Racconto cavallerresco ⁞ Capitolo 2

Racconto cavallerresco ⁞ Capitolo 2
by Kike

Anno del signore 2012
In risposta alle minacce di querela rispondo che sono possibili coincidenze o fraintendimenti
MIS-UNDERSTANDING
In questo zapping selvaggio nei canali che disturbano la mia mente ho scelto luoghi e nomi, o cognomi, che probabilmente esistono o potrebbero essere possibili.
L’ho fatto per dare alla mia immaginazione una terra ferma sui cui poggiare i piedi e spiccare il volo.
Detto ciò ci tengo a precisare che Ravenna non è Ravenna e che i nomi o i fatti narrati non hanno riscontro nel reale.
Tutte le parole che qui trovate stampate, in nero su bianco, sono solo insiemi vuoti da riempire.
Sono coincidenze?
Sì, se credete alle coincidenze!
Esempio:
– siamo nell’anno del Signore 2012, non nell’anno 2012,
– il mio punto di partenza è il mio, non il vostro,
– per comodità ho scelto i numeri arabi per datare questo romanzo cavalleresco.
Io non credo alle coincidenze.
Io non credo.
Io sogno e vivo in queste parole . . .
Per allontanarmi ancor più dal reale correggerò certi termini che hanno creato scompiglio in voi lettori che mi sommergente di messaggi di approvazione o di disapprovazione con consigli utili e non, insulti o apprezzamenti.
A voi tutti sono grato.
A voi tutti.
Spero che il carteggio tra noi possa continuare al fine di approssimarci il più possibile allo zero ed ottenere così la misura più precisa possibile.
Parole come sindacato sono nella mia fantasia, che vive nell’anno del Signore 2012, parole antiche. Le ho scelte come ponte culturale al fine di connettermi temporalmente con quelle persone che vivono nell’anno 2012 e per una mia personale ricerca sul linguaggio.
I miei studi confermano infatti una vita in quell’anno.
Anno così-detto di fine del modo secondo una profezia di un popolo antichissimo, gli ApeMaya.
Per tornare alla parola sindacato l’ho scomposta così in lettere (s, i, n, d, a, c, a, t, o) ed ho provato ad anagrammarla. Dopo svariati tentativi ho scelto tasindaco.
Spero sia di vostro gradimento.
Ultima ma non per questo meno importante la parola Telegatto.
Sono stato informato che ha un riscontro reale. Me ne scuso, lo ignoravo ed in tutta sincerità trovo la parola in questione orrenda. Permettetemi quindi di resettare quel punto della vostra memoria e sovra-scrivere la parola Telecatz, onomatopeicamente più interessante.
Per tutto questo oggi,
Ravenna, 16 gennaio dell’anno del Signore 2012
Io sottoscritto, poeta di fantasia, giuro di scrivere tutta la verità e nient’altro che la verità secondo coscienza davanti a Voi giurati che siete gli Uni e gli Altri.
Mi trovo imputato, mio malgrado, in questo processo che è la Vita.
Sarò vittima o carnefice?
Spetterà agli eventi che narrerò ed alla vostra sentenza, secondo coscienza e secondo vostro giudizio, decidere la mia assoluzione o condanna.
Autocertificazione – di fantasia / di identità – dei personaggi
Io sottoscritto, conte Cosmo Vangaglia, in piena facoltà di persona cartacea dichiaro di essere nato nell’immaginazione e di vivere nell’immaginazione di mia madre creatrice e di mio padre lettore.
Io sottoscritto, Plinio Responsabile per le Esternazioni, in piena facoltà di persona cartacea dichiaro di essere nato nell’immaginazione e di vivere nell’immaginazione di mia madre creatrice e di mio padre lettore.
Io sottoscritto, Guido Guidi, in piena facoltà di persona cartacea dichiaro di essere nato nell’immaginazione e di vivere nell’immaginazione di mia madre creatrice e di mio padre lettore.
Io sottoscritto, Lorenzo Vangaglia, in piena facoltà di persona cartacea dichiaro di essere nato nell’immaginazione e di vivere nell’immaginazione di mia madre creatrice e di mio padre lettore.
Io sottoscritto, Adamo Vangaglia, in piena facoltà di persona cartacea dichiaro di essere nato nell’immaginazione e di vivere nell’immaginazione di mia madre creatrice e di mio padre lettore.
Io sottoscritto, Primo Vangaglia, in piena facoltà di persona cartacea dichiaro di essere nato nell’immaginazione e di vivere nell’immaginazione di mia madre creatrice e di mio padre lettore.
Io sottoscritto, William II Vangaglia, in piena facoltà di persona cartacea dichiaro di essere nato nell’immaginazione e di vivere nell’immaginazione di mia madre creatrice e di mio padre lettore.
Io sottoscritto, Luca Puntiglio, in piena facoltà di persona cartacea dichiaro di essere nato nell’immaginazione e di vivere nell’immaginazione di mia madre creatrice e di mio padre lettore.
Io sottoscritto, Vix-Vaporum, in piena facoltà della mia entità cartacea dichiaro di essere nato nell’immaginazione e di vivere nell’immaginazione di mia madre creatrice e di mio padre lettore.
Io sottoscritta, Allegra Serena Vangaglia, in piena facoltà di persona cartacea dichiaro di essere nato nell’immaginazione e di vivere nell’immaginazione di mia madre creatrice e di mio padre lettore.
. . . e così via . . .
UNA NOTA SUL CAVALIERE (e povero anche il cavallo, ah-beh, sì-beh)
Si prosegue domani sera alle 19. Previste 5 puntate ma è forse certo il futuro? E se fossero 6? (db)

