Corto Maltese e il Pantano dei Bei Sogni ░ V.S.Gaudio

lebenswelt 3 corto maltese

Corto Maltese e il Pantano dei Bei Sogni ░

Lebenswelt con Hugo Pratt sul Bosco del Torinese e il bagliore ainico della moglie del Poeta

Come se fosse stata qui la spedizione, nei pantani della Sibaritide o non nell’Orinoco, dove nel delta si inventano numerose lagune, e dove la più bella è anche la più pericolosa[i]; e con Corto c’era il poeta, la moglie del poeta e l’esperto marinaio il padre di questa, legati nel nome della lode del mare o dell’acqua del genere maschile.

La moglie del poeta era una navigatrice provetta, esperta seguace del padre, nella sua giovinezza, quando a volte appariva sulla spiaggia a trarre a riva la barca insieme al padre e ad altri marinai, gli avventori, semplici bagnanti o curiosi della battigia, restavano abbagliati dal bagliore ainico della giovane donna che, anche in shorts bianchi a fior di culo, si faceva demone meridiano per la libido di quasi tutti quei visionatori  occasionali e precisi destinati a farsi cultori indefessi di quell’oggetto “a”; se non ci fosse stato il poeta, la regola sequenziale degli items del Contatto[ii] e della Carezza[iii] non si sa in quanti soggetti sarebbe stata fulminata dal bagliore ainico della figura  lodata, nei piaceri singolari diuturni di quegli avventori, come “lode del mare”, tra greco e latino, e anche “racconto del genere maschile”.

  • C’è un tamburo o una sirena infinita che udiamo da un bel po’, eppure non sappiamo dire da dove possa provenire, anche se il messaggio è chiaro e dice che nel pantano dei bei sogni c’è un torinese, ed è malato, anzi, ne siamo certi, dev’essere pazzo. Nessun torinese, dice Corto, resterebbe nel pantano dei bei sogni , a meno che non sia pazzo.
░ Hugo Pratt. La laguna dei bei sogni. Lizard ed. pag.13
░ Hugo Pratt. La laguna dei bei sogni. Lizard ed. pag.13

 

Cosa ci farà in questo posto?

Ci sono tre posti terribili tra il Delta del Saraceno, del Satanasso e della foce del Crati, il più pericoloso è il pantano dei bei sogni, o il bosco del torinese. Bisogna andare a vedere, dice Corto. Non posso lasciar solo quest’uomo…

  • Bene, Corto Maltese, gli risponde il poeta. Se vuoi andiamo, ma non sarà facile raggiungerlo; intanto bisogna attraversare la ferrovia, e quindi vorrà dire che non siamo venuti in barca.
  • Smettetela con quei tamburi, urla il torinese, basta, basta, divento sordo, questa non è la contrada del campanaro, è semplicemente la contrada del pantano, e se c’è quel marinaio con quel pezzo di figliola appresso allora è la contrada del bosco del torinese, anche se dovrebbe essere chiamata la contrada dell’ainos maris, che è la lode e il racconto del mare e del genere maschile, e che è anche il terribile, l’Heimlich del (- φ), stando a quanto dice il marito della giovane figlia di quel marinaio che, si narra, appartenne alla banda Pignatelli che operò nel golfo di Taranto durante gli ultimi anni della seconda guerra mondiale. Dio mio, che bello questo pantano dei bei sogni, e delle infinite pugnette, è strano che Harry Mathews[iv] non vi abbia ambientato alcun piacere singolare, che tipo scarso! Qui, c’è il tesoro del reggimento a cui appartenne da militare anche il poeta, che era della Brigata Pinerolo e, poi, si è dovuto congedare, quel coglione antimilitarista, nel luogo in cui c’è la Confraternita della Caccia e di Sant’Uberto, un autentico fesso costituzionale, per questo l’abbiamo spedito a Torino!

… Ah, sentite, arriva qualcuno, devono essere i miei vicini, con quel bella puledra marinaia, non ditemi che è dal mare che sta venendo la lode del mare!

