I NUOVI OGGETTI D’AMORE ▬ V.S.Gaudio

SHUMILLA;YUKIKO;AUBERGINE NELSON;AURELIA MAZZACANE;QUEL PRODIGIOSO FENOTIPO CANAVESE;TAMARA TAYLOR/CAMILLE SAROYAN;JULIE GAYET;KRISTIN LEHMAN/ANGIE FLYNN;LAURA MORANTE/BIANCA…

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La briccona fourierista│I nuovi oggetti d’amore

Tienila Sotto

La Briccona Equilibrata e Diplomatica

In questa storia che avrebbe potuto costituirsi come piacere singolare alla Harry Mathews, in un determinato luogo del mondo, ad Adelaide, a Praga, a Torino,se non a Palermo o sull’isola di S.Pietro, anche a nord dello stretto di Bering o nello stretto di Malacca, che passò in un’altra  Lebenswelt dell’Aurélia Steiner del poeta[i], una giovane donna festeggia il compleanno masturbandosi per la prima o la millesima volta. Ma non è quella donna di Hyderabad, che era più attempata, e la cosa le ricordava le colazioni durante la guerra di Cina, quando il marito era al fronte[ii]. La giovane donna, che è nel piacere singolare del poeta e lui solo sa dove si trova,  di sicuro  potrà masturbarsi , la prima o la millesima volta, facendo colazione con una speciale marmellata connessa a quella che è la passione, secondo Fourier, connessa al suo segno zodiacale, quello solare, per quanto è dato sapere al poeta. Il poeta è ormai nel contro-freudismo: il sentimento non è la trasformazione sublimante di una mancanza ma al contrario l’effusione panica di un appagamento.

[i] Sulla base dell’Aurélia Steiner di Marguerite Duras.

[ii] Cfr. Harry Mathews, Piaceri singolari, trad.it. ES, Milano 1993: pag.27. Per Harry Mathews  e i suoi Singular Pleasures[P.O.L. éditeur 1983], l’ipotetica città della BED e Chambéry, leggi La Sirène-Une Telle à Chambéry, che , tratto da Chambonheur │© 2006 era stato esposto nella mostra tematica Sirene, tenuta proprio nel 2009  a Catania, connessa con la città della Savoia per via dell’elefante, tanto che il personaggio Valérie Andesmas, di Marguerite Duras, si trasmuta, nel personaggio di V.S. Gaudio, in Sirena-Diotru.

(—)

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Marisa Aino ▐ La nuova vita e il fantasma dell’artista

MARISA AINO

LA NUOVA VITA IN ARROGANTE VANTAGGIO

1.

tendere al sublime

come se ne trovano

con animo commosso

sarà la scoperta della vita

i due opposti

lo stile comico

oscuro mondo deformato

costante morale chiaramente contrastata

diventando satira

incalzante esempio

di severa caduta

tesi espressiva dei giorni di realismo

come entità educatrice

degradante requisitoria

dei giorni e delle notti

(6 febbraio ’74)

 

2.

Per dare forma all’informe

quel capolavoro che è la canzone

si ascolta

s’accorgerà subito

che mal s’adagia

da una scena di cui era pregno

nella frequente musica scritta a caldo

riportata all’eterno

tre anni dopo

quasi intero sulla concezione

di quell’anno di quella febbre

quel capolavoro naturalistico

modulato contro il dolore

fino in fondo

traeva fecondamente

anche l’istinto

con occhio distratto

sopra se stesso

riportato all’eterno

su tre colonne

da lettrici autorevoli

del poema di quell’anno

(5 febbraio ’74)

 

  1. La nuova vita era in arrogante vantaggio

 

che rasenta la presunzione

da una sfumatura di verde

che sa scoprire erba medica

fino alle caviglie

e il pubblico applaude

irrequieta e sprizzante energia

per sei mesi l’anno

in arrogante vantaggio

appannate le automobili

tennero una conferenza

ermeticamente chiuse precipitarono all’aperto

munite di aria condizionata

nella parte orientale

infine la Georgia

raccogliendo fondi

con l’entusiasmo in fiore

(3 febbraio ’74)

 

4.

l’essere sognante vago

locutor di materiali elaborati

non sfugge al senso di un sema nuovo

prematuro nucleo

ricrea

un dormiveglia immaginativo

fra sé e la vita identificandone

in termini molto più favorevoli

l’ormai tradizionale

modulo al suo superamento

(24 maggio ’74)

