La fille de mon peuple e le mutande de Lol V.Stein

V.S.GAUDIO

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[©Elaborazione grafica da disegni di Gibrat & Dubigeon]

i

La fille de mon peuple è un po’ come la signora Martine di Jean-Pierre Gibrat(vedi la Bd « Avant d’aller à la messe », in : Eté friponne,Les Humanoides Associés 1991), Maestra della Merlinatura, ovvero la legatura per le manovre dormienti, una che tiene sempre su l’alberatura(con annessi pennoni,aste e manutenzione) e che è la gran Merlina della sessualità metonimica(quella che è contigua alla possibile sessualità genetica) e quindi instancabile attualizzatrice di varianti non riproduttive.

Questa maestrìa merliniana è in diretta connessione con il concepimento, per opera del diavolo, di Merlin, il famosissimo mago del ciclo bretone.

Un particolare heimlich: se in argot, “merlin” sta per “gamba”, come per “gamba” sta “gigue”, alla cui radice si connette il termine “gigolette” che il poeta affibbia alla “fille de mon peuple”, la “pertica” di “gigue” è speculare, senza che il poeta se ne fosse avveduto nel comporre il poema, al “mazzapicchio” di “merlin”.

Non ci si meraviglierà qualora si scoprisse che questa “fille de mon peuple” possa essere di legno, anche in virtù del fatto che Gibrat, l’autore della ministoria con Martine[che si fa “afferrare dalla cintura-corsetto per [farsi] ispezionare con bonheur la [sua] frontiera merovingia(cfr. 1)], tirò poi fuori un personaggio femminile dal nome “Pinocchia”.

i

 

[1]

tutto ciò che le mani toccano

con un’audacia senza la brina e il baccano

del glossario tra peli e cielo

dove ora per una volta sola al mondo

tutto ciò che aveva di pesca

un po’ soffice e di panna di Normandia

accanto agli occhi con le onde dell’acqua

un po’ all’estremità non solo sulla linea

di questo galleggiamento così basso e morbido

dove il pesco considerato come

una pêche à quinze sous quantunque la giovane

il cui plus grand bonheur est d’avoir

un élastique à la culotte

o questo genere numero 10 nel corpus barthesiano

della moda che va incontro l’uno all’altro

senza che la qualità del legno ponga

il problema delle “primitive”

in cui è possibile scomporre l’unità usuale

in elementi più piccoli e questo significante

minimo che è la Gigue ricopra due unità

di senso come la primitiva temporale

in cui è giusto  che possa esserci un vestito

per questo momento e che spingendo più in là

questa frontiera merovingia tra l’orlo

delle labbra e quello della gota

questa felice ispezione le permetta di indicarci

che le calze nell’edizione italiano abbiano

all’indice dei termini di moda il numero 11

della cappa che, pertanto, avrà il numero 12

del cappello che avrà a sua volta il numero 13

del cappuccio che avendo il numero 14

della cintura questa farà clip al 15

numero che essendo quello della pêche à quinze sous

ci farà afferrare la Gigolette dalla cintura-corsetto

per ispezionare con bonheur la sua frontiera

merovingia[1]

 

[4]

uscita dalla spirale della primavera

oltre la sua frontiera merovingia che si trova

nelle vicinanze del bosco e dell’acqua

in questa strettezza del movimento

che ci unisce e in cui il vestito la cui

stoffa è come un ombrellone un po’ arancione

e un po’ melanzana questa trasparenza soffice

del velluto questa pesca piena che allunga

l’ombra come il pomeriggio e quando si dice

che adesso indosserà il genere numero 11

per imitare il desiderio oppure quando non

dice nulla e c’è in questa linea spezzata

la sua forma segreta questa graziosa morbida

equazione frattale del suo farsi pêche à quinze sous

 

[15]

le mutande sono patafisiche alla sua età

anche perché non è anoressica

nell’orbita di questo stupore

un po’ situazionista forma eroica

di una cintura, o di un elastico

per quanto siano i generi

che tengano teso l’esprit bagnato

come quelli di Lol non sappiamo di che tipo siano

ma come in Lol[2] le mutande sono

come l’abito che indossa che le prende

il corpo da presso e le dona maggiormente

questa quieta ripidezza da collegiale cresciuta[3]

questo c’è sotto le dita che le toccano

la pesca e la leggera stimmata del desiderio

questo ciunno di collegiale fattasi grande

stupefatto e biondo, bagnato e palpitante

che si lascia toccare con il meridiano

su cui sta l’orizzonte a quindici sotto,

la pêche à quinze sous, tra seta e velluto

un po’ patafisica un po’ situazionista

un po’ attonita un po’ banalmente artificiale

un peu niaise pêche à quinze sous

 