  • Come sta?, chiede Corto al torinese.
  • Orribilmente, anche se a vedere la figlia giovane del mio buon marinaio della Banda Pignatelli, il sobbalzo del mio (-φ) non solo mi fa venire il singhiozzo ma, se non distolgo il pensiero, ho emissioni incontrollate non solo di liquido preseminale. Lei non sa quante volte questa giovane figa del bagliore ainico allieta i miei piaceri singolari. Non crede che il poeta, che ne detiene il godimento singolo e singolare, debba ogni tanto delegarmi come suo sostituto, non solo notturno? E’ ignobile che quello straordinario picciunazzo, come dicono qui questi terroni, se la faccia sempre con quell’insignificante poetino di suo marito, non crede?
  • E’ sconsiderato, disse Corto.
  • Sconsiderato? Lei è generoso nei suoi confronti.
  • Allora, diciamo inammissibile, ma non ci pensi più per il momento, o, almeno, resista fino a stanotte e poi ne faccia la lode infinita nei suoi piaceri singolari notturni fino al sorgere del sole. E a proposito, perché non ne manda una microcronaca ad Harry Mathews?
  • Scommetto che lei è della Folletto. Va rompendo il cazzo di casa in casa per carpire i piaceri singolari della gente. E non solo i piaceri notturni.
  • Non direi, rispose sorridente Corto. Questo è il Bosco dei Bei Sogni, o il Pantano, se vuole, non ci sono case né casolari, né pisciaturi, né capanne o caselli dell’eterotopia, non solo come la intende Michel Foucault[v].
  • Non ho caldo, rispose ancor più sorridente il Torinese. E poi è tutto maledettamente bello qui. Il Pantano dei Bei Sogni, il Pantano delle Seghe del Torinese…
  • Senta, questo Pantano ha un nome, il Pantano dei bei sogni e delle pugnette del poeta, è il più pericoloso della nazione e del mondo, la dimora di tutti i fantasmi più immondi non solo d’America…Guardi l’erba…non finisce mai di crescere…più ne tagli, più ne cresce, altro che Folletto, questo è il posto da cui è stata generata la produzione infinita dei tagliaerba. Su, venga via, venga con me, ritorniamo nel nord Italia!
  • La ringrazio, ma resto qui, sono il Torinese e questo è il Bosco del Torinese.
  • Senta, aggiunse Corto, qui in questo Pantano ha origine ogni malattia e qui, quando si comincia a sognare non ci si sveglia più, è la contrada del Campanaro e della Pignata piccola, lei è stato ingenuo a venire quaggiù, anche se è dentro il sogno di fottersi la moglie del poeta per un intero ciclo lunare, manco fosse un saraceno.
  • Cosa vuole insinuare?
  • Oh, basta! Posso indovinare quasi tutto di lei. Non solo lei è un piemontese tipico, ma se voleva fottersi la moglie del poeta perché non se l’è fottuta prima che fosse la moglie del poeta, avrebbe potuto farlo benissimo quando veniva a cercar funghi con tutte quelle sorelle depravate , che, a conti fatti, pur essendo quella giovane il piatto forte e appetitoso, una botta a ognuna di quelle troie avrebbe potuta dargliela almeno una alla settimana, cioè una fase lunare la sorella maggiore, la fase a seguire la quarta, poi riposo per via della terza che non è chiavabile nemmeno se te lo tira su prima la giovane, quella della lode del mare e del fallo, quindi si riprende e via anche con la madre, tanto il marinaio non c’è mai in loco, lui va sempre per mare, e la sua casa è il porto di approdo di tutti i filibustieri di tutte le confraternite interregionali, poi quella che è rimasta, e infine la giovane, a fotterla nel novilunio o nel plenilunio a seconda delle posizioni del Foutre du Clergé de France da inscenare. Comunque, adesso la cosa non è più possibile. Lei è malato, sia ragionevole, lo faccia recintare questo bosco e venga con me.
  • E la seconda che fine ha fatto? – chiese il Torinese.
  • A parte il fatto che quella , per essere chiavabile, dovremmo rifarla dalla testa ai piedi e, possibilmente, chiamarla con un altro nome, e, poi, non lo sa? Andando spesso da Pignatelli a Sellia Marina, a un certo punto non è tornata più nel Pantano, l’hanno ritrovata a scopare con il Folletto nella zona della Nato di Vicenza, ufficialmente presso i parenti recentemente verbalizzati come famiglia di San Giovanni.

