I pantaloni rossi di Nadiella│2

pantaloni rossi 2

2.

una volta sedemmo sui gradini

di San Petronio e fu quando

avevi quei tuoi calzoni rossi

e mi venne in mente il pelo biondo

della mia amica Claretta che non

portava le mutande nemmeno

al ristorante

 

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I pantaloni rossi di Nadiella│1

pantaloni rossi calendario

 

1.

oh delizia delle delizie

come potrò farti vedere

dai miei ospiti

con quei pantaloni rossi

con quel passo che avevi

in via Barberia dove

stavamo andando a farci

il panino con la mortadella?

Passaggio al Meridiano ♦ Morfologia della bella baggiana

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Morfologia di Lucia dei Promessi Sposi

 

I Promessi Sposi di Piero Chiara ░  Arnoldo Mondadori Editore 1998
I Promessi Sposi di Piero Chiara ░ Arnoldo Mondadori Editore 1998

V.S. Gaudio

Gli indici somatici  e il Sibaritismo di Lucia

 

 

L’Indice Costituzionale e l’Indice del Pondus della bella baggiana

 

Non avendo indicazioni sull’altezza di Lucia, ed essendo i parametri medi del Seicento nettamente più bassi rispetto a quelli di oggi(160-169), si può comprendere la Normolinea, che Lucia dovrebbe essere, tra 156 e 165 centimetri:

con un’altezza di 156 cm, un seno di 87 centimetri è già di tipo mesomorfo pesante; un seno di 90 centimetri è già abbondante, mentre il dovizioso sarebbe sui 94,95 centimetri(roba da Indice Costituzionale 60.25!); con un’altezza di 165 cm, un seno da 90, darebbe un Indice Costituzionale pari a 54.44 e la Normolinea Mesomorfa sarebbe pesante; con un seno da 95 cm, sarebbe di tipo Normolinea Mesomorfa abbondante; il seno dovizioso comporterebbe un potente apparato da 40-41 pollici: difatti a 40 pollici(=100 cm), l’Indice Costituzionale sarebbe pari a 60.60[i]. Le anche potenti e il gran didietro elogiato anche da Osio, con questo monumentale e dovizioso seno, dovrebbe darci un tipo con un Indice del Pondus altissimo. Proviamo a calcolarlo: presupponendo un’altezza da normolinea abbastanza alta per i parametri dell’epoca, 165 centimetri, e un seno da 100, che per dare l’Indice Costituzionale pari a 60.60, non potrebbero che essere  connessi al peso di 65 chilogrammi,avremmo: [Stat – (Peso + Seno o Fianchi) = Indice Pondus]165 – [65+100=] 165 = 0, che è l’indice altissimo, monumentale, la dovizia assoluta, essendo il valore “altissimo” dell’ Indice del Pondus contenuto in ordine decrescente da 11 a x.

Anche la “bella baggiana” per i bergamaschi di Manzoni può specchiarsi in misure più o meno monumentali: una normolinea meso-endomorfa, con quel pizzico di fuori-quota che la rende appunto “bella baggiana”, cioè “bella fregna per la fava”, o il glande della fava, insomma una bellezza modesta, non esposta, contenuta, introversa, ma che, pur deludendo alcune aspettative immediate, non sfugge ai bergamaschi quando, in questa sentimentale apatico-flemmatica, vedono una “bella baggiana”: “Avete veduto che bella baggiana che c’è venuta?”

La baggiana, la nigaude, la bêtise, la conerie, la joberie: espressione pesante che dà tutto il peso, il pondus, di questo fascino nascosto di Lucia Mondella: d’altronde il significante somatico di una sentimentale apatica è sempre un culo poderoso e un seno altrettanto copioso. Lucia Castagna è, nella tipologia junghiana, una sentimentale sensoriale, è pur sempre una nigaude, una bella baggiana, ma con un saper fare in senso nascosto astuto e basso: è maestra nel rischiarare tutto ciò che le si accosta, come se la sua luce fosse quella del bagliore didonico, quella dell’anello solare di Bataille, se vogliamo[ii].

