▐ Il mullar lantanico

3. Il mullar lantanico
C’è il mullar lantanico dunque che come una lente speciale rende iconico un rettangolo di connessioni:
le gambe atletico-secondarie, la faccia primaria della grazia, la linea seno-trapezio immediata e primaria ma palpitante e tenera, il podice estroverso passionale e nervoso, dinamico e razionale se intravisto sotto la gonna, profondo e generoso se in jeans, la linea del bacino che distende il magnetismo e la fecondità della potenza; su tutto questo, l’espansione e la distensione umida di tan(stendere) che stira(tan) la forza(ama), questo(am) e quello(amu), tanamu non è il deserto di Tanami, ma è il corpo di tanamu, questa sottile piega dell’essere diffuso che è il corpo di Sonja-Kerry Armstrong.
Che diffonde questo segreto lantanico e tanamico, questo indicare che il corpo lantanico nasconde e fa vedere meglio di qualsiasi altra lente il segreto che si diffonde(tan) in casa(am): il mullar con cui questo di nome delizia il partner[5].
4. Il mullar lantanico e l’occhiata dell’Aquila
Il mullar lantanico sta nel mito celtico di Dagda e di Eriu, la “continuazione” di tan è come l’occhiata dell’Aquila, questo sguardo amorevole di chi ha come qualità la vista acuta(della lente al lantanio) e la perseveranza[6], che dalla procreazione realizzata passa alla pratica effettiva del mullar, questa pozione magica che contiene anche il frutto del sorbo,associato al segno del Calderone in cui il patagonico oggetto d’amore ha gli elementi essenziali della macchina del mullar(da Giove, con Nettuno, per antisci, a Plutone e Lilith): la polpa del sorbo contiene numerose cellule rocciose che, nel mullar, è fondamentale per come essendo pietra sia simbolo dell’eternità e della grande terra, come un dolmen o un menhir Armstrong è ta, “terra”, che continuamente fa riemergere fuori intatta, affilata, l’arma rotta, la lama o la punta smussata, come se fosse appena uscita dalle abili mani del dio-fabbro Goibniu.
Dal lantanio delle terre rare al sorbitolo dei boschi montani, il segreto del desiderio di Dagda passa dal calderone della pozione magica che con un mullar rende l’eroe o il guerriero completamente guarito e più vigoroso di prima.

▐ da : lantana.questo di nome

[5]Come il Wathames-pike, con cui Bridget T. effettua l’incantesimo di Ajneas, bagliore dell’istinto del farsi bagnare[cfr. V.S.Gaudio, Bridget T., © 2005] che è tutto nella macchia che è visibile nella morbida curva del tempo che ottunde l’angolo T, tra occhio, naso, linea della bocca e riga e coin della bocca, qui ilpikar, questa bardella dell’esserci, questo pervenire all’incanto el suo essere oggetto inesorabile che si specchia nell’ajnos, ha questa profondità veramente artificiale somatizzata per il bagliore dell’istinto, che è questa pulsione irrefrenabile del “farsi bagnare” che ci incanta nei tre fotogrammi chiave di Kerry Armstrong, come il bagliore didonico, selvaggio, stupefatto e impotente, e come l’Heimlich di Ajnos, l’enigma, che si fa analemma per come il suo punto H, il suo oggetto a, fa pulsare l’ aeneus della seduzione[cfr. V.S.Gaudio, Aurélia Didou Rocher, Aurélia Steiner de Tunis, in: Idem, Aurélia Steiner 2, © 2005]
[6] Lo sguardo, qui, sia dell’Aquila che del visionatore, è come l’oggetto a, una delle grandi dimensioni del segno, quella in cui può essere letto in sé come una totalità di significanze, come una essenza, o, meglio, come una assenza, poiché il segno, e perciò lo sguardo, l’oggetto a, designa ciò che non è là. L’oggetto a, lo sguardo del fallo, questo sguardo lantanico, è sempre indicato da questa macchia, questa lantana, che fa da freccia, che ritorna verso il soggetto perché è il suo farsi vedere e che, per il contrappunto che sta suonando, nel ballo si converte in farsi sentire che, come dice Lacan, va sempre verso l’altro: lo sguardo è il tragitto del desiderio che arriva a destinazione, quando dall’iniziale farsi vedere si arriva a farsi bagnare(che sarà il Mullar), dopo aver passato per il farsi sentire.
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