A Venezia finirò con l’arrivarci.

Che ci vengo a fare a Venezia? 

by V.S.Gaudio

che ci vengo a fare a venezia
Dago©robin wood & carlos gomez

A Venezia finirò con l’arrivarci

stasera prendo il treno da Torino nel 1983

o da Bologna nel 1993 o giù di lì ma poi

fecero sciopero le ferrovie

e la luna era nera come nell’ottobre 1977

in un collage di Sarenco e lo era pure

in quel marzo dell’83 e fu per questo

che come Dago non ci andrò mai a Venezia,

adesso che lo sai, e sai che non me ne importa

anche se avrei voluto seguire quel mio

oggetto “a” che appena lo vedrò

di fronte al mio albergo è questo che farò

seguirò il suo andare e venire

a meno che lei come l’altra volta

metti che accadde a Milano a un certo

punto si girò è questo che vuoi mi disse

il cinturino del vestito , l’elastico delle mutande

credimi non posso togliermelo così fu

a meno che quel giorno non venga

a Venezia e io allora che ci vengo a fare?

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Anoush Anou.Scheda morfologica

anoush anou catalogoanoush anou catalogo 2

Il Maestro dello Spirito che vola nella controra | Tondo vs Quadrato

chi nasce tondo biglietto

Il Maestro dello Spirito che vola nella controra |

G’ūnë ca-nàscë tùnn, on’po’ mūrë quadrātë!

                                      Chi nasce tondo non muore quadrato!

Sarenco.Il poema della piccola borghesia

image001Il poema della piccola borghesia

(in memoria di Antonio Delfini)

Gli uomini della piccola borghesia

credono di sapere tutto sui vini

e sono esterofobi: in Alto Adige

bisogna parlare solo italiano

ed i crucchi si devono rimandare

in Austria.

Le donne della piccola borghesia

hanno i culi rigonfi e pieni

di merda: se tu gli mettessi una mano

sulle chiappe correresti il rischio

di ritirarla puzzolente

e piena di margarina.

I figli della piccola borghesia

vanno a scuola di danza classica

e imparano ad andare a cavallo

a  giocare a tennis, a fare il wind-surf,

a suonare il pianoforte e la chitarra

e sono brutti.

La piccola borghesia è come la poesia:

tutte le feste porta via.

Sarenco |1984

Anoush Anou.La linea della cavalla all’equatore

L ‘ equatore di ANOUSH ANOU

 

Height : 5’5″ / 165cm

Weight : 105lb / 45kg

Bust : 30″ / 76cm

Waist : 24″ / 61cm

Hips : 34″ / 86cm

Cup : D

Dress : 0-2 (US) / 6-8 (AU)

Shoes : 7

Eyes : Green

Hair : Auburn / Long

Pesando solo 105 libbre, sarebbe una normolinea ectomorfa: l’indice costituzionale, per gli hips a 34”, sarebbe 86 cm x 100 = 8600 diviso l’altezza, 5’5”, ovvero 165 cm, tanto che abbiamo 52.12, tanto che, se fosse longilinea, sarebbe mesomorfa, almeno di podice; vista la differenza di 4 pollici che c’è tra Bust e Hips.  L’indice del pondus: statura 165 – (weight 45 +  hips 86=)131=34, che è compreso nella forchetta dell’indice debole(che va da 32 a 36, con valore che si innalza decrescendo), l’indice, per intenderci, che somatizza Miele, il personaggio di Milo Manara. Commutando il numero nelle lettere dell’alfabeto mnemonico, 34, che corrisponde alle consonanti M e R, darebbe “mare”, come cavalla o giumenta,  o “mire”, “fango”, “pantano”, ma anche lo schema verbale “mar”, che è “sciupare”, “guastare”, e l’epiteto-archetipo “mere”, “mero”, “puro”, “schietto” o “semplice”.

L’indice costituzionale pone le lettere L (=5),N(=2), T/D(=1),N(=2):  a) “line”, linea, equatore, limite; “tone”, tono, dare il tono, armonizzare, intonarsi, come se il 52.12 fosse, come misura costituzionale, l’intonarsi con la linea o l’equatore; o il limite del tono; b) se il 12 fosse “tune”, aria, melodia, accordo, se non accordare, avremmo la linea della melodia, l’aria dell’equatore; c) se 52 stesse per “loin”, fianchi, lombi e 12 “tone, avremmo il tono dei fianchi, o un assetto somatico che si intona con la misura dei fianchi, vista la diffrazione di 4 pollici con il seno; d) 52 come “lone” rende un solo accordo, una melodia isolata; e) 12 come “din”, frastuono, assordante, rumore, abbinato alla “line” di 52 comporrebbe la linea assordante, il limite del rumore, l’equatore del frastuono; f) se 12 si fa schema verbale in quanto “don”, che è indossare, mettersi, che cosa si mette Anoush Anou? La linea, indossa l’equatore; come “dune”, quel 12, connesso al 52 come “line”, Anoush è la linea della duna, o il limite della duna, la duna all’equatore… g) preso l’indice del pondus che è 34 come “mare”, Anoush si darebbe come la melodia isolata della cavalla, o anche il tono dei fianchi da cavalla, la linea della cavalla all’equatore.