 

Il sibaritismo 60.60

La Lucia Castagna è marcata dai due luoghi della misura femminile che attengono al WHR(Waist Hips Ratio) e al WBR(Waist Bust Ratio)[iii], il davanti e il didietro, la marca è doppia, come abbiamo visto, l’uno dà i numeri dell’Indice Costituzionale ed è il grado zero, l’Heimlich somatico di normolinea meso-endomorfa 60.60.come se,nel codice rosacrociano, raddoppiasse il numero che attiene all’arcano del Diavolo; l’altro dà il numero dell’Indice del Pondus ed è il grado zero del valore altissimo, che è proprio 0, che assolutizza l’ iconicità pregnante del corpo sublimata nella circolarità del grado zero, che è il bagliore didonico dell’anello solare. Lucia dà a leggere due luoghi nello stesso tempo, non come il libertino sadiano che sente e vede “simmetricamente ciò che è separato dalla teologia, e cioè l’Anima e la Carne”[iv], ma riunisce nello spettacolo il davanti e il didietro anche quando simula la confessione domenicale con Padre Cristoforo nella stereografia completa esagerata dalla trasgressione, riesce a farci vedere anche il batacchio mezzo nudo fra le gambe del monaco. L’episodio puramente sessuale, che è insieme erotico e teatrale, della confessione domenicale simulata, non separa l’Anima e la Carne: di là la madre in chiesa, l’una che vede inginocchiata al loro banco,di qua in sagrestia l’altra che va per inginocchiarsi su un divanaccio senza sponde, la stereografia è completa: Lucia è un’attrice di linguaggio, ha detto alla madre che deve parlare a lungo con fra Cristoforo come tutte le domeniche, non è una vittima proprio perché tiene questo tipo di linguaggio; Agnese nel vuoto della chiesa sente la confessione di sua figlia e insieme la vede: il suono e la vista sono riuniti nello spettacolo, ma separati dalla barra del confessionale, che qui è la sagrestia. La sovrapposizione dei piaceri che, come attrice di linguaggio, compone e fa girare tra la madre, complice, e Renzo, vittima, fornisce quel piacere supplementare, che è quello stesso della somma, che, nell’aritmetica sadiana, Barthes ha chiamato il sibaritismo: “questo piacere superiore, tutto formale, perché in fin dei conti non è altro che un’idea matematica, è un piacere di linguaggio: quello di dispiegare un atto criminale”[v]:ecco dunque Lucia insieme bugiarda, adultera, sodomita: “è l’omonimia che è voluttuosa”[vi]. Anche perché Lucia Castagna è omonima di Lucia Mondella. Come in Sade, in Chiara non c’è nessun segreto del corpo da cercare, ma solo una pratica da attuare; come Sade, Chiara è materialista in quanto sostituisce al linguaggio del segreto quello della sua pratica: solo che in Sade ciò che pone termine alla scena è il godimento e in Chiara è lo svelamento della verità, che è il sesso. Lucia Castagna, così, seppur appartenga a questa pratica da attuare, non permette la traccia scritta di una pratica erotica,  o, meglio, il pornogramma, che è la fusione del discorso e del corpo, la scrittura che regola lo scambio di Logos ed Eros, in Chiara è come se fosse nel paradigma della conclusione, il dispositivo di alleanza che, come una macchina perfetta, attua il dispositivo di sessualità di Lucia per tutto il tempo connesso al suo esagramma somatico, che è il 53, il progresso graduale, lo sviluppo, ovvero il progresso graduale della giovane che va in sposa, si configura nel don Ferrante de Acuña “nel suo studio, seduto a un tavolo ingombro di libri”[vii], cosicché il pornogramma possa essere prodotto:solo che a dissertare quanto si vuole su di lei sarà il lettore o un altro Chiara, insomma un altro don Ferrante seduto nel suo studio a un tavolo ingombro di libri, “e sia possibile parlare dell’erotica da grammatico e del linguaggio da pornografo”[viii].

 [i] Per il calcolo dell’Indice Costituzionale e l’Indice del Pondus, cfr. V.S. Gaudio, Oggetti d’amore, Scipioni bootleg, Viterbo 1998.

[ii] Per venire a capo del “bagliore didonico”, cfr. V.S. Gaudio, Aurélia Steiner de Tunis, vedi in particolare Il Bagliore di Didone, l’Aeneus di Didou: “il Bagliore di Didone, che è connesso alla sua pulsione del farsi-Mula per Aineas( che essendo il latino Aeneas, il nome di “aeneus”, ce l’aveva “duro” come “bronzo”), da cui per l’ enigma, l’accenno oscuro, il motto allusivo profferito da Dido, che, per questo, viene continuamente sotteso nel Didou, “dis donc”, dello argon mauresque: il “dis donc” del Didou(che porta immediatamente alla messa in atto dell’”enneamento”) è riportato alla luce da Anna che, di passo in passo, finisce con il riapparire nell’habitat di Enea come Ninfa, facendosi apparizione e sparizione, vertigine, eclissi, demone (in rapporto al Meridiano di Tunis) di quel bagliore della sorella allietando così perennemente la libido degli osservatori, degli inseguitori, dei pedinatori, dei poeti e dei marinai”: in Idem, Aurélia Steiner 2, © 2005.