Nel Pantano dei Bei sogni c’è  nella notte del Torinese la vincita alla Lotteria di Sibari, e quel maledetto carro armato tedesco, davanti al quale era scappato e nessuno si era stupito, tutti avrebbero voluto fuggire, ma ci vuole più coraggio a vivere da vili che a morire da eroi, e allora il Torinese adesso attaccherà quel carro armato e poi recinterà il bosco e se ne andrà a Ventimiglia a far la tratta degli immigrati clandestini, e la sera andrà al Casinò di Sanremo dove conoscerà la pittrice Klelia Kostas, e la porterà poi a Torino, con i capelli rossi e gli occhi verdi, ma prima deve fermare quel maledetto tank tedesco, altrimenti come si farà poi ad emigrare in Germania, appena finita la guerra e quando non era ancora cominciata come farebbero a vendere il Kobold come Folletto principalmente in Italia, quando non giravano porta a porta nemmeno i bardinellisti dell’Albidona…

Così prima che spunti l’alba, il Torinese fa saltare il Tank e prende tutto il denaro dei tedeschi e degli americani insieme, e anche degli inglesi, poi cade in un buco ma la ferita non gli fa molto male, si guarda in giro e non c’è più nessuno, dove sono gli altri, perché lo hanno lasciato solo in questa nebbia nel pantano di Villapiana?

Vuole tornare nel Bosco dei Bei Sogni che gli piaceva tanto e farsi un piacere singolare, con la figlia giovane del marinaio che ha fatto un casolare vicino al Bosco e per entrarci deve attraversare la ferrovia ma non c’è pericolo perché c’è il semaforo e quando è rosso allora lui passa, e se passa la figlia, così la sogna nel piacere singolare, che viene qui per funghi o per le grosse pigne, finisce che per non farle pagare il canone Rai a Torino le faccio vedere come si innalza il mio (-φ) quando lei mi fa la numero 40 per raccogliere funghi anche se sarebbe bastato fare la 17; la sua azione è stata magnifica, la sua bomba ha fatto saltare il dispositivo di alleanza della figlia bona del marinaio che ha eretto il casolare davanti al Bosco del Torinese dopo che lo Ior gli aveva ordinato di vendersi la casa della dote della moglie per sposare la prima figlia, nello stato di famiglia così ordito, a uno zingaro delle giostre stanziali, è stato spiacevole che quel tanghero di mitragliere abbia sparato al Torinese, anche se non lo ha colpito, ma è soltanto un sogno, e difatti pur avendo recintato il Bosco, poi è cresciuta l’erba e quelli del Comune non sono venuti più a tagliarla, e allora la Ferrovia ha venduto la rete elettrica e quelli hanno messo altri fili e tappato le finestre del casello, per evitare che il fantasma del Torinese continuasse a molestare le ragazzine che passavano in bicicletta o in motorino, poi se avevano la vespa, a guardarle, era immediatamente dentro un subitaneo piacere singolare a spruzzo immediato, per via dell’acqua, o della fonte che, intanto, se l’è ricordato ha a che fare con quel marinaio e il suo cognome e anche con una chiesa sconsacrata a Roma dove adesso si è preso mattoni e nome una ditta che fa le videoconferenze, ma non si tratta di  visionatori, nel senso di Edgar Morin, così a tarda sera, passa l’ultimo treno, e poi non ve ne saranno più, gli appare la moglie del poeta, che gli dice che tra il poeta, che è stato mandato via a Torino, e lui, il Torinese, lei sceglie il Torinese che è qui nel Bosco del Torinese e adesso è davvero una sorpresa, un Heimlich ainico, credeva di essere solo il Torinese e detestava il mondo, e si era incazzato con Pignatelli che riposa in pace a Santa Maria dell’Armi, che da qui, dal Bosco dei Bei Sogni, lo vedeva ogni giorno, e anche di notte, se c’era la luna, e di turno non fotteva nei sogni la giovane figlia del marinaio che con quel nome dell’acqua e del mare, anche se il mare è la figlia più giovane, per via del nome lo è anche per la lode del genere maschile e quindi del fallo, che essendo, secondo Lacan,  il (-φ) e quindi è quello del poeta, e allora il Torinese chiede alla moglie del poeta se lo ama, le chiede:

– Mi ami sinceramente, o vuoi semplicemente farmi una pugnetta, s’intende una bella pugnetta qui in questo Bosco dei Bei sogni e delle Belle pugnette?

E lei che cosa gli risponde al Torinese?

– Sì, caro Torinese [ è così che si chiama: n.d.r.], non potevo fare a meno di venire.

E il torinese:

– Oh, Gaudio mio…allora sono felice…felice…felice.

E quando arriva Corto al mattino gli si dice che è morto all’alba il Torinese e non aveva nemmeno chiuso il cancello del Bosco che dà ad est sul mare, prima dell’alba, e all’alba, lo sanno tutti, era nato il poeta, che, nel Pantano dei Bei sogni e delle belle pugnette, non c’è niente da fare, anche se l’hanno spedito a Torino a toccar culi sabaudi al mercato della Crocetta, è lui il gaudio della giovane figlia di quel marinaio il cui nome è più terribile dell’Heimlich freudiano ma col nome della figlia più giovane è semplicemente il racconto e la lode del mare e del genere maschile, che, lo sanno tutti, è il fallo, e quindi, secondo Lacan, è il (-φ) del poeta. Che è stato spostato a Torino.

░ Hugo Pratt. La laguna dei bei sogni. Lizard ed. pag.31
░ Hugo Pratt. La laguna dei bei sogni. Lizard ed. pag.31

[i] Cfr. Hugo Pratt, Corto Maltese.La laguna dei bei sogni, in: Hugo Pratt, Corto Maltese.Le lagune dei misteri, Lizard edizioni, Roma 2002.

[ii] Cfr. ITEMS DEL CONTATTO, in: V.S.Gaudio, Manualetto della Mano Morta , Scipioni Bootleg, Viterbo 1997:pagg.10-11-12.

[iii] Cfr. ITEMS DELLA CAREZZA, in: V.S.Gaudio, op.cit. : pagg. 18-19-20.

[iv] Harry Mathews, Singular Pleasures,  P.O.L. éditeur 1983.

[v] Cfr. Michel Foucault, Le eterotopie[1966]. In : Idem, Utopie Eterotopie, trad. It. Cronopio, Napoli 2006. Cfr. anche : 1) V.S.Gaudio, Miroir d’Hétérotopie;  2) V.S.Gaudio, L’Homerotopia: entrambi in : Alessandro Gaudio, Il limite di Schönberg. Ricerche Estetiche, con testi di V.S.Gaudio, Edizioni Prova d’Autore, Catania 2013.