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PRINCIPIO GEOMETRICO VERDE ⁞ La figura di Ana Teresa Fernández .

PRINCIPIO GEOMETRICO VERDE 

 Le probabilità che un giovane maschio incontri una giovane attraente e disponibile aumentano in proporzione geometrica quando:

1.Lei è vestita di verde;

2.Lei ha un cappello verde;

3.Lei cammina con le scarpe verdi;

4.Lei ha biancheria intima verde.

da VERDOLOGIA ⁞2 

Aggiunta: 5. Lei è seduta su una poltrona o un divano verde. 

Aggiunta: 6. Lei ha un patagonico podice mesomorfo sotto una foglia (verde).

Aggiunta: 7. Lei è in mezzo al verde e si chiama Brigitte Bardot e ha un costume da bagno che, in mezzo al verde, ha il taglio orizzontale[ che non è taglio verticale di Lucio Fontana] che è la latitudine del (-φ) di Lacan. 

Aggiunta: 8. Lei è appoggiata alla parete che, per gli effetti di luce, dà sul verde perché ti sta guardando, con gli occhi verdi, dall’interno del suo animus verde.

Aggiunta: 9. Lei non  è Edie Campbell che, se la guardi bene, di traverso, è obliqua come il verde, quando porta i jeans  e il chiodo e ha dietro il pelo biondo dei capelli la traccia verde che sono i suoi occhi e il taglio della bocca e del mento. Fosse stata così mesomorfa e in questo verde, Edie si sarebbe tirati giù i jeans?

Aggiunta : 10. Lei sta scopando l’acqua verde del mare e ha un podice verde di quelli che quando stanno spazzando l’acqua del mare sono ancor più verdi; poi, quando stai pregustando lo shumullar più verde e infinito ti dicono che la figura che indossa quel patagonico vestito verde è dentro un quadro di Ana Teresa Fernández .

Racconto cavalleresco ⁞ by Kike

Racconto cavalleresco ⁞ Capitolo 1

28 gennaio 2012 di DB

di Kike

Anno del signore 2012
-On-
ATTACCO

Il poeta urlò: – guerra!! –
Una sirena suonò come un lamento e la fabbrica cominciò a muoversi, prima lentamente poi al ritmo prestabilito per esigenze di produzione.
Con Lei tutti gli uomini che si trovavano di turno.
Turno che sarebbe terminato esattamente otto ore dopo.

– Tre turni di otto ore! – Toc
– E tre sirene a dare il via! – Toc
Batteva il bastone sul pavimento in legno.
Così sentenziò il conte Vangaglia con il Suo Responsabile per le Esternazioni, un omuncolo insignificante, lacchè col padrone e severo con i sottoposti, Plinio faceva di nome.