[iii] Per la verifica del WHR e del WBR, il volenteroso lettore potrà rifarsi alle indicazioni relative contenute in: V.S. Gaudio, Il Marcuzzi. Dal nome proprio al nome comune: il podice Alessia, “Zeta”n. 76, marzo 2006, Campanotto editore, Udine.

[iv] Roland Barthes, Sade II, in: Idem, Sade, Fourier, Loyola, trad. it. Einaudi, Torino 1977: pag. 132.

[v] Ibidem: pag. 144.

[vi] Ibidem: pag. 145.

[vii] Piero Chiara,  I Promessi Sposi, Mondadori, Milano 1998: pag. 182.

[viii] Roland Barthes, trad. cit. : pag. 146.

  • [Da: v.s.gaudio, il nome proprio della castagna, © 2009]·

La linea et le corps de l’amour│

cette élasticité│La linea au point de soie

 

La linea porta la pietra al punto

in cui si curva verso la rete

e sotto, nell’angolo più stretto in cui non passa il blu,

prima dell’inflessione dei giunti, entre les rectangles droits

come se alla giuntura delle maglie che il muro

alla spalla che gira come un legno un po’

morbido e piegato, dal peso

di questo pondus che fibre à fibre

getta oltre la rete

dove cessano le siepi

la linea di un suono che non è vento

a caso né picchia contro l’altro versante

di fronte come se fossero sospese sopra l’acqua

cola sul luogo, o sul corpo, immergendosi

nell’azzurro dei calzoncini

ce trou qui laisse voir sulla superficie che ha

l’ombra rossa della maglietta e nella linea del

tramonto il numero nel momento in cui le forme

mischiano deretani e braccia, e si toccano le mani

e si somigliano le gambe che lasciano

vedere un seul à  fois

ce dos d’un jour jusqu’au gris, e il fondo

della sera più alta della linea

che la palla contro il muro delle mani

traccia longeant le soir d’air et de soie

 

 

2│C’est voir le corps de l’amour

c’est le corps qui  fait voir

les jointures des jambes, l’épaule et le méridien

du dos, la surface du ventre

quand elle allant du bleu vers le bleu

reprenant le même commencement

une peau recouvre

le plus grand bonheur

est cette élasticité

de ses shorts

qualité du bois et du mouvement le long

du gnomon dedans

le cheval écumant de l’amour

from: V.S.GAUDIO  ░ L’ARMURE DI MISS MARTINGUHING ░ 

 

 

 

 

 

 

La fille de mon peuple e le mutande de Lol V.Stein

V.S.GAUDIO

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[©Elaborazione grafica da disegni di Gibrat & Dubigeon]

i

La fille de mon peuple è un po’ come la signora Martine di Jean-Pierre Gibrat(vedi la Bd « Avant d’aller à la messe », in : Eté friponne,Les Humanoides Associés 1991), Maestra della Merlinatura, ovvero la legatura per le manovre dormienti, una che tiene sempre su l’alberatura(con annessi pennoni,aste e manutenzione) e che è la gran Merlina della sessualità metonimica(quella che è contigua alla possibile sessualità genetica) e quindi instancabile attualizzatrice di varianti non riproduttive.

Questa maestrìa merliniana è in diretta connessione con il concepimento, per opera del diavolo, di Merlin, il famosissimo mago del ciclo bretone.

Un particolare heimlich: se in argot, “merlin” sta per “gamba”, come per “gamba” sta “gigue”, alla cui radice si connette il termine “gigolette” che il poeta affibbia alla “fille de mon peuple”, la “pertica” di “gigue” è speculare, senza che il poeta se ne fosse avveduto nel comporre il poema, al “mazzapicchio” di “merlin”.