La luna ⁞ Aurélia Steiner a Praha la chiama “Justrusa”

Aurélia Steiner che sta a Praga e la macchina fotografica della Zangheri

 

di v.s. gaudio

 

⁞ photo by alessandro gaudio
Praga ⁞ © alessandro gaudio

Aurélia Steiner che sta a Praga

non è boema, la luna lei la chiama “Justrusa”

anche quando la indica nell’orologio astronomico,

che per lei è “’U cuncutrillu”,

Aurélia Steiner sta qui, aspetta la sera,

sta’mbruna, dice, fa stáfice

e quando attraversa la città lei passa di strìttuwa in strìttuwa,

un po’ di schipìciu,

in autunno quando compra caldarroste,

chiede “’i pruppituse du ruffu”[i].

 

 

Il cielo non è umano, ma c’è qualcosa forse più di questo cielo,

che non è il quadrante al neon del campanile della Città Nuova,

è quando le zingare oscurano il mondo con le gonne

e quando il poeta si guarda di nuovo intorno

le zingare stanno sedute accanto a lui una di qua e una di là,

di fronte a lui a gambe larghe sta lo zingaro

con la macchina fotografica nelle dita,

gli occhiali neri contro il sole guardano nel mirino della macchina

e le zingare si stringono a lui e guardano l’obbiettivo,

e poi lo zingaro che è il visionatore di Morin col palmo alzato

richiama anche l’attenzione del poeta e lui guarda la macchina

con quel sorriso spasmodico che hanno solo i poeti

e poi sente lo scatto della macchina

che non aveva mai avuto nelle sue viscere la pellicola,

così che il poeta comprenda che al mondo non dipende

proprio nulla da come le cose finiscono, ma tutto è soltanto

desiderio, volere e anelito, come quando a Bologna la Zangheri,

per essere speculare allo zingaro di Hrabal,

nello stesso tempo in cui lui ne stava scrivendo

l’assolutezza anonima faceva il ritratto inesistente del poeta

con un’altra macchina fotografica in cui c’era la pellicola fantasmata,

Praga ⁞ © alessandro gaudio

dentro una galleria d’arte , fuori il cielo inumano sopra Bologna

e sotto nelle cloache e nelle fogne

scorreva tra acque di scarico e materie fecali

la neve di quel febbraio

così segreto, così rumoroso e così solo

 

Aurélia Steiner, questa quadarara che sta qui a Praga,

questa minéca che chiama “cuncutrillu” l’orloj,

in una stanza vicino al Convento di Sant’Agnese di Boemia,

guarda l’imbarco battelli che c’è in Náměstí Curieových.

 

E’ ritornata nella sua camera per scrivere al poeta.

Ha chiuso porte e finestre.

 

Sono le tre del pomeriggio.

 

Dietro la Vltava c’è il sole, il tempo è fresco.

 

Io sono qui in questa grande sala in cui faccio stáfice[ii].

Oltre la scursénta[iii], c’è il fiume.

 

E tu dove sei ?

 

Ti sei perduto?

 

Ti sei perduto tanto che io grido che ho paura?

 

i“Le castagne del fuoco”, in ammâšcânte; “strittuwa” è “strada”,”vicolo”; “schipìciu” è “sghembo”, “obliquo”, con quel taglio, una certa diagonalità di movimento o del portamento, che richiama l’apposizione di prima ,“’nteccata”, che è “delinquente”, che viene da ‘nteccare, che è “tagliare”, “incidere”, la “‘nteccata strocca” riflette in qualche modo un taglio maledetto, puttanesco, un segno, una piega, anche comportamentale o gestuale che è la parte maledetta di Aurélia Steiner. Per la lingua nascosta dei quadarari  e anche per l’utile dizionario Italiano-Ammâšcânte e Ammâšcânte-Italiano annesso, cfr. John Trumper, Una lingua nascosta, Rubbettino editore, Soveria Mannelli 1992.

ii “sto”.

iii “finestra”.

 

► da:

 La Caggiurra di Praha

 Aurélia Stuart Steiner alias Furgiulia Cuticchjùna

La Stimmung-ammašcânte con Bohumil Hrabal 

sulla morte della letteratura

© 2009

 

 

La Gabelliera di Ritts|E il gioco di Maruzia

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Herb Ritts for American Vogue, May 1987. Swimsuit by The Finals.

 

L’I King della Gabelliera e del Poeta|2.Kkunn.-Il ricettivo:La giumenta docile e robusta

gabelliera 2

 

(…)

L’alzare e il gioco del poi

che Maruzia fa nel giorno di gala,

quando s’avvia il Calendario

che sarebbe il boccone per i conti

diciamo il ristoro per re e principi,

contadini e viticultori, financo al re

di denari[i] che nei tarocchi è quello che più

di ogni altro fa il giuoco del diavolo,

poiché essendo un plebeo arricchito

città delle braghe della zia paterna

egli fallisce all’entrar della rocca

e si fa il gaudio all’inizio del Calendario

 

(…)

da: V.S.Gaudio | Maruzia a Bragalla © 2007

[i] Quando arriva il Re di denari, o di quadri, è sempre un uomo ben venuto, un vizioso, sposato o vedovo oppure sposato in vedovanza sessuale, straniero e insolente; è una figura paterna, ecco che si abbina alle brache della zia paterna, è come se conoscesse la potenzialità di quelle braghe, perché lui essendo affine al padre è sulla linea sessuale del padre, per questo le braghe sono della zia paterna, e lui, il re di denari, le sa calare o imbragallare come si deve.