Toc!
– Dovrà essere così! –
– e poi voglio uomini blu, uomini verdi e uomini arancio per distinguerli! Che si alternino turno dopo turno e giorno dopo giorno!
– Non voglio interruzioni! – Toc!

C’erano uomini lì da anni e uomini neo entrati.
Blu, verde e arancio e tre sirene come lamento.
Uomini solitari e uomini in squadre e la fabbrica: orchestra di suoni meccanici.
Il grande pennone, detto anche sputa fuoco, soffiava il GranBuonFumoNero di qua e di là, affinché i colori del conte e della famiglia che esso rappresentava, i Vangaglia, colorasse il territorio (cielo&terra) da loro conquistato a suon di scudiPesanti che loro stessi producevano pagando in scelliLeggeri gli uomini colorati da loro assunti.

Plinio, l’omuncolo, si muoveva sul grande pennone detto anche sputa fuoco, che soffiava il GranBuonFumoNero di qua e di là, con un microfono a gelato color bianco e blu che leccava tra una parola e l’altra ripetendo con tono perentorio il testo imparato a memoria:
– Tre turni di otto ore!– Slurp
– E tre sirene a dare il via! – Slurp
Slurp!
– Dovrà essere così! –
– e poi voglio uomini blu, uomini verdi e uomini arancio per distinguerli! Che si alternino turno dopo turno e giorno dopo giorno!
– Non voglio interruzioni! – Slurp!

– Rifò?! – chiese Plinio al suo segugio Guido Guidi.
– No sua Eccellenza Dottor Egregio e Nostro Supremo, è stato perfetto!!!! – disse il Guidi girandosi in cagnesco verso quella marmaglia che dattilografava, scriveva, riprendeva e filmava le esternazioni del Responsabile per le Esternazioni:
– Non è vero?! –
– Verissimissimo – disse lo scrivano.
– Altroché – il dattilografo.
– Mamma mia, commovente – il film maker.
– . .  . – il segretario n°1.
– Idem – il segretario n° 2,3,4,5,6,7 … così via fino alla capo-segretaria che le scappò un – Cazzo padrone . . .  – e subito la stagista le scappò un sorriso che il Guido freddò con lo sguardo.
Poi tutti in coro:
– Oooohhhhhh … –

Quella marmaglia, assiepata fitta-fitta sulla scaletta di metallo girava a girella attorno al gran pennone, guardava di sbieco a capo chino Plinio e la sua rappresentazione.
Sotto, molto sotto, nel piazzale che si intravedeva, i responsabili sindacali avevano chiamato a raccolta gli uomini blu ed arancio, non occupati nel turno, per discutere delle nuove disposizioni della azienda-famiglia che li occupava con un contratto a tempo determinato secondo l’equazione Vangaglia:

a : b = t : V*

a: il lavoratore
b: la fabbrica
t: il tempo
V: l’incognita Vangaglia

*incognita scoperta dal giovane Lorenzo Vangaglia nel 1990 durante i suoi studi liceali presso il  liceo Adamo Vangaglia.

Terminata la rappresentazione e solo dopo che il fido Guido Guidi disse a Plinio le seguenti parole: – Lei è una persona squisita –
– E’ simpaticissimo –
– La sua rappresentazione è stata fantasmagorica –
Plinio, leccando l’ultima parte del gelato-microfono, lasciò cadere distrattamente il microfono stesso dal grande pennone.

– APRIAMO UNA PARENTESI –
Il microfono cadendo fendeva l’aria, resa nera-nera o grigio-grigio a seconda dell’umidità di questa, in modo netto e tagliente come un pugnale che fende il burro e come il pugnale che fende il burro si piantò nel cranio di un operaio che si trovava ai piedi del grande pennone per l’incontro sindacale che settimanalmente si teneva e si tiene e si terrà nel grande piazzale Primo Vangaglia.
La disattenzione dell’operaio blu, del turno blu, con badge numero 025578/03 fu pagata a caro prezzo dallo stesso, con la vita.
Subito partì una vertenza sindacale dai sindacati riuniti sotto il gran pennone che fu presa al volo dal Responsabile per le Esternazioni Plinio e ributtata agli stessi come un boomerang con queste sue parole:
– Se l’operaio con badge n° 025578/03 avesse indossato il casco non avrebbe riportato alcun danno come da legge sulla sicurezza 626 corretta e riveduta in 626-6262 –
E con fare condottiero indicò il grande cartello ben visibile ovunque:
ORDINE + PULIZIA = SICUREZZA *

