazione iniziale che è sempre il punctum della biografia del personaggio o della figura; così, combina paradigma e attanti, che sono sempre personaggi o figure di cui il poeta rammenta, narra. Come nei versi di Tonino Guerra, e anche in quelli di Grasso, anche qui la funzione discorsiva ha una concatenazione monotematica che leviga la superficie del denotatum[5]. La domanda di Ziff «Come si legge una poesia?» non ha, è vero, una sola risposta. Non esiste un unico modo di leggere una poesia. Figuriamoci una poesia dialettale. Che parla almeno tre linguaggi. Chiunque legga una poesia dialettale come se fosse una poesia in lingua nazionale non sa che il canto è angoscia, el cant è l’angoscia, la pasion sacra[6], passione sacra, è tanto sciocco quanto chi tracanna Vernaccia di Serrapetrona e sorseggia una Fanta, non sa che come la musica araba, la poesia in dialetto fanese è una musica difficile, na farfalla che bruscia viva de calor[7]. Ghiandoni (è frizzante il suo verso con spuma rossa) non è Ruffato[8], ma non scoprirete neppure quello che merita di essere scoperto se leggerete La mùsiga come se fosse il «Corriere Adriatico».

Arles
Arles
  1. Se stessimo leggendo su un giornale, il «Corriere Adriatico», la cronaca della festa per l’inaugurazione del Teàter dla Fortuna e vi si dicesse

Ermi in tanti, tla piasa

El giorn dla Festa: el teàter

De Fan dop cinquant’an![9]

non  resterei sbalordito alla domanda «è vero?»[10].

Ma se stiamo leggendo Ghiandoni e una persona adulta, indicando i versi citati, chiede «è vero?», allora penso che quella persona sia stupida.

Ma se aggiungessi

Ce sin divertiti un bel po’

El giorn dla Festa

è vero?[11]

 

  1. Dico a qualcuno: «Se devi leggere la poesia dialettale, il solo modo intelligente di leggerla è quello di leggerla con occhio critico». Che è anche il solo modo di leggere i giornali. Voglio quindi che mentre legge egli si chieda con una certa frequenza «è vero?». Non credo però che abbia molto senso nella lettura della poesia. Esistono modi diversi per leggere componimenti poetici diversi, ma nessuno di questi implica che ci si domandi «è vero?». Per lo meno, non credo che un componimento poetico comporti mai una domanda del genere. Tuttavia, non posso provarlo: «esistono troppi modi diversi di fare e quindi di leggere la poesia». Ma se un lettore provenzale di Gabriele Ghiandoni, uno di Arles stesse leggendo su un quotidiano locale:

«Li jour de la fésto:

li teatre de la Fourtuno

estavo dins l’ aire

darnieramen cinquanto an

dins uno rodo redouno

que fuguèsse uno magìo?

Noun, èro verai!»[12]

potrebbe ipotizzare che il Teatre de la Fourtuno è il Teatro della Fortuna di Fan?

Arles tra le città bianche di Joseph Roth

E perché se ne parla ad Arles, che è una città bianca sì ma il suo è il bianco argenteo dell’età, non la bianca festosità della gioia eterna? Per il Caffè di Van Gogh? Che ci faceva a Fano, dipingeva o scriveva poesie, era Gauguin? O Joseph Roth? La poesia dialettale connessa al Dasein del poeta non ha procedimenti metaforici, un po’ come un presupposto giornale locale della Provenza che parla provenzale, cioè scrive provenzale, è scritto in provenzale, non va dal termine di partenza per arrivare a quello di arrivo con la proprietà comune che permette la metafora: a) attuando una traduzione più o meno letterale; b) ridefinendo l’oggetto di partenza. Diciamo che usa il “linguaggio di crescita”, per cui ha un uso corrente, contestuale e situazionale del linguaggio che rende più vera, o verosimile, la referenza al Dasein.

Perciò, il giornale locale di Arles è simile alla poesia dialettale connessa al Dasein del Poeta? O, piuttosto, avendo il “codice ristretto” della lingua in uso, e non avendo particolari procedimenti metaforici, non è per niente poetico?

Dins lou café la gènt parlo

Noun dis aurre.

Quicon parlo de li femo

Tanti dison de si, esbalauvi

De las paraulo vido, que estauon a terro.

