La scomparsa di Ignazio Apolloni│

L’inizio e la fine di Ignazio Apolloni

di Alessandro Gaudio

 

│© enzo monti│ apollonglosse© uh magazine
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Nella notte tra il 26 e il 27 febbraio scorso, se ne è andato Ignazio Apolloni.

Dall’alto della fantasia, leggera ma dilatata, dei suoi racconti, dei suoi romanzi, delle sue singlossie e della sua umanità, Ignazio continuerà a sostenere, come accade da almeno quarant’anni, l’impossibilità per la letteratura di un impaccio, di una regola di codificazione che ne limiti la portata o ne controlli forzatamente il rimbalzo. E oltre quei limiti, là dove Ignazio continuava ossessivamente a cercare la connessione con il mondo esterno, tra la codificazione della sua arte e il suo quotidiano, vorrei seguitare a immaginarlo.

Lo faccio per il tramite di una poesia scritta da Ignazio negli anni Cinquanta (ma pubblicata due decenni dopo, nel dicembre del ’72) e che egli stesso mi mandò cinque o sei anni fa perché potessi meglio delineare la sua figura di artista. «C’è ancora qualcosa che non ti ho detto − mi scriveva − Prima di darmi alla narrativa; al lettering; alla singlossia; alla epistolografia; alle favole […] ed ancor prima delle favole le poesie impossibili; le dichiarazioni d’amore per la poesia; le sketch poesie; il Come e il Dove, ho scritto delle poesie lineari, in versi come pure si dice […] Ci troverai − aggiungeva quasi schernendosi − la sperimentazione ma anche i prodromi delle mie convinzioni filosofiche e aspettative avveniristiche legate alla scienza cum grano salis, almeno a quei tempi». Ecco, dunque, uno dei peccati di gioventù di Ignazio Apolloni: fa parte della raccolta intitolata La grandezza dell’uomo; spero che il paradosso di vederla ripubblicata adesso possa indurre, seppur nel dispiacere profondo di chi la legge, un complice risolino.

 

l’inizio e la fine

 

contro ogni legge che conosca

nell’esplosione della nuova devastazione

e le modelli

e le calchi

le particole amorfe, e le rinserri

che colga, pregni e saturi di sé

nell’altalena vagante d’una meta nello spazio

NEL TEMPO

ogni storia ha la sua morte, la sua vita, il suo inizio

l’inizio del tempo

la vita

morte

la

 

Nota: Va letta dal basso[1]

 

[1] I. Apolloni, L’inizio e la fine, in Antigruppo 73, 1° vol., Cooperativa operatori grafici, Giuseppe Di Maria Editore, Catania 1972, p. 13. La lettera citata è del 5 maggio 2009.

 

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One thought on “La scomparsa di Ignazio Apolloni│

  1. “L’ANTIGRUPPO”, ben noto movimento culturale, si formò nel 68 ad opera di un gruppo di letterati siciliani: Ignazio Apolloni, Pietro Terminelli, Nat Scammacca, Gianni Diecidue, Rolando Certa, Crescenzio Cane, Carmelo Pirrera e Santo Calì. Poi si estese a macchia d’olio anche fuori la Sicilia con l’adesione di altri intellettuali. I padri di questo movimento scelsero questo nome “ANTIGRUPPO” perché erano contro il gruppo del 63 (non sense). Inoltre, all’interno del gruppo, desideravano mantenere la propria identità.
    Avevano una linea populistica e democratica. Per loro il rapporto con le masse era considerato di vitale importanza e per questa ragione si sforzarono di trovare un linguaggio medio accettabile (comprensibile) sia agli intellettuali sia alle masse. Inoltre sperimentarono tutte le vie possibili per dialogare con i lavoratori,gli studenti e gli intellettuali : dal recital, alle conferenze-dibattito, alle rappresentazioni teatrali, alla partecipazione ai convegni letterari. Alcune delle loro pubblicazioni furono: “Tulipano rosso”, “Anitgruppo 73”, “Antigruppo 75” ecc..

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