 

░ Lebenswelt |3 esce su “gaudia 2.0”[online qui]; su “blueblow” e su “lunarionuovo” n.74 ░

 

 

 

 

 

 

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Lo spazio muto che dove |V.S.Gaudio

Noctambulario. Bog de poemas y arte. Octubre 2012. Imagen del Maestro Nicholas Dahmane . Model Mrs Choe des Lysses (1)

Lo spazio muto che dove

 

Non si è rimasti che in cinque

nello spazio muto

Bhrat che assomiglia quanto più possibile a Bhram

e questi a Brekë che somiglia a Bragallec che un po’ è Bhrat

e un po’ è Bragâll se non Brekhalla

sono tutti come il nove all’inizio che significa

incontrando il signore destinatomi si rimanga pure

per dieci giorni insieme, e non è un errore instaurare

un tempo di copia occorre unire chiarezza ed energico movimento,

che è così che se essi stanno insieme per un ciclo intero ciò non è

di troppo e non è un errore tenere Bragh in mano, Brogh in bocca,

Brekë in culo, Bhram in fica e Bhrat nell’altra mano per questo si va

allà e si opera,  l’immagine della copia è Brekë che entra da N, Brogh da E,

Bhram da O e Brekhalla da S, Brekë che ha fatto in culo esce da dove vuole

ed entra in culo chi è nel punto da dove lui esce cosicché appare un altro Bhram

a cui viene presa la misura, il tempo passa e lo spazio si rabbuia,

c’è qualcuno che ha fatto ma lei lo tiene ancora, sarà Bragh,

lo si lavorerà finché non lo ammette?

O lo si farà andare fuori affinché un altro

sia lavorato finché non viene?

Brigh quando finalmente arriva in quel posto

sente che è tutto solo e sente che il calendario

non è più un po’ di qua dal fiume dove Bragh è stato lavorato

per bene anche se non ha detto dove né se ha fatto né goduto

allora perché ha smesso difatti eccolo adesso che entra un altro

Bhrat e allora Maruzia che gioca alla mutola se lo lavora col muso

finché non vengono Bregh e Bragh che non dicono dove, è tutto?

Il tempo passa, infine appare un altro Brekë che entra da N si ferma

al Meridiano di Bragalla a testa bassa[i], e Brigh te l’ha detto dove

ammetti che te l’ha detto dove, ti lavorerà finché non lo ammetti

che Bregh te l’ha detto dove ha sborrato, dove ha bevuto alla tedesca

l’uccello reca in volo il messaggio è bene rimanere in basso, questa è

l’immagine della preponderanza del piccolo in cui Maruzia pone

la preponderanza sull’ossequio tanto che l’uccello deve rimanere

dentro, il ko sibarita è questo passare accanto, oltre, a cui si aggiunge

l’idea di eccesso, come se la quota fosse oltrepassata

il 6 sopra è quando l’uccello esce e vola e sborra e inzacchera

mutande e leggings di Maruzia e il 6 sotto che era rimasto sta colando

e la sburra irriga le cosce e le scarpe di Maruzia, con questo comprenda

chi potrà Bragh spegne perché il 9 al terzo posto fa segno che se non si

procede con straordinaria cautela qualcuno viene certamente e fa subito

dietro e allora è bene che chi sia in culo non sia così diritto e forte tanto

da disprezzare la cautela ma che comprenda la situazione momentanea

possa annullar l’agguato e tenersi più a lungo per altri 99 colpi rinserrato

in quel posto allà, infine quando tutti hanno bevuto alla tedesca

e Maruzia ne ha schiumato i prescritti 112 ognuno non dirà dove per quanto

l’altro glielo chieda a gesti dove ognuno non dice niente

lo spazio si illumina e la troia sibarita è già di nuovo con i calzoni da gala,

le braghe di Bragalla e come la bragada ha un bagliore ainico bagnato che fa luce

dai quarti posteriori, Bhrat che fa Bhram o Brekë glielo appoggia nello spazio

dei falsi d’arme dietro e sborra a cappella sull’arnese, la bardatura della giumenta

ungendo cosciale e ginocchiello, tanto che l’altro Bragh che fu tra i primi

a farsi il boccone da re le rende l’omaggio sul farsetto da armare, e Bhram gira

intorno al Buon Convento e la imbragalla senza toglierle niente

lo spazio si spegne, al presente, è inverno, bisogna rimettersi in viaggio, è tutto

la saracina sibarita spegne, è fatto, ha la copia con sé, guarda attraverso il portone

e non si accorge più di nessuno.