*(Trovata pubblicitaria del giovane Copywriter William II Vangaglia che gli valse numerosi premi, tra cui il Telegatto nell’anno del Signore 1999, e lo consacrò all’immortalità sui testi universitari come “Diritto e Lavoro: + lavoro”, “Sicurezza sì! Dove, quando e perché”, “Quando ci pare a noi” per le edizioni Vangaglia&Vangaglia).

Subito una macchia rossa andava via via allargandosi sotto al corpo inerte dell’ormai ex operaio che subito la ditta esterna per la sicurezza all’interno della fabbrica si precipitò ad isolare.
Disperse i presenti, operai e sindacalisti, invitandoli a entrare nei capannoni della fabbrica per lo straordinario retribuito a lutto (per le spese mortuarie) e mise in sicurezza il luogo dell’incidente per l’arrivo delle forze dell’ordine.
L’intervento della ditta esterna a dire il vero non fu tempestivo, essa infatti si trovava all’esterno della fabbrica stessa ed interveniva solitamente o prima-prima o dopo-dopo.
I dipendenti della ditta esterna per entrare dovevano infatti o presentarsi ai cancelli della fabbrica e superare un test attitudinale preparato da diversi personaggi sul libro paga del Responsabile per le Esternazioni Plinio, come un laureato in cerca di occupazione permanente, un operaio con licenza media inferiore e random da chi passava di lì. Per superare il test non occorreva rispondere alle domande in modo corretto, era necessario rispondere alle domande come avrebbero risposto alle domande i tre sopra citati.
Oppure i dipendenti della ditta esterna dovevano scavalcare la recinzione in ferro.

In questo caso, a rigor di cronaca, il giornalino “La fabbrica oggi, domani … Domani?” scrisse testualmente: – Data la gravità dell’incidente accorso al nostro stimato collega n° 025578/03, gli addetti alla sicurezza della ditta esterna hanno solertemente declinato l’invito a compilare il test ed eroicamente ed agilmente hanno scavalcato il cancello e sono prontamente intervenuti per decretare ufficiosamente l’ora del decesso che solo ufficialmente è stato decretato dall’organo preposto  Morituri te salutant qualche ora più tardi avendo brillantemente superato il test di ingresso”.
Saltando di parola in parola arriviamo al clou del pezzo giornalistico scritto dall’operaio Caporeparto ed esponente sindacale Vix-Vaporun Luca Puntiglio: – “ . . . uniti nel dolore alla fa . . . ntastico discorso del Responsabile per le Esternazioni Plinio da cui prendiamo le parole più forti e carismatiche:
– Tre turni di otto ore! – Slurp
– E tre sirene a dare il via! – Slurp
Slurp!
– Dovrà essere così! –
– e poi voglio uomini blu, uomini verdi e uomini arancio per distinguerli! Che si alternino turno dopo turno e giorno dopo giorno!
– Non voglio interruzioni! – Slurp!

L’articolo continuava: “ . . . riprendiamo le parole del Dottor Guido Guidi:
– Lei è una persona squisita –
– E’ simpaticissimo –
– La sua rappresentazione è stata fantasmagorica –

“ La giornata purtroppo – l’articolo – ha avuto una nota dolente, l’aria nel circuito dell’aria ha avuto un calo di pressione tale per cui la produzione ha avuto una flessione di circa un’ora con conseguente sospensione dell’uscita del fumo nero-nero, causa umidità del 83%, dal grande pennone.
Il Signor Plinio in persona se ne scusa”.
“ . . . Nota positiva della giornata una nuova assunzione. Alla faccia della crisi, noi, ASSUMIAMO. Diamo il benvenuto quindi all’operaio blu, del turno blu, con badge n°025578/04”.
CHIUDIAMO LA PARENTESI

UNA NOTA SUL CAVALIERE (e povero anche il cavallo, ah-beh. Sì-beh)
Invidioso degli spazi che quotidianamente si sono presi Giando e Mam, in un recente passato, anch Kike propone una (pacifica e concordata) invasione delle ore 19. A me questi suoi pensieri da riordinare piacciono e ho detto sì. Solo in alcune foto truccate può sembrare che Enrico abbia un martello e mi stia minacciando; se però guardate attentamente noterete che l’acqua minerale (puah) sul tavolino a destra è scaduta, dunque non bevete(ve)la. Anzi leggete e commentate in libertà. Saranno 5 puntate … o forse più. La seconda dunque domani sera. (db)

⁞ from danielebarbieriblog

Laputa ⁞ Umberto Eco ⁞ «Query» ⁞

Laputa, Umberto Eco, «Query».