[1] Al prossimo passaggio non profferirà calze il genere numero 10 di Barthes ma si metterà una cintura che, essendo 14, è sotto il 15 e, sapendo che al 30, c’è la gonna con due clip(=15)[cfr. l’inventario dei generi, il capitolo ottavo, di Roland Barthes,Sistema della Moda[1967],trad.it. Einaudi, Torino 1970], la potrà sempre far scivolare giù o sollevare cosicché potrà finalmente cambiare posizione, fare la “misteriosa”, la 33 nei 40 modi di fottere du Clergé de France, senza che se ne percepisca peso,morbidezza, rilievo ma solo flessione e fissatura, ma in verità(come il lettore attento scoprirà alla nota 6   di cui alla 15)non vorrebbe che essere oggetto e soggetto della dolce impalata, la 11, in cui in ginocchio a cosce aperte, abbassato il genere 42 che ha le varianti XVIII, XIX e XX della chiusura, della fissatura e della flessione dei jeans, con le anche del poeta sotto, in modo che stando seduta sul culo, nello spazio tra le gambe del visionatore, si infila il cazzo da sola, vi danza sopra, si agita, ruota senza uscire dal perno, affonda e riaffonda in cadenza, come faceva Bridget T. alla Henley Regatta sino alla voluttà vertiginosa dei 46 colpi al minuto, e a chiudere la vogata facendo la palata del Mullar, nell’orto posteriore delle pesche.

[2] Si tratta di Lol Valérie Stein: cfr. Marguerite Duras, Le ravissement de Lol V.Stein, Gallimard 1964.

[3] Ma questa ertezza di “pensionnaire grandie” può essere anche quella di Kathy Goolsbee, la “ragazza gagliarda”, con le gambe lunghe, “une grande gigue”, una perticona, appunto, la figlia dl fornaio di Hazleton in Pennsylvania, la rossa lentigginosa, il bel pescione, il bel percocone, che Sabbath pêche , da quel “gran pescatore” che è, per l’anno scolastico 1989-90: cfr. Philip Roth, Il teatro di Sabbath[1995], trad.it.Einaudi Torino 1999, in particolare cfr. la Parte Seconda,Essere o non essere, nello specifico vedi pag.193 della edizione Tascabili 2004.

Da pêche(pesca) a pêche(pesca, il pescare, arte del pescare), o da peach(pesca) a pigeon(il colombo, ma anche il merlo, il minchione)si arriva senza fare molta strada alla patente essenza ottusa del “piccione”(cfr. “pigeonne”, colomba, o “pigeonneau”, piccionicino,merletto), che è voce dialettale meridionale, in uso in particolare nella Calabria del nord: “Piccione.Meridione.Il termine(accr.=Picciunazzo;Piccionazzo) deriva dall’inglese Peach[pi:tch] che ha come significati: 1.(bot.)pesca; 2.(fam.)ragazza graziosa;bellezza. Si può pensare anche ad una aggiunta locale a Pi:tch:ciunno(cioè:”conno”) che dà origine al termine figurativo Piccione di Pitch + ciunno: cioè: pesca/conno e bella/figa.

Evidentemente l’elaborazione è avvenuta in ambito italo-americano, o nelle terre dell’emigrazione o nelle nostre terre dopo lo sbarco degli alleati anglo-americani. Da non dimenticare che la pesca, o a Palermo il varcocu(vedi), che può essere sia l’albicocca che il percoco, designa l’organo sessuale femminile”: Dizionario delle “parole proibite” nei dialetti e nei gerghi, in: V.S.Gaudio, Il Kamasutra della Mabrucca,Elogio e Pragmatica dell’amore dialettale,©1998. Vedi anche, nello stesso, Varcocu:”Palermo. Letteralmente “Albicocca”:il conno. Notare come il superlativo Varcuconu sia composto da Varcu(=il varco) e da Conu(=il conno), oppuri si formi grazie alla contrazione di Varcocu+conu,che comprende sia l’ “albicocca” che il “varco del conno”. Tralasciando le strette implicazioni fonologiche tra pécheuse, “peccatrice”, e pêcheuse,”pescatrice”; o la pêcheté  che ha sempre una qualche affinità con la pigeonnerie:cfr. “’a pircocherìa” vs “’a piccionerìa” della Calabria Nord-est.

Nel caso di Kathy Goolsbee, nell’inventario dei generi, tra i pantaloni di cui al numero 42 del corpus barthesiano, i jeans andrebbero connessi[con le varianti della chiusura(XVIII), della fissatura(XIX) e della flessione(XX)] alle mutande, che[con le varianti della morbidezza(IX) e dell’accostamento(VI)] marcherebbero la “primitiva temporale” come unità usuale disposta dal “fantasma irreprimibile” nell’erotica relazionale di Kathy e Sabbath: cfr. la conversazione telefonica segretamente registrata da entrambi, in particolare a pagg. 200-201 dell’edizione tascabile citata. Questa concatenazione del genere numero 42 con le mutande riflette le varianti all’abito usuale della fille de mon peuple e di Lol V. Stein e, consecutivamente, riflette le varianti al loro esprit bagnato e alla fissatura con cui i jeans “chiuderebbero” la flessione erotica dei due personaggi(flessione che, va da sé, quando al prossimo passaggio la fille de mon peuple indosserà i jeans –cfr. nota 1 – al culmine della libido nel suo jour de pêche, sarà tutta virtualizzata nella vogata o nella palata di cui alla 11 dei 40 modi du Clergé de France, ovvero la posizione fantasmata in cui lei vorrà togliere la schiuma all’amore del poeta).

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