Per tre anni giocherà a scaricalasino o a Bragalla, 112 fra duci regi pastori mercanti

uomini di guerra e poeti ne faranno Bragalla e anatomia, come Dido si pone a piuol

di Ainea e fa giocare a mazzasquido, ai billi e alla palla, per ore al giorno fa mutande

a tutto paragone la maledetta troia sibarita di Bragalla.

 

[i] Da notare che chi entra da Est è quello che ottiene immediatamente il Meridiano 16°08’(sedici è il culo, e otto pure) e sarà possibile che la Sibarita Saracena possa fare copia di sé –come fantasma della Maruzia- anche in quegli altri luoghi dove la longitudine è quasi uguale a quella di Bragalla, ovvero a Tricarico, a Margherita di Savoia, a Careri(Rc), il posto del vento del “non ne ho”, Carèo, , a S. Severino Lucano e a Torno, nella Baia delle Zagare o a Torre di Porticello, a Montegrosso, che è tra Mattinata e Peschici sul Gargano, sull’isola di Vis in Dalmazia, o a Piscopio e a Cerzeto, dove l’apparizione di una bella femmina fa tanto fremere gli uomini da farli precipitare negli scalasci, a S.Benedetto Ullano, nei luoghi in cui come a Bragalla la rugiada del cielo che si raccoglie sui pruni selvatici, sulle foglie, sul tronco, si coagula in grani che, sciogliendosi in dolcissimo umore, fornisce medicamenti per un portentoso e miracoloso clistere, dono sibarita di  così gran valore sbatacchiano che non fu una volta a Napoli un’oncia di questa manna venduta sette monete d’oro, il fecondante umore del nume che iva scotendo la testa piena e dopo aver gettato da basso il gran cappello mostrava gran desio di far bragallo?

→v.s.gaudio |bragalla|© 2009

lo spazio muto che dove dahmane

Il Meridiano di Bragalla ▌

Tipo Maruzia.
Maruzia a Bragalla.

    

Il Calendario 92 allà

 

L’immagine-foto di Maruzia in calzebraghe è quella di un mondo frattale

di cui non c’è equazione né esito se non in quel luogo a Bragalla,

perché lì non c’è la filosofia del soggetto, né quella dello sguardo,

ma c’è quella della distanza dal mondo, da Bragalla per meglio coglierla

in farsetto da armare con quell’arnese insetato sotto,

sublimato, questa imbragallatura tra seta, pelo, carni e

buchi irrumati, è da questo che si adliga,

è da quel posto che l’adlectatio carezza l’anima

come una mutanda, da quel posto l’oggetto che è Maruzia

ha la valenza  del gioco del diavolo, il gioco del poi,

che, non avendo niente da dire, si fa a mutola, sfugge

al commento e all’interpretazione: quando il poeta arriva a captare

qualcosa di questa sua dissomiglianza e di questa sua assolutezza

anonima, così singolare, qual è il nome,

questo, o questo questo, cotale a Bragalla, allà,

cambia qualcosa dal punto di vista del mondo “vede”,

è Maruzia stessa che si fa luogo della sua assenza,

essendo quella situazione, quella luce, quell’arnese,

quella Bragallona è l’evidenza insolubile – quel suo bragallare

del calendario del 92- del pieno avvenimento fantasmato,

la giostra saracina di Bragalla[i].

Così l’oggetto si fa specchio del poeta,

ma è l’oggetto che dice “visto tutto questo

là lontano laggiù allà tutto questo questo qui

questa smania di vedere quale bagliore

questo bagliore avuto allà è questo la Bragalla,

la quintana che deve essere fissata, guardata intensamente

e immobilizzata dallo sguardo.

Non sono io che devo posare, sei tu che devi trattenere

il respiro per fare il vuoto nel tempo e nel corpo.