 

Que dis? È poetico? Eis veridi? È iperreale? O è correale?

from tumblr
from tumblr: Café de nuit, Place Lamartine, Arles:  ora “Café Van Gogh”

Ÿ [da: V.S. Gaudio, Tel cafè la gent discur mo en dic gnent: è vera ?Divagazione ziffiana sulla poesia di Gabriele Ghiandoni, © 2006] Ÿ

‘U porcu e ‘a criata di Mario Grasso: vedi “il cobold”

[1] CRIATA: in: Mario Grasso, Vocabolario Siciliano, Prova d’Autore, Catania 1989: pag.76: DOMESTICA. Sapete cos’è accaduto a Licata?/ Il maiale inseguiva una domestica/ che aveva ancora i piatti sporchi/ e cinque gatti in un brutto giro/ che volevano la tangente,/ minacciando:/ serva fetente, daccene una parte,/ buttaci il restume della pentola,/ brutta serva;/ chi stava zitto-zitto era il porco/ le correva dietro fiutando/ ritenendo di meritare qualche conforto.

[2] Au café du Centre:in: Gabriele Ghiandoni, La mùsiga, Marsilio Elleffe, Venezia 2000: pag.60.

[3] Paul Ziff, Paul Ziff, “VERITà E POESIA”, in P.Z., Itinerari filosofici e linguistici [Philosophical Turnings. Essays in Conceptual Appreciation, 1966], Introduzione di Tullio De Mauro, trad. it., Laterza, Bari 1969: pag.83.

[4] Cfr. V.S.Gaudio,’U porcu assicutava ‘na criata e cincu jatti vulevunu ‘u pizzu: è veru? Divagazione ziffiana sulla poesia di Mario Grasso, ilcobold.it/piazza3/casa-dello-scriba

[5] Come abbiamo avuto modo di spiegare per la poesia dialettale diacronica [vedi:à V.S.Gaudio,La poesia dialettale connessa al Dasein, in:V.S.Gaudio,La semantica gergale e razionale dellidioletto corporeo e della poesia dialettale diacronica,”Quaderni di Hebenon” n.1, Ivrea 1999], la verifica degli Indicatori Globali e dell’I Ching in questa poesia dialettale connessa al  Dasein indica che l’esagramma risultante è il numero 57, Vento(Sunn) su Vento(Sunn),”la gentile penetrazione”, che è l’esagramma del piccolo movimento. L’immagine:Venti che si susseguono: l’immagine del vento che penetra;l’immagine delle piccole cose. C’est-à-dire della piccola frase, il “sintagma mite del vento” o “del legno”. L’oscuro,che,di per sé, è rigido e immobile, viene dissolto dal principio chiaro che penetra, commenta Wilhelm(vedi:I King(Il libro dei mutamenti), Astrolabio ,Roma 1950:pag.240),che fa da specchio a I culor chiar fati de luc;el culor scur sol  sa l’ombra. De not i culor se muscìnen in tel ner(Ghiandoni, op.cit.:pag.41).E’ l’esagramma dell’andare dentro e del rannicchiarsi, delle circostanze particolari e delle piccole cose. Il trigramma Sunn si raddoppia, sotto poggia sulla materia, sopra è come il vento e le nubi penetra. Che, poi, il tutto si contempli nell’Heimlich che viene destato, come la particolarità del nostro esempio del Caffè dimostra. Al Caffè la serie dell’esagramma 57 trova il suo adempimento: il viandante non ha nulla  dove possa dimorare nel suo isolamento, e quindi segue Sunn, il segno del ritorno a casa.

[6] Cfr. Harmonia sacra pag. 73:G. Ghiandoni, op.cit.

[7] Cfr. La mùsiga araba pag.68: G. Ghiandoni, op.cit.:una farfalla che brucia viva di calore.

[8] Nel valutare il rapporto formale e qualitativo delle preposizioni nella poesia di Gabriele Ghiandoni, il centro di gravità del suo stile è basato sull’alternanza del transitivo, ovvero la discontinuità del transitivo, il salto, l’opposizione, la concessione che, in qualche modo, è speculare all’esagramma 57 dell’I Ching, questa  mitezza del passaggio, questo  sottentrare gentile, tutto sotteso dalla preposizione-punctum Tel(nel)  o Tla(nella)che, appunto, nella Tavola delle preposizioni del dialetto fanese o,se vogliamo, del territorio della provincia di Pesaro che appartiene all’area gallo-italica che si collega direttamente ai dialetti romagnoli(vedi.G.Devoto-G.Giacomelli,I dialetti delle regioni d’Italia,Bompiani Tascabili 2002),è compresa nelle fasce qualitative Asimmetrica-simmetrica/Transitiva.