Non ci si meraviglierà qualora si scoprisse che questa “fille de mon peuple” possa essere di legno, anche in virtù del fatto che Gibrat, l’autore della ministoria con Martine[che si fa “afferrare dalla cintura-corsetto per [farsi] ispezionare con bonheur la [sua] frontiera merovingia(cfr. 1)], tirò poi fuori un personaggio femminile dal nome “Pinocchia”.

i

 

[1]

tutto ciò che le mani toccano

con un’audacia senza la brina e il baccano

del glossario tra peli e cielo

dove ora per una volta sola al mondo

tutto ciò che aveva di pesca

un po’ soffice e di panna di Normandia

accanto agli occhi con le onde dell’acqua

un po’ all’estremità non solo sulla linea

di questo galleggiamento così basso e morbido

dove il pesco considerato come

una pêche à quinze sous quantunque la giovane

il cui plus grand bonheur est d’avoir

un élastique à la culotte

o questo genere numero 10 nel corpus barthesiano

della moda che va incontro l’uno all’altro

senza che la qualità del legno ponga

il problema delle “primitive”

in cui è possibile scomporre l’unità usuale

in elementi più piccoli e questo significante

minimo che è la Gigue ricopra due unità

di senso come la primitiva temporale

in cui è giusto  che possa esserci un vestito

per questo momento e che spingendo più in là

questa frontiera merovingia tra l’orlo

delle labbra e quello della gota

questa felice ispezione le permetta di indicarci

che le calze nell’edizione italiano abbiano

all’indice dei termini di moda il numero 11

della cappa che, pertanto, avrà il numero 12

del cappello che avrà a sua volta il numero 13

del cappuccio che avendo il numero 14

della cintura questa farà clip al 15

numero che essendo quello della pêche à quinze sous

ci farà afferrare la Gigolette dalla cintura-corsetto

per ispezionare con bonheur la sua frontiera

merovingia[1]

 

[4]

uscita dalla spirale della primavera

oltre la sua frontiera merovingia che si trova

nelle vicinanze del bosco e dell’acqua

in questa strettezza del movimento

che ci unisce e in cui il vestito la cui

stoffa è come un ombrellone un po’ arancione

e un po’ melanzana questa trasparenza soffice

del velluto questa pesca piena che allunga

l’ombra come il pomeriggio e quando si dice

che adesso indosserà il genere numero 11

per imitare il desiderio oppure quando non

dice nulla e c’è in questa linea spezzata

la sua forma segreta questa graziosa morbida

equazione frattale del suo farsi pêche à quinze sous

 

[15]

le mutande sono patafisiche alla sua età

anche perché non è anoressica

nell’orbita di questo stupore

un po’ situazionista forma eroica

di una cintura, o di un elastico

per quanto siano i generi

che tengano teso l’esprit bagnato

come quelli di Lol non sappiamo di che tipo siano

ma come in Lol[2] le mutande sono

come l’abito che indossa che le prende

il corpo da presso e le dona maggiormente

questa quieta ripidezza da collegiale cresciuta[3]

questo c’è sotto le dita che le toccano

la pesca e la leggera stimmata del desiderio

questo ciunno di collegiale fattasi grande

stupefatto e biondo, bagnato e palpitante

che si lascia toccare con il meridiano

su cui sta l’orizzonte a quindici sotto,

la pêche à quinze sous, tra seta e velluto

un po’ patafisica un po’ situazionista

un po’ attonita un po’ banalmente artificiale

un peu niaise pêche à quinze sous

 

[1] Al prossimo passaggio non profferirà calze il genere numero 10 di Barthes ma si metterà una cintura che, essendo 14, è sotto il 15 e, sapendo che al 30, c’è la gonna con due clip(=15)[cfr. l’inventario dei generi, il capitolo ottavo, di Roland Barthes,Sistema della Moda[1967],trad.it. Einaudi, Torino 1970], la potrà sempre far scivolare giù o sollevare cosicché potrà finalmente cambiare posizione, fare la “misteriosa”, la 33 nei 40 modi di fottere du Clergé de France, senza che se ne percepisca peso,morbidezza, rilievo ma solo flessione e fissatura, ma in verità(come il lettore attento scoprirà alla nota 6   di cui alla 15)non vorrebbe che essere oggetto e soggetto della dolce impalata, la 11, in cui in ginocchio a cosce aperte, abbassato il genere 42 che ha le varianti XVIII, XIX e XX della chiusura, della fissatura e della flessione dei jeans, con le anche del poeta sotto, in modo che stando seduta sul culo, nello spazio tra le gambe del visionatore, si infila il cazzo da sola, vi danza sopra, si agita, ruota senza uscire dal perno, affonda e riaffonda in cadenza, come faceva Bridget T. alla Henley Regatta sino alla voluttà vertiginosa dei 46 colpi al minuto, e a chiudere la vogata facendo la palata del Mullar, nell’orto posteriore delle pesche.