 

5.

infine

autorizzato sarà rimborsato

attraverso un altro presupposto

può essere fatto gratis

come conferma

al di là delle proprie contraddizioni

tenta di disfarsi dei bastoni fra le ruote

sia pure con limiti veri

da persona conscia e informata

come ci è stato fatto notare

per mezzo di diapositive

dovrebbe cominciare a preoccuparsi

prima che i disturbi si manifestino all’esterno

(24 maggio ’74)

 

6.

articolato

senza riferimento

in parola affidò a Rosencrantz raffronti

fra universi inseriti

stava indifferenziato

in frantumi

su scala ridotta chiusa

la cultura della propria esperienza

indigna sotto accusa

l’equivoco inequivocabilmente culminante

(16 maggio ’74)

 

7.

Si avvertiva l’ora del sonno

sospeso

marcava l’inizio dell’esistere

ammassi giganti si addormentavano

abituati a contare

parlavano quasi senza gesti

appena

fra due diversi

c’erano piste senza direzione

il silenzio

cumulo di colossi da rifugio

per tre giorni

il rumore degli animali nella foresta

sdraiati sulle amache tese

 

per me sepolta

c’era una sequenza di suoni

un’ecatombe

il brivido dell’inumano

filo di ragno teso tra due abissi

(12 marzo ’74)

 

8.

Si è trovato

 

correlato allo sviluppo

l’esistenza della forza

attribuisce più tardi

precisa conclusione

all’idea tanto più in alto

con l’aumento

correlazione progredita

favorendo lo sviluppo

in istruzione

con il volume

contributo dato

risultato sette ottavi in reddito pro-capite

(12 marzo ’74)

 

9.

aggrappata al pendio

lontano appariva una macchia

arrivava fin su

sotto il basso cielo grigio

un pezzo nel fango

alla biforcazione della strada rompeva il terreno

con gli occhi

si fermò a guardare l’indifferenza

una scura tela verde portando un fazzoletto

la vecchia signora non dormiva mai

la sua acida sorveglianza si comprimeva

verso mezzogiorno

la teneva come un terribile idolo

(14 marzo ’74)

 

10.

Alle sorgenti del fiume Aipuaña

così diverse

in condizioni ambientali

c’era un mondo di forza e di potenza

così estranee

senza possibilità di mediazione

gli indios inventarono la loro fine

senza volerlo

tentavano di imparare le vicende bibliche

a prezzi sempre più vili

non sapevano che a quella violenza

veniva appesa

a distanza di circa settant’anni

una tribù tacitamente compensata

(13 marzo ’74)

 

  1. Un carrettiere è ancora il fantasma dell’artista

 

la nuova realtà nella commedia

la sconfitta io brucerò

con l’altro se stesso al servizio del rapporto

del giullare

a volte quasi divoro

la sua potenza d’inizio

il veleno nel futuro

non scherza

sono già bruciate le degradazioni umane

celebrative impotenze

collocandosi nel momento

come sogno di una assenza

la sua spada

la sua esperienza dei termini

inghiottito all’interno stesso

nella commedia

(27 febbraio ’74)

 

12.

Alle sue spalle

di resistenza preistorica

rovescia

pestifera fonte del dominio

evoluzione cacciata in circostanze

attratto su due gambette

come un riflesso maturo

deve separarsi dalle proprie membra

il paesaggio combinato

nasce

una mostruosità del rapporto

animato per innalzarsi

assegna resi inerti

prodotti del diritto pubblico

(27 febbraio ’74)

 

13.

colpo inatteso

con compagni di sventura

io resto sola

di ogni residua illusione

 

inedita

cogliere l’ossessiva monotonia

del lume

dell’aspro trepestio di quell’ombra

sonnolente e chiara gioventù

non sentita né voluta

di una vita strozzata

tra prigionieri

il risarcimento del miserevole inganno

ne sottolineo ancora una volta

la voce più chiara fulminata

al di là della dolente gioventù

nelle ultime immagini

il frammento

tra due epoche morte

sembra provocare

con simboli informi

una nuova volontà

(25 febbraio ’74)

da:  POESIE DEL ‘74

La parte riservata e l’ottavo sabaudo▐ Ellsworth Kelly, Roland Barthes, Charles Fourier, V.S.Gaudio

Ellsworth Kelly│ White Black Red, 2004. Oil on canvas, three joined panels

La transizione del podice sabaudo alla Crocetta.

