La ruota della fortuna e la politica ▌

Il problema fondamentale della politica, in un mondo in cui la maturità di una persona non si misura dall’età ma dal modo in cui reagisce quando ti vuole portare dal notaio per farsi sottoscrivere che hanno fatto un’appropriazione indebita e tu gli dovresti firmare che sei d’accordo, va bene così, e invece tu dici che la ‘ndrangheta è così che comprime e opprime, e quelli continuano a dire che d’accordo che sono figlio di zoccola nato durante la guerra ma questo non vuol dire che appunto per questo io non debba essere un fratello della ‘ndrangheta pur venendo, a parole, dal territorio della Brianza, e se quello che si chiama come la via che c’è qui ha sposato una di Monza, io che non sono il monaco ma vengo pure io da lì in questo luogo che ha la via con quel nome di quello che è stato reso pubblicamente fratello della mafia, allora ci vuole tanto a dichiararmi affiliato della ‘ndrangheta? La politica, a questo punto in cui l’ombra del sistema è la realtà, e l’ombra del potere è la rappresentanza, come scrive Jean Baudrillard, la rappresentante del potere amministrativo dello Stato che cosa rappresenta se non si rappresenta più ma si è nella dissoluzione della rappresentanza? Il sistema è la versione integrale del reale e il suo dissolvimento nel virtuale, è la ruota, che, come il sistema, stravolge le regole in tutti gli ambiti.
C’è la ruota della fortuna da far girare, e non è il tarocco numero 10, qui è tra il salame e la capra, che viene rappresentata e consegnata ai media, tanto che, a dar seguito a quanto apprendiamo da Jean Baudrillard, se l’ombra del sistema è la realtà e l’ombra del potere è la rappresentanza, questo nostro oggetto d’amore che amministra non so che valori come ombra del capitale e fa uscire sulla ruota della fortuna un bel salame, a conti fatti , abbinato alla capra, mi sembra che realizzi integralmente il valore e la sua dissoluzione, tanto che, come il potere che esaurisce la forma della rappresentanza, chi rappresenta un ministero ormai non rappresenta nient’altro che se stesso. Questa visibilità forzata, il fine di essere visti e guardati come nulla, alla fin fine con questo nostro oggetto, tra la ruota, la capra e il salame, ancora una volta, nella banalità assoluta del prodotto informativo, produce una sorta di doppia virtualità della realtà, che non è come quella del Grande Fratello, in cui tutto è osceno perché è inutilmente visibile, senza necessità, senza desiderio e senza effetto, insomma sì non c’è più il rischio che al ministro le si rubi la sua immagine e che le si forzi i suoi segreti, che, come noi nella galassia del Loft-Story, non ne ha più, insomma non ha nulla da nascondere, gira la ruota, e fa uscire il salame, okay, come bonheur ha tirato fuori un simbolo del (-φ) lacaniano, voi dite che l’hanno fatto apposta?, e, siamo o non siamo nel mondo delle apparenze?, dal nulla compare una capra, che, se uno si distrae e pensa alla ruota come arcano dei tarocchi, fa presto a commutare la capra nel caprone dell’arcano 15 dei Tarocchi, e, tra salame e Satana, cosa passa allora se non l’S barrato di Lacan? E quindi è questo il segno, come dice Baudrillard, della nostra ultima moralità e al tempo stesso della nostra totale oscenità? O, come ci piace ancora cullare il nostro oggetto “a, è invece questa meraviglia della natura, io personalmente penso che sia superiore all’albero d’estate che la più notevole per Woody Allen, o all’alce con le ghette, che incantevole com’è per il nostro bonheur, con la sua presenza gloriosa è la muta testimonianza che chi fa girare la ruota della fortuna e ti ti fa uscire il salame così grosso, come disse il poeta, “Solo Dio può creare un albero”, va ormai commutato in “Solo il ministro per la riforma della libido può far uscire sulla ruota della fortuna un salame e la capra”. Tanto che, così preso nell’incantamento, meccanicamente ho tirato fuori il “Topolino” del 27 settembre 1981, quello con la copertina con la Ruota della Fortuna, il mio gioco cabalistico per i ragazzini di allora, il ministro ancora non lo leggeva, non poteva leggerlo, “Topolino”, e le ho fatto il gioco, le ho fatto girare la ruota della fortuna come se fosse qui, ho commutato il suo nome in numeri, la data in numero,l’ora, il mese, il giorno, il pianeta, ho fatto la somma e la divisione, e il risultato della profezia, in merito alla sua dettagliata e precisa domanda(“Avrà il poeta incantato gratificazioni immediate per il suo oggetto “a”?”), è stato il 9, che non promette alcun bonheur per il poeta, niente salame e capra per lui, poverino: “restrizione, numero adatto per i progetti a lunga scadenza in cui c’è bisogno di riflessione e cura”. Che, tolto all’univocità sintagmatica, promette, invece, lunghe, interminabili riflessioni e cure per il suo oggetto “a”.

 

 

Leggi il testo originale e integrale qui►pingapala posa del caffè e la psicanalisi 17

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