Ma devi trattenere il respiro anche mentalmente

e non pensare a nulla affinché l’incantesimo che c’è nel gioco

di superare la mia immagine e di essere conseguentemente

a una sorta di fatale gaudio, così che tu ed io, noi stiamo giocando

al gioco del diavolo, quel Cotale che fu il Suo dei 112 esemplari

di  Quel paese ora sarà dentro l’anello di quell’immagine il tuo Questo,

allora si produce Bragalla, il mondo, come evento singolare, senza commento,

giocando alla mutola, cenni ed atti chi adoperando, senza una minima parola”.

Qual è la parola, serviziale come la chiama l’Aretino che fa 40 quando Maruzia

porge quel posto sibarita – che fa sempre 112 – e che fa cogliere il bagliore ainico

fuora alla sponda del letto o della panca o della segia e questo si chiama “serviziale”,

che altrove più tardi essendo stato rinomato l’”Attrazione di Milano”, questo che dà il serviziale avrà il nome il Meridiano di Bragalla, e sarà l’adlectatio di Bragalla

perché è questo che ha fatto il sublecto ha preso a gioco la maledetta troia sibarita.

 

[i] Comunque, la posizione base della Bragalla è quella che si ottiene con il bioritmo di Maruzia A. 14963: 14963: 28; 14963:33; 14963:23 = 38, che, nella catalogazione del “Foutre du Clergé” corrisponde all’Inverso della Bestia a due teste e che, attuata per il Calendario del 92, è stata così posta in opera: il bragallante, o il bragallatore, è seduto o steso sul dorso, l’uccello in aria e ben duro, Maruzia A. si sistema su di lui a rovescio, con la testa dalla parte dei piedi, insomma gli volge le spalle, tanto che si siede sul piolo del Bragallatore, che prima.o quando vuole,lo bagna nella fica e poi o di volta in volta lo fa scapocchiare dal culo fino a che vi finisce tutto dentro grazie al bilanciamento del peso della Bragallata, e grazie anche agli altri Bragallatori a cui lei si sostiene con le mani, mentre quello che sta in bocca da la misura orale del fallo che M.A. sta schiumando in culo. Nel frattempo, M.A. ha per ogni mano il fallo di altri Bragallatori, in bocca o tra le labbra la capocchia della minchia del Bragallante che ,poi, sostituerà il Bragallatore attualmente in culo, mentre quello che sta in fica, appena il Bragalltore sta per venire in culo esce, per entrare davanti e lui che è davanti, come se fosse nel gioco degli zingari il marito che attizza la fornace, va a fare in culo. Le minchiate del Bragallatore di base andrebbero misurate sui numeri del momento: 1)14963 : 455, che è l’altitudine di Bragalla = 32.88, come numero di colpi al minimo; e 2)14963: 112= 133.59, come numero di colpi al massimo. Non si esclude nella serie operativa delle posizioni del tabliaux radicale del 92, quella propria  al tarocco 12, l’appesa, in cui due Bragallanti salgono su una sedia e reggono dai piedi M.A. che, con la testa in giù, afferra e maneggia due cannoni di altrettanti Bragallanti,mentre un altro se lo lavora con la bocca, un altro Bragallante gli suca la fica, e il Bragallatore di turno sta in culo anche quando è venuto cosicché la sborra possa colargli lungo il cazzo e insozzare la bardatura e il farsetto d’arme della troia sibarita; se non viene entro 133 colpi in culo, il Bragallatore chiede la sostituzione e sarà ad entrare il sucatore che sarà sostituito da quello che ha fatto o sta facendo in bocca, tanto che così il Bragallatore che non venne o si fa fare il servizio a mano, o lo fa lui sborrando naturalmente sulle braghe di M.A. o sulle mutande in seta, in questo caso entrerà un altro Bragallante che saràdove trova posto, escluso naturalmente l’anello del culo.

→ V.S.Gaudio| BRAGALLA|© 200