Lebenswelt con Ellsworth Kelly, Charles Fourier e Roland Barthes sull’ottavo nella città della Ruota

 

La donna che appare di punto in bianco o in rosso

non è vestita di rosso, ha un abitino chiaro quasi a pois

col cinturino e il passo tra bianco e rosso

quella linea nera delle scarpe quella linea così

puntuale all’appuntamento col poeta in quell’ora

quel momento quel giorno allora alla Crocetta[i]

quelle mutande tese in un qualche luogo segreto

intanto  che in quel momento così dentro

la linea meridiana di punto in bianco

tra nero e rosso, nero sotto e rosso sotto

e sopra il rosso il nero stava sotto

il bianco che è un po’ consumato

questo sottile piacere che monta

dalle scarpe quel suo passo più rosso

di così,  così preciso così assoluto

così assolato così interpretato

così vissuto che non si può dire

altro né mai si dirà altro tanto

che pur avendola rincontrata

non le si potrà mai dire altro

che non incontrarla più

di punto in bianco

né in rosso o in nero per via

del cinturino e delle scarpe

e gli occhiali da sole è tanto

che aspetti avrei dovuto

sussurrarle toccandola basso

per via di questo rosso sotto

il nero per via delle sue mutande

bianche per via della carne del tergo

per il suo podice così rosso sotto

il nero sotto il bianco così sabaudo

avrei scritto quarant’anni dopo

che come in qualunque classificazione

di Fourier c’era una parte riservata

che è il passaggio, il misto, la transizione,

anche il neutro, rileva Barthes[ii], la banalità,

l’ambiguo, e infine diamogli il nome del

supplemento, e naturalmente non posso

non dire che quella donna con quel culo

alla Crocetta[iii], quell’apparizione, quel

passaggio, quella parte riservata era

nel conto, l’ottavo della collezione

sotto il bianco sabaudo questa estensione

del nero sabaudo sopra il rosso

la parte legale dell’errore, nel mio bioritmo,

nel suo, un calcolo di felicità, per Barthes,

un calcolo di gaudio, per me, l’errore è

immediatamente etico per via del tocco

e del suo podice, nella Civiltà al mercato

della Crocetta oltre la metà di quel giugno

e nella prima metà di quel luglio alla Cittadella

quando quell’ottava parte del mio (-phi) sabaudo

ritornò al passaggio al meridiano, transizione

tra il cinturino nero e le scarpe nere

e l’identico passo del medesimo culo sabaudo

un vago riconoscimento di un possibile

scarto tra il mio ciclo Fisico e il suo, lei

transita in un altro mercatino da una

classe all’altra, e mi lubrifica l’anima

del mio apparato combinatorio perché non

cigoli il (-phi) perché fluidifichi il suo animus

mai così rosso premuto dal nero e sotto

il bianco che è sempre lo spazio del neutro,

tampone, o punzone, ammortizzatore

che soffoca, addolcisce, segna ossessivamente

l’alternanza paradigmatica del suo passo,

che, come scrisse Barthes, dev’essere la

transizione che si può chiamare nocepesca,

in mezzo tra susina e pesca, ottavo del mio

(-phi) e ottavo del suo animus, mai così scandalosa

per quelle strade del passaggio sabaudo e mai

così inclassificabile se non quarant’anni dopo,

in quello spazio del neutro, del supplemento

di classificazione, con quel culo senza nome

e codice fiscale che collega i regni e le passioni,

i caratteri, 810 di quel podice e 810 di questo

(-phi) nella losanga di Lacan, eravamo a Torino

nella Civiltà Meccanica della Ruota l’ultimo

degli Scalzacani nella transizione del podice

torinese, forse nella meccanica ebrea, cabalistica,

così precisa e matematica, lingua pura del

combinatorio, del composto, cifra stessa

del fallo e del gaudio, che, in Civiltà, scrive

Barthes per Fourier, sono banalità, transizioni

e passaggi della banalità, e giustezza del

funzionamento, che l’errore dell’ottavo

esalta e garantisce sotto il bianco il nero

il rosso di Ellsworth Kelly[iv] il culo della giustezza

torinese e forse ebraica, se non valdese,

per come si oppone alla media, anche