Laputa, Umberto Eco, «Query»

«L’isola volante o galleggiante ha forma perfettamente circolare con un diametro di 7837 metri, cioè un quattro miglia e mezzo […] La base,

o se si vuole la superficie inferiore che è quella che si vede dal basso, è una lastra levigata di diamante. Spessa 200 metri […] Il sovrano può, volendo, portare l’isola al di sopra delle nuvole […] Al centro dell’isola si apre un pozzo largo 5o metri, attraverso il quale gli astronomi scendono in una vasta grotta detta “flandona gagnole” […] Qui si può trovare una gran quantità di sestanti d’ogni tipo, quadrati, telescopi, astrolabi e altri strumenti astronomici. Ma ciò da cui dipende il destino dell’isola è un magnete di proporzioni colossali, a forma di spoletta di tessitore…».

Avete riconosciuto Laputa, l’isola volante piena di scienziati pazzi? Non cercatela su un atlante. La troverete invece nel (mai invecchiato) «I viaggi di Gulliver» di Jonathan Swift oppure nel film del 1986 «Laputa – Castello nel cielo» (天空の城ラピュ) di Hayao Miyazaki e naturalmente in ogni mappa dei territori immaginari, tema che uno di questi martedì il blog affronterà (l’astrofilosofo? Miglieruolo? db? O tutti e tre insieme i fantascienzettieri più magari un D’Artagnan? Vedremo).

Intanto però…

Un’immagine di Laputa campeggia sulla prima pagina del nuovo numero (il 17: 84 pagine per 12 euri) della rivista «Query», sottotitolo «La scienza indaga i misteri». E serve a introdurre il bellissimo dossier «Un viaggio per le terre leggendarie» (22 pagine) «con Umberto Eco» o meglio con un lungo estratto – «L’interno della Terra, il mito polare e Agattha» – del suo ultimo libro «Storie delle terre e dei luoghi leggendari» corredato da un’intervista di Paolo Di Stefano all’autore e da una recensione “magica” di Mariano Tomatis.

E’ una buona occasione per conoscere «Query» (arrivata al quinto anno cambia formato e aumenta le pagine): altre info su www.quewryonline.it… E con questo vi saluto che è sabato e vado in discoteca (sono il barista ma che andate pensare?). Anzi no, vedo una mano che si alza. D’accordo una domanda sola che poi devo proprio uscire. Chiede il signore con i baffi a manubrio se «Query» è la rivista del Cicap, ovvero il Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sulle pseudoscienze. Di corsa risponde db (è quello che sta salpando con la mongolfiera): «sì».

 

L’uccello di buon augurio e altre visite.

cosmologico sella dell'imbroglio
Schema cosmologico.

da : Strutturalismo della Sella dell’imbroglio , in: v.s.gaudiola stagione della sella dell’imbroglio© 2011

Calza Rossa e Aquila Gaudio.

 ©Joseph Auquier⁞

©Joseph Auquier⁞

(…) Calza Rossa era, per il suo I.P., una vera maestra nell’arte di cavar cipolle e patate, per non parlare dell’arte del raccogliere funghi (cfr. nella nota 1 quanto viene detto in proposito per Aquila Gaudio): la posizione dell’arco ogivale delle ginocchia che non solo i Castracani ma anche gli arbëresh di Plataci e d’Alisandra chiamavano la posizione della pecora, che fa dele (al plurale è: delja) ma che, se andiamo a leggerla nella loro lingua, hark delli, sarebbe l’arco del tendine: ed è questo che in Aquila Calza Bianca(Shqiponjë-Çorap-i bardhë) e in Calza Rossa fa tendere, il tendine rosso e il tendine bianco, teso dall’arco ogivale nell’incavo delle ginocchia che riflette la massima declinazione del podice, che va tutto nell’angolo massimo misurabile col sestante, che è, teoricamente, il doppio dell’angolo massimo che possono formare tra loro le superfici riflettenti dei due specchi: e questo si ottiene quando lo specchio grande assume l’orientazione S(=centro del settore)/s(=specchio piccolo) e forma, quindi, con lo specchio piccolo, un angolo di 90°-β.