Á Á las Á la Per  Pet Pera Sobre Asimmetrica
Contra Contro

Sènso Sèns

À reire Vers

Darrié Davans

Entre

Permièi

En  Ena

Dins

Dintre

Dins lou

Asimmetrica

Simmetrica

De

De la  De l’

Dou

Ab

Desempièi

Despièi

Com/can(t) Simmetrica
intransitiva intrans-transit. transitiva  

Tavola delle Preposizioni : Provenzale ©V.S.Gaudio

[cfr. anche Tavola Provenzale/Catalano in : Viggo Brøndal,Teoria delle preposizioni[1940],trad.it. Silva editore, Milano 1967, appendice:Tav.89 B.]

Fete des Gardians celebration. Arles, France
Fete des Gardians celebration. Arles

intransitiva Intransit.-transit. transitiva  
A Per Sota

Su

Sopra

Asimmetrica

 

Vers

Sensa

Tra

Drenta

Fora

In tl’

In tel

Tel

Tla

AsimmetricaSimmetrica
De

Del

Dietra

Davanti

Dal Cum

Sa

Sal

Simmetrica

Tavola delle Preposizioni: Fanese ©V.S.Gaudio

[9] Sono i primi tre versi di La festa pag.75: G.Ghiandoni, op. cit.:Eravamo in tanti, in piazza/ il giorno della Festa: il teatro/ di Fano aperto dopo più di cinquanta anni!

[10] E’ vero che le pietre, le mura di Fano sono come le pietre di Arles, vivono di vita propria? Come dice Joseph Roth: “Le mura antiche diventano più sonore ogni anno che passa, come fossero vecchi violini”:Le città bianche[Die weissen städte,postumo 1976 Amsterdam-Köln],trad.it. Adelphi, Milano 1987:pag.90.

[11] Questa virtù dell’ Heimlich che sottentra nei luoghi di Fano e di Arles, e quindi nella poesia e nella pittura di Van Gogh, è una sorta di fatalità indistruttibile dell’Altro, è come l’irredentismo dell’oggetto, l’estraneità radicale, l’esotismo irriducibile da cui si potrebbe cogliere quella che Jean Baudrillard intende per “declinazione della volontà” e che rende di una evidenza perfetta ciò che, visto da una prospettiva d’insieme, manca al mondo, al senso che non ha frammenti, linee spezzate, forme segrete dell’Altro. L’immobilità dell’oggetto nel cuore della sua banalità che fa irruzione da tutte le parti, con la delicatezza patafisica che non vuole riflettersi, vuole essere colta direttamente, illuminata nel dettaglio, farsi oggetto stupefatto che capta l’obiettivo del poeta e del pittore, questo bagliore didonico di impotenza e stupefazione che manca completamente alla mondanità della lingua, della poesia, nazionale. “C’è del fotografico solo in ciò che è violentato, sorpreso, svelato, rivelato suo malgrado, in ciò che non avrebbe mai dovuto essere rappresentato perché non ha immagine né coscienza di se stesso”, dice Baudrillard (La trasparenza del male, trad.it. Sugarco edizioni, Milano:pagg.165-166). Questo  fotografico è l’irriducibilità che proviene da un altro luogo, la precessione di una determinazione illeggibile nell’evidenza perfetta del linguaggio,deittico ma, illeggibile, segreto, di una devoluzione sottile, energia surrettizia sottratta, rubata, sedotta, radicalmente esotica: a Fano e ad Arles?

[12] Sono i versi in provenzale che corrisponderebbero al fanese di: El giorn dla Festa:el teàter dla Fortuna a pr’aria dop cinquant’an, in t’una rota tonda:par na magia da stròligh? Invece è vera!

Arles
Arles

QUESTO NOME DISTOGLIE LO SGUARDO.

Il nome, questo è pur vero, si ritrova sempre a mani vuote, ogni volta che io so che questo non è ciò che cercavo, egli distoglie lo sguardo: è come l’oggetto “a”, quando culmina al meridiano, e lo perdo di vista, io sono più io di me stesso, in quel momento, appena comincia il tempo della svolta e della controra, e il nome, pure eterno, non trovandosi nel Dasein e nel mondo, non è più questo, questo nome attribuito a lui, solo che questo non è il nome anagrafico che è nel mondo esterno ma è il nome che è in me, così il mondo non può privarci di ciò di cui è privo, e torna a ripetersi con sua enorme meraviglia. Il nome, che è l’ipersoluzione per l’esperienza da riprodurre, riprodotto in fotografia o distoglie lo sguardo o, addirittura, non compare.

Questo nome distoglie lo sguardo
Questo nome distoglie lo sguardo

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