nella formula del calcolo semplice di Fourier

degli 810 caratteri: la popolazione 41 anni fa

della città divisa per 810 e poi il Neutro

dell’ottavo per via del suo passo così bianco

sopra il nero sopra il rosso del suo podice

e le gambe che per quelle vie sviano sempre

il senso, la norma, fanno prendere a noia

il medio, per quanto questo come dito medio

possa essere il meridiano e il (-phi) del poeta

nella transizione che è fuori norma

fatta a piedi da chi passa senza ruota

con quelle scarpe, sotto, il cinturino

sopra e l’animus nero degli occhiali

da sole che come la nocepesca

si colloca fra la marca e la non-marca

ammortizza l’opposizione degli occhiali

da vista del poeta e l’occhio, del culo, della donna,

quell’ottavo che innalza il (-phi) in mezzo

sotto il rosso, sotto il nero, sotto il bianco

carezze di percorso o ricognizioni di terreno

in quest’inganno della Civiltà che

in quel bel mezzo, in quel passaggio,

misto e ambiguo supplemento produce

di qua la felicità per via del cinturino

e la pelle del composto e di là il gaudio

per l’intermedio e la giustezza dell’errore

che riempiono il sistema e fanno il piccolo

numero del senso sviato per 41 anni

anche per gli ambigui “pomodori molli[v]

un po’ come il pesce-volante, i crepuscoli

duplicità dei contrari e transizione allora

che impedisce la monotonia in amore e

ragionando in contromarcia come Fourier

sotto o dietro quel rosso l’elastico delle mutande

e l’elasticità del podice nell’ellisse

forse del ciclo Fisico ha un rosso duplice

e anche l’ottavo stesso dei pomodori[vi]

che lei ordina al mercato al tocco del poeta

nello spazio del neutro, geometria che

collega il regno e la repubblica, le passioni

e i 1620 caratteri dei due attanti

[i] Cfr. V.S.Gaudio, L’esemplare d’obbligo che liquidò Aurélia Steiner, Uh Magazine 5.2013

[ii] Cfr.Roland Barthes, La nocepesca, in: Fourier, in:Idem, Sade, Fourier, Loyola, trad.it. Einaudi, Torino 1977.

[iii] La costituzione morfologica corrispondente all’oil on canvas “White Black Red” di Ellsworth Kelly, quell’ottavo torinese degli anni settanta alla Crocetta, e poi in via Cernaia fin in via Cittadella

, con quel cinturino nero ha quasi la stessa parte riservata di mesomorfa così come fu fotografata per Aurélia Steiner Corsicano, quella di Aiacciu, visibile qui in una stazione ferroviaria. Leggi tutto il testo su il cobold”.

[iv] Ellsworth Kelly, White Black Red, 2004. Oil on canvas, three joined panels

[v] Cfr. TORINO E I POMODORI INEFFABILI DI SAN GERVASIO.

[vi] Vedi anche Calendario del Bonheur su Uh Magazine, sempre tratto da: V.S.Gaudio, Chambonheur, leggi l’Uh-Book su Issuu.

v.s.gaudio

The Green of This Notebook │John Divola

John Divola at Maccarone

 

John Divola at Maccarone

 

Artist: John Divola

Venue: Maccarone, New York

Exhibition Title: The Green of This Notebook

Date: May 9 – July 28, 2017

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John Divola at Maccarone

 

 

 

John Divola at Maccarone

John Divola at Maccarone

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Images:

Images courtesy of the artist and Maccarone, NY/LA

Press Release:

The full title of this piece is “The Green of this Notebook.” The piece is based on Jean-Paul Sartre’s book “Being and Nothingness”. In this book Sartre attempts, in the abstract, to investigate the essential character of existence. In doing so he often refers to experiential illustrations. In the panels of my installation the images on the left are pages from Sartre’s book with the specific references highlighted. On the right are photographs that have been made to correspond to these references. For example, the highlighted text in the first panel on the left reads, “I am on a narrow path without a guard rail which goes along a precipice.” The panel on the right is my corresponding photographic image. This literal relationship of image and text continues throughout the installation.