L’angolo β  è fisso nei sestanti ed è compreso, da sestante a sestante,  fra 10° e 15° e l’angolo massimo di un’immagine non confusa forma con lo specchio piccolo un angolo non maggiore di 80 – β , e quindi l’angolo massimo risulta in pratica 2(80°- β ) ed è compreso fra 130° e 140°, che sarebbe come avere il cannocchiale su un podice di terza grandezza che va di bolina larga o allasca. Curioso l’effetto orale nella parlata dei Castracani per indicare la superficie Ss di Calza Rossa: l’”arco rosso” è hark i kuq, che ha dentro l’assonanza con  ar- që- kuq, ovvero: “oro che(è) rosso”, ed è per questo splendore che l’immagine  si fa irredenta? Per Aquila Gaudio, si narra che gli indiani delle Tre Bisacce rendessero irredento lo splendore dell’immagine del suo “arco bianco”= hark i bardhë facendo rifletterlo con ar-qepë-bardhë, ovvero: “oro cipolla bianca”, e puntavano il cannocchiale del loro oggetto a mentre Shqiponjë-Çorap-i bardhë   era in posizione a cavar cipolle!

(…)

da: v.s.gaudio La stagione della Sella dell’imbroglio La Lebenswelt con Sten Nadolny sulla spedizione degli Scalzacani per il passaggio a nordovest del Delta del Saraceno

Il pallante di Orsellizia.

orsellizia (…) Alla Fonte Pantano della Madonna ci rese lieta la permanenza una giovanissima indiana, nata nel Delta da madre Scalzacane e padre ammašcânte dell’entroterra dell’Adriatico: un prototipo normoendomorfo, così la misurò il dottore Vicinz Gaz, dotata di un podice colmo e tenero, angolo, kënd, delizioso, i këndshëm, dal nome Arshalëzet, più o meno Orsellizia, con una distorsione alla caviglia, che lei fece durare per tutto l’autunno, e non potendo camminare che zoppicante e con difficoltà veniva portata, a turno, dai vari esploratori, sulle spalle; agli esploratori affaticati la giovane permetteva delicatezze anche definitive, tanto che è stato riferito che alla Fonte, oltre che bere alla tedesca da chi l’aveva recata sulle spalle o in braccio, beveva alla tedesca da altri esploratori, o pellegrini, tanti quanti i suoi anni.

E’ rilevante notare che i 16 traversatori aïnici di Arshalëzet l’abbiano esplorata al parallelo reticolato Universale Trasversa di Mercatore sotto il 17; non fosse avvenuta lì la roscidata del cocomero ci sarebbero state altre fonti o sorgenti perenni sopra il parallelo 16 in direzione Est: Fonte degli Occhini, Fonte dell’Altarello, oltre la Timpa Curaro, nel territorio di Plataci,  in riva al Satanasso, e ,infine, nel territorio di provenienza matrilocale,nel  Delta della tribù delle Tre Bisacce, prima in riva al Saraceno e, poi, sul punto geodetico del Monte Móstarico dove la “Shalqinëcaz”, come fu chiamata(più o meno:”Cocomero a cazzo”)[i], durante la nostra permanenza successiva alla Sellata di Broglio, sarà inondata da almeno 100 roscidatori della spedizione e altri pellegrini a vario titolo.

