Racconto cavalleresco ⁞ Capitolo 5

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3 febbraio 2012 di DB
di Kike

Anno del signore 2012
Blues del poeta
Ballata del lamento
(Dal Cap.III
. . . le vite si giocavano in quei pochi istanti scanditi dalle macchine)
Le vite si giocavano in quei pochi istanti scanditi dalle macchine.
In quegli istanti conoscevi gli interpreti, gli attori, i partecipanti, le comparse e i poeti …
scialbi,
grigi,
ferrosi come ingranaggi.
Il poeta urlava guerra e la guerra tritava tutto:
Ding-Dang
Ding-Dang
(pausa)
Ding-Dang
Ding-Dang

Lui voleva che la guerra fosse un urlo, cinquemila urla.
Un urlo una storia,
cinquemila storie
per scacciare dall’orecchio quel fastidioso TiN,
squillante e penetrante,
di ferro su ferro
fin nel TiN-pano.
O forse voleva solo un rapporto più umano o solo un equilibrio tra il rumore meccanico e quello umano.
O anche solo il rispetto del lavoratore e del padrone.
Che il lavoratore lavorasse senza cercare di fregare il padrone e che il padrone non cercasse di sfruttare il lavoratore.
Che ci fosse un equilibrio e che né l’uno né l’altro cercassero di fregarsi vicendevolmente.
Che non ci fosse lotta ma collaborazione.
Che entrambi fossero uniti nello scopo.
Il padrone nel guadagno e il lavoratore pure, invece di essere schiavi del denaro.
Guadagno voleva dire sì denaro, ma anche dignità nel lavoro.
Dignità che voleva dire:
sì diritti ma anche doveri!
– Ma cosa stai dicendo?! –
Si svegliò d’improvviso.
L’allarme della spinatrice urlava a squarcia gola, la macchina si era bloccata e la puleggia girava a mille!
Riuscì a bloccare in tempo il disastro che l’allarme preannunciava premendo il pulsante di emergenza.
Tutto si bloccò.
Respirò profondamente. Riassettò riequilibrando tutte le funzioni della macchina e riavviò il computer del pulpito e finalmente riattivò la spinatrice che ricominciò i suoi soliti sbuffi!
Si accese una sigaretta.
Aspirò a pieni polmoni.
Espirò fuori tutto il fumo.
Tutto il suo corpo, come la sua mente, era acceso. Ogni poro, ogni senso era disteso, allungato e ricettivo.
Poteva persino vedere i pulviscoli dell’aria.
Respirando riprese la tranquillità che l’adrenalina gli aveva cancellato in un nano-secondo!
– Tutto ok – disse.
In quel tempo i diritti conquistati non venivano difesi ma offesi con il Menefreghismo, una corrente politica ormai statica e vecchia, non come era in principio, giovane, mobile ed energica, ora anch’essa aveva trovato le sue poltrone, i suoi uffici ed i suoi uomini che non indossavano più tute da lavoro ma completi interi o spezzati.
– Bei tempi – dicevano tra sé e sé sorseggiando caffè nei bar del centro.
Solo pochi loro galoppini strisciavano come sorci tra le linee dei capannoni per acquistar consensi. Un lavoro duro e meschino, un lavoro da trincea.
Si trattava di sopravvivenza e di potere che andava conquistato e difeso.
Ora che il Menefreghismo era diventata una filosofia ed anche uno status symbol con tanto di statuto, persino dentro la contea del conte Vangaglia, si offriva il fianco al padrone e gli si offriva, la possibilità di riprendere tutti quei diritti che in passato certi primitivi, così dai menefreghisti definiti, avevano conquistato, attraverso lotte, battaglie denominate tasindacali e di piazza.
Gli storici del lavoro insieme agli archeologi del lavoro stavano cercando le tracce di queste battaglie. Si cercavano in città siti che in passato ero chiamati “piazze”. Gli esperti non si capacitavano e, sconsolati, ogni sera si ritrovavano difronte ai loro pulpiti collegati a social network o in luoghi al neon di aggregazione di massa per giocare al gioco del butta-giù-birilli-con-palla ed altri giochi di società.
Società!
Ecco una parola che per molti studiosi fu momento di stupore e scoperta.
Essa rappresentava quel ponte scomparso con il passato. Quel tassello mancante.
Dove trovare nuovamente questa parola solitaria?
Cosa voleva dire?
In tutti i social network queste erano le domande ricorrenti.
In quel tempo la parola società era diventata parte di altre parole come la parola giochi-di-società.
Da non credersi.
La contea e la Grande Galassia tutta, con enti preposti pubblici e con privati, come lo stesso conte Vangaglia, finanziava con scelliLeggeri la ricerca.
Di parole come società e piazza si erano perse le tracce.
Su altre parole come tasindacali si studiavano etimologie, assonanze e persino i più semplici riferimenti sonori come ad esempio la tecnica del ali:
sindacali – radiali – marsupiali – viali – ali.
Si riteneva che queste lotte, definite anche battaglie o guerre fossero state combattute in una zona non distante dal Mar Mediterraneo. Infatti Ali, il suffisso di questa parola, era proprio di una terra a sud del Mediterraneo, geograficamente desertica, in parte anche per colpa di queste famigerate ed antiche guerre tasindacali appunto.
– Certi diritti dovevano essere Aboliti –
Questa frase fu trovata in un bagno del capannone 3.
Chi aveva scritto questa frase?
Chi erano gli Aboliti?
Erano una popolazione?
E la parola diritti quale significato possedeva?.
Gli enigmi nella contea Vangaglia aumentavano giorno dopo giorno.
Un operaio una volta azzardò un’ipotesi, tra l’altro non sua, ma venne schernito dai colleghi dopo che il capoturno ed il caporeparto lo derisero in pubblico chiedendogli di spiegare a tutti i presenti quale applicazioni nuove erano state installate sul computer dal momento che si mostrava così intelligente da poter dare una possibile spiegazione a enigmi che nemmeno i signori storici ed archeologi del lavoro erano riusciti a dare.
Il tutto finì in una gran risata generale.
L’operaio, di cui non si ricorda più il nome, cadde in depressione ed i colleghi tutti che lo derisero, vennero premiati con punti vinci-campione o con buoni caffè alle macchinette della fabbrica.
Vox populi, un giornaletto sovversivo e stampato di stra-foro con carta di riciclo, racconta che l’operaio per la vergogna pose termine alla sua vita con un coil da 9754 kg.
A ricordarlo, ancora oggi, il suono d’allarme del carroponte a lui assegnato.
Nelle giornate estive lo scirocco porta con sé il ricordo.
UNA NOTA SUL CAVALIERE (e povero anche… il resto lo sapete)
Si prosegue? Ah, saperlo. In ogni modo “sempre allegri bisogna star che il nostro piangere fa male al re….”. Questo blog infatti è, sin dalla nascita, sponsorizzato dalle migliori dentiere della galassia (db)
racconto cavalleresco.capitolo 5
from→ danielebarbierblog

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