Upon seeing that an artwork is based on Sartre’s “Being and Nothingness,” one might reasonably assume some level of pretense and pomposity. However, my interest with this project is really quite simple and not really that complicated. In the early 1940’s Sartre is in the process of examining what one can know and conclude about one’s own consciousness and its relationship to the reality within which it exists. He is examining the specifics of his experiences and making general (abstract) observations and conclusions. This particular text is selected because it is an extreme and ambitious case of moving from the specific to the general and because of the richness of Sartre’s supporting examples.

For me as an artist using photography, this relationship between the specific (indexical) nature of an individual photograph and its abstract reception as an image is central to my interest in the medium. I make photographic imprints from specific circumstances and I hope to bring these images into a dialog with abstract notions of iconography, social history, and individual expectations.

In Sartre’s project he often uses experiential examples. These examples are primarily visual but sometimes they deal with sound, tactility, or emotion. While Sartre’s general enterprise endeavors to be academic and “objective”, these illustrating examples cannot avoid the subjective. These are images and ideas that spring to mind. The specificities of Sartre’s context, Paris in the early 1940’s, are embedded in his examples.

I like to think of my project as an existential poetics embracing the elements outlined above. It is hopefully a poetics that address the essential nature of the photographic process. The project is based in an appreciation of the subjective and expressive power of the examples themselves and the specifics of Sartre’s context. It is also an index of my specific conditions and the circumstances of the West Coast of the United States in the late 1990’s.

John Divola

The Green of This Notebook, is John Divola’s second solo exhibition with Maccarone, on view from May 9th to July 28th, 2017 at 98 Morton Street location. His series “Abandoned Paintings” is now on view at the 2017 Whitney Biennial, Whitney Museum of American Art.

John Divola (b. 1949, Los Angeles) lives and works in California. His work has been featured in more than seventy solo exhibitions in the United States, Japan, Europe, Mexico, and Australia. The retrospective “John Divola: As Far As I Could Get” was held concurrently at Santa Barbara Museum of Art, the Pomona College Museum of Art and Los Angeles County Museum of Art in 2013. Since 1975, John Divola has been a professor of photography, since 1988 at the University of California, Riverside. Recent group exhibitions include Whitney Biennial 2017, “Autophoto,” Fondation Cartier pour l’art contemporain, Paris, France, “Los Angeles As Fiction,” Astrup Fearnley Museet, Olso, Norway, “California and the West,” San Francisco Museum of Modern Art, “The Sun Placed in the Abyss,” Columbus Museum of Art, “Still Life With Fish: Photography From the Collection,” Hammer Museum, Los Angeles, and “Ordinary Pictures,” Walker Art Center.

Link: John Divola at Maccarone

MARIO LUNETTA▐ TELESIO E I SEX PISTOLS

Apprendiamo della scomparsa di Mario Lunetta( oggi 17 luglio 2017, da Stefano Lanuzza, Per Mario Lunetta, “Lunarionuovo” n.80, giugno-luglio 2017, appena pubblicato online da Daniela Saitta).In memoria, pubblichiamo 4 suoi testi,  tratti da La velocità della luce, che ci aveva mandato nel 1986 per la collana “Scrittura & Poesia” delle Collezioni di UH

 

Mario Lunetta

Telesio e i Sex Pistols

 

1

; mi chiedo, tra questi richiami balbuzienti di corvi

rimbalzanti contro un cielo di grigio gualcito taffettà

(di persiano tāfta, di malconcio gatto d’angora, agoràfobo

ed acre) se Telesio amasse la Tele(vi)sio(ne), in quei suoi

grami tempi gremiti di nulla o ben poco, culla di immagini

proterve, di minerve iperarmate e ultrasapienti, bocche

cucite, carogne arse. Tutto poi serve, efin – ti dici – :

anche le ceneri; anche un citrullo, grullissimo gioco di parole

disonorate, che ti richiama il giogo in cui siamo stretti,

poeareti, nel nostro tempo astronautico, meta copernicano,

ritmato magari da un qualcosa che può essere, mettiamo, Epistrophy

di Thelonious Monk, mitra a tracolla, monaco monco al pianoforte.