[2] Si tratta di Lol Valérie Stein: cfr. Marguerite Duras, Le ravissement de Lol V.Stein, Gallimard 1964.

[3] Ma questa ertezza di “pensionnaire grandie” può essere anche quella di Kathy Goolsbee, la “ragazza gagliarda”, con le gambe lunghe, “une grande gigue”, una perticona, appunto, la figlia dl fornaio di Hazleton in Pennsylvania, la rossa lentigginosa, il bel pescione, il bel percocone, che Sabbath pêche , da quel “gran pescatore” che è, per l’anno scolastico 1989-90: cfr. Philip Roth, Il teatro di Sabbath[1995], trad.it.Einaudi Torino 1999, in particolare cfr. la Parte Seconda,Essere o non essere, nello specifico vedi pag.193 della edizione Tascabili 2004.

Da pêche(pesca) a pêche(pesca, il pescare, arte del pescare), o da peach(pesca) a pigeon(il colombo, ma anche il merlo, il minchione)si arriva senza fare molta strada alla patente essenza ottusa del “piccione”(cfr. “pigeonne”, colomba, o “pigeonneau”, piccionicino,merletto), che è voce dialettale meridionale, in uso in particolare nella Calabria del nord: “Piccione.Meridione.Il termine(accr.=Picciunazzo;Piccionazzo) deriva dall’inglese Peach[pi:tch] che ha come significati: 1.(bot.)pesca; 2.(fam.)ragazza graziosa;bellezza. Si può pensare anche ad una aggiunta locale a Pi:tch:ciunno(cioè:”conno”) che dà origine al termine figurativo Piccione di Pitch + ciunno: cioè: pesca/conno e bella/figa.

Evidentemente l’elaborazione è avvenuta in ambito italo-americano, o nelle terre dell’emigrazione o nelle nostre terre dopo lo sbarco degli alleati anglo-americani. Da non dimenticare che la pesca, o a Palermo il varcocu(vedi), che può essere sia l’albicocca che il percoco, designa l’organo sessuale femminile”: Dizionario delle “parole proibite” nei dialetti e nei gerghi, in: V.S.Gaudio, Il Kamasutra della Mabrucca,Elogio e Pragmatica dell’amore dialettale,©1998. Vedi anche, nello stesso, Varcocu:”Palermo. Letteralmente “Albicocca”:il conno. Notare come il superlativo Varcuconu sia composto da Varcu(=il varco) e da Conu(=il conno), oppuri si formi grazie alla contrazione di Varcocu+conu,che comprende sia l’ “albicocca” che il “varco del conno”. Tralasciando le strette implicazioni fonologiche tra pécheuse, “peccatrice”, e pêcheuse,”pescatrice”; o la pêcheté  che ha sempre una qualche affinità con la pigeonnerie:cfr. “’a pircocherìa” vs “’a piccionerìa” della Calabria Nord-est.

Nel caso di Kathy Goolsbee, nell’inventario dei generi, tra i pantaloni di cui al numero 42 del corpus barthesiano, i jeans andrebbero connessi[con le varianti della chiusura(XVIII), della fissatura(XIX) e della flessione(XX)] alle mutande, che[con le varianti della morbidezza(IX) e dell’accostamento(VI)] marcherebbero la “primitiva temporale” come unità usuale disposta dal “fantasma irreprimibile” nell’erotica relazionale di Kathy e Sabbath: cfr. la conversazione telefonica segretamente registrata da entrambi, in particolare a pagg. 200-201 dell’edizione tascabile citata. Questa concatenazione del genere numero 42 con le mutande riflette le varianti all’abito usuale della fille de mon peuple e di Lol V. Stein e, consecutivamente, riflette le varianti al loro esprit bagnato e alla fissatura con cui i jeans “chiuderebbero” la flessione erotica dei due personaggi(flessione che, va da sé, quando al prossimo passaggio la fille de mon peuple indosserà i jeans –cfr. nota 1 – al culmine della libido nel suo jour de pêche, sarà tutta virtualizzata nella vogata o nella palata di cui alla 11 dei 40 modi du Clergé de France, ovvero la posizione fantasmata in cui lei vorrà togliere la schiuma all’amore del poeta).