Amelia Rosselli: La poesia dell’esagramma Li

by V.S.GAUDIO ●
Questo essere stato poco pronto, impromptus, o questa mancanza di facilità che ci fu nel cercare di fare “Uh”, la rivista di scrittura polimaterica che, già progettata alla fine o nel mezzo degli anni settanta, stavo tentando di costruire a metà anni ottanta, è un po’ “impromptus” come il sole di questo fine gennaio che a lato della mia testa, a sud ovest, sta riscaldando, o premendo sopra, finalmente sta imprimendo, sta facendomi lasciare l’impronta di Amelia Rosselli.
Il premere contro, la spinta, l’impeto, ma anche il balzare, il piglio elastico, Spring, che c’è nell’ Impromptu di Amelia Rosselli che, con alcune poesie di Sleep da lei mandatemi per questa impronta “Uh” , costituisce la tabula gnomonis di questa Stimmung a dieci anni dalla sua scomparsa , non fa certo dormire, anche se il dormire, lo starsene inoperoso, o il dēsidēre, di cose che giacciono abbandonate, è l’inquietante segno, l’Heimlich, di quella stagione in cui bisognava far presto e purtroppo il dio degli ombroni ci ha fatto dormire a occhi aperti fino a che la stagione del dio-nulla che era appesa nell’aria è entrata in questo campo in lutto, forse perché durevole fu l’inverno in questo campo in lutto, non l’estate, adesso che fina parola colta sotto altra nuvola che non quella indurita da pioggia e sale della terra, muove lo spirito della terra al lato della testa che non sonnecchiando ma nemmeno pensando si rivolse al suo dio come fosse lui il sole tra le nuvole.
Soffiati nuvola, soffiati Amelia
in questa indifferenza che è la Storia
quell’ebete femmina ingaggiata per una storia
di cui vi racconteremo pur ancora un’altra volta,
quando l’avrai vista storta
faremo al dunque a meno, se sale e
scende la luna è perché il languore d’estate
è stato bagnato quando il grano è secco è anche
pieno di terriccio e la polvere che sale
su pel naso non è nauseabonda ?
C’è qualcosa che si schiude troppo tardi, come le tue analisi con Ernst Bernhard, di cui un amico, non so se furtivamente, mi mise,nella cassa di libri da restituirmi mentre ne tratteneva altre quattro per sé, la Mitobiografia dello psicanalista junghiano, in cui, a quel punto degli anni novanta ormai, mi tocca scoprire che fu in un campo di concentramento in Calabria senza nome e che proprio quando l’edonismo reaganiano trionfa viene nominato alla Storia imprecisa e allusiva dell’attualità.
C’è questo balzare o l’impeto della primavera, e Bernhard lo ha visto prima che in te nel tuo cosmogramma? O tra la tua Pseudo-Ombra e la sua ti indicò solamente quell’albero di melagrane che per primo piantò in un terreno sul lago di Bracciano di fronte alla sua finestra? Questa Grande Madre mediterranea di fronte alla quale sia tu che Bernhard vi siete posti, che tipo di ombra ha proiettato sulla tua vita, visto che è l’ombra che è fatta dei contenuti degli archetipi dei genitori? L’Ombra del Balzare, o l’Ombra della tua Primavera? Ti ha mai fatto Ernst Bernhard l’I King? Ha visto nelle tue mani la vertigine o la verticalità del meridiano impromptus, il piglio elastico del tuo stile o l’uranità della vertigine, ha rinvenuto la traccia della Saturnina del Balzo? Che un po’ prima che si spezzi del tutto è questa lunga campagna militare, è questa luna che se sale e se scende dev’essere perché s’è distesa sul prato che non fiorisce mai?
Se Bernhard interpretava l’I King per un’istanza sopra-personale per ottenere un segno come “fondamento della nostra anima nel suo strato più profondo, la generale condizione umana, che costituisce la base della piccola punta del nostro io consapevole” e “oltre questo i segni mobili (che) indicano la situazione particolare entro quella situazione fondamentale” che costituiscono il nuovo segno della nuova situazione intima in cui tende a trasformarsi la situazione attuale, noi abbiamo prestato l’I King alla poetica permettendone la definizione in merito agli Indicatori Globali usati da Moles per analizzare l’immagine o lo schema: la complessità, che è la misura sintattica dell’immagine,ha la stessa valenza di quantità informativa sia in uno schema che in un testo poetico; l’iconicità dell’immagine corrisponde alla intelligibilità del testo; la polisemia dell’una corrisponde all’ambiguità di connotazione dell’altro; la pregnanza, che è data dal rapporto dei contorni e dei contrasti dell’immagine, in un testo è svelata dal rapporto ellittico dell’entimema. Il primo e il terzo sono Indicatori Connotativi, il secondo e il quarto Denotativi.
Adottando il metodo di cui abbiamo già riferito in altri studi vediamo come si forma l’Esagramma dello stile di Amelia Rosselli:
al 6° posto, l’intelligibilità alta fa ottenere una linea intera ___
al 5° posto, la complessità alta ci dà un sei, una linea spezzata _ _
al 4° posto, l’ambiguità con tasso alto ci dà un’altra linea intera ___
al 3° posto, la pregnanza con tasso più che sufficiente per un’altra linea intera___
al 2° posto, la carica connotativa più che buona ci dà un’altra linea spezzata _ _
al 1° posto, il codice elaborato produce una riga intera ___
Il Trigramma superiore è Li, il Fuoco, l’avvolgente: il Trigramma inferiore è Li,il Fuoco, l’avvolgente: l’Esagramma del Fuoco su Fuoco è il numero 30 dell’I King, ovvero Li, lo splendore ripetuto, lo spiccare due volte: “Il sole e la luna risaltano nel cielo; erbe ed alberi sorgono dalla terra”, commenta la sentenza Richard Wilhelm . L’immagine è: la Chiarità sorge due volte; le quattro regioni del mondo.
Che ha le linee forti al centro(nove al 3° posto che significa “Alla luce del sole che tramonta, gli uomini o battono sulla pentola e cantano o sospirano forte per il tempo che passa”, e il nove al 4° posto esprime la subitaneità dell’identità di percezione, una sorta di fisiologia agitata, inquieta, rapida nell’ascendere), che producono una sorta di asse sintagmatico che ha le “lance” e le “armi” di Li, il fuoco, il fulmine, il Risaltante, tra la vertigine della forma e la verticalità del contenuto, una specie di Ilinx del tempo che converte la compiutezza del senso in angoscia, spiazzando continuamente i simulacri pronominali ma non in modo che l’io si ritrovi nell’ordine dei segni metanarrativi ma piuttosto nell’id di un fatto che si fa affetto, o tenta di farsi tale, per, poi, ammiccare a una storia discendente dell’esserci: insomma,non è, se ben capite cosa si stia dicendo, l’Ilinx immobilizzato che c’è nello stile-contemplazione, che so?, di Ruffato e non è nemmeno nel segno della Mimicry quasi acrobatica di Ginestra Calzolari, è l’Ilinx acrobatico di Li, che, nel cerchio del sistema tradizionale cinese, è a est come se stesse sorgendo proprio come la Primavera e quindi il segno zodiacale di Amelia, l’Ariete,che, guarda te, è un segno della triplicità del Fuoco e che, in più, ha in sé la vertigine, il balzo, l’Impromptum di Urano.
La poesia dell’esagramma Li è la poesia uranica, dello splendore vertiginoso che assolutizza il sintagma fulminante: un po’ dal lato di quanto scrive Ernst Bernhard sul Sé: “L’Io è effimero, il Sé è un nucleo costante. Ne segue che il Sé rappresenta l’essere vero e proprio, che, base immutabile, sta al fondo delle diverse manifestazioni dell’Io. Il Sé è ciò che dura entro il mutamento” . Naturalmente le “depressioni” afferiscono all’Io. Che è come dire quel che disse Giudici, che “non per nulla nella tradizione italiana moderna, il suo precursore più probabile è Dino Campana” e naturalmente è da questo conflitto che si ha scrittura e fascino per “una umiltà istintuale che ci porti a rivivere e a riconquistare la nostra lingua comune quasi che fosse una lingua straniera; e Amelia Rosselli, in ciò “aiutata” da ben note circostanze di nascita e di vita, ha attinto a questo privilegio”, una lingua poetica, che non tanto esprime “quanto è essa stessa un derèglement di rimbaudiana memoria”, ovvero “di una prosodia fondata non più sul rapporto fra accenti tonici e numero di sillabe, ma finalmente su valori di quantità, intensità e durata, epperò tutt’altro che ‘liberi’” .
D’altra parte, se si guarda ai segni intrinseci dell’esagramma Li, che sono :
Tui _ _ 5
___ 4
___ 3
e
Sunn ___ 4
___ 3
_ _ 2 ,
sono le due linee yin, quella della complessità al 5° posto e quella della carica connotativa al 2°posto, che fanno dello “splendore giallo” la radice o lo specchio di “lacrime a fiumi, gemiti e lamenti”:Tui è il Lago, e Sunn è la penetrazione, il Vento, l’uno sta a Sud-Est e l’altro soffia da Sud-Ovest, un po’ come il vento che piegava l’erba nel giorno di questa Stimmung, tra rallegramento e dissoluzione,lo stile dà quel risalto alla chiarità nella quale tutti gli esseri si scorgono l’un l’altro.
Il segno del meriggio, e non sto anch’io con la faccia rivolta verso il meriggio per ascoltare il senso della poesia di Amelia Rosselli, un po’ come facevano i santi saggi quando ascoltavano il Senso dell’impero universale?
Il vento, che è Tui, arriva a grandi altezze,è indeciso, c’è odor di violenza; il sereno, che è Sunn, è il Lago ma è anche bocca e lingua,lo spezzarsi, il cascar giù, sta in occidente,è aperto sopra ed è quindi connesso con l’autunno, che, nell’asse equinoziale, è, appunto, opposto alla primavera, allo Spring (stagione o balzare che sia) di Amelia Rosselli.

v.s.gaudio

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