 

2

; la montagna ha un profilo noto, avvolta di capelli neri:

di colpo, in un vortice, in un network folgorante. Qualcuno

qui mi parla amabilmente, in alcune lingue non mie, tentando

di restituirmi la mia lingua perduta: e questa mia amara bocca

è muta, in uno scricchiolio di ossa macinate. Lontanissimo

il mare, non so dove si celebrano aprili festosi e disperate

fini d’anno. Cracovia jagellonica. Varsavia, Stare Miasto

sotto un dolcissimo rovescio di neve, dissoluzione della mente

a altissima temperatura: le corna rotte contro nere porte

di ferro. Eccomi cane, irrimediabilmente: topo infangato. Addosso

mi pesa, enfin, una privazione di troppo. Il dollaro cade,

inopinato miracolo. Nessuno nota la differenza (assai analogica)

che corre, immobile, inchiodata, tra cruauté e crudités: parbleu.

4

; il mondo è tenue: una bolla d’aria( o di sapone), se visto

da queste modestissime altitudini. Si sente che, in fondo,

ha bisogno soprattutto di molto pallore bistrato, delle

interrogazioni di uno sguardo nocciola, mentre ci si sfila

i guanti, le scarpe e il resto, in un’infernale umidità. Sotto

la pioggia le auto ai bordi della strada( rossa terracotta

di Barbakan, ragazze in pelliccia strette in atroci jeans rosa

smoking, magliette con la scritta Sex Pistols, come in una

sciarada, sotto un cielo di macabra lavagna) : e un’ombra che

sempre m’accompagna, solidissima, e mi precede, e m’invita.

le auto, dico, inclinate verso il mare, aria sofferente e un po’

medianica. Un cane bagnato dentro la rètina: sembra travestito

da pecora nera. La Volkswagen bianco latte: si potrebbe mangiarla,

con la mente a certe cattedrali del norditalia, a una squallida

birreria, a una voce nella nebbia, spezzata: mentre, enfin,

l’aerostato esplode di luci multicolori( “Beauté tahitienne,

n’est-ce-pas?”): e qui, di colpo, l’afrore del patchouli.

 

9

; fuori, una luce bianca di neve( e la neve accecante che copre

tutto): io leggo certe lettere del Tasso che toccano il fondo

di una disperazione che non si dà ragione delle sue cause

(perché, enfin, ragione non c’è – e forse cause neppure): ed è

  • sì che lo è – una prosa tra le più grandi e spregiudicate

che conosca ( pur nel groviglio dei suoi pregiudizi e delle sue

pregiudiziali), io che (ohimè) ho – anche per dovere diciamo

così professionale, lunga e esercitata esperienza di prosa

italiana( di pane & salame c’est-à-dire, pizza & ricotta e pizza

& fichi e tarallucci & vino: e assai più di rado pandispagna):

e la vestaglia è lì da un bel pezzo, da quanto non saprei dire:

magari in attesa( la cagna) che l’indossi per resuscitarla, nel

mentre che io muoio di lei, dentro di lei: perché – poco

da fare – ancora e sempre(comme on dit) le mort saisit le vif.

 

febbraio 1986

 

!da : Mario Lunetta, La velocità della luce

per le Collezioni di Uh 

»Scrittura & Poesia » edited by V.S.Gaudio & Marisa Aino

+

Roma, 16.5.86

Carissimo Gaudio,

ti mando le circa 30 cartelle richiestemi per un’eventuale plaquette.

Si tratta di 4 poemetti, dei quali è edito soltanto “Stagioni, Stages”

(nella antologia LA SVOLTA NARRATIVA DELLA POESIA ITALIANA,

a cura di G.Dego e L.Zaniboni, Edizioni Agielle, 1984).

Ti telefonerà presto Stefano Docimo per concordare con te la serata

di lettura ai “Magazzini Generali”.

Molti auguri di buon lavoro e un abbraccio dal tuo

Mario Lunetta

N.Dash at Fondazione Giuliani □

N. Dash at Fondazione Giuliani

 

N. Dash at Fondazione Giuliani

 

Artist: N. Dash

Venue: Fondazione Giuliani, Rome

Date: May 9 – July 14, 2017

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N. Dash at Fondazione Giuliani

 

 

N. Dash at Fondazione Giuliani

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Images courtesy of Fondazione Giuliani, Rome

Press Release:

“The language [Arabic] is wonderful for Wanderwort*…

One morning in class, [he] taught the word for “mud brick.” In ancient hieroglyphs it was djebet, which became tobe in Coptic, and then the Arabs, adding a definite article, made it al-tuba, which was brought to Spain as adobar, and then to the American Southwest, where this heavy thing, having been lugged across four millennia and seven thousand miles, finally landed as “adobe.””

