Blue Amorosi ░ Il crepuscolo buono

· Modest Mouse – The Good Times Are Killing Me

IL CREPUSCOLO BUONO PER ANDARSENE

by Blue Amorosi

Coi nostri cuori come due soli fuori orbita, avessimo

soltanto passeggiato come prima, i campi di luglio

dentro il paradigma di Hemingway fino a che la luce del

crepuscolo ricopriva con un velo sottile arancio

la tua oscurità e la seta sotto gli eucalipti

nostro luogo di incontri nel bosco dove avrebbe potuto

esserci anche una quercia o più in là anche pioppi

così sarebbe stato meglio cadere in una palude

non certo vicino a Manila, o essere ferito dalla grandezza

di un sogno, distrutto da un lavoro senza scopo,

o condotto alla follia dalle insidie di Lilith,

avendo sofferto la fame senza che il governo

pensasse a nutrirmi, né a farmi gridare “avanti!”

al comando di un esercito contro un avversario

anche invisibile ma pur sempre con cannoni e bombe,

oh, sì, ho mangiato pane insipido, quello che una miserabile

alchimia mi aveva fatto ricavare dagli ideali,

divin giovane che si slanciò in avanti che fu respinto

e cadde, malato, piangente, con la fede falciata via,

senza sapere quale volto mi sorrideva

fossi passato per il corteggiamento

questa melodia al possesso anziché stare dietro

all’amore, al rapito incanto della carne,

così pure le nostre anime questo hanno fatto

immergendosi dove il tempo si cancellava e lo spazio,

e noi stessi, dentro un segreto, in una stanza, in un prato,

in un’ora conosciuta da tutti si improvvisa l’amore,

il cantico della carne, il crepuscolo buono per andarsene

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░ La fille de mon peuple a Downtown Seattle

 

La fille de mon peuple che sta a Downtown Seattle

Il Doctor Meyers disse che soffrivo di satiriasi

e Parrot la chiamò “parrottite”-

ma lo so che cosa mi ha portato qui:

avevo l’età che avevo ma forte come un uomo

di trentacinque o quaranta erezioni al giorno.

E non è stato scrivere una lettera al giorno,

e non è stato guardarla e riguardarla sette notti su sette,

e non è stata la tensione di pensare

alla fille de mon peuple, e non è stata la paura

una sospettosa gelosia o lo sforzo senza limiti

di scandagliare la meravigliosa mente di lei,

o la consonanza con la vita che conduceva

niente di tutto questo mi ha piegato ma è

che aria tira nella downtown di Seattle mi son chiesto

se ho quaranta erezioni al giorno per come mi guarda

e per le sue gambe e per i suoi scarponcini che

un po’ sono come quelli di Nadiella o di Valérie

Andesmas che a vederla camminare un poeta

è a Seattle che fa volare il suo oggetto  

per sette giorni e sette notti fin tanto che

anche lei percepisca al suo meridiano

questa parrottite che la pervade e allora

perché ci si meraviglia se, metti domani,

volo fin lassù a Seattle per come mi guarda

e mi accarezza e per i suoi scarponcini che

come li porta lei a Seattle nessuna al mondo?

 

 (da: Se fosse l’Antologia di Downtown Seattle? )

L’equazione frattale

l’equazione frattale del suo farsi pêche à quinze sous
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uscita dalla spirale della primavera
oltre la sua frontiera merovingia che si trova
nelle vicinanze del bosco e dell’acqua
in questa strettezza del movimento
che ci unisce e in cui il vestito la cui
stoffa è come un ombrellone un po’ arancione
e un po’ melanzana questa trasparenza soffice
del velluto questa pesca piena che allunga
l’ombra come il pomeriggio e quando si dice
che adesso indosserà il genere numero 11
per imitare il desiderio oppure quando non
dice nulla e c’è in questa linea spezzata
la sua forma segreta questa graziosa morbida
equazione frattale del suo farsi pêche à quinze sous

da: la fille de mon peuple…

 

La soluzione totale del mondo, 2

La soluzione totale del mondo, 9
la soluzione totale del mondo
l’oggetto o questa immagine fotografica
che si rigira verso il poeta non si oppone al reale
ne costituisce un altro più sottile che avvolge
la prima immagine del segno della sua scomparsa
il melone d’acqua è la soluzione quasi totale
del mondo in cui corre l’Heimlich inafferrabile
che si spacca per i colpi del Jésuve, vuoi che l’esagramma
sostituito sia Ta Ko vuoi che sia Hong
è sempre l’alterità radicale di questo culo-cosa
che riesumato tra le altre cose, tutte estranee
le une alle altre ma complici, tutte opache
ma funzionali, spunta al meridiano come
attrattore strano continuamente spaccato
e contemporaneamente così maturo e irredento
il globo della durata e della trave maestra
questa immagine così pesante che il poeta
porta fino alla vista inespugnabile del
suo farsi oggetto radicale che evidenzia
il cammino del farsi incontro e il perseverare
nell’orbita di un globo che ruota

La dea Eriu

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La dea Eriu

Per questo, chi ha, per la somatologia della propria immagine, questo esagramma del farsi incontro, sembra che sia la dea celtica Eriu, la più casta di tutte le donne; e per questo, le sue gambe, come se fossero Dagda, il dio faceto, e Branwen, la dea dell’amore, ordiscono un complotto contro la sua virtù apparente.
Come nella leggenda celtica, Hardy-Eriu, trasformatasi in un cigno per asciugarsi pigramente le sue piume al sole, Dagda si trasforma in cigno anche lui e finge che Branwen sia un’aquila che vuole prenderlo con il becco, e mentre l’aquila si accinge ad afferrare il cigno Dagda, questi si lascia cadere tra le ali aperte di Eriu che si addormenta con lui.
Durante il sonno, Dagda prende Eriu e la feconda. E Françoise Hardy quando si sveglia, sotto il cielo, che è il trigramma che condensa la sua iconica polisemia e la sua polisemica complessità, canta per il nostro oggetto apassando al meridiano di quel fantasma degli anni sessanta: “Tous les garçons…”; “Je t’aime”; “Le temps de l’amour”; “Tu verras”; e addirittura “Suzanne”, come Joan Baez e Leonard Cohen[1].
In realtà, sono le sue gambe che, come il vento, hanno l’intensità del respiro; in realtà, è Eriu che è il soggetto del canto del vento, la cantante, ed è furibonda e terribile, e forse è per questo che ci sembra un cavallo magro, un buon cavallo; invece è il vento alto e lungo, sotto il cielo, che avanza e si ritira, e noi ci si sente interamente nel vento, che è invisibile, ma, sapendo da dove soffia, possiamo denominarlo le “vent-Hardy[2]”?
Note
[1] Delicata come il vento Hardy di sud-ovest è l’allora inedita “Quand un bateau passe”(1965): http://www.youtube.com/watch?v=YDEH1jmoOrE&feature=related .

[2] Se Hardy ha lo stesso respiro di hardi, allora il vento è proprio baldo e ardito, nonostante soffiasse di bolina, come di bolina stretta è l’allure della cantante, che forse è hardie comme le vent du sud, le “cornemuseux” , forse il più vicino al libeccio, le vent hardi cornemuseux ou libeccio, hardy per come lega il vento e ,appunto, dà un pugno al cielo, ecco è questa l’allure di Francoise Hardy: elle lie le vent(=”dà un pugno in cielo”) et chante comme la cornemuse, “s’éleve au vent”, “si porta al vento, sopra vento”.

from: le vent-hardy su “gaudia 2.0″