[i] Gli ammascanti la chiamavano:”Pallante’a’rusticu”, che sta sempre per “Melone-a-cazzo”

(…)

da: v.s.gaudio La stagione della Sella dell’imbroglio La Lebenswelt con Sten Nadolny sulla spedizione degli Scalzacani  per il passaggio a nordovest del Delta del Saraceno

Qualche schizzo di Gaudio.

photostimmung by blue amorosi
⁞OilPhotostimmung by Blue Amorosi│

(…)

Tra i guardaboschi, c’era Saverio Gaudio, che non era parente, o forse sì ammesso che appartenesse alla tribù dei Coggìni, che a sua volta apparteneva alla famiglia degli Ombroni, di quell’altro don Saverio de Gaudio, citato dall’ufficiale della Regia Arma, ma che aveva studiato disegno e pittura, e aveva il compito di fare schizzi di tutto quello che risultava in qualche modo importante.

Alla fine di ottobre arrivammo alla Fonte Pantano della Madonna di San Lorenzo Bellizzi, 33SXE155167[i]. Lì dovemmo fermarci. Il guardiano della fonte ci indicò una costruzione grezza che potevamo rifinire per trascorrervi l’inverno. Il camino lo costruì Vincenzo Diodato, che se ne intendeva. “E’ uno che sa fare il fuoco” dissero gli indiani delle Tre Bisacce, che lo stimavano più di tutti gli altri quadarari. Per il resto avevano una scarsa considerazione dei quadarari e degli ammašcânti in genere. Un tempo non solo le pallottole ma anche il dispositivo di alleanza avevano decimato la loro potente tribù, e il tabacco e il vino per non parlare del buco di Didone albidonese avevano rovinato gli altri senza pietà. “La potenza dei quadarari continuerà ad aumentare” disse a Saverio Gaudio uno degli indiani delle Tre Bisacce, “nessuno riuscirà a fermarla. Poi gli ombroni dell’Alba e gli Ombroni del Nord li cacceranno via, e tutto ritornerà com’era una volta all’ombra della Grande Ombra dell’Aquila”. “Io non distruggo nulla,” rispose Gaudio a voce bassa, “non vorrei neppur lasciare tracce. Tutt’al più qualche schizzo.”

[i] Vedi: Foglio n.221 della Carta d’Italia, I S.E. Cerchiara di Calabria, Istituto Geografico Militare, rilievo fotogrammetrico del 1954.

(…)

da: v.s.gaudio║ La stagione della Sella dell’imbroglioLa Lebenswelt con Sten Nadolny sulla spedizione degli Scalzacani per il passaggio a nordovest del Delta del Saraceno

Non arriveranno mai a Sant’Arcangelo.

ICM107B
Sud-Ovest.Non è sulla via per Sant’Arcangelo.

(…)

Alla fine di marzo arrivammo alla Montagnella di Plataci, avendo a sinistra in alto il punto geodetico del monte Capo dell’Uomo a 1339 metri[i]. Mi recai subito dai rappresentanti della società dei Muli e dei Cestoni(“Mushkë  e   Koshëmadhi”) per chiedere le provviste pattuite. Era proprio come avevo temuto: molte cordialità, molte parole prive di significato, in dialetto stretto e fosse stata solo la metafonesi rilevata da Rohlfs l’ostacolo…, niente provviste. Insomma: pare che la società della Timpa di Cerchiara rimandasse la questione alla società di San Paolo Albanese e questi a sua volta alla società della Timpa di Cerchiara che aveva giurisdizione fin oltre il varco di S. Lorenzo Bellizzi. Già da anni esisteva tra loro un’inimicizia all’ultimo sangue. Nessuna delle due voleva essere in perdita per aver contribuito alla spedizione in misura maggiore dell’altra. “Non arriveranno mai a Sant’Arcangelo!” disse uno a portata d’udito di Antonio Mundo, che era più avanti di noi tutti. “E quand’anche, il primo assalto degli ammašcânti lucani li farà fuori. Perché dovremmo dar loro provviste, quando noi stessi ne abbiamo a malapena?” E sentii una battuta che avrebbe dovuto essere di amaro riconoscimento, ma che probabilmente aveva ben altro significato: “Ma erano pure a Riulë, dunque ce la faranno!Se non con la testa, col carattere di certo!”

[i] Vedi: Foglio n.221 della Carta d’Italia, I S.E. cit.: punto designato “33SXE194195.

da: v.s.gaudio La stagione della Sella dell’imbroglio La Lebenswelt con Sten Nadolny sulla spedizione degli Scalzacani per il passaggio a nordovest del Delta del Saraceno