Peter Hessler’s Letter from Cairo in The New Yorker April 17, 2017

*Wanderwort
Etymology – borrowed from German Wanderwort, from Wander (“wandering) + Wort (“word”)
Noun – A loanword that has spread to many different languages

Link: N. Dash at Fondazione Giuliani

Capoverso 33.Rivista di scritture poetiche

Capoverso 33. Gennaio-giugno 2017 Orizzonti Meridionali by Alimena

 

□ E’ uscito il numero 33 di “Capoverso”, rivista di scritture poetiche, fondata da Carlo Cipprrone e edita a Cosenza da Alimena per Orizzonti Meridionali. L’editoriale è di Alessandro Gaudio: sulla poesia  che in Calabria non c’è. Tra i saggi, quello di Pietro Civitareale sulla poesia femminile:in questa prima parte, si va  da Margherita Guidacci a Maria Luisa Spaziani, ma manca Maria Luisa Belleli che, del trio, era…quella del sole nero dei poeti: a braccio, in una intervista degli anni settanta in quel di Torino, insegnava letteratura francese al Magistero, mi riempì il nastro deliziandomi quel pomeriggio sabaudo con Gérard De Nerval , Aurélia, la geometria di Butor, Baudelaire e Victor Hugo, Francis Ponge, Apollinaire, Ionesco; io, le domande, me le ero trascritte. Nei Testi, tre poesie di Olga Lasniuk, tradotta da Pawel Krupka; tre poesie del rumeno Nicolae Mares e tre poesie del polacco Milewski, entrambi tradotti sempre da Krupka. Che, negli Interventi, ci manda una Lettera da Atene con tre poeti greci tradotti per noi della Magna Grecia. In questa sezione, c’è anche una conversazione tra Giancarlo Pontiggia e Dall’Olio. E la divagazione ziffiana di V.S.Gaudio sulla poesia di Tonino Guerra. Tra le recensioni, desta interesse quella di Franco Dionesalvi, che è anche redattore della rivista, sul Mausoleum di Hans Magnus Enzensberger.

Capoverso 33. Gennaio-giugno 2017 Orizzonti Meridionali by Alimena

 

 

 

Quelle che la Bianca Deissi ▐ PAULA CREAMER

1.

oppure metti che all’improvviso la figura

entri in scena,

così, bianca deissi, annida una stasi esistenziale

diciamo che la luna in superficie ne boicotta i fantasmi

 

2.

oppure

mettiamo che l’arrotondi l’ansia blastocistica

di Ronald D. Laing,

come una spugna

o tondo capezzolo

palla o sineddoche o globo che rotea

3.

in là

il mare, l’oscurità, i gorghi della paura coriale

 

 

la paura coriale contiene

è suono del ventre

acqua o suolo che non è placenta

né albero

 

 

4.

qua

la figura o

è un cavallo bianco, la puledra del brivido

che tocca terra dentro l’utero vortica

è scatola

è arca

cigno o scrigno

è blastula

da cui il tatto sospende immagini

sinestesia che annida radici, tronco e

cordone nel grembo

ove il vento tocca il seno del mare

Bianca deissi o è un cavallo bianco, la figura

│Torino, 11 maggio 1978

Il poemetto è stato pubblicato per la prima volta in “Fermenti” nn.183-184, Roma gennaio-febbraio 1987 □

Il capezzolo e il Ministero dell’Interno □

In memoria di Philo(- )Apic(…)

Wordle di I. E intanto venne giù la sera

 

I.

La mammella che mi allattò fu la stessa

che dette il latte al mio grande amore,

e quando poi la donna  era ricoverata

in quell’ospedale dove ci eravamo recati

a far visita a un’altra donna, successe

che lei volle vedermi e allora fu come

se il suo Geist, che era anche il suo latte,

per via della mia pulsione orale,

riconoscendo quel fenotipo

che s’era fatto poeta ed era colonna

della The Walt Disney Company Italia,

come d’altronde lo era anche il suo amore

che aveva bevuto lo stesso latte,

condensasse, in quel momento,

la sua storia di Muttermilch

e la storia del nostro amore,

e intanto venne giù la sera.

Wordle di II.La sera di Muttermilch

 

 

 

 

 

 

II.

La sera di Muttermilch non si può dire

che avesse un campo omogeneo, difatti

noi non ne abbiamo un quadro e nemmeno

un particolare isolato e delimitato, un ritaglio

della coscienza mistica o allucinata, la visione

delle sue mammelle, che potremmo dire che

fossero di una bellezza così meravigliosa che

ci è impossibile darne un’immagine, nonostante

questo l’immagine di Muttermilch è separata

solo nella misura in cui è articolata o nella

misura in cui noi la possiamo articolare,

è una veduta, come l’immagine negli Esercizi

Spirituali di Ignazio di Loyola, che, lo scrisse

Barthes, va presa in una sequenza narrativa,

la veduta nella valle di lacrime, in un ospedale

in quella sera da cui viene tagliato il discernimento

del crepuscolo e quindi l’articolazione non ha

quasi nessuno dei suoi schemi verbali necessari:

né suddividere, né classificare, né numerare in

annotazioni, meditazioni, settimane, giorni, ore,

esercizi, misteri, né distinguere, né separare, scartare,

limitare, valutare, riconoscere la funzione fondatrice

della differenza, c’è solo il gesto della discretio, che

non è la discreta caritas, è proprio il gesto della

nostra discretio gaudiana e questo quadro in cui

Muttermilch che non si sa perché le ho dato

questo sostantivo-archetipo tedesco, forse

perché il suo nome era speculare al (-phi)che

ha comunque matrice freudiana o forse perché

aveva, quella mammella, l’ agudeza nominal

che produce sì un vuoto ma ha la somma

ambigua di una annominatio dialettale che

strappa la liquidità della matrice orale della

madre del latte.

Wordle di III. Il deittismo del capezzolo e il Mistero dell’Interno

III.

Questa mammella, questa pelle, questo

capezzolo, ese pezón, il deittismo del capezzolo

è rinforzato dal mezzo che lo trasmette: l’immagine

del latte, l’immagine è per natura deittica,

designa, non definisce, non nutre;

c’è allora un residuo di contingenza,

che può essere segnato a dito o succhiato

il senso è in materia non è in concetto

collocandosi tra la pulsione orale e

il nome, pezón, mi preparò il Ministero

dell’Interno dal futuro questo capezzolo,

la forza della materialità, la parrottologia

dello stato, e la mia corporeità strappata

tra l’anamnesi di questa mammella e

quella tagliata dell’altra madre, verso

il referente, come quando mi pubblicarono

un libro e attentarono al mio Esserci, per

il fatto che l’editore era il legno della croce

materiale, come se con quel referente

la crudezza del mio nome freudiano

debba essere contenuta dal più piccolo

e la costrizione  sia l’estinzione del

paradigma del nome, dal giubilo all’

umiliazione, dall’effusione al timore,

dal vanto e la lode alla vergogna,

ma la cifra del capezzolo è sempre

la cifra immediata del desiderio,

ese pezón , esa mama, esa piel,

ese nombre, ese nombre falso.

L’ELONGAZIONE LILITH-NETTUNO SUL RETICOLATO RAPPORTATORE AQUINO: io e il mio amore che abbiamo avuto la stessa mammella nell’ Orangerie di Mia Nonna dello Zen

IV.

In questo paese, siamo io e il mio amore

ad aver posseduto ciascuno la mammella

che era indispensabile all’altro, e di cui

il succhiatore non sa che fare, o che ignora

al momento d’avere; e la mammella

che ci era indispensabile ed era di Albidona

come dire che poteva essere quella

della Madonna del Càfaro e la nostra

pulsione orale ebbe dunque lo stesso

pezón che era ciò che è indispensabile

a colui che sta succhiando a meno che

non ne abbia già fatto richiesta

l’altro questuante anche se non lo

detiene e a questo punto chi si

metteva a rintracciare quella mammella

che detiene il latte indispensabile

all’una e all’altra bocca, e arrivava

a dorso di mula la balia da quel

luogo dell’ammašcatura e della

carbonella o intanto che allattava

le fu data locazione a metà strada

tra le due pulsioni orali?

E fu per le sue “cibbèrne” che

avendo questa doppia capacitanza

se ne cavò la famosa “cibbia”

per irrigare gli aranceti di cui alla

mia ascendenza catastale?

 